Archivio mensile:gennaio 2007

“Possedere” un amore

Qualche giorno fa stavo in camera mia e studiavo qualcosa su Leopardi, uno dei miei poeti preferiti. Purtroppo il mio computer aveva deciso di fare vacanza (hard disk rotto e da sostituire) e quindi, invece di sentire la mia solita lista di canzoni ho acceso la radio e l’ho sintonizzata su RAM Power, soprattutto perchè trasmette "un successo del momento, un successo del passato" (e a me piace sentire le canzoni di qualche anno fa). La musica di solito agisce di sottofondo, quindi non faccio quasi caso alle parole delle canzoni.
 
Ma dopo qualche minuto, sopratutto per il fatto che mi stavo annoiando e stavo seriamente cominciando a stufarmi di studiare, per un attimo il mio cervello entra in connessione con la radio, e soprattutto con la canzone che stava trasmettendo in quel momento: "Dipende" di Harabe de Palo. Una frase della canzone mi colpisce in maniera insolita: "… e non troverai nessuno/ che ti ami come me…". Sicuramente ha detto la frase con le migliori intenzioni, ma in quel momento ho pensato "Che frase bruttissima! Sembra quasi una maledizione… del tipo: o me o non ti meriti nessuno." Insomma, mi sembrava un frase pesantissima, e forse anche leggermente denigratoria nei confronti dell’amata.
 
Ma il mio ragionamento non finì qui. Una volta partito, mi era impossibile fermarmi. La persona in questione che diceva una cosa del genere mi sembrava quasi che volesse a tutti i costi l’amata, quasi arrivando a minacciarla. (Ripeto, sicuramente la frase è stata detta nelle intenzioni più positive, quindi le mie considerazioni leggetele e nel caso dimenticatele). Arrivava quasi a considerare l’amata un oggetto di grande valore: sul valore posso essere d’accordo, è sull’oggetto che avevo qualche dubbio. D’altronde non si potrebbe neanche dire "la mia ragazza", "la mia fidanzata", " la mia donna" (uso il femminile ma naturalmente reso al maschile è uguale) perchè "mia" implica un possesso, e non penso che arriveremo a "rendere nostra" la persona amata (la schiavitù è finita da un pezzo). E mentre mi scervellavo per trovare un termine esatto (ormai lo studio era definitivamente accantonato) arrivai alla conclusione che forse l’unico termine giusto, o meglio l’unico che mi era venuto in mente era "fidanzata CON me". Perchè l’unica cosa che si arriva forse a possedere sono i sentimenti della persona amata, ma sarebbe più giusto dire che si arriva a "condividere" i sentimenti CON la persona amata. Solo un geloso vuole possedere i sentimenti della persona amata, non arrivando a capire che i sentimenti crescono solo se liberi di vivere.
 
Visto che questo ragionamento non mi ha abbandonato neanche nei giorni successivi, ne ho parlato con un amico. La sua opinione: teoricamente non avevo torto (ma neanche completamente ragione) e sorridendo mi ha detto che se sentisse la fidanzata dire "Sei il mio ragazzo" sarebbe contentissimo.
 
Che dire? Forse ha ragione lui e come succede ultimamente lo studio mi ha mandato in tilt il cervello. Eppure continuo a pensarci…
 
Alla prossima. 

