Archivio mensile:ottobre 2013

Paura delle ombre

Da piccolo avevo paura di 2 cose.

La prima era di rimanere solo. Non mi dava fastidio passare qualche momento in solitudine, anzi a volte la ricercavo. Ma mi domandavo… e se un giorno la solitudine diventasse permanente? Non ero (e non sono tutt’ora) una persona estroversa ed espansiva, e l’ipotesi che un giorno non godessi più di alcuna compagnia era il mio incubo. Adesso… ogni tanto ci penso. Meno di quanto ero più giovane. L’unico problema è che le poche volte che il mio pensiero torna in quel punto… è sempre un gran male. Evidentemente ho ancora paura delle ombre.

La seconda era… molto stupida ^^” ed in parte motivata da bassa autostima.  Avevo paura di far conoscere i miei amici… ad altri miei amici. E la paura derivava dal fatto che da giovane mi sentivo una persona non così interessante. Anzi, piuttosto noiosa. Quindi, se persone con le quali ero entrato in amicizia avessero incontrato altri miei amici, sicuramente più interessanti di me… sarei rimasto “solo” di nuovo.

Pensavo che almeno quest’ultima mi fosse passata. Intendiamoci, ancora adesso non credo di essere una persona interessante, ma di solito ragiono in questo modo: se la gente continua a voler avere a che fare con me, forse non sono del tutto da buttare XD Eppure… quando l’altra sera ho visto un amico rispondere al cellulare alla chiamata di una mia amica che poi è diventata amica di entrambi… beh, non lo nego: mi è venuto come un groppo alla gola, e “vecchi” (o giovani, dipende da come la si vede) pensieri si sono riaffacciati.

Come sempre, un grazie alla mia faccia per niente espressiva che mi ha permesso di apparire come al solito quando questo strano dolore mi ha preso alla sprovvista…

Alla prossima.

Qui dove cresce il futuro

Da qualche giorno sto tornando all’università, per cercare di completare alcuni esami lasciati in sospeso per TROPPO tempo (ma lavoravo, ho le mie motivazioni). Curioso…proprio a causa della mia lontananza, ho rivissuto con una certa “perfezione” il primo impatto che ho avuto quando ho messo piede all’interno di un’università.

Un posto deliziosamente caotico, pieno di vita e di movimento, di giovani menti pronte ad affrontare chissà quale impresa. È come il futuro che DOVREBBE essere sempre.

L’università ha un valore ambivalente per me. Quando ho cominciato a studiarci dentro, era la rappresentazione perfetta della libertà.  In realtà,  anche il liceo è stata una mia scelta, ci mancherebbe.  Ma una volta cominciata è stato seguire un percorso obbligato e soprattutto controllato. Si era anche minorenni, c’era anche il controllo dei genitori. Invece quando mettevo piede all’università per la prima volta ero maggiorenne, virtualmente padrone assoluto del mio “destino” e credo anche di avere respirato un’aria migliore XD

Ma l’università è stata anche una purtroppo efficace rappresentazione del mondo reale. Di quello che mi avrebbe atteso una volta finiti gli studi.  Ovvero… una immensa fatica. Devo fare delle precisazioni: ho preso una laurea triennale in Lettere (che come dice con grande tatto mia madre “…ti porta alla disoccupazione o al massimo a fare il maestro”) perché volevo conseguirla, poi la laurea specialistica in giornalismo mi fu negata a causa del mio voto non sufficientemente alto. In quel momento mi sono un po depresso, poi sono sopraggiunti altri problemi burocratici… ma questi sono problemi più strettamente miei, a cui cerco ancora soluzione, che non vi riguardano.

Riguardando il video, io non vedo solo ragazzi e ragazze. Io vedo sogni. Aspirazioni. Speranze. Un generale ottimismo e voglia di fare… e di essere.
In parte mi domando quando ho perso le mie, di aspirazioni. O se le ho mai veramente avute. Ma mi sento un “frignone” e non è il caso. Per mia fortuna ho potuto conoscere l’esperienza di diversi amici che hanno sofferto forse più di me negli studi e sono riusciti a coronare i propri sogni sofferti. E che mi sono di costante esempio. (e poi conosco diverse persone che mi considerano o che mi hanno considerato un “maestro di vita”… mah! Forse “socraticamente” parlando è vero. Lui sapeva di non sapere, e considerando i miei attuali risultati lo so anche io ^^”)

Vi lascio con un’ultima considerazione: bisogna essere davvero giovani ed “ingenui” per poter affrontare il futuro. Ma solo i giovani hanno l’incoscienza adatta a fare miracoli, non credete? E questi… solo questi… sono i miracoli a cui voglio credere.

Alla prossima.

P.S.: in realtà l’inizio dell’articolo era differente. E a dirla tutta, ho cercato anche di inserire un brevissimo video (anche se rimango un tipo da “immagini statiche”). Ma il buon wordpress (o il mio pc, di queste cose continuo a non capirci nulla ^^”) me lo ha impedito. Un segno del destino, per avercercato di fare qualcosa che non è nelle mie corde? XD

Il “gioco”

image

Non sono una persona con molti “vizi”, come il fumo o il bere:  o perché il mio corpo li rifiuta non appena si avvicinano (come il fumo) oppure perché in realtà non do loro molte possibilità per “attecchire” (come il bere).

Il “gioco” (d’azzardo,  quello tipo gratta e vinci) fa parte della seconda categoria. Ogni tanto mi concedo di tentare la sorte, una volta al mese se non di più.  Così,  giusto per provare. Qualunque risultato esca, me ne vado subito dopo.

Oggi stavo facendo un giro per consegnare alle segreterie di diverse scuole la mia “messa a disposizione” (una lunga storia…) ma in una scuola di queste dovevo aspettare una ventina di minuti. Ne approfitto per andare ad una tabaccheria lì vicino per fare una ricarica al mio telefonino. Quindi entro, e pagando con un biglietto da 50 euro mi faccio una ricarica telefonica da 25 euro… e mi compro un gratta e vinci da 5 euro. “Turista per sempre”, l’unico che acquisto.  Mi piace l’idea della rendita mensile in caso di vittoria.

Comprato il biglietto, mi sistemo su un bancone lì vicino,  e mi siedo accanto ad un vecchietto che sembra grattare anche lui uno di questi “giochi”. Ne vedo molti di più,  a dire il vero. Almeno 5-6 già grattati.

Gratto il mio, con la massima tranquillità.  Di solito non vinco nulla, ma va bene anche così.  Oggi invece la dea bendata mi sorride… e mi ritrovo a vincere 50 euro! Sono soddisfatto,  non lo nego.

E qui avviene la cosa strana. Il signore che mi siede accanto, il vecchietto con tanti gratta e vinci, evidentemente si accorge che ho vinto. Guarda il mio gratta e vinci,  guarda i suoi (evidentemente non vincenti), poi guarda me e mi domanda, con  un tono tra il triste ed il cinico e guardandomi quasi irritato…

“Perché?

Ho capito immediatamente a cosa si riferiva con quella domanda, ma mi ha colto comunque alla sprovvista, tanto da lasciarmi senza parole. Forse pensereste che stava scherzando, ma vi assicuro sulla sia serietà.  Aveva fatto una domanda “immensa”, sia nella portata che purtroppo nella stupidità ^^”. E io purtroppo penso sempre che l’anzianità porti con sé una certa saggezza dovuta all’esperienza.

In realtà mi sono limitato ad andare alla cassa e riscuotere la vincita, senza aggiungere nulla. Ma adesso,   a mente fredda, forse saprei cosa rispondergli.

“Perche… sei arrivato al punto tale da farmi una domanda del genere?”

e posso dedurre,  perché una cosa che dovrebbe essere un moderato e buon condimento della vita è diventata il tuo unico cibo?

Alla prossima.