Archivio mensile:ottobre 2010

Cristina D’Avena e il mio primo concerto

Chi avrebbe mai creduto che il mio primo concerto a cui avrei partecipato sarebbe stato quello dell’idolo della mia infanzia? ^^”

Vado a Roma, passo vicino alla biblioteca Nazionale e leggo su un cartellone che il 23 Ottobre in zona Eur ci sarebbe stato il concerto di Cristina D’Avena e i Gem Boy. “Wow, che figata!” dico tra me sorridendo. Ma sono piuttosto ironico… non avrei mai pensato di partecipare.

Il 22 alcune amiche mi anticipano che stanno pensando di andare proprio a quel concerto. E mi invitano anche ad andare con loro. Sono sorpreso… ma non so ancora se parteciperò. Anche perchè ho una incomprensibile vergogna a partecipare. In parte legata a quello che avrebbero pensato i miei genitori. Ma quando il giorno dopo mi ripropongono la cosa (consapevoli che mi interessava anche troppo)… massì, si va!! Al diavolo remore varie. Cristina, sto arrivando!!

Dopo 17,50 euro spesi (anzi, sarebbero 18,50… grazie ad una curiosa mancanza di domande della mia amica al tizio della tabaccheria che vendeva i biglietti), eccoci alle 10 di sera all’ex Palacisalfa. Entriamo tutti emozionati (la mia emozione era alle stelle) e aspettiamo che il palazzetto si riempia. Mentre aspettiamo che i cantanti salgano sul palco, mi rendo conto che ci sono parecchi che fanno cosplay e soprattutto… non c’è un bambino. Sono tutti della mia età, e qualcuno anche di qualche anno in più. E mi sembra anche giusto ^_^

Salgono i cantanti sul palco.. e comincia la magia. Dico magia perchè altrimenti non saprei come sono riuscito a lasciarmi andare in quel modo, ad alzare le manio e batterle a ritmo, ad urlare a squarciagola canzoni che avrò sentito quando ero un bambino.  E tutti in coro a cantare Robin Hood, Memole, David gnomo amico mio, lady Oscar, E’ quasi maglia Johnny, Fiocchi di cotone, Vola mio mini pony, Mila e shiro, Holly e Benji, Kiss me Licia (sigla del cartone e del telefilm con attori veri) e Jem! Le conoscevo tutte, le ho cantate tutte.

Con Cristina c’erano anche i Gem Boy, simpaticissimi anche loro che facevano diversi siparietti comici esilaranti ed hanno anche cantato qualche canzone direttamente da Colorado. Ed ero così esaltato che ci ho creduto veramente quando Cristina ci ha ringraziato e ci ha detto che eravamo un pubblico meraviglioso. *_* 

Che altro dire? E’ stato tutto meraviglioso. Epico. Spettacolare. (Sono esaltato? Direi proprio di si *_*) e sono davvero contento che sia stato il mio primo concerto. E tornare bambino rendendoti conto che sei circondato da tanti altri “bambini”… non ha prezzo ^_^

Alla prossima!!

Sconcerto e delizia

In realtà i “Flash!” sono 2, in 2 giorni diversi.

Ieri sono andato a ritirare le analisi per l’HIV (naturalmente tutto a posto) e mi sono fermato qualche minuto a parlare con la dottoressa che mi ha consegnato il risultato delle analisi. Ad un certo punto siamo finiti a parlare dell’educazione sessuale, che è piuttosto scadente e lei dice “… e poi vengono da noi i dodicenni che hanno fatto sesso senza avere la minima preparazione e hanno paura”.
… i dodicenni fanno già sesso?
… mi sento quasi vecchio ^^”

Oggi vado a farmi fare le lastre al torace, e mentre aspetto arriva anche una mamma con una piccolina di pochi mesi. Siamo fuori ad attendere, e io faccio avanti ed indietro per il corridoio per perdere tempo. E la piccola Merisa (così si chiamava) mi guarda con gli occhi spalancati e gira la testa per vedere dove vado. Io dopo un pò me ne accorgo, mi avvicino e le dico piano e sorridendo”Ciao.”. E lei fa un sorriso meraviglioso *_* La cosa che mi ha fatto troppo onore è che quando sono entrato dentro, lei è scoppiata a piangere. E ha smesso solo quando sono uscito di nuovo (e mi ha risorriso *_*).

Alla prossima!

…paura, eh?

Un pò mi vergogno a scrivere quello che segue, per vari motivi. Spero solo che scriverlo mi aiuti a riconsiderarla una sciocchezza.

Il 3 Novembre si sta avvicinando a grandi passi. E con esso, si avvicinano le prove fisiche e psicologiche del concorso della Marina al quale ho partecipato. Dovrò andare ad Ancona per alcuni giorni (non so il numero preciso, dipende come andranno le suddette prove), quindi stamattina ho provveduto a farmi fare il biglietto per Ancona in modo da togliermi almeno questo pensiero. Sapete, sono la classica persona sbadata che fa sempre le cose all’ultimo momento ^^”

Il fatto è questo: uno volta con il biglietto tra le mani, ho avuto un’improvvisa profondissima paura. La paura di fare l’ennesima cosa che alla fine non mi porterà a nulla. E come dice una mia carissima amica, “proprio una bella prospettiva per prepararsi a dare il meglio… complimenti…”. Ha indubbiamente ragione, non discuto. Ma è anche vero che questa strana paura non mi è passata per la mente fino a stamattina, anzi di solito penso che come minimo starò un paio di giorni da solo in un posto che non conosco. E ciò alimenta in maniera incredibile il mio spirito d’avventura ^_^ e mi fa venire ancor più voglia di partire. Solo che in parte mi capisco (e ciò è stranissimo, considerando quanto sono severo con me stesso): negli ultimi tempi non sono riuscito a realizzare quello che volevo/desideravo. E quando non ci riesco, di solito tendo a rallentare o ad andare in tilt, a seconda della gravità del desiderio distrutto dalla realtà. E per quanto alla fine, se andasse male, mi ripeterò che è stata comunque una bella esperienza… poi passerò del tempo a domandarmi dove ho sbagliato. E io con il tempo ho rapporti piuttosto altalenanti… tende sempre ad allungarsi, e se da una parte ciò può aiutare dall’altra può essere una brutta seccatura. -_-”

Forse è solo ansia pre-partenza, ed è una cosa normale. Solo… spero proprio che questo pensiero strisciante e subdolo non mi colga di nuovo alla sprovvista in futuro, magari quando ho più bisogno di essere il meglio di me (anche se per esperienza sono consapevole che il meglio di me a volte non è neanche lontanamente sufficiente).

Alla prossima.

Diversi punti di vista

Ieri aiutavo mio padre a rimuovere le scale che portano a casa nostra (sono già arrivati i marmi per rifarle nuove e a giorni arriveranno anche quelli incaricati di ricostruirle). Beh, è un lavoraccio. Anche se la stragrande maggioranza del lavoro l’ha fatta quel superuomo di mio padre, anche raccogliere detriti e pietre e portarli nella “zona discarica” è faticoso, considerata anche la pesantezza delle suddette pietre ^^”

Comunque, si stava facendo ognuno il proprio lavoro senza lamentarsi quando il tempo si è cominciato a fare parecchio nuvoloso. Allora, si è cominciato a discutere dell’eventualità di pioggia.

Io: “Guarda spero proprio che non piova. Almeno per 2 motivi. Il primo: questo è un lavoro faticoso e noioso, e prima lo finiamo meglio è. Quindi preferisco finirlo ora piuttosto che doverlo riprendere domani…
Mio padre: “Mah… io proprio non ti capisco.” *scuote la testa*
Io: “Cosa non capisci?
Mio padre: “Perchè parli così? Questo è un lavoro che dobbiamo fare, utile alla famiglia e quindi non dovresti prenderla in questo modo. Dovresti piuttosto essere contento di farlo
Io: “Contento? Contento di spaccarmi la schiena ad portare pietroni avanti ed indietro? Assolutamente no. E poi sono io che non ti capisco. Si, forse non sono entusiasta… anzi, forse non mi piace proprio fare quello che stiamo facendo… ma lo faccio perchè mi fa piacere e mi sembra giusto aiutarti. Oltre al fatto, come dici tu, che è utile. Ma non mi piace! Se potessi scegliere di non farlo, stai tranquillo che non lo farei

Conversazione finita qui, con mio padre che mi guardava con un leggero senso di irritazione e io che ero ben convinto delle mie motivazioni.

Dite che ho esagerato? Che sono stato involontariamente indelicato? Giuro, sono io che non capisco… ^^”

Alla prossima.

P.S.: il secondo motivo per il quale speravo non piovesse (e che non sono riuscito a dire) era che dovevo andare a fare footing, e non ero riuscito a farlo ieri proprio a causa della pioggia.

A volte si parte già abbacchiati

Oggi mi sono reso conto di una cosa: probabilmente la pazienza, una delle cose che mi vanto di avere, è la cosa di cui ultimamente sento la mancanza.

Altrimenti non mi spiegherei il motivo per cui rimango sorpreso di certe cose. Oggi bisognava andare ad un’ospedale nei pressi di Roma per fare la visita medico-sportiva (mi serve per un concorso della Marina). Partiva tutto nei peggiori auspici: mio padre (che mi accompagnava) innervosito perchè bisognava prendere il GRA e la mattina presto è sempre intasato, io che forse avevo già fiutato aria di tempesta trattenuta e mi era venuto un mal di testa pesantissimo già di primo mattino (tanto forte che non riuscivo a tenere nemmeno gli occhi aperti e mi è quasi venuto da vomitare). Quindi, tutto il viaggio passato ad ignorarci a vicenda ed ascoltando la radio. Arrivati all’ospedale, la scoperta che il parcheggio nei pressi della struttura è una specie di incubo (una sorta di labirinto strettissimo i quali muri erano composti da macchine). Insomma… nervosismo alle stelle.