Il treno dei destini incrociati

Nel sogno che sto per raccontarvi mi ritrovo nello scompartimento di un treno. Mi sono appena svegliato e mi trovo sul sedile vicino al finestrino. Il paesaggio scorre veloce davanti ai miei occhi, e più il treno avanza e meno cose all’esterno si vedono, dovuto al tramontare del Sole e quindi all’avvicinarsi del buio e al fatto che le città si fanno sempre più rade, fino a scomparire. Alla fine all’esterno non si vede più nulla, solo il buio completo. In quel momento mi risveglio come da una sorta di trance e mi guardo intorno con aria confusa. Dove sono? Dove sto andando? Mi alzo in piedi e mi accorgo di avere l’abito che indossavo durante la discussione della mia tesi, con l’unica differenza di una camicia scura e senza cravatta. "Beh… sicuramente sto andando in posto molto formale… ma dove? E quando sono salito?" Mentre nella cabina dove sono comincia a sentirsi di sottofondo la canzone "Struggle for Pleasure", mi accorgo che davanti a me c’è un gatto, che smette di guardare all’esterno e comincia a fissarmi intensamente. Non sò perchè, ma io mi sentivo intimorito da lui, mentre il gatto nero che continuava a fissarmi con i suoi occhi gialli sembrava completamente a suo agio. Per qualche motivo rimango a fissarlo, cercando di sostenere il suo sguardo, ma alla fine non ce la faccio e mi alzo per uscire dalla cabina. Mi sporgo con la testa nel corridoio buio e mi accorgo che il treno è buio, a parte la mia cabina e altre 3 alla mia destra. Esco, accompagnato dal miagolio rilassato del gatto…
 
Avvicinandomi alla prima cabina, sento qualcuno singhiozzare e anche il sottofondo musicale è cambiato: adesso la canzone è "You take my breath away". Entro lentamente nella cabina, e vedo una donna che stava piangendo. Un lungo cappotto nero le copre l’eventuale vestito, e si riescono a vedere solo un apio di scarpe con i tacchi e una acconciatura elaborata. "Posso entrare? Se disturbo vado via, non c’è alcun problema…". In quel momento la donna alza lo sguardo verso di me, rivelando il viso sporcato dal trucco che sta colando a causa delle lacrime. "No… sedetevi, un pò di compagnia mi farà piacere…" mi dice abbozzando un sorriso e intitandomi con una mano a sedermi di fronte a lei. Così faccio, e dopo quaòche secondo che la guardo indeciso come cominciare la conversazione, alla fine dico "Che vestito elegante. Siete uno splendore! State andando ad una festa?" "Matrimonio… sto andando al matrimonio di un mio carissimo amico… si sposerà domani mattina e devo essere presente." La osservo curioso… eppure non mi sembravano lacrime di gioia. Faccio per aprire bocca, quando continua "In teoria sono stata indecisa se andarci o no…" comincia per poi interrompersi e osservarmi con aria speranzosa, come se dovessi darle una sorta di invito a continuare. Annuisco sorridendo e lei riprende "sai, lo conoscevo da una vita, fin da quando eravamo piccoli. Siamo stati grandissimi amici, pronti a sostenerci a vicenda in caso di necessità. Ha passato un momento terribile con la sua famiglia e con i suoi amici, e sono riuscita a non abbandonarlo mai. Ora il periodo nero è passato…" sospira, cercando di sorridere "… ha di nuovo amici fedeli, ha incontrato una bellissima e dolcissima ragazza e adesso insieme coroneranno il loro sogno." "Perdonami se sono indiscreto… ma non ti vedo felice. Le tue non sono lacrime di gioia." "Esaurisco le lacrime ora, per non piangere davanti a lui." Si ferma e mi osserva con aria scrutatrice, quindi subito alzo le mani e dico "Scusa, sono stato indelicato. Se non vuoi dire nulla io mi zittisco…" e lei, dopo avermi donato un bellissimo sorriso malinconico, mi spara a bruciapelo una domanda "Sono brutta, vero?" Io spalanco gli occhi per la sorpreso e solo in quel momento la osservo meglio. Effettivamente non potevo considerarla bella, ma nemmeno brutta; avevo un viso anonimo, se non fosse stato per i suoi splendidi occhi marroni "No… non è vero che sei brutta… hai degli splendidi occhi… e anche tu hai un tuo fascino…" cerco di abbozzare una risposta, quindi lei mi interrompe e sorridendo triste comincia "Un bel modo di dire che non sono bella… grazie davvero ma smettila, ti prego… ho sempre pensato che con l’aspetto che mi è stato concesso non avrei mai avuto qualcuno da amare che mi avrebbe ricambiato. Lui era la persona che mi faceva iniziare ogni giornata con il sorriso, che mi faceva disperare quando stava male." singhiozza "Quando ho saputo del suo fidanzamento, il mio mondo è crollato. All’inizio speravo che si lasciassero… lo so, un pensiero meschino… ma lo vedevo felice come un tempo, quindi ho preferito tacere e rallegrarmi con lui per la sua gioia." "Tu non gli hai mai detto nulla?" "A che serve? Non ho avuto il coraggio all’epoca, adesso posso solo augurare tutta la sua gioia…" guarda per qualche secondo l’esterno "Il capolinea sarà per me la fine di buona parte della mia vita…" poi lentamente la voce si fa più bassa, fino a spegnersi del tutto. lo sguardo di lei si fissa nel vuoto, mentre le lacrime tornano a scorrere. La osservo con una sorta di pietà… non avevo niente da dire sul suo comportamento, ma pensavo che si era volutamente trasformata in una sorta di martire, anteponendo le gioie dell’amico e arrivando ad annullare le proprie. Penso che un abbraccio da parte mia le farebbe piacere, ma per qualche motivo non riesco ad avvicinarmi a lei, come se fossi respinto da qualcosa. Sospiro, abbozzo un saluto con la mano e lascio la cabina…
 
