Archivio mensile:maggio 2015

L’ultima battaglia – Cap.6: un attimo di riposo

Quando il signor Broders aveva parlato di “una delle stanze migliori” decisamente non stava scherzando. La prima impressione che ebbe l’attrice una volta entrata nella stanza fu di perfezione. La stanza sembrava smisuratamente grande, e la prima cosa che la raggiunse fu un tenue profumo di gardenia che aleggiava nell’aria. Non forte abbastanza da risultare pesante, ma abbastanza percepibile da ispirare una certa sensazione di pace. Il pavimento era addirittura riscaldato (se ne accorse quando si tolse le scarpe per rimanere a piedi nudi) ed il letto a due piazze era immacolato. Bianche lenzuola, coperta color verde e persino due cioccolatini su entrambi i cuscini. Cioccolato alla menta, per essere precisi (uno fu immediatamente mangiato). Un comodino al lato destro del letto, con 3 cassetti e una piccola lampada. Sul lato sinistro, quello più vicino alla porta d’ingresso, un frigobar e su di esso un telefono bianco. Sulla parete opposta al letto c’era, appeso al muro, una schermo al plasma di almeno 36 pollici, uno di quelli che la gente normale nemmeno immagina esistano. Liz prese il telecomando che stava sul letto, accese la televisione e subito capitò sul canale Discovery Channel, che trasmetteva un documentario sulla vita delle tigri. Abbassò il volume, fino a quasi togliere la voce, quindi posò di nuovo il telecomando sul letto. Insieme alla borsa che si era portata. L’attrice non aveva ancora detto una parola, ma a giudicare dall’espressione sul suo viso sembrava piacevolmente colpita dal posto. Si avvio versò l’altra porta della stanza, e aprendola trovò il bagno. Molto grande anch’esso, con un lavandino con specchiera e una “zona” doccia/ bagno. Trovò anche un altro telecomando. Lo osservò incuriosita, per poi premere uno dei pulsanti. Da qualche parte, partirono le note, la musica e la voce di un noto cantante del momento … e la canzone che l’attrice stessa amava. Si ritrovò persino a fare qualche passo di danza, mentre ascoltava la melodia.

“A quanto pare si sono informati su di me …” furono le prime parole dell’attrice “… devo ricordarmi di ringraziarli. E’ meraviglioso …” chiuse gli occhi, come per poter in questo modo assaporare meglio le note delicate che sembravano galleggiare invisibili per tutta la stanza.

Rimase qualche minuto sul letto, ad ascoltare la musica e guardare la televisione. Ogni tanto guardava verso la porta … sicuramente si aspettava l’arrivo a momenti dell’amico … ma dopo un po’ si alzò, stiracchiandosi le braccia.

“Ho bisogno di farmi un bella doccia rilassante … anzi, stavolta proverò la vasca da bagno …” Si disse mentre tornava in bagno e cominciava a riempire la vasca d’acqua “Quante essenze …” aprì uno dei barattoli accanto alla vasca, e ne odorò il contenuto “Buono …” ne aprì un’altra “Anche questa …” si disse mentre cominciava ad apparire sempre di più come una bimba nel Paese delle Meraviglie. Tornò in camera, per poi frugare nella borsa e prendere una piccola bambola della grandezza di una mano aperta, senza espressioni facciali e particolarmente rozza a prima vista. Premette per un paio di secondi un pulsante all’altezza della nuca e mise la bambola in posizione seduta sul letto, allontanandosi poi di qualche passo.

Alla meraviglia che successe Liz non sembrò per niente sorpresa … ma ciò era dovuto solo ad un continuo uso dell’oggetto stesso. La bambola infatti all’iniziò sembrò tremare, quindi cominciò misteriosamente ad ingrandirsi ma sempre rimanendo come prima. Raggiunta la stessa grandezza dell’attrice, anche il suo aspetto cambiò fino ad acquisire gli stessi ed apparentemente identici tratti della persona che l’aveva messa in funzione. Persino gli stessi abiti dell’attrice! Una volta completata la trasformazione, la bambola si alzò in piedi e come prima cosa si sistemò la gonna. Quindi, si voltò verso l’originale e le disse, con la stessa voce della donna “Puoi andare, a rispondere alle chiamate ci penso io.”

“Come sempre mi leggi nel pensiero.” Disse Liz sorridendo, ben sapendo che la bambola, una volta attivata, copiava anche i vari tracciati mentali della persona fino a quel momento. In pratica, sapeva tutto quello di cui era a conoscenza l’originale. L’attrice cominciò a spogliarsi, togliendosi per prima cosa la gonna “Vado a rilassarmi un pochino, se arriva Johnny …”

“… ti chiamo subito.” Completò la frase la bambola, trattenendo con una mano una risatina. “Ma ti diverti tanto ad imbarazzarlo?”

“Dovresti saperlo benissimo” rispose la donna, mentre gettava a terra la camicetta accanto alla gonna, rimanendo solo con la biancheria intima “Tu sei me, no? Comunque, conoscendolo arriverà tra 10 minuti per permettermi di rilassarmi un attimo.” Entrò in bagno “Per favore, organizzami un attimo la settimana che avrei davvero voglia di riposare un pochino …” dopo queste parole, mutandine e reggiseno nero volarono dal bagno per finire accanto agli altri vestiti. Poi, rumore di acqua che scorre, e probabilmente di vasca che si riempie.

