Archivio mensile:dicembre 2011

Nella mia borsa da viaggio

La riempio da ben 28 anni. Ci sono tante piccole cose, e di alcune di esse ho perso persino il ricordo. Posso citare solo le più visibili:

Un portachiavi;

una penna di corvo;

cacca di gatto;

un quadernino pieno di scarabocchi (o presunti tali);

una scatola di cioccolatini mangiucchiati;

un biglietto di auguri di buon compleanno;

un pedone bianco degli scacchi;

lacci grigi di una scarpa da ginnastica;

un lettore mp3;

un fumetto dell’Uomo Ragno;

una mattonella sporca di gelato al cioccolato;

un frustino di cuoio (vergognosamente mai usato);

una conchiglia, di quelle con le quali puoi “sentire il mare”;

alcune foto (nascoste, ma vi assicuro che ci sono) alcune delle quali compromettenti (per chi?);

un giro di bitta;

un quadro di famiglia con i colori sbiaditi dal tempo.

La porto con me perchè non posso farne a meno. Ma a volte non sapete quanto vorrei bruciarla. Ma sarebbe come distruggere le mie gambe o le mie braccia. Forse sono masochista…

Alla prossima.

I classici dubbi di un confusionario

Se ci penso troppo, il ricordo mi fa male quasi avessi un tizzone incandescente sul petto.

Quando il pensiero mi sfiora, all’inizio mi viene da sorridere. E mi sento allegro, più leggero.

A chi dei 2 devo credere?

Attento alle tue spalle

Sono riusciti a mettermela… in quel posto… con una naturalezza impressionante. E cercando persino di darmi la colpa della mia ignoranza. Certo, quando uno fa una programmazione deve sempre guardare OGNI GIORNO che delle guardie mensili rimangano le stesse.

Vababondo, non ti piace il fascino dell’imprevisto? E nemmeno puoi dire nulla. Il 16 finisce alle 8 di mattina del 17… no?

Vaffanculo.

Pensieri in gocce

Piove. Faccio fatica a non voltarmi verso la finestra mentre scrivo. E’ un suono che mi rilassa, mi fa sentire quasi al sicuro. E mi ricorda tante cose.

Il mio compleanno è trascorso il più in sordina possibile. Come ho sempre voluto, no? Dopo una giornata passata a lavorare stanco morto e dormire il tempo restante… è solo una giornata incompiuta. Nemmeno io voglio così male quel giorno.

“Io ruolo con tutti senza problemi. Con te mi diverto”. Sarà la solitudine, sarà la ricerca di una vicinanza anche solo attraverso 4 chiacchiere in un gdr by chat… ma queste parole mi hanno onorato non poco. Faccio ancora buona impressione nelle persone.

Qui a lavoro le persone si muovono come formiche impazzite. Le vacanze imminenti stanno solo creando stress. Io mi sento controcorrente: sono scarico. Lascio scorrere tutto. Non ho voglia di litigare con nessuno, tanto meno con un superiore che non capirà il mio punto di vista nemmeno se glielo spiego 10 volte.

Dalla scorsa settimana cerco di sopravvivere mangiando solamente a pranzo e solamente minestrone. Funziona… anche se ogni tanto cerco di colmare i “vuoti” con altro cibo. E va tutto a farsi benedire.

Sto diventando anche qui la persona con cui sfogarsi e a cui chiedere consiglio. Lo faccio volentieri, nonostante ogni tanto non sia facile. Cerco di imparare il più possibile dai problemi altrui. Spero così di capire meglio anche i miei.

Questo mese non ricordo nemmeno uno dei sogni fatti. Un enorme buco nero. E’ anche vero che dormo poco… e mi sto abituando alla cosa. Meglio restare ancorati alla realtà il più possibile. L’inconscio è da troppo in silenzio. Potrebbe giocarmi un brutto scherzo.

La pioggia ha temporaneamente cessato di cadere. Ma le nubi rimangono. Smetto di sentirmi tranquillo… e mi domando cosa mi aspetta domani. Chissà se in cielo spunterà il Sole prima che faccia buio. 

Alla prossima. Navigate con prudenza.

