Archivio mensile:luglio 2008

Anime della nebbia (parte 10 – Un lavoro risolto)

Torno a scrivere qualcosa di mio, dopo tanto tempo…. tra esami e casini vari, temo di essere in arretrato. ^^” Continuo il mio sogno, e se la mia descrizione non sarà all’altezza delle precedenti spero mi scuserete. Ci ho perso la mano… e i miei ricordi stanno svanendo. Spero di scrivere almeno qualcosa di sensato.
 
E’ giorno, probabilmente dopo pranzo. Il detective è appoggiato ad un muro e sta fumando una sigaretta. Come sempre, il suo concetto di fumare implica tossire parecchie volte e ogni tanto qualche passante si ferma ad osservarlo. Qualcuno cerca addirittura di dargli una mano, credendolo malato, ma ricevendo soltanto un gesto di stizza da parte di Peter. Il detective sta aspettando vicino ad una specie di grattacielo, dall’aspetto piuttosto imponente ed importante. Lo sguardo è fisso sull’entrata, e osserva ogni persona che entra o esce. Accende parecchie sigarette durante la sua attesa, almeno a giudicare dai mozziconi spenti ai suoi piedi. Quindi, finalmente, si stacca dal muro, mette le mani nelle tasche del suo impermeabile e si avvia verso l’ingresso del grattacielo. Anzi, sembra dirigersi verso una delle persone che sono appena uscito, un giovanotto molto ben vestito e con una valigetta al seguito. Peter lo ferma mettendogli una mano su una spalla. "Mi scusi.. il signor Cherrion?" L’uomo si volta ad osservare il detective, facendo un sorriso smagliante. In quel momento mi rendo conto che si tratta della stessa persona che aveva fatto quella scenata davanti a casa della signorina Peach. ma non sembra che il signore veda qualcosa di familiare nel detective… anche perchè il loro incontro è stato piuttosto brusco e rapido. "Agente Red, polizia." il detective tira fuