Archivio mensile:settembre 2014

Cade la pioggia

Mi sento come la pioggia che sta cadendo adesso fuori dalla mia finestra. Sembra pigra nel cadere, quasi svogliata. Una pioggia lenta, leggera, dalle gocce sottili.  Forse sono più simili alle lacrime, visto che non fanno rumore. Nessuno in casa si è accorto che sta piovendo, e se ne renderanno conto solo quando usciranno sul balcone, guardando l’asfalto bagnato. E non gliene importerà nulla. Le uniche che apprezzeranno una pioggia tanto timida saranno le piante e i fiori del giardino, e non potranno rendere palese la propria serenità. E non so se è un male.

Quella strada

Oggi ho percorso quella strada, lo sai? Quella che seguivo per passarti a trovare.

Non è cambiata per niente. L’asfalto è pieno di buche, alcune delle quali inevitabili, la radio perde il segnale e quindi ricevo solo scariche di interferenza, e le macchine che la percorrono poi… non rispettano nessun punto del codice della strada: è come osservare il gran premio di Monza direttamente dal centro della pista.

Eppure una volta… quando inevitabilmente prendevo quella buca con la ruota anteriore destra voleva dire che mancavano una cinquantina di metri da casa tua; quando la radio cominciava a trasmettere solo scariche mi bastava girare la testa di lato per vedere il tuo cancelletto; quelle macchine assassine erano la stesse che ti facevano dire, ogni singola volta, quello “Stai attento” che in fondo mi piaceva sentire.

Adesso non abiti più lì,  e quella strada è solo una striscia di asfalto rotta.

Ora è solo un posto come un altro. Brutto, perchè non ci sei più tu che lo rendi in qualche modo speciale.

L’ultima battaglia – Cap.5: la conferenza stampa

Le ipotesi di Johnny erano fondate: pochi minuti dopo il “chiarimento di intenti” tra lui e la nobildonna, gli attori fecero il loro ingresso all’interno dell’albergo. Per prima entrò l’attrice principale, Elizabeth Peach, con una camicetta rossa e una gonna bianca lunga fino alle ginocchia. Una volta dentro, si tolse gli occhiali da sole con la montatura dello stesso colore della camicetta, e sorrise ai presenti. Naturalmente fu “assalita” dai flash delle macchine fotografiche, ma non si sottrasse a nessuno scatto. Il regista del film, Willy Stanfield, venne subito dopo di lei. Un completo piuttosto impeccabile, se non fosse rovinato da alcuni particolari: la barba abbastanza lunga sul suo viso, il suo inseparabile cappello portafortuna ma decisamente non in linea con il suo completo e l’immancabile gomma da masticare in bocca. Una volta dentro, salutò i giornalisti ed i fotografi con un cenno della mano e un sorriso, quindi mettendole una mano sulla spalla destra spinse delicatamente la sua protagonista verso la sala convegni . Vin Restart fu il successivo ad entrare, si capì subito la sensazione di stupore che lo accompagnava. Aveva gli occhi spalancati, la bocca che faticava a mantenere chiusa e cercava di guardare in ogni direzione, quasi non capisse dove si trovava. Forse per il fatto che era un attore molto giovane per lui era qualcosa di meraviglioso ed inaspettato. Altrimenti non si spiegherebbe il suo insolito abbigliamento: jeans piuttosto consumati, una maglietta nera con su la scritta “Save the bad guy” con l’immagine di Freddy Kruger e un paio di scarpe da ginnastica nere. Si fermò qualche minuto, facendo con le mani e le dita segni di vittoria e di gioia, e sarebbe rimasto lì a lungo se non fosse per l’arrivo del successivo ospite, che gli fece capire che doveva raggiungere gli altri. Poi fu il turno del produttore del film, nonché proprietario dello stesso Hilton, il signor Markus Broders. Per l’occasione indossava un completo identico a quello del regista, ma rispetto a quest’ultimo aveva un aspetto decisamente più curato: capelli impomatati, viso appena sbarbato e scarpe lucide. In compenso sembrò particolarmente di fretta: evitò di osservare i fotografi mantenendo uno sguardo basso fino a che non fu impossibile evitare i loro flash, quindi sorrise per qualche secondo alzando la mano in segno di saluto, e rapidamente entrò nella sala, quasi stesse per essere inseguito. Ma era una paura piuttosto inutile, perché l’attenzione dei fotografi fu di nuovo attratta dall’ingresso dell’hotel. “Preannunciato” da delle grida esterne di ragazzine entusiaste, faceva infatti il suo ingresso l’altro attore protagonista del film, nonché l’idolo e sogno proibito di tutte le donne. Jack Trebian aveva scelto di entrare per ultimo, e sembrava godersi fino in fondo l’effetto che faceva in tutti i presenti. Il suo abbigliamento non discostava molto da quello degli altri, ma aveva adottato piccoli accorgimenti per distinguersi da quelli entrati prima di lui: la giacca era aperta, mostrando una camicia bianca con i primi bottoni sbottonati, che mostravano un accenno del suo fisico scolpito, ancora più in forma per il fatto di aver interpretato il ruolo di Wonderman. Nel taschino della giacca, era sistemata una piccola rosa quasi fosse una spilla. Aveva conservato il colore scuro dei capelli, al posto del suo naturale biondo, e indossava un paio di occhiali che facevano risaltare i suoi occhi verdi. Avanzò piuttosto lentamente, concedendosi ai fotografi e facendosi fare numerosi scatti. Poi seguì gli altri.