L’entrata nella seconda cabina è accompagnata da un nuovo sottofondo musicale, "Walking on sunshine". Dentro la cabina c’è un bambino all’incirca di 10-12 anni, cappello rosso, maglietta gialla e pantaloncini corti verdi. Davanti a sè ha un tavolino di legno con dei dadi, un foglio scritto e una matita. Riconosco subito il foglio: si tratta della scheda del personaggio di D&D, ma entrando faccio finta di niente… "Salve! Che stai facendo?" "Sto finendo di creare il mio personaggio di Dungeon and Dragons… lo conosci?"   "Ne ho sentito parlare… fammi leggere… sei un halfling ladro? Quindi sei un cattivo?"  "No, non sono cattivo!!! Sono un ladro perchè non mi piace combattere, e anche perchè ha un sacco di abilità che potrebbero essere utili al mio gruppo." "E perchè halfling? Che razza è?" Il ragazzino mi guarda con aria indulgente, e sorridendo comincia "L’halfling è una specie di mezzi uomini, ciò alti la metà rispetto ad un uomo normale, ma sono un popolo tenace, instancabile e senza paura!… e poi mi piace il fatto di essere piccolo…" "Perchè?" "Nel mondo fantastico dove faccio vivere il mio personaggio nessuno si aspetta qualcosa da un essere tanto piccolo come il mio… il fatto che sia invisibile mi piace, perchè nessuno si aspetta qualcosa da te e quando dai una mano tutti si stupiscono…" "Ai tuoi genitori piace questo gioco?" "Ai miei? Loro sono persone serie, anche troppo… pensa che lo considerano una sorta di gioco d’azzardo o comunque un gioco da bambini, e mi dicono che dovrei fare cose molto più utili… che non giocherò per sempre…" Annuisco alle parole che sento, visto che in parte ricordano cose che ho sentito "… ma io gioco anche nella vita reale. Per esempio, a scuola immagino il compito in classe come una sorta di trappola che io ladro devo disinnescare senza troppi danni, oppure quando la maestra mi interroga io sono un cavaliere che affronta un drago…" Non posso fare a meno di sorridere, d’altronde non ha tutti i torti… "Sai, faccio un sacco di cose noiose a scuola… almeno le rendo interessanti." conclude sorridendo. Faccio per andarmene, quando mi blocca di nuovo "mi dai un suggerimento? Il nome adatto per un gatto nero che il mio personaggio porta con sè…" "Che ne dici di Artes?" Il ragazzino si illumina e riprende a scrivere, mentre io torno nel corridoio…
 