“… this could be heaven…” for someone

Nell’attuale vita noiosa  che mi riguarda (la colpa in parte è anche del periodo, tengo a precisarlo) devo ringraziare alcune mie peculiarità più propriamente “civili”. Per quanto apparentemente stupide, hanno sempre il merito di riattivare i miei neuroni che stanno lentamente decadendo fino a scomparire ^^”

La prima cosa che faccio la mattina a lavoro, quando la giornata lavorativa non è propriamente iniziata (arrivo una qundicina di minuti prima), è controllare la posta elettronica.Al 99% non mi serve a niente: c’è quasi sempre un sito che vende pillole di dimagrimento (oggi mi sono deciso a “segnalarlo come spam”, così dovrei essermelo tolto dalle scatole), un sito chiamato Badoo che cerca di “tentarmi” con persone che mi vorrebbero conoscere (e mi domando come, visto che non mi sono iscritto in quel posto e tutte le foto annesse nella mail sono di persone a me completamente sconosciute) e tante cacchiate varie. Lo faccio perchè sono in parte un ottimista: spero sempre che un giorno, aprendo la mia posta elettronica, possa trovare la mail di qualche amico/a che mi racconta qualsiasi cosa gli passi per la mente. Una volta succedeva spesso, adesso Faccialibro ha dato a tutti la possibilità di farsi i cavoli altrui quando vuole. Io non sono iscritto a Facebook, quindi per molti smetto di esistere per lunghi periodi. Ho detto “molti” non “tutti”. Questa è la mia fortuna ^_^

Tra lo spam della posta, mi ha attirato una frase. Era di un villaggio vacanze che prometteva a tutti “il paradiso personale”. Affermazione che ha continuato a farmi riflettere anche quando la mail è stata inghiottita nel buco nero della dimenticanza.

Chie cos’è esattamente il “paradiso personale”? In realtà, leggendo qua e là, è un luogo utopico e sereno dove si può trovare pace è felicità. Ciò mi fa pensare che il paradiso non è uguale per tutti. Quello che per me è fonte di serenità, qualcuno la definirebbe noia. O viceversa.

Ho approfittato di varie micropause (tipo mentre attendevo di entrare nell’ufficio del mio superiore, o quando ho fatto la pausa caffè) per domandare in un modo o nell’altro quale è la considerazione degli altri miei colleghi del “paradiso personale”. Ho avuto due generi di risposte, e queste cambiavano a seconda dell’età di colui che mi rispondeva.

1)persone giovani (dai 18 fino ai 22/23 anni): quando a fatto a loro la domanda, ho ricevuto risposte un pò “stereotipate”. La maggioranza ha risposto che il paradiso è una spiaggia tropicale su un’isola deserta, però con tutte le comodità del mondo e con l’idea di non dover lavorare e di poter fare esattamente quello che si vuole; qualcuno ha detto una ricca villa sulle montagne o in una grande città straniera (Parigi è la più gettonata a parimerito con Barcellona).

2)persone adulte (dai 30 anni in su): i loro paradisi sono stati quelli che mi hanno incuriosito di più. Non hanno puntato su luoghi esotici o su viaggi ecclatanti, ma su cose estremamente più concrete. Il mio collega di ufficio ha detto che il suo paradiso è dovunque ci siano le sue figlie piccole (le adora alla follia); un altro lo ha trovato in una casetta in campagna poco lontano da dove lavoriamo, una casetta dismessa e da ristrutturare ma che a quanto pare è il suo ideale di casa (anche ristrutturarla fa parte del suo sogno); un altro ancora ha dichiarato che il suo paradiso personale è Roma (guarda un pò ^^) visto che ci ha passato la giovinezza e che ci torna almeno 2 volte l’anno quando  in vacanza.

Cosa ho potuto tirar fuori da tutto questo? Che la potenza dei sogni è più o meno uguale, ma la portata dei sogni cambia. I giovani si sono lanciati in fantasie sfrenate, hanno descritto paradisi che sarà per loro molto difficile raggiungere: hanno immaginato il paradiso come qualcosa di quasi irrealizzabile, quindi hanno dato sfogo alla propria fantasia. Gli adulti hanno avuto fantasie concrete, più piccole e più abbordabili, ma non credo che sia per mancanza di fantasia: è stata una questione di esperienza. Loro hanno potuto “vivere il mondo” per più tempo, e quindi forse hanno capito che la bellezza e la felicità è nelle piccole cose.

E io, dove mi trovo? Mi sono posto solo alla fine questa domanda. La risposta è stata credo una sorta di via di mezzo tra le risposte da giovani e quelle da adulti. Il mio paradiso personale è un posto qualsiasi (giuro, non ho pretese a riguardo: può anche essere un posto molto semplice e spoglio) ma che mi faccia sentire tranquillo e sereno. Lo cerco da una vita. Ancora non l’ho trovato. Ma forse so perchè non lo trovo (e se continua così, non lo troverò mai): forse bisogna prima trovare il paradiso dentro di sè (molto religioso come concetto, lo ammetto ^^”). Bisogna capire perfettamente il proprio essere sè stessi, e semplicemente accettarsi per quello che si è. Rimanere quello che si è pur cambiando in continuazione. E solo allora… qualunque posto può diventare un paradiso personale ^^

Alla prossima!