La sala convegni era già gremita di giornalisti e fotografi, quando gli attori raggiunsero il tavolo predisposto per la conferenza stampa. Mentre si sedevano, i tecnici del suono stavano sistemando gli ultimi microfoni e ne verificavano la funzionalità. Finiti gli ultimi controlli, i tecnici si defilano lasciando posto alle star dell’evento. Il regista fu il primo a sedersi, al centro del tavolo … anzi, prima di sedersi scostò la sedia alla sua destra per permettere all’attrice di sedersi. Dopo che anche Elizabeth si fu accomodata (ed ebbe ringraziato con un sorriso la cavalleria del regista) fu il turno, sempre sullo stesso lato, del giovane Vin. Sembrò sedersi al rallentatore, quasi fosse continuamente distratto dalla numerosa affluenza di giornalisti; ma una volta seduto, sentì sulla spalla la mano dell’attrice che le sedeva a fianco. Si girò incuriosito verso Elizabeth, e quindi avvicinò la sua testa a quella di lei. Sembrarono parlottare per qualche secondo. Non si riuscì a capire cosa si fossero detti, ma entrambi scoppiarono e ridere e tornarono composti sulle loro sedie, e il giovane Vin sembrò essere più rilassato. Al lato sinistro del regista presero posto gli altri due presenti alla conferenza. Il più vicino al regista fu Trebian, che rispetto all’altro attore maschile non sembrò per niente stupefatto o preoccupato. In fondo, era tutto fin troppo naturale per lui. Prese uno dei bicchieri di plastica davanti a lui e lo riempì dell’acqua presa dalla bottiglietta che era stata sistemata di fronte a tutti i presenti al tavolo, per poi bere a piccoli sorsi mentre aspettava. Al suo fianco, per ultimo, si sedette il produttore Broders, che dopo essersi accomodato scrutò quasi all’istante il suo orologio dorato che aveva al polso destro, dando l’impressione di avere una certa fretta. I tecnici fecero le ultime prove, battendo leggermente le dita sui microfoni per testarne la funzionalità, quindi dopo essersi assicurati che tutto fosse perfetto, si defilarono e lasciarono spazio ai veri protagonisti della conferenza.

I giornalisti erano stati precedentemente istruiti su come fare le domande: ad ognuno era concessa una domanda a turno, cominciando dalle testate giornalistiche più prestigiose a scalare. Quindi ogni giornalista sapeva quando parlare e cosa domandare durante il suo turno. Il primo a prendere parola, dopo che tutto era stato sistemato, fu il giornalista del New York Post. “La mia domanda è per il signor Stenfield”. Il regista concentrò la sua attenzione sul giornalista. “Penso che tutti si siano domandati il perché di questa conferenza stampa proprio adesso, a più di due settimane dall’uscita del film. Piuttosto insolito, considerando che di solito si fanno prima o appena dopo l’uscita dalle sale. E’ stata fatta per scopi commerciali, per prolungare la durata del film in tutte le sale?”

Il regista si accarezzò la barba, un gesto piuttosto comune. “Veramente … “ sorrise “… la nostra è stata una visione molto più … romantica della cosa.” Annuì leggermente “E’ stato un film piuttosto difficile da dirigere, nonostante avessi attori di grande calibro a darmi una mano” si girò rapidamente a guardare tutti gli attori presenti al tavolo, per poi concentrarsi di nuovo verso il giornalista che gli aveva rivolto la domanda “Toccava argomenti che erano al cuore di ogni persona che aveva anche solo sentito di questi eroi. La mia scelta di fare la conferenza stampa solo adesso la potete considerare, se volete, come una sorta di sfida personale. Non ho voluto dare la mia visione del film se non dopo aver dato il tempo al proprio spettatore di farsene una personale. E se avessero gradito il film, sarei stato molto soddisfatto. E lo sono, a giudicare dalle prime stime sugli incassi”

“Forse sono leggermente più soddisfatto io …” si intromise nel discorso il produttore “… anche perché se il film fosse stato un disastro, e considerando che per scelta di Willy era stata affrontata una relativamente povera campagna pubblicitaria …” si girò a guardare il regista “… non avrebbe avuto senso una conferenza stampa adesso e avremmo perso un’occasione per fare pubblicità. Diciamo … che Willy si è risparmiato di conoscere il mio passato giovanile di promessa del baseball” concluse ironico, e facendo finta con entrambe le mani di impugnare una mazza da baseball. Tutti i giornalisti sembrarono apprezzare l’intervento.

“Alcune domande per tutti e tre gli attori” era il turno dell’inviato dell’ Inquire. “Vorrei domandare come siete stati scelti per il ruolo, cosa pensate del vostro personaggio e se vi siete sentiti a vostro agio nell’interpretarlo” detto questo, rimase in attesa di una risposta mentre il fotografo al suo fianco continuava a scattare foto.

L’attore principale prese quasi al volo la parola, anche approfittando del momento di riflessione degli altri 2 attori presenti. Per prima cosa con un fazzoletto si pulì gli occhiali, quindi se li risistemò con studiata lentezza e cura sul naso. Cominciò “Interpretare il ruolo di Wonderman non era facile per nessun attore … almeno questa è la mia convinzione” lo sguardo si posò sui giornalisti, ed era così serio che sembrò quasi li stesse minacciando “Avevo appena finito di interpretare Brutus nel remake di “Quo Vadis” e nessuno poteva essere nella forma migliore della mia. Per il resto … era un film che molti miei colleghi hanno rifiutato” si ferma un attimo, per bere un sorso dal bicchiere d’acqua davanti a sé “E li capisco … ammetto di aver pensato anche io che questo film potesse trasformarsi in una specie di … porcheria” disse per poi sorridere a tutti quelli che lo stavano ascoltando “Ma il signor Stenfield è venuto direttamente da me una sera per convincermi a prendere parte al suo grande progetto. Alla fine mi ha convinto” annuì “E quando mi ha detto che avrei lavorato con la magnifica ed incantevole Elizabeth Peach … è stato la ciliegina sulla torta” si girò verso l’attrice, e le fece l’occhiolino. Liz abbozzò un sorriso piuttosto imbarazzato. “Cosa ne penso del mio personaggio? Che è un incredibile perdente.” Si fermò un paio di secondo, giusto per far comprendere a tutti i suoi ascoltatori l’eventuale peso delle sue parole “Può fare qualunque cosa, ha un coraggio da leone ed è il terrore dei suoi nemici … eppure ha un sacro rispetto per Miss Tempismo. Rispetto che sfocia quasi un certo timore. E quando finalmente le dichiara i suoi sentimenti, è troppo tardi e l’ultima battaglia è ormai vicina. Potrebbe salvarsi con lei dall’esplosione finale, ma non può combattere nemmeno con il suo senso di giustizia e si sacrifica per tutti. Non penso sia un personaggio positivo, non del tutto almeno. E’ davvero un eroe … tranne che per sé stesso. Un perdente che non riesce a cambiare il suo destino.” Finito di parlare, prese di nuovo il bicchiere d’acqua e riprese a sorseggiarlo.

Poi fu il turno della protagonista del film “Allora …” un profondo respiro, prima di continuare “… ho amato dal primo istante l’idea di partecipare a questo film. Miss Tempismo è sempre stata la mia eroina preferita.” Annuì convinta “Ed ero davvero in pena davanti alla televisione, quando trasmettevano le immagini confuse e distanti della battaglia. Per non parlare della mia contentezza nel vederla viva. Quindi, quando mi hanno chiesto di partecipare al film … e per di più come la mia eroina preferita … potete capire il mio entusiasmo.” Sorrise, quasi radiosa “Cosa penso del mio personaggio? Che nonostante i suoi poteri, non riesce a stare dietro alla sua vita reale. Abbiamo creato un personaggio con due vite paradossalmente molto simili, l’eroina e il medico, ed è normale pensare che con l’aumentare delle preoccupazioni sia diminuito il suo tempo … per vivere.” Fece un profondo respiro “Una delle mie scene preferite, per carico di significati, è quando non riesce a sventare l’esplosione della centrale elettrica e non riesce nemmeno a tornare in tempo per aiutare l’amico, ignaro della sua doppia identità, travolto dalla stessa esplosione. Un momento davvero forte.” Un velo di malinconia nelle parole di lei, mentre si ferma qualche secondo per riflettere e per darsi un’occhiata intorno. Sembrano tutti interessati “Sulla storia d’amore con Wanderman … si può anche capire perché non vada avanti. Prova dei sentimenti per lui, lo ammira e forse addirittura lo amerebbe, se avesse il coraggio di farsi avanti. Forse, a pensarci adesso, poteva diventare il sostegno che lei cerca. Ma lui non si fa avanti, lei è davvero incasinata … la dichiarazione finale di lui non le dà la gioia e magari la forza per affrontare la sfida decisiva. Le dà solo un profondo senso di sconforto.”

Quando fu il turno di Vin Restart. Ma lui si fece attendere più degli altri. Sembrava quasi non sapere cosa dire … anzi, forse fin troppo emozionato. Gli ripeterono la domanda fatta agli altri 2. Fu solo quando la signorina Peach gli diede un colpetto amichevole sulla spalla che cominciò a parlare. “Far parte di questo film … diciamo che è stata … ecco … una grandissima sorpresa. Decisamente. Perché … parliamoci chiaro … non sono un mostro sacro come gli altri due attori con i quali divido il tavolo adesso.” Giro la testa per guardare entrambi. “Ho solo fatto l’attore … e per di più pesantemente truccato … per film horror nemmeno troppo belli. Ma … il signore Stenfield mi ha detto che ero perfetto per la parte di uno dei cattivi … e sinceramente non ho ancora ben chiaro il motivo …”

“Provate a guardare il film Splatter Holocaust IV, la scena in cui inquadrano gli occhi iniettati di sangue del killer sfregiato poco prima che pianti l’accetta in testa al professore.” Si intromise il regista, per dare una spiegazione alle parole del giovane attore “Aveva lo sguardo che cercavo. Capace di far venire i brividi da un momento all’altro. Ho subito chiamato il regista di quel film. Mi ha detto che non è stato un trucco digitale, mi ha detto il nome dell’attore … ed eccolo qui davanti a voi. Una scommessa che abbiamo vinto”

