Archivio mensile:maggio 2014

Sguardi riflessi

Succede che ti capita di prendere il treno per Roma ad un orario inusuale, e che quindi non ci siano molti passeggeri. Nella carrozza in cui ti fermi c’è solo una ragazza, intenta a guardare fuori dal finestrino. Capita che tu ti sieda quasi di fronte a lei, se non fosse per due sedili che interrompono il contatto visivo tra te e lei.

Il treno parte, ed anche tu guardi fuori dal finestrino per passare il tempo. E dopo pochi minuti, ti rendi conto che non c’è solo il paesaggio esterno che occupa la tua visuale, ma anche la ragazza di prima, il cui volto viene riflesso in trasparenza sul vetro.

E senza che nemmeno te ne renda conto, ti ritrovi a “non guardarla”. Stai ufficialmente guardando fuori dal finestrino,  ma in realtà stai sbirciando oltre i due sedili.

È una visuale anomala. La trasparenza sembra togliere ogni colore al volto riflesso, ma in compenso non elimina i dettagli. Vedi un viso liscio e pallido, degli occhi stanchi e malinconici, vedi la sua mano appoggiarsi alla guancia o al mento,  le sue labbra stringersi. Fissare è da maleducati,  ma in realtà non lo stai veramente facendo. È solo che questa volta immagine è più interessante di qualunque cosa stia passando fuori dal finestrino.

Poi… dopo minuti di osservazione… anche lei si accorge del tuo riflesso allo specchio. Ed il suo sguardo ha un lampo di sorpresa, che sorprende anche te. Hai paura che tutto finisca, che lei allontani il volto dal finestrino.

Invece rimane. Ed il suo sguardo incrocia il tuo, ed in silenzio la senti fissarti, scrutarti, analizzarti. Vorresti quasi allontanarti tu… ma rimani. Diventa una muta conoscenza, una reciproca condivisione di sé stessi. Una compagnia esistente solo in chissà quale piano.

Passano venti minuti di reciproca muta (non) contemplazione. Si interrompe solo quando il treno si ferma. Le portiere si aprono,  e lei si alza per prima. Stavolta ti guarda davvero… e sul suo volto vedi spuntare un sorriso timido. Così come sul tuo. Entrambi contenti di quella strana conversazione. E nessuno dei due vuole rompere il sacro silenzio. 

Ognuno dei due continua la sua vita. Con un pizzico di magia in più.

Alla prossima!

Una donna alla conquista del suo futuro

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Cara A., mi piacerebbe dedicarti qualcosa di più che delle parole scritte su un blog che forse nemmeno leggerai, ma sono solo un umile scribacchino e sono costretto ad usare quello che la Natura mi ha dato. Mi piacerebbe anche trovare le parole giuste, quelle poche parole fondamentali ed indispensabili, ma come ben sai (sei stata tu a farmelo notare) non ne sono capace e sono costretto a “gonfiare la vela” con la speranza di riuscire a muovere la barca.

Sono stato partecipe della tua vita, quando mi hai ritenuto degno dei tuoi pensieri. Sei stata (e per me lo sarai sempre) Wonder Woman, ma in rarissime occasioni sei stata anche la più fragile delle bambine; saresti capace di fare conoscenza con chiunque all’istante, ma amica di pochissimi; hai dimostrato molte volte di non possedere la minima diplomazia eppure sei stata capace di atti di gentilezza e di tatto incredibili (soprattutto con una persona, che ancora si domanda come mai è ancora tua amica… ma sappi che quella persona, per quanto goffa, sa di essere fortunata); sei crollata quasi di schianto alcune volte ma hai sempre stretto i denti, fatto orecchie da mercante ai commenti di coloro che non facevano lo sforzo di provare a capire… e sei andata avanti. Sei la dimostrazione vivente del concetto di “cuore oltre l’ostacolo”. Sei magnificamente imperfetta. E quindi unica.

