Archivio mensile:marzo 2014

Un picco di anziana crudeltà

Forse è dovuto al fatto di avere in casa mia nonna ed il suo strano/antiquato/a tratti incomprensibile modo di ragionare… ma è da un po di tempo che ho davanti agli occhi esempi di contorti ed assurdi ragionamenti di persone della terza età.  Di solito, a maggior ragione in virtù di vivere a stretto contatto con un anziano, tendo ad essere comprensivo. A volte, quando si lamentano della fila che non passa e quando finiscono il loro turno immediatamente si lamentano che non hanno nulla da fare a casa… mi viene compassione.

Ma… quelli che ho visto e sentito oggi supera ogni mia comprensione.

Ero all’ospedale.  La fila per il prelievo di sangue era lunga come sempre, ma in fondo non era nulla di insolito: avevo messo in preventivo di perdere 20-30 minuti prima che toccasse a me. Questa volta c’è da attendere più del previsto: dopo un’ora,  ero ancora in attesa.  Io come altre persone. Tutti erano un tantino scocciati, ma a parte qualche piccola lamentela tutti erano rassegnati.

Tutti… tranne una. Una signora anziana, in un cappottino rosso e con gli occhiali, che ha cominciato a lamentarsi.  Prima piano, poi con sempre maggiore intensità e rumore. Ma lì tutti la sopportavano, data l’anzianità.

Il punto di svolta si ha quando passa un’infermiera e fa per entrare nello studio dove fanno i prelievi. Immediatamente la signora, nonostante l’età e la lentezza,  scatta in piedi e ferma l’infermiera.

“Allora??? Qui sto aspettando da più di un’ora!! È uno scandalo. State tutti giocando a carte, qui dentro??”

L’infermiera si trattiene dal fare qualcosa di avventato, fa un profondo respiro e con la massima educazione risponde: “Guardi… siamo mortificati… ma è arrivato un ragazzo che si è sentito molto male. È abbastanza grave, è una priorità più alta. Ci dispiace per l’attesa.”

Poteva essere una scusa. Il sospetto è venuto anche a me. Ma poteva essere vero, quindi mi sono messo l’animo in pace. Io come quasi tutti gli altri presenti.

E l’anziana signora? La replica è stata la seguente…

“A ME NON IMPORTA NULLA DI QUESTO RAGAZZO! IO PRETENDO CHE MI FACCIANO QUESTO BENEDETTO PRELIEVO!!”

Sono rimasto in silenzio fino a quel momento, ma dopo aver sentito questo mi è scappato un “Signora!! Si calmi!”

La signora, non soddisfatta, si è comunque rimessa a sedere e ha borbottato fino a che non è toccato il suo turno.

Vi giuro, quando penso a quella scena… mi vengono i brividi.  Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma cosa c’è di peggio di un anziano che si comporta da bambino permettendosi di fare commenti assurdi e maligni… e nessuno dice nulla in rispetto della sua età?

Alla prossima. 

Una fune spezzata

20140325_180634[1]Questa immagine rappresenta perfettamente il mio stato d’animo. Ma è meglio che spiego.

E nel mentre, faccio partire “Only Hope” di Mandy Moore. Una piacevole riscoperta di qualche giorno fa.

Questo è un parco vicino a dove abito. E quelle due costruzioni triangolari di legno (una in prima piano, l’altra quasi sullo sfondo) sono ciò che resta di… una giostra. Prima c’era un cavo d’acciaio che collegava i vertici di questi due “triangoli”, e attaccata al cavo una carrucola. Fondamentalmente, il gioco consisteva nello scivolare da una struttura all’altra, attaccati alla carrucola. Era qualcosa di semplice, eppure mi entusiasmò così tanto che la prima volta (complice la sera e l’assenza di bambini) ci giocai a lungo. Ridendo come un bambino ogni volta. Ed in seguito, quando ci passavo, almeno una scivolata me la facevo sempre. Chissene frega se ero un “adulto”. Mi piaceva, la facevo. Certo, con estrema moderazione.

Poi sono venuti i vandali. Persone che l’hanno usato in modo improprio, che l’hanno rotto o rovinato così tanto che ormai tutto quello che resta lo potete vedere nella foto. Non sono nemmeno sorpreso: in un mondo migliore, più giusto questo gioco sarebbe ancora funzionante, ci sarebbero ancora bambini che lo usano e si divertono. E non sarebbe quello scheletro che è adesso.

La sottolineatura non è casuale. E’ un inizio di frase che ho usato spesso, in questi giorni.

Ma è solo quando l’ho usata oggi come incipit, mentre discutevo di una cosa con la dottoressa di famiglia, che me ne sono reso conto. E mi sono ricordato di quando l’ho usata mentre discutevo con mio fratello del suo futuro… e di quando è comparsa sulle mie labbra quando parlavo con una mia amica.