“… beh, avete sentito il grande capo” tornò a parlare, con fare fin troppo confidenziale ma sfoderando un sorriso sbarazzino, da irresistibile canaglia “Cosa penso dell’uomo invisibile? Che è il più grande cattivo che abbia mai visto. E il più difficile da interpretare.” Si fece serio “Vedete, io nei film ho sempre fatto questo genere di parti. Ma era tutto molto più facile. Il viso non me lo inquadravano mia, di solito ero semplicemente una furia omicida. Insomma … solo violenza e sangue. Qui invece ho dovuto immedesimarmi in un personaggio … decisamente complesso. Ma … piuttosto lineare.” I giornalisti annotavano senza sosta, ma a questa affermazione si fermavano per guardarlo “No … non sono confuso … non troppo almeno” scosse le mani sorridendo un po’ con aria spaesata “Una persona con il dono di rendersi invisibile agli altri … non può che essere malvagio. O spinto continuamente verso la malvagità. Insomma … pensate ad una persona che può fare quello che vuole. Non avete mai avuto la voglia, anche solo lontana, magari subito repressa, si vendicarvi di qualcuno che vi ha fatto un torto? E magari non lo fate, perché non credete nella vendetta. E anche quella sottile sensazione che hanno tutti, ciò la paura di essere scoperti se lo si fa. Ecco, sono convinto che questa cosa è presente in ognuno di noi. Immaginate adesso di poterlo fare. Nessuno vi vedrà. Anche magari fare un piccolo furtarello … magari un bambino che ruba un pacchetto di figurine. Che saranno mai delle figurine? E … se la sensazione del proibito vi piacesse? D’altronde siamo portati a fare più volentieri quello che ci piace, no? E potendo sparire dalla vista di tutti … ne avete il POTERE. Il mio personaggio ha questa linea di pensiero. Il gusto del proibito. Gli piace distruggere qualcosa di perfetto … di andare contro la legge … di essere SOPRA di essa. Quale è il simbolo di legge più alto, se non la Lega del Bene? Eppure non la distrugge uccidendo i vari componenti … ma portandoli verso l’inevitabile fine. Facendo anche finta di aiutarli. E anche se alla fine Wanderman lo riesce a sconfiggere, vince la sua battaglia personale. Viene ucciso dall’unica persona che non toglierebbe la vita a nessuno. Gli distrugge il codice morale a cui si atteneva scrupolosamente.” fini di parlare e finalmente poté riprendere fiato, avendo parlato quasi senza respirare.

Le domande da parte dei giornalisti continuarono senza sosta per un’altra ora, e regista e attori continuarono imperterriti a rispondere, persino alle domande meno importanti che gli venivano poste. Quando arrivò il momento di chiudere la conferenza stampa, il produttore si alzò in piedi e ringraziò tutti i presenti per aver partecipato. I giornalisti e i fotografi accreditati imboccarono la porta dalla quale erano entrati, mentre gli intervistati presero una porta laterale riservata. Gli attori aspettarono in una confortevole saletta vicino, chiacchierando del più e del meno per dare tempo alla situazione all’ingresso dell’albergo di stabilizzarsi. Dovettero aspettare una mezz’oretta buona, prima di raggiungere la reception.

“Cosa farai adesso, Elizabeth?” chiese il signor Trebian, insolitamente curioso mentre si faceva dare le chiavi che gli avevano depositato alla reception.

“Penso che tornerò a casa. Almeno ho tempo di fare alcune cosette che …” si fermò rimanendo in silenzio un paio di secondi. Sorrise. “Anzi, forse no.” Si volto verso il signor Broders, che era ancora lì con loro “Non è che avreste una camera libera da affittarmi per stasera? Sono piuttosto stanca …” si stiracchiò la braccia.

“Ma certo!” rispose prontamente il proprietario dell’albergo. Con un cenno della mano si fece dare dall’addetto alla reception un paio di chiavi. “Stanza 315. Quarto piano. Una delle migliori che abbiamo … per una delle migliori attrici in circolazione” facendo un po’ il galante. Elizabeth ridacchiò al dire del produttore, quindi si fece dare le chiavi e si avviò verso le scale. Mentre si incamminava verso la stanza non poteva fare a meno di sorridere, entusiasta come una ragazzina, ripensando a quello che aveva sentito poco prima.

Un sussurro. “Ciao. Possiamo parlare?”

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