la canzone "Rain" accoglie il mio ingresso nell’ultima cabina illuminata. Dentro c’è una sola persona, che all’inizio mi mette una certa paura: Un ragazzo della mia età, capelli rossi, occhi blu, un occhio nero e un cerotto sul naso. Indossava una maglietta dell’Adidas grigia e dei pantaloni di una tuta coloro rossi… o meglio, era così sbiaditi che ora tendevano al rosa. Ma la cosa che mi fece dubitare che sarei entrato fu il suo sguardo: era fiammeggiante, come se mi avesse voluto incenerire sul posto. Ho una certa paura, ma faccio buon viso a cattivo gioco e comincio "Salve…. posso sedermi… o è meglio che me ne vado?" "No, anzi rimani. Sei la prima persona che non fugge appena mi vede." e sorride. Io lo guardo incuriosito, poi gli domando "Scusa se sono indiscreto, ma hai fatto a botte con qualcuno?" "L’occhio nero me lo ha fatto un mio amico… il naso rotto la mia ragazza, o meglio EX ragazza…" "Se ti va di parlarne…" "Non c’è molto da dire… fino a ieri conducevo una vita normale, esattamente come la tua…" osserva il mio abito con un certo disprezzo "… frequentavo giurisprudenza ed ero al passo con gli esami, avevo abbastanza amici e una ragazza che amavo alla follia. Ma mi sentivo stanco, per molte cose…. lo studio mi piaceva sempre di meno, gli amici che avevo erano tutti del precedente gruppo della mia ragazza e lei stessa mi spingeva ad essere più elegante, più spigliato…" sospira al ricordare il suo passato, poi con improvvisa foga riprende "… poi ieri mi è scattata una molla in testa. Non era questa la vita che volevo per me, non era questo l’uomo che sarei voluto diventare o almeno non così in fretta…." stringe i pugni "…così ho deciso di chiarire tutto subito, senza possibilità di mediazione: ho avuto una violenta litigata con i miei genitori, che volevano che continuassi i miei studi e diventassi un grande avvocato… urlai loro che non volevo, e che in realtà era solo un modo meschino per realizzare desideri che loro non avrebbero più potuto realizzare, informandoli che mi ero già allontanato dall’università e che mi sarei cercato un lavoro, in attesa di capire meglio le mie priorità. Il risultato? Sono stato cacciato di casa, in quanto disonore della famiglia…" sento nelle ultime parole un nota di tristezza, che subito scompare quando continua "… poi la mia ragazza… credimi, io l’amavo, era la luce delle mie giornate e avrei fatto qualunque cosa per accontentarla. Ma mi stava inesorabilmente trasformando in qualcosa che non ero pronto a diventare, forse… insomma, ho deciso di chiarire tutto anche con lei, dicendole che avevo anche io una mia capacità di capire e avrei avuto bisogno di tempo. Speravo si risolvesse pacificamente, ma alla fine il risultato fu un’altro: quando lei cominciò le sue solite lamentele sul fatto che sembravo un vecchio di 30 anni fa, io non ci ho visto più e le ho urlato che se voleva che diventassi come il migliore amico di lei poteva benissimo lasciarmi e mettersi con lui. Lei era quasi in lacrime, ma io le diedi il colpo di grazia, ebbro forse della mia vittoria "Ah già, non puoi… lui è già fidanzato. E io sono stato solo uno stupido sostituto, vero?" Lei mi sbattè la porta in faccia, ammaccandomi il naso." si tocca il naso e fa una smorfia di dolore, mentre io spalanco gli occhi a tanta "violenza" distruttiva "Ultimi sono stati gli amici, chiamati da lei per cercare di calmarmi. Ma ormai ero un sasso in caduta libera, e appena ho visto il migliore amico della mia ragazza ho detto a lui quello che ho detto alla mia ragazza, aggiungendo che mi ero stancato di fare il vero terzo incomodo e disapprovando il fatto che facesse tanto male alla sua fidanzata, che non sapeva nulla. L’occhio nero è stato la fine delle mie sofferenze." "Scusa, ma eri sicuro del tradimento della tua ragazza? Non sarai stato un pò eccessivo?" "Avevo sentito voci a questo riguardo, ma io le ho sempre ignorate… io l’amavo, capisci? Ho sempre passato sopra a tutto, consideravo l’amore come una forza inarrestabile… ma solo adesso ho scoperto che non era ricambiato, e che ho sprecato tanto di me per lei. Ormai è finita. " osserva il buio fuori dal finestrino "La città che si trova al capolinea non mi conosce, sarà l’inizio di una nuova vita, dove deciderò io del mio futuro." Lo osservo con attenzione, quando lui smette di parlare. Alla fine gli dispiace di aver fatto quello che ha fatto, e io in un certo senso disapprovo la sua violenza e il suo mancato tatto… però nei suoi occhi leggo una sorta di gioia selvaggia, di una persona che ha raggiunto una sorta di pace interiore solo svuotandosi di tutto. Lo lascio solo salutandolo con la mano e torno alla mia cabina…
 