E, cosa ancora più drammatica… l’ha usata anche mio padre.  In una discussione che ha avuto con me pochi giorni fa. Uso drammatica non senza ragione. Ho assimilato molto da mio padre, a volte senza volerlo. Penso che continuerà sempre ad essere il mio supereroe. Ma insieme alle cose belle, temo di aver assimilato il suo profondo e sotterraneo cinismo. Per dirla in modo semplice e forse anche rozzo… “il mondo è una merda, tu sei costretto ad adattarti. Che lo voglia oppure no”.

La cosa mi spaventa, perchè vuol dire che sono abituato al peggio. Che tutte le brutture del mondo stanno diventando… normali, per me. E cosa ancora peggiore… sto involontariamente cercando di diffondere questa visione anche a tutto il mio mondo O_O

Che fine ha fatto il mio me stesso di qualche anno fa? Quel ragazzo sempre pigro, senza tempismo ecc.. (basta leggere “Qualcosa di me…” che è sempre valido ^^”) ma con una sorta di innata, grezza e semplice visione positiva del mondo? Forse si è davvero perso. Ma come posso permettermi di far perdere la strada anche ad altre persone?

E se in futuro avessi figli/e?

Come ha detto oggi un mio contatto di skype “[…] io credo che abbiamo semplicemente bisogno di felicità, di saperla percepire ed interpretare nelle piccole cose. Apprezzare senza troppi gironi […]”

E se avessi accanto il mio buon Leonard Speedstep, sicuramente a proposito direbbe qualcosa tipo “Penso che la vita sia troppo breve per perdere tempo focalizzandosi sulle cose brutte. E di cose belle ce ne sono tante… basta solo essere un pò più attenti.”

Devo guadagnare un pò di autocontrollo.

Alla prossima.

Sempre la stessa storia

Ennesima discussione di prima mattina con mia madre. Ennesimo litigio “non concluso” (e rumoroso) per volontà della suddetta. Quindi.. ennesima discussione con mio padre.

Mi sento incredibilmente solo.

Mio padre cerca di capire, ed in parte riesce nel tentativo. Ma ci sono troppe cose nella “zona d’ombra” che mi riguarda, secondo lui. Per lui sono pigro e soprattutto menefreghista. Per lui (anche se gli riconosco qualche minimo dubbio) voglio solo stare a casa con loro a non fare nulla. E si lamenta che in questo modo non avrò futuro. Che potrei trovarmi in mezzo alla strada.

E io… come capita sempre… non trovo le parole per rispondergli. Non quando mi serve. Non quando avrebbe senso. Adesso sono pieno di risposte argute e brillanti, alcune delle quali persino incisive. L’unico modo in cui posso usare queste risposte è… accartocciarle come carta di qualità superiore ma piena di scarabocchi indelebili e con gesto da giocatore di basket gettarlo nel cestino del “E se…?”

Mia madre poi torna una specie di “fatina buona” e torna a parlare con me usando una certa gentilezza. E non capisce che mi fa ancora più male. Non può passare dalla modalità “arpia” alla modalità “Fata madrina” con questa velocità. Mi viene solo il disgusto e la nausea.

E penso che, per quanto mi sforzi, mi ritrovo con lo stesso problema che ho da qualche tempo: non VOGLIO chiedere aiuto ai miei genitori. C’è qualcosa che mi dice che mi farebbero indirettamente pesare ogni successo (perchè è “grazie a loro, che per una volta li ho ascoltati…”) ed il mio orgoglio è una bruttissima bestia, visto che la conosco fin troppo bene.

Non voglio…

… voglio che qualcosa cambi. Ma tutti i miei sforzi a riguardo sembrano essere inutili, oppure hanno ragione i miei genitori: sono troppo pochi.

Ma la mia è pigrizia (e quindi vuol dire che di risorse ne ho) oppure è solo esaurimento?

Ho un pò di mal di vita.

Passerà.

A spasso per Roma – Il Cimitero Acattolico di Roma

Cimitero_Acattolico_di_Roma_-_04_Parte_antica[1]Oggi mi trovavo a Roma per partecipare ad una specie di presentazione di bando di concorso regionale insieme ad una cara amica. Dopo essere stati presenti alla manifestazione, una volta di nuovo a zonzo il mio prode Google Maps che stavo usando sul telefonino mi incuriosisce facendo notare la scritta “Cimitero Acattolico di Roma”. Chiedo subito alla mia amica se ne sa qualcosa, e lei mi giuda alla visita di quel cimitero. Per la precisione, l’ingresso si trova in via Caio Cestio 6, vicino a Porta San Paolo e a lato della Piramide Cestia. E’ conosciuto anche come “il cimitero degli stranieri” oppure “Il cimitero dei poeti e degli artisti”

Cimitero_Acattolico_di_Roma_-_03_Giardino[1]E’ un posto molto particolare. Di solito, un cimitero non è un luogo molto ameno… anzi, è un luogo di profonda tristezza. Penso che sia dovuta ad una visione “cattolica” della Morte, ovvero come un momento in cui si piange la fine della vita di un essere vivente. Ho sentito dire che invece la visione “protestante” della morte si focalizza più sulla gioia dell’entrata dell’anima del defunto nel regno dei Cieli, e ho letto che i loro cimiteri sono organizzati con prati verdi tra una tomba e l’altra, e a volte diventa persino posto di ritrovo per picnic. Questo cimitero è una giusta via di mezzo.

Una volta dentro, sono stato investito da una piacevole sensazioni di pace e sentivo di respirare la Storia. Enormi lapidi maestose percorse da vicoletti, cipressi centenari che sembrano vigilare oltre che fare una piacevole ombra, bellissimi gatti che riposano e vagano tra le lapidi, un grande prato con le panchine e con alle spalle l’imponente figura della Piramide Cestia… mi sentivo intimamente coinvolto ed incredibilmente romantico ^^” E poi… il cimitero è l’ultimo riposo di straordinari personaggi.

Cimitero_Acattolico_di_Roma_-_02_Tomba_di_Keats[1]Questa foto… è la tomba di Keats!! *_* Ed è stata un’emozione. Lo so, lo so… non ci sarebbe da esaltarsi, ma… ero entusiasta. Il grande poeta inglese romantico morto a Roma nel 1821 per tubercolosi, e seppellito in un posto tanto magico. E forse, contribuisce alla stessa magia. Ed insieme a lui (giusto per citarne qualcuno), ci sono personaggi del calibro di Percy Shelley, ed italianissimi come Antonio Gramsci e Carlo Emilio Gadda. Ma ogni personaggio che riposa lì dentro (e che io non ho mai sentito nominare) sono sicuro ha avuto una vita avventurosa da raccontare ^^

Cimitero_Acattolico_di_Roma_-_05_Una_profonda_verità[1]Quest’ultima foto… mi spinge a fare una considerazione simil filosofica. La prima volta che ho letto l’epitaffio, mi è venuto da ridere per la sua brevità e per l’apparente semplicità. Poi, riflettendoci bene… forse è una delle frasi più sensate mai lette su una lapide. La solita frase “Non fiori ma opere di bene” aveva anche stufato. Invece questo epitaffio nasconde una profonda verità: ormai il defunto non ha più niente da raccontare, è chi lo passa a trovare a doverlo fare. E facendolo… ricorda lo stesso defunto, riportandolo virtualmente in vita. Infatti, nessuno muore veramente se è nei ricordi di almeno una persona che gli ha voluto bene.

Ok, riflessione scontata a parte… vi consiglio ardentemente di andarlo a visitare, se siete a Roma. Ve lo assicuro, non ve ne pentirete. E alla fine pagare quei 3 euro come contributo volontario… sarà un piacere. Fidatevi.

Alla prossima!

La scomparsa della Festa della donna

Nel mio micromondo, ho avuto la fortuna di conoscere (e di continuare a frequentare) donne fortemente emancipate. Consapevoli della propria “forza”, considerano questa festa… molto poco (se non nulla).

Invece io la considero molto importante. Proprio perchè… è (con mio leggero sconcerto) molto considerata ^^”. MI spiego meglio, prima di passare per misogino XD

Uomini e donne sono diversi, fisicamente e psicologicamente parlando. Non è possibile una parità in tal senso. Ma è un dovere che si raggiunga una parità in ambito di “possibilità”. E’ un traguardo da raggiungere, il più presto possibile.

Quindi, il giorno in cui si arriverà all’ 8 Marzo e nessuno gli darà più importanza, vorrà dire che la parità è stata raggiunta e quindi tale festa non avrà più neanche il lontano senso di esistere ^^

(…oppure saranno scomparse le donne e e saremo prossimi all’estinzione della razza umana ^^”)

Alla prossima!

 

L’incompreso ruolo dei “parafulmini”

E’ un avvenimento successo ieri pomeriggio. Dopo pranzo, mi sono visto/sbirciato la mia dose di cartoni animati (ebbene si, li guardo anche adesso) e dopo aver letto 2 o 3 cose sul web, sono salito al piano di sopra (il nostro ripostiglio) per prendere l’aspirapolvere. Mia madre mi aveva chiesto una mano, e io non avevo nulla da fare.