“Sarà fatto.” Fu la risposta della bambola, che aprì la borsa e prese il palmare della donna, cominciando ad armeggiare con esso. Mentre lei era intenta in queste operazioni, dal bagno il rumore del rubinetto si ferma, sostituito da un rumore di acqua spostata e da un “Ahhhh …” di pura soddisfazione.

La bambola nel frattempo stava finendo di armeggiare con il palmare, e con un paio di tocchi sembrò spegnerlo. Dalla borsa sul letto prese il cellulare, un oggettino di ultima generazione con schermo incorporato per videochiamate, compose un numero e rimase in attesa. Dopo qualche secondo, sullo schermo comparve il viso di un uomo di mezza età, con capelli bianchi corti ed un paio di occhiali che gli donavano un’aura di estrema professionalità.

“Ciao papà!!” esclamò immediatamente la bambola, sfoderando un grandissimo sorriso “Allora … qui tutto a posto, la conferenza è andata bene, le foto sono state troppe …” detta con il tono di una persona che ripete questa frase in continuazione “… ma mi sono fermata un attimo in hotel. Sono davvero stanca, giuro che riparto domani ma adesso ho bisogno di un bel letto caldo …”

“Si, ho visto la conferenza in televisione. Sei stata splendida, come sempre … certo, potevi sforzarti di essere un po’ più sorridente, verso la fine …” la bambola sollevò lo sguardo al cielo, prima sbuffando poi scuotendo il capo sorridendo rassegnata “Ho capito, ho capito. La smetto.” Anche l’uomo sullo schermo sembrò sorridere bonario “A proposito, ho sentito che anche Trebian si è fermato in albergo.” La bambola sembrò sorprendersi della notizia “Non è che … ti sei fermata … per lui?” le parole furono pronunciate con lentezza e, a giudicare dall’espressione paterna, con la speranza che avessero un minimo fondamento.

“No.” La risposta, telegrafica, fu secca ed implacabile. Poi, il tono di lei si addolcì “Ne abbiamo già parlato … c’è qualcosa nel suo modo di fare che non mi piace. Lo ammetto, ha un certo fascino e dei modi con me da vero gentiluomo … ma ho l’impressione che mi esporrebbe solo come un trofeo. E poi … sono cavoli miei!!” Un po’ esasperato il tono, per poi cercare di cambiare discorso “Senti, non è che puoi spostarmi le interviste con quei 2 giornali alla settimana prossima? Sono stanchissima … per favore …” terminò per poi guardare il padre con occhi da gattina in cerca di carezze.

Una mossa che indubbiamente ebbe effetto. “Va bene, vedrò che posso fare. Mi raccomandò, domani ti voglio a casa ad organizzarti però, ok?” la bambola annuì da brava bambina “Allora, buon riposo.”

“Ciao papà.” E chiuse la conversazione. Chiuse anche il telefonino, che ripose con cura all’interno della borsa, quindi si avviò verso il bagno, dove la vera Elizabeth Peach si godeva il bagno rilassante in una vasca piena di schiuma e con ogni genere di profumi che aleggiavano tutti intorno a lei. La bambola si fermò lì vicino, per poi raccontare per filo e per segno ciò che aveva fatto. Elizabeth rimase in silenzio ad ascoltare tutto. Ogni tanto un pezzo di gamba sembrava spuntare dal mare di bolle della vasca, e lei aveva costantemente gli occhi chiusi. Finito di parlare, lì aprì e guardò seria il suo “doppio”

“Hai fatto benissimo.” Sospirò “E’ stato il dramma di ognuna delle mie due vite: bel ragazzo fico vicino a ragazza uguale fidanzati, amanti ecc.. ecc …” sbuffò per poi sorridere “Ho fatto così tanto per essere indipendente che subito mi vogliono controllata da qualcuno perché pensano che stia male da sola. Io non sono fatta per essere moglie, sono fatta per essere mamma. Ricordi quanti bambini avevo con me quando facevo la supereroina?” entrambe le donne scoppiarono a ridere. “Comunque, adesso riposati un attimo, fai quello che vuoi. Io ne avrò ancora per qualche minuto … e tanto dobbiamo aspettare Johnny.” Le sorride, per poi richiudere gli occhi ed immergersi di nuovo nel suo mondo di bolle.

La bambola annuì, uscì dal bagno e si sdraiò sul letto, ben contenta di farlo e rimanendo a guardare interessata il documentario che stava ancora trasmettendo il canale. Ma non poté continuare per molto: pochi minuti e qualcuno bussò un paio di volte alla porta della camera. Entrambe le donne si alzarono in piedi, una scendendo dal letto e l’altra uscendo dall’acqua. La bambola si sistemò i vestiti, con fare fin troppo accurato e fermandosi un paio di secondi davanti allo specchio, per poi avviarsi verso la porta.

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