Poi… è bastato entrare mezz’ora prima rispetto a quanto era stato prenotato (11 invece che 11:30) che mio padre si è rilassato ed è tornato gioviale. E lo ammetto, io lo sapevo. Ma nonostante questo ho sofferto per il momentaneo strazio mattutino.

Possibile che non riesca nemmeno a resistere un pochino? ^^”

Voglio o no rimanere solo?

Ieri aveva disperatamente voglia di parlare con qualcuno. Ma contemporaneamente non avevo voglia di vedere nessuno. Sono ancora una persona piena di contraddizioni, a quanto pare… spero che parlarne sia un motivo per sperare in meglio.

Alla prossima.

Sotto pelle

Mi sembrava giusto dare inizio alle danze (dopo l’introduzione) con un mio sogno. Che questo blog si abitui, perchè di sogni ne avrà a bizzeffe ^^”

Questo è un incubo. O parte di un incubo, anche perchè ho l’impressione di aver sognato almeno un altro pezzo, ma proprio non me lo ricordo. Mi ricordo un suono, familiare ma che proprio non riesco a ripescare nei miei ricordi. Pazienza… penso che questa esperienza onirica sia piena di significati anche senza finale.

Mi ritrovo a casa di una mia amica. Sono fuori, seduto su una sedia pieghevole. Ho in mano un bicchiere d’acqua che sto sorseggiando piano piano. Sono solo, ma nel sogno so che la mia amica è appena entrata in casa. A fare cosa, non so. Visto che sono solo, mi concentro sui 5 gattini che scorazzano e giocano liberi e felici. Io adoro i gatti, anche solo guardarli.  Sto guardando la porta d’ingresso della casa, poi il mio sguardo torna sui mici e… non stanno giocando. Si sono disposti a semicerchio davanti a me, e mi osservano con curiosità. Cerco di prenderne in braccio uno, ma appena mi avvicino questo gatto scappa. Provo con gli altri, ma tutti schivano la mia mano. Anzi, si dirigono tutti verso la porta e cominciano a graffiarla con le unghiette e a miagolare rumorosamente. Ho l’impressione che abbiano paura di me. Non capisco perchè, ma sono turbato. Tanto che torno alla mia macchina (una Uno bianca) e me ne vado via.

Mattina seguente. Mi sono appena svegliato, sono assonnatissimo e vado in bagno a lavarmi la faccia. Dopo essermela lavata una volta, mi guardo allo specchio… e per poco non mi viene un colpo. Vedo il mio viso ma è scarno, pallido. La guancia sinistra sembra quasi sia stata bruciata ed ha una colorazione nerastra. Come i miei occhi, così scuri da pensare quasi che siano finti. Ma non lo sono. E le mani… hanno fatto la fine della guancia. Tanto che tolgo subito gli occhi dallo specchio e mi guardo le mani… ma sono integre. Perfette.

Non capisco. Mi ripeto che forse è un residuo di sonno. Che ho le allucinazioni. Torno in camera mia, visto che ho uno specchio grande che mi permette di guardarmi in figura completa. Beh, me lo potevo risparmiare. Sono praticamente nudo con le sole mutande, e davanti a me mi ritrovo una sorta di strano essere spettrale. Bianchissimo, pallidissimo, rachitico. Oltre la viso, noto che il mio petto è una specie di campo di battaglia: sembra quasi che abbia litigato violentemente con una tigre, perchè vedo segni di artigliate, tanto profonde che in alcuni casi vedo i muscoli e persino la cassa toracica. Abbasso di nuovo lo sguardo e guardandomi il petto vedo che non c’è nulla di anomalo, ma quando ritornando allo specchio mi tocco le zone straziate che vedo… sento un male allucinante. Nemmeno riesco a chiudere le mani (forse perchè sono bruciate). Ma la cosa che mi fa più paura è che ho i polsi tagliati. E sembra una ferita fresca, perchè mi sembra di vedere due rivoli di sangue che scorrono lungo la mia mano.

Per poco svengo. Mi siedo sul letto, comincio a respirare piano perchè mi manca l’aria. Entra mia madre, che mi domanda che sto facendo visto che devo andare all’università. Io le indico lo specchio, tremando, e le chiedo cosa vede. Lei guarda lo specchio… e l’unica cosa che mi dice è che vede la mia pancia e mi fa una specie di miniramanzina perchè secondo lei mangio troppo e faccio poco esercizio fisico.

I miei ricordi del sogno finiscono con me che sto parlando al telefono con l’amica di prima. La saluto piuttosto allegro e la prima cosa lei che mi dice è “Ti sento… strano. Va tutto bene?”  

Poi, il vuoto. C’è un suono, come vi dicevo, ma proprio non riesco ad abbinarlo a niente. Anche se mi è familiare.

Che ne dite? Ci devo andare in manicomio? ^^”

Alla prossima.