Mio fratello, tornato da poco in casa dall’università, era in bagno e quindi io mi sono permesso di cominciare da camera sua, così non l’avrei disturbato con il suono infernale dell’aspirapolvere. Mentre sto passando l’elettrodomestico su altre stanze, mio fratello esce dal bagno e mia madre ne approfitta per chiedergli che cosa fosse quello che a me sembrava una specie di caricabatterie. Ed è stato “l’inizio della fine”.

MIo fratello si è infervorato all’istante (da 0 a 100 in 2,8 secondi netti!) lamentandosi ed urlando a mia madre che lei non deve frugare in camera sua e deve lasciare le cose così come sono lì dentro. Mia madre, all’inizio più tranquilla e sbigottita della reazione del figlio, non si è poi tirata indietro e ha risposto urlandogli che la sua camera faceva così schifo (per sporcizia e polvere) che è stata “costretta” a mettere in ordine mentre puliva per terra.

Ad un certo punto della conversazione, io avevo un attimo spento l’aspirapolvere per togliere alcuni batuffoli di sporco dalle setole, quindi ho ascoltato più o meno tutto. In realtà ero tentato di intervenire, come altre vole, cercando di mettere pace in un litigio sinceramente inutile e di facile risolvibilità, ma stavolta ho deciso di lasciarli scannare e continuare a fare il mio “lavoro”. Inutile dire che il “tono alto” della discussione ha fatto tornare mio padre che era fuori casa. Mia madre, arrabbiata, gli ha detto di parlare con me… io ho detto che non ci entravo nulla e non volevo entrarci… quindi ho riacceso l’aspirapolvere e ho proseguito il mio lavoro, con il rumore che stavolta apprezzavo di più, visto che copriva i toni alti dell’ennesimo inizio della discussione (stavolta a tre). E nel mentre, canticchiavo “It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)” dei R.E.M.

Come già ho scritto, ho avuto l’occasione di intervenire, di fare da paciere. Certe discussioni succedono spesso in casa nostra, ed in parte sono anche comprensibili (mia madre e mio fratello hanno un “gap generazionale” abbastanza alto). Ed era anche di facile soluzione la faccenda (mio fratello avrebbe pulito la sua camera almeno 2 volte la settimana ed in cambio mia madre non ci sarebbe entrata se non per portare abiti o cose del genere). Ma ho deciso in questo caso di farne a meno.

Primo motivo: nessuno dei due avrebbe accettato la mia proposta. Mio fratello è troppo pigro per voler rimettere a posto camera sua, ma anche se avesse rispettato l’accordo (e sarebbe stato come entrare nella fantascienza ^^”) non l’avrebbe poi rispettato mia madre: considera il posto dove abitiamo tutti come “casa sua” e come tale si sente in diritto di avere la possibilità di entrare ovunque senza limitazioni.

Il secondo motivo è di carattere personale. Prima ho detto che di solito in questi casi il mio ruolo è quello del “paciere”, ma in realtà il termine più esatto è “parafulmine”. In realtà alla fine si rivolgono a me perchè mi trovo nell’affascinante via di mezzo, in grado di comprendere sia mio fratello che mia madre, e quindi vengono ascoltato da entrambi…. ma quando comincio a dire che sbagliano ed hanno ragione entrambi, perdo immediatamente di valore e mi ritrovo a dover assorbire parte della loro carica elettrica. Con il risultato che le discussione perdono di potenza e di aggressività, e di solito terminano senza troppe scorie. Tranne per me, ovvio. Le scorie lasciatemi dai due rimangono in me per un pò, che nel mentre mi domando per quale motivo ci sono finito di mezzo io che cercavo di dare loro una soluzione pacifica.

Come è finita poi? Mutismo ed arrabbiatura generale in casa, con i musi lunghi di mio fratello, mio padre e mia madre. Non era una bella atmosfera, ma sarò sincero: non me ne importava nulla. Io ero tranquillo e sereno.

Credo che andare dallo psicologo stia dando i suoi primi frutti. Ho capito per una volta che a volte c’è bisogno che la gente si scanni tra di loro. Ho capito che a volte non sarà possibile per me far comprendere alle persone eventuali “cose sbagliate”, sebbene io lo voglia con tutte le mie forze. A volte, l’equilibrio è, in situazione come queste, non mettere naso nella faccenda ed attendere che faccia il suo naturale corso.

Certo, poi rimangono scorie di malumore e pessimismo in tutta la casa. Certo, cosa brutta e non consigliabile…

… ma per quel motivo me le devo sempre assorbire io? Forse in questo modo impareranno da soli. Ci sono persone, secondo me, che hanno bisogno di incocciare contro solidi muri per capire le cose. Li lascerò fare, e ne guadagnerò in salute mentale.

Alla prossima.