Adesso hai finito finalmente questa esperienza che tanto ti ha fatto tribolare e che tanto tempo è stato capace di toglierti. La terra di Kant e di Beethoven non è più oltre la nebbia, ma un punto visibile all’orizzonte. Ho quasi paura per quei poveri teutonici visto che, se vorrai, li sbaraglierai tutti XD.

Goditi questo finale di capitolo. Ora è il momento di festeggiare.

Questo discorso così confusionario… è il mio vero regalo per te.

Scusa se è così poco. Ma quel poco che ho… è tutto tuo.

Alla prossima.

Solo a piccole dosi

Legge quasi matematica sul Vagabondo quando lo si incontra nel mondo reale:

Di primo acchito, il Vagabondo è riservato, freddo, snob ed antipatico.
Dopo un po di tempo, il Vagabondo in fondo è una brava persona, e la sua riservatezza DEVE nascondere per forza tesori di immenso valore.
Alla lunga, il Vagabondo è semplicemente noioso ed inutile.

Corollario alla legge sul Vagabondo:

Anche se lo si trova interessante, il Vagabondo va “assunto” solo a piccole dosi per funzionare al meglio.

…alla prossima.

Una piccola grande avventura

La pace non era che un ricordo, nel regno di Grandesia. Mostri guidati dall’Oscuro Signore Senza Volto bruciavano villaggi, rapivano bambini, distruggevano tutto. Dalla capitale però, nuovi eroi erano pronti alla battaglia. Uno di loro era Sir Matteo, cavaliere dell’ordine dei Guardiani del Bene, con indosso la sua armatura benedetta e più resistente del diamante. La sua compagna nell’impresa era la principessa Giulia…

“Ma le principesse stanno chiuse nei castelli!”
“No, io sono come la principessa Xena. Quella che combatte!”
“Va bene.”

… dicevamo.. la principessa Giulia, unica figlia del Signore di Grandesia e maga potentissima, addestrata dai migliori maestri. “Questa volta il male non potrà fermarci!” disse il cavaliere sfoderando al sua Spada del Drago, che brillava al Sole. “Ho qui una mappa con il percorso da fare” rispose immediatamente la maga, mostrando al cavaliere quello che sembrava essere un foglio di carta spiegazzato e rovinato, ma in realtà protetto da un incantesimo di cammuffamento per farlo sembrare cartaccia. Il cavaliere osservò la mappa, annuendo un paio di volte, per poi indicare la via “Di qua!” disse sicuro. La compagnia cominciò la sua avventura.

La prima tappa era il regno dimenticato di Costruzia. Il terreno era  spoglio, e dal terreno sorgevano i resti del perduto regno, scheletri di mura e porte che ormai non conducevano più da nessuna parte. Il guerriero scrutò l’interno con sospetto, toccando il terreno con due dita e strofinandosele per un paio di secondi “Sono già stato qui dentro.” profondo respiro “Il posto cade a pezzi. C’è della sabbia vicino ai muri e in alcune parti dobbiamo stare attenti alle sabbie grigie. I mostri che ci abitano dentro possono bloccarti e farti diventare una statua!” La maga sembrava dubbiosa…

“E’ il gazebo che stanno costruendo? Hai chiesto il permesso a tuo papà?”
“Non ti preoccupare, prima di finire pulisco per terra”

… ma immediatamente tirò fuori dalla tasca la mappa. “Si, dobbiamo andare proprio di qua”. Il cavaliere guidava il gruppo, fiducioso della sua indistruttibile armatura, mentre la maga fece in incantesimo di luce per illuminare nel buio. Ma sinistri rumori spaventavano i nostri eroi. Rumori metallici, ed improvvisamente uno schianto violentissimo, ed una colonna di legno franò sui nostri eroi. Per fortuna il cavaliere era attento e riuscì ad avvertire la sua compagna di viaggio. “Potrebbe nascondersi qualunque cosa più avanti.” disse il cavaliere. Ma la maga, sorridendo, gli mostrò la soluzione. “Invisitum nascostum!” pronunciò la parola magica, ed un velo di invisibilità calò su di lei. Essendo senza armatura, era molto più agile e silenziosa. Avanzò quatta quatta, scrutando nell’oscurità, prima di raggiungere l’esterno e…

Due cormacchie in quel momento di posarono sulla staccionata.

… due servitori del Signore Oscuro Senza Volto attendevano all’uscita. Due uccelli giganti, gli occhi del loro Padrone, aspettavano i nostri eroi. La principessa sorrise, per poi prendere un grande respiro ed usare il suo potere speciale: l’Urlo Ultrasonico. Gridò verso di loro, potenziando l’urlo con la sua magia. Sapeva che i servitori del Male erano deboli ai suoni forti, quindi fu facile per lei farli scappare. Dopo il suo attacco, il cavaliere la raggiunse in fretta “Tutto bene?” La principessa sorrise, ed insieme continuarono il loro viaggio.

Il villaggio dei nani venne raggiunto dopo pochi giorni. E lì videro gli effetti di una delle maledizioni del Signore Oscuro Senza Volto: nonostante i giardini rigogliosi, tutti gli abitanti erano stati pietrificati nell’esatta posizione in cui si trovavano quando furono colpiti dal sortilegio: un nano stava trasportando con un carriola dei vasi, un altro stava odorando un fiore (pietrificato anch’esso), un altro ancora stava pescando ad un piccolo laghetto. La principessa, nel vedere tutto ciò, non potè trattenere prima una lacrima, poi tante altre. Il cavaliere la strinse a sè per qualche istante, per poi sussurrarle “Non ti preoccupare, il Male verrà sconfitto. E lo faremo insieme. E tutti torneranno normali.” La principessa lo guardò sorridendo con gli occhi ancora arrossati dalle lacrime, speranzosa e fiduciosa nelle doti di entrambi.

Non fu facile raggiungere il Castello Oscuro, ma il cavaliere combattè come un leone, e la sua spada sconfisse mostri marini e minotauri armati d’ascia; la maga usò magie di fuoco per distruggere tutte le creature volanti. Quando raggiunsero il cortile al centro del castello, e di nuovo respirarono l’aria esterna, si trovarono di fronte al loro grande nemico. Il Signore Oscuro Senza Volto li aspettava immobile, in tutto il suo grigiore, con un volto senza lineamenti. Nonostante non avesse occhi, entrambi gli eroi si sentirono scrutare nel profondo. Non aveva bocca, eppure tutti e due sentirono come un mormorio portato dal vento crescente. Il suo braccio sinistro era sollevato al cielo, e tutti e due capirono quale era il suo piano: il cielo si stava riempiendo di nubi nere e tutti e due sapevano come sarebbe andata a finire: nel momento stesso in cui la pioggia acida avrebbe cominciato a toccare il terreno, si sarebbe aperta la Porta delle Dimensioni, che si trovava proprio accanto al Signore Oscuro Senza Volto, e sarebbe stata la fine.

Il Cavaliere aveva già affrontato questa epica battaglia, ed era anche riuscito a ferire il suo nemico tagliandogli il braccio destro. Adesso doveva finire il suo lavoro. Alzò la sua spada del Drago al cielo, ed urlò “Attacco del Fulmine Rosso!” Nonostante la pesantezza dell’armatura che indossava, fece un salto in aria di 20 metri, mentre con la spada raccoglieva un fulmine e lo bloccava al suo interno. La principessa prese dalla tasca una manciata della sabbia di Costruzia, e gridando “Vento del Deserto!” lanciò la sabbia verso il cattivo, creando una tempesta sabbiosa che accecò i non-occhi del nemico. “Grazie!” le disse il cavaliere, che una volta raccolta la potenza del fulmine si scagliò sul comune nemico, colpendolo con la massima potenza e riuscendo a penetrargli le difese e a colpirgli il braccio sano. Che traballò…. e poi cadde al suolo.

“Urrà!!” gridarono entrambi gli eroi, alzando le mani presi dall’entusiasmo. Ma il cavaliere, girandosi verso la maga, si rende conto dell’ENORME pericolo che stava correndo: un albero vivente stava approfittando del momento di distrazione della tua compagna e stava alzando la sua radice-piede per farla cadere in trappola. “Attenta!” urlo il cavaliere, correndo verso di lei e spingendola leggermente di lato, poco prima della trappola, ma purtroppo finendoci lui stesso. Cadde a terra, ferendosi alla gamba. La maga lo soccorse immediatamente, ma ormai la pioggia stava cominciando a cadere. La Porta delle Dimensioni sembrò scuotersi piano, poi si aprì e…

“Giulia! Tesoro! Andiamo a casa, che sta piovendo!”

La mamma di Giulia uscì fuori insieme alla mamma di Matteo. Ed i nostri due eroi tornarono ad essere quello che erano: un bambino con una spada di legno ed un vestito fatto con uno scatolone di detersivo, una bambina con un vestito rosa tutto sporco di terra e sabbia. E il Signore Oscuro tornò ad essere un manichino senza due braccia.

“Giulia! Quante volte ti ho detto di non sporcarti! Ogni volta che torniamo a casa sei un disastro”
“Lasciali perdere, Marta… sono bambini, giocano. Io ormai sono abituato a lavare ogni giorno i vestiti di Matteo”
“Si, Carla, lo so… ma magari ogni tanto potrebbero stare più attenti. Dai Giulia, saluta Matteo che andiamo a casa.”

Il bambino era ancora seduto a terra, con il ginocchio sbucciato per essere inciampato sulla radice sporgente dell’albero del suo giardino. Si rialzò a fatica, stringendo i denti e saltellando su un piede. Giulia lo raggiunse correndo, poi gli diede un grosso bacio sulla guancia. “Grazie per avermi salvato” accompagnando le parole con un grande sorriso, che Matteo ricambiò mentre le guance si coloravano di rosso.

“La prossima volta lo battiamo, non ti preoccupare”
“Si, si… ci vediamo domani?”
“A domani! Ciao!”

Rimasto solo, dopo che Giulia era tornata a casa a casa con la mamma, Matteo guardò dentro casa.

“Mamma! C’è rimasto un pò di gelato alla fragola?”
“Prima vatti a pulire le mani!”
“va bene…”

Matteo rientrò in casa, e chiuse la porta d’ingresso alle sue spalle.

 

Questa storia è dedicata a tutti i grandi che una volta si sentivano degli eroi e sconfiggevano sempre il Male. Ma per dirla usando le parole di Antoine de Saint-Exupery, mi devo correggere:

A tutti questi grandi… quando erano bambini.

Alla prossima!

Una uscita a Roma sotto la Luna

Dopo una bella cena a base di pizza, è il momento di due passi a Roma.

Vedere il Colosseo mi fa sempre uno strano effetto. Soprattutto adesso, che è sera e le luci dei faretti la illuminano quasi come indossasse un nuovo vestito solenne.

Sarà la mia cultura da letterato,  ma in mezzo alla fiumana di gente che gli passa accanto l’Anfiteatro Flavio sempre ergersi incurante del tempo e degli esseri dalla vita tanto effimera che lo circondano in questa serata ancora giovane.

Roma cambia in continuazione.  Nuove gallerie sotto terra per migliorare la viabilità e la vivibilità,  monumenti che non hanno la protezione che meriterebbero.

Mi piace quasi tutto di Roma. È come essere sia nel presente che nel passato contemporaneamente,  ma il fatto a volte di non sentirne il futuro mi spaventa.

Forse il Colosseo potrebbe rassicurarmi. Chissà quante volte ha visto la “fine del mondo”. Eppure è ancora lì.

Probabilmente il segreto è proprio nella nostra breve vita.  Oggi siamo qui, possiamo vedere ciò che il mondo ci offre adesso e viverlo nel modo migliore possibile, senza farci condizionare da quello che forse non vedremmo mai. Solo il presente, ed un occhio distratto al futuro.

I monumenti se la passano molto peggio. Ancorati nel suolo e nel passato, ed ormai solo costretti ad aspettare il momento della loro fine.

L’immortalità ha i suoi dolori. E la mortalità le sue piccole gioie.

Ora scusatemi… mi godo un po dell’aria della Capitale. E cerco di non perdermi gli amici per l’ennesima volta ^^” Buona serata a tutti.

Alla prossima.

Coccullo (Abruzzo): Festa dei serpari del 1° Maggio (e sfortune annesse)

Ho conosciuto dell’esistenza di questo paesino (e della sua caratteristica festa patronale) a metà di Aprile, mentre mi trovavo ad attendere nell’anticamera di uno studio medico e sfogliavo la rivista. Ho trovato la notizia interessante ed immediatamente mi sono andato ad informare un pò di più. Da vari articoli e commenti su Internet, avevo letto molte cose interessanti ed immediatamente mi ero attivato per andarci.

Speravo di non andarci da solo, quindi ho cominciato a “diffondere il verbo” tra i miei amici… la stragrande maggioranza dei quali ha rifiutato per 2 motivi: 1) avere a che fare con dei serpenti 2) doversi alzare prestissimo la mattina e farsi un’oretta e 30 minuti di macchina. Ma, memore di 2 cose fondamentali, ovvero “La fortuna aiuta gli audaci” e “Se vuoi ottenere dei risultati, devi domandare alle persone giuste”, alla fine sono riuscito a formare un piccolo gruppetto: il buon M., la mia amica A. e suo fratello P.

Svegliarsi alle 06:20 non è mai facile, soprattutto considerando che è un giorno di festa e per una volta ci si potrebbe anche lasciar poltrire tra le coperte ^^” ma M. si fa trovare pronto alle 06:45, quindi andiamo a prendere a Roma A. e P. (che ci fanno attendere una ventina di minuti per… problemi tecnici XD) ed infine più o meno alle 08:00 SI PARTE!

Il Sole benedice i viaggiatori

Il Sole benedice i viaggiatori

Le premesse ci sono tutte: una bellissima giornata di Sole, il gruppo ben amalgamato, gli animi sonnolenti ma lieti, spirito molto alto. Certo, mi tocca guidare per più di un’ora… e la guida mi provoca molta tensione muscolare, se prolungata… ma è uno sforzo che faccio volentieri.

Prima il G.R.A., poi la A24 scorrono senza il minimo problema o rallentamento. Tempi di marcia rispettati quasi alla perfezione. Poi, nei pressi dell’uscita per Cocullo, si crea un serpentone apparentemente infinito di macchine. Ma questa era prevista: infatti è una festa che richiama un certo numero di persone (perchè lo sottolineo? Capirete più avanti…) quindi avevo già letto sulla Rete che ci sarebbero stati rallentamenti, arrivati in zona. Ma va ancora bene: il paesaggio abruzzese è molto suggestivo, ci sono persino alcune montagne innevate (*_*), sulle alture della zona si nota la presenza di un parco eolico e comunque la cittadina di Cocullo è davanti ai nostri occhi. Dobbiamo solo attendere che la coda defluisca e poi dobbiamo trovare parcheggio. Non siamo schizzinosi, ci accontentiamo di tutto.

Cominciano i guai ^^”

VI ricordate la parte nella quale dicevo che questo paesino viene visitato proprio in occasione della festa da “un certo numero di persone”? Beh… devo avere equivocato, perchè in realtà Cocullo viene SOMMERSA da un marea di persone. (a fine giornata, mentre tornavamo alla nostra macchina, sento una poliziotta parlare alla radio con un collega: l’affluenza alla festa è stata di 40000 persone! O_O) Ogni famiglia raggiunge il posto in macchina, molte delle quali sono… piuttosto grandi (ho visto molti Range Rover). Il particolare della grandezza delle auto non è ininfluente: essendo un paesino di montagna (se non ho letto male, si trova a 900 m. dal livello del mare) le strade sono… stradine piccole, strette e tortuose. Quindi immaginate come è stato difficile a volte passare tra due lati di macchine parcheggiate sui due lati della carreggiata. Sapevo che avrei dovuto parcheggiare lontano, ma alla fine sono riuscito a “posteggiare” sul ciglio della strada a circa 5 km dal paesino. E sapete quando siamo riusciti a scendere dalla macchina? Più o meno alle 11:40!

Si prospettavano diversi km in salta, ma per nostra fortuna eravamo tutti e 4 buoni camminatori. Io e A. ogni tanto dovevamo rallentare per compattare il gruppo (abbiamo una marcia abbastanza spedita), ma dopo circa 50 minuti riusciamo a raggiungere il paesino dei serpari, passando tra parcheggi più o meno sensati, esponenti della Polizia e della Protezione Civile che cercavano di controllare il flusso disumano di persone e, poco prima dell’arrivo nella cittadina, quello che ODIO di più (ma che in parte capisco, quindi non me la prendo più di tanto): le bancarelle. Non è stata tanto la presenza delle bancherelle che mi ha urtato (beh, in qualche modo la gente dovrà pur guadagnarci, e quella festa è una bella occasione, vista la grandissima quantità di persone) ma il loro posizionamento tattico: erano tutte sull’unica stradina che conduceva a Cocullo, occupando 3/4 del già piccolo passaggio. Il transito è quindi avvenuto tra bacherelle di oggettistica più o meno inutile legata ai serpenti, venditori di dischi e cd di musica e soprattutto tavole calde. SApete quanto costava un semplice panino con la porchetta (panino di medio-piccole dimensioni)? 5 euro! Un furto ^^” ma per nostra fortuna ci eravamo organizzati per un pranzo al sacco.

Cocullo (parte 1)

Cocullo (parte 1)

Cocullo (parte 2)

Cocullo (parte 2)

Cocullo è un caratteristico paesino abruzzese, dall’apparenza antica e sicuramente degna di una certa curiosità. La sua unica sfortuna è che visitarlo durante la festa dei serpari è IMPOSSIBILE. Perchè? Vediamo... avete presente l’effetto sardina? Bene, ci siete andati abbastanza vicini ^^” Una volta messo piede nella cittadina, ci accoglie una fontana con l’etichetta “Acqua non controllata” dal dubbio significato (infatti nessuno di noi ha bevuto) ma dalle fredde acque con le quali per lo meno abbiamo potuto lavarci viso e mani e concederci un pò di refrigerio, vista la giornata insolitamente calda e comunque i 5 km di camminata. Poi ci siamo inoltrati in un vicolo e ci siamo fermati poco prima di incrociare una stradina letteralmente invasa di persone in attesa.

Si erano fatte le 12:30 e mi viene un terribile dubbio. Non è che ci siamo persi tutto? Eppure c’è ancora un bel pò di gente… per fugare ogni eventualità negativa, lascio i miei compagni di viaggio dove ci siamo fermati (all’ombra), mi armo di “coraggio” e mi spingo verso l’interno. Un primo manifesto mi dice che le celebrazioni religise erano cominciate dalle 09:00 (e i serpari che volevo vedere erano a quell’ora… accidenti…) e per le 12:00 c’è il passaggio del Santo.

La calca presso la chiesa

La calca presso la chiesa

Cerco di spingermi più avanti, cercando di raggiungere la piazza con non poca difficoltà (e pian piano mi rendo conto del perchè vedo un sacco di persone con i teleobiettivi attaccati alle macchine fotografiche) e una volta che ci riesco trovo un muro umano insuperabile. Ma mi rendo conto che la statua di S. Domenico abate non è ancora passata in processione, quindi almeno una delle cose forse la vedrò. Il passaggio della statua è caratteristico perchè il Santo viene avvolto da serpenti vivi. Faccio in tempo a tornare indietro, ad avvertire i miei compagni di viaggio (che ormai sono abbastanza rassegnati agli eventi) e ne approfittiamo per mangiare qualcosa, visto che siamo lì e dobbiamo attendere. Rimaniamo giusto il tempo per veder passare la statua.

