Archivio mensile:maggio 2018

Sogno “fuori tempo”

Nel sogno apro una porta blu ed entro in una specie di enorme sala universitaria. Sul lato sinistro è presente una cattedra vuota ed una sedia, mentre sul lato destro ci sono una serie di gradoni verso l’alto, nell’ordine di 10 -12, ed occupati solo nella parte più alta, credo gli ultimi 3. Dopo qualche secondo di smarrimento, salgo anche io questi gradoni e raggiungo il terzultimo dal basso, fermandomi accanto ad un ragazzo che mi ricorda Raji di “The Big Bang Theory”. Mi saluta con la mano e vedo che porta con sè dei quaderni sui quali sembrano esserci delle formule matematiche. Non mi sono ancora seduto, anche perchè nel sogno mi domando perchè sono finito proprio in quell’aula.

Quasi all’improvviso sento il rumore di una porta che si apre, e dalla stessa porta della mia entrata compare una donna di mezza età, bionda e con gli occhiali dalla montatura nera, camicetta bianca ed un gilè rosso abbinato alla gonna (non so perchè ricordo tutti questi dettagli ^^”). E’ evidentemente frustrata, scocciata ed infatti con passi pesanti si dirige verso la cattedra, prende dalla borsa che portava a tracolla quello che sembra essere una registro e lo sistema sulla cattedra. La sala si fa immediatamente silenziosa, ed io che sono ancora in piedi faccio per sedermi quando la professoressa pronuncia il mio cognome ad alta voce.

Io rimango inizialmente come paralizzato a metà strada, per poi rimettermi dritto, quindi mi rendo conto che tutti gli altri studenti presenti hanno voltato la testa per guardare me in perfetta sincronia, per poi rimanere in silenzio a fissarmi. La professoressa comincia a farmi una serie di domande, circa una ventina, 3 delle quali hanno a che fare con rispettivamente la possibilità che un atomo riesca a diventare qualcos’altro (con tanto di spiegazioni sul perchè sì o perchè no), perchè un determinato materiale è fondamentale per la conquista di Callisto ed infine mi dice una lunghissima formula matematica chiedendomi poi di ridurla al minimo e di darmi sia la soluzione che invece renderla ancora più lunga e spiegare perchè la seconda soluzione è completamente diversa dalla prima. Il tono delle domande è secco, non mi dà tregua.

Ovviamente non so nessuna delle risposte e quindi faccio un’unica e lunghissima scena muta. Mi volto a guardare gli altri studenti, e sebbene continuino a guardarmi fisso scorgo nei loro sguardi una certa incertezza. Credo che anche loro siano nella mia stessa situazione. La professoressa lascia passare qualche minuto di silenzio, prima di ricominciare a parlare, piano e decisamente sarcastica. Mi dice che se non si sanno queste cose “basilari” la mia presenza qui è solo uno spreco dell’aria dell’aula. Io ribatto che quello che mi ha chiesto mi sembra tutto tranne che basilare e poi aggiungo che non capisco la mia presenza qui, visto che ho una cultura umanistica. Lei quasi mi scoppia a ridere in faccia, dicendomi che sono sul suo registro quindi io ho voluto partecipare a quel tipo di lezione, per poi farmi notare che a questo punto la mia lentezza di apprendimento è dovuta al fatto che sono il più vecchio dei presenti.

Quando mi fa notare questa cosa, mi volto verso i miei compagni e loro sono tutti ringiovaniti (avranno tutti 18 anni o giù di lì), hanno riempito tutti i posti sui gradoni ed annuiscono guardando la professoressa e prendendo appunti. La mia ultima sorpresa riguarda l’anno in cui mi trovo: la professoressa dapprima ironizza che una cultura umanistica ai giorni d’oggi è solo il rifugio dei falliti che vogliono darsi delle arie da intellettuale, quindi ad alta voce riporta che non sono preparato e segna la data. E la data in questione è quella del mio primo anno all’università. Quindi mi rendo conto di essere nel passato ma vecchio come adesso. Dopo questa constatazione mi sveglio.

Alla prossima.