L’ultima parte del sogno è stata delirante, purtroppo… ^_^”
 
Tornato alla mia cabina, trovo il gatto nero seduto esattamente dove era prima, trovo anche Frank Sinatra che al mio arrivo comincia a cantare "Fly me to the moon". Io rimango ad ascoltare rapito. Poi quando smette di cantare, in inglese mi chiede il compenso pattutito: un milione di dollari. Io spalanco gli occhi e mette le mani in tasca, per dirgli che non ho un soldo… e trovo un foglio con su scritto "Un milione di dollari" (Avete presente il signor Buonaventura? ^^). Frank prende i soldi e va via. Rimasto solo con il gatto, gli dico "Che strana serata…" e incredibilmente lui mi risponde, con la voce di Qui-Gonn Jinn (Quello del primo episodio di Guerre Stellari, per intenderci) "La Forza scorre potente in te, mio giovane padawan. Sta a te scegliere come usarla." Detto questo, scende giù dal sedile con estrema grazia, lasciandomi a bocca aperta. In quel momento un topolino passa lungo il corridoio e si ferma davanti alla mia cabina, osservandoci curioso… in quel momento il gatto si volta per osservarlo, ed esclamando arrabbiato con la voce del gatto Tom (quello di Tom e Jerry) urla "Ti acciufferò, maledetto topastro!" e scomparendo nel corridoio. Rimango sconcertato dalle ultime cose che mi sono successe, e come se mi fosse andato in sovraccarico il cervello per le troppe idiozie viste svengo…
 
… e mi sveglio davvero nel mio letto, con un grande mal di testa! ^^”
 
Due considerazioni:
 
1) è stato un sogno lunghissimo e ho faticato non poco per scriverlo tutto… e considerate che il ragazzo dell’ultima cabina visitata in realtà aveva parlato a raffica per il triplo del tempo che gli ho dedicato, ma per vostra ( e soprattutto mia) fortuna ricordo solo le fasi salienti…
2) chiedo umilmente perdono all’anima di Italo Calvino per il brutto titolo…^_^”’
 
Alla prossima!

Fuoco alle polveri… e acqua alle piante!!

Salve a tutti!
 
Perchè scrivo a quest’ora? Niente da fare, Scrubs finito da poco e niente di bello in tv. Siccome ho voglia di scrivere qualcosa, butterò il tempo raccontandovi la mattinata di oggi di un sognatore pigro come me…
 
Allora, sveglia alle 9 e recupero attività celebrali solo 15-20 minuti dopo (d’altronde il risveglio è per me una delle parti più faticose della giornata… psicologicamente parlando). Con la mano cerco a tentoni il telecomando sul comodino vicino e una volta trovato accendo la tv, lasciando che sia il caso a scegliere il canale. Il destino sceglie Rai1, che in quel momento trasmette "Alla ricerca della Valle Incantata XII" (un pò come Final Fantasy, ma solo MOOOOOLTO più noioso e decisamente inutile)… mentre osservo il paesaggio giurassico rigoglioso e verdeggiante, un pensiero si insinua nella mente, prima quasi impercettibile, poi sempre più grande fino a manifestarsi in tutta la sua potenza: Verde=>foresta=>piante=>GIARDINO!!! Il giardino di casa mia era l’unica cosa che non avevo considerato in questi giorni di beata solitudine: avendo organizzato le mie giornate su studio, cibo, computer e televisione, quasi non uscivo di casa e le mie giornate passavano con un consumo quasi nullo di energia.
 
Insomma, l’immagine del giardino di casa mia per niente curato e DECISAMENTE non annaffiato a dovere mi colpisce in pieno con una potenza inimmaginabile. Non che mi distrugga psicologicamente il pensiero di aver curato poco il giardino… certo, mi dispiace ma non ne faccio un dramma… bensì mi ritrovo con l’immaginazione nel futuro, dove mia madre torna a casa, guarda il giardino e mi fulmina.
 
Insomma, per una volta rimando lo studio per l’esame e mi getto al piano di sotto per cercare di porre un rimedio. Beh, la situazione è peggiore di quanto potessi immaginare: il forte vento di qualche giorno prima ha fatto cascare un sacco di foglie e altre schifezze varie. Quindi, senza perdere la calma, stilo il piano d’azione:
  1. Spostare la macchina in garage;
  2. trovare una scopa e una paletta, raccogliere tutto l’inutile e buttarlo nel grande secchione di casa;
  3. innaffiare le piante.

Allora, il primo punto è di facilissima soluzione; anche il secondo va bene, se non fosse per il fatto che sono stato costretto, causa grandezza del giardino, a fare diversi mucchietti… e, proprio come in un film comico, si alza un forte vento e mi costringe a ricominciare d’accapo (Una scocciatura… ci ho messo 20 minuti per sistemare e altrettanti per rifare d’accapo); ultimo punto sarebbe facilissimo, se in quel momento trovassi il tubo dell’acqua. Visto che io non trovo mai nulla di solito, sono costretto a ripiegare su una misura di emergenza: prendo un secchio vuoto e comincio a fare avanti ed indietro per mezz’ora.

Insomma, alla fine riesco a concludere e osservo stanco il lavoro compiuto… e devo ammettere che l’ordine fa sempre il suo bell’effetto. Ma devo dire che mi ha stancato un casino, e forse questo è uno dei motivi per cui ero soddisfatto. . Dopo con l’ora che mi era rimasta prima delle 13 (ora in cui preparo da mangiare) ho ripassato per il mio esame.

Solo una cosa: ma come cavolo fa mia madre a farlo ogni giorno??? Sono decisamente pigro…

Alla prossima!

Buona fine e pessimo inizio

Prima di tutto, Buon Anno a tutti!
 
Spero che il vostro vecchio anno sia finito non tanto male e sia iniziato in maniera splendida. Sapete come si dice no? "Chi comincia bene a Capodanno, va bene tutto l’anno" (Veramente la frase esatta era un’altra , ma non stiamo qui a cavillare!)
 
La mia serata di ieri era questa: verso le 7:30 – 8 di sera io con altri amici miei dovevamo andare a mangiare in una villa suul’Aurelia, quindi era d’obbligo il vestito elegante. Insomma, passo mattina a letto, salto la cena e rassetto casa (in qualche modo) poi mi preparo e alle 6:30 ero già sotto casa del mio amico. Il tempo di riunirci tutti e si parte.
 
Ora, per fare questo cenone con annessa discoteca fino alle 7 di mattina ho pagato 100 euro… anzi, per essere precisi, 98 euro per il cenone e 2 euro per i biglietti… (come se avessi altra scelta… se non spendevo 2 euro per i biglietti buttavo 98 euro!!). Una volta arrivati, si sono aggiunti altri 5 euro per i parcheggi; ci fanno sedere e ci ritroviamo a tavola con bicchieri di plastica(!), piatti di cartone (!!) per non parlare del fatto che eravamo tutti sotto un tendone tipo quelli per sfollati (!!!). Insomma, l’inizio della mia serata è passata, prima che iniziasse la cena, a pormi una sola domanda: a cosa sono serviti i 100 euro che ho speso ( e che tutti quanti i presenti hanno speso)?
Ma alla fine non mi importava nulla… ho sempre considerato prima di tutto la compagnia, ed erano i giusti amici. Poi cominciano a servire gli antipasti: su un piatto di plastica mi ritrovo una cucchiaiata di risotto agli scogli annacquato, una mozzarellina mignon, un salame microscopico, del prosciutto, una tartina al salmone e uno schizzo di ricotta… forse l’unica cosa buona del piatto. Poi arriva il primo: una specie di omelette con spinaci e ancora risotto agli scogli. Naturalmente salto il risotto (non mi piace il pesce). Poi, visto che ci vuole un pò per sparecchiare tutto e portare il secondo, si comincia a chiacchierare del più e del meno… e qui stavano per iniziare i miei guai, visto che il discorso arrivò su di me e sul fatto che una volta, ubriaco, avevo fatto il "marpione" con tre ragazze sconosciute, rimediando un sonoro ceffone (la cosa bella è che non ricordo di aver fatto una cosa simile, ma quando sono ubriaco non ricordo bene cosa succede in quei momenti… ^^”). In quel momento, quando la situazione si stava facendo ingarbugliata, la telefonata di una persona inattesa ma gradita mi salva: subito prendo il telefonino ed esco, visto che dove ero la musica era altissima e non sentivo nulla. Impegnato a parlare con la persona, faccio un grave errore tattico: avevo lasciato la giacca all’interno della sala, quindi ero uscito con solo la maglietta attillata di cotone, quindi comincioa a sentire dannatamente freddo. Ma all’inizio, vuoi per la chiacchierata e vuoi per i 4 passi che faccio nel frattempo, non risento molto del freddo. La cosa cambia quando, dopo 1 ora e 30 minuti, chiudo la conversazione: la consapevolezza che fa freddo mi prende in pieno e subito rientro all’interno della sala… a volte sono così distratto che faccio paura… ^_^”’.
Dopo dieci minuti necessari per farmi riprendere calore (penso che se fossi rimasto dieci minuti in più rischiavo l’ipodermia… ma diciamo che l’avrei rischiata più che volentieri…^^), scopro di aver saltato il resto della cena (ho scoperto di averci guadagnato) e mi sono immerso nei balli…
 
Chi mi conosce potrebbe spalancare gli occhi sull’ultima frase che ho scritto: io sono totalmente refrattario al ballo,e di solito sono un pezzo di legno. Ma sarà lo spumante che mi ha investito allo scoccare del nuovo anno, sarà che non mi sentivo ancora i piedi e mi serviva del movimento…. eccomi lì, sulla pista da ballo a dare una lezione a tutti! (va bene, ho esagerato…). Sono andato nella sal della musica anni 80 e mi sono scatenato. Naturalmente dopo 40 minuti ero esausto, e quindi ho passato il tempo mandando messaggi di buon anno a destra e a manca (ho dovuto aspettare le 2 di notte, perchè le linee erano intasate). Insomma, alla fin fine mi sono moderatamente divertito.
 
Tutto bene quindi… no, per niente. Quando sto per andarmene via, scopro di aver perso il telefonino. Naturalmente cerco per tutte le sale, ma la gente era tanta, il mio telefonino non prendeva (questo mi fa pensare che se lo sia preso qualcuno e lo abbia spento) e alla fine mi sono rassegnato.
 
Il mio anno è finito bene ed è iniziato male… visto che poi mia madre mi ha rotto le scatole per tutta la mattinata appena ha saputo. Ormai sono quasi abituato, però…
 
Buon anno a tutti!!!
 
Alla prossima!!