Quindi, è il momento di decidere. Torniamo a casa o cerchiamo di fare altro? Ormai si sono fatte le 13:20 e la gente sta lentamente tornando alle macchine. Mi ero preparato un piano alternativo, ovvero visitare la vicina Riserva naturale delle Gole del Sagittario, che mi avevao descritto essere molto rilassante e suggestivo… ma implicava continuare a camminare. Purtroppo P. ha avuto la maleaugurata idea di indossare per la giornata degli scarponi, con la conseguenza di avere incredibili fastidi e problemi ai piedi. In quel momento, mi rassegno anche io. Con estrema fatica riusciamo a tornare alla nostra macchina, quindi veniamo coinvolti in una specie di “tour de force” per cercare di raggiungere l’autostrada (e ci riusciamo più o meno alle 15:50… e purtroppo non sto scherzando -_-”) e quindi ci avviamo verso casa, con l’unica consolazione che sono comparse diverse nuvole ed un pò di fresco dopo la calura mattutina è stato qualcosa di ben accetto.

Vi dò qualche consiglio, nel caso la festa vi abbia incuriosito e vogliate andare a dare un’occhiata:
1) il tempo di arrivo è TUTTO. Pensavamo di essere arrivati abbastanza presto, considerando che avremmo dovuto metterci un’oertta e mezza di macchina per arrivare, ma non abbiamo tenuto conto del marasma di persone presenti. Quindi, cercate di essere lì per le 7 del mattino. Non è detto che non ci sia nessuno, ma il parcheggio sarà molto meno problematico e sicuramente riuscirete a godervi di più il paesino (cosa che noi non siamo riusciti a fare)
2) Pranzo al sacco. Come ho già scritto, ci sono punti di ristoro ma hanno prezzi da furto ^^”
3) Non venite con i macchinoni. Si, lo so… magari siete in tanti e una macchina sola è comoda, ma la grandezza della macchina influisce sulla viabilità di quella giornata. E riguarderà sia voi che gli altri (ve ne renderete conto quando ve ne andrete da lì ^^”)
4) se avete un camper… usatelo. Ne ho visti molti in parcheggi molto vicini al paesino. Hanno l’indubbio vantaggio di poter arrivare il giorno prima e partire il giorno dopo, risolvendo parecchi problemi.
5) se pensate che camminare 5 km in salita per raggiungere il paesino sia davvero troppo… beh, posso dirvi che a 2 km dal paesino c’è una specie di servizio navetta gratuito. Ma è comunque influenzato dal punto 3.

Chiudo con una mia personale considerazione sulla giornata. Alla fine, mentre tornavamo a casa, ero molto innervosito. In realtà avevo molti motivi per essere comunque soddisfatto della giornata (e come me , anche gli altri miei compagni di viaggio me lo hanno fatto notare): è stato un primo Maggio diverso, abbiamo fatto una specie di gita fuori porta, abbiamo visto le vallate abbruzzesi baciate dal Sole e comunque siamo stati bene insieme. Ma… ieri non sono riuscito a scrollarmi di dosso il sentimento di frustrazione per aver indirettamente promesso loro di vedere ben altro, e sebbene sia stato io il primo e più deluso di tutti, mi rendo conto di aver costretto i miei compagni di avventura ad una specie di giornata vagamente massacrante, sia fisicamente che di nervi. E poi, su Cocullo… è un’occasione doppiamente persa. Non solo per la festa in sè, quanto per il fatto che non ritornerò sicuramente a scoprirla, vista la distanza. Chissà, magari mi sono perso altre cose interessanti. Ma ormai…

Vi lascio con un’ultima immagine.

La neve oltre le montagne verdi

La neve oltre le montagne verdi

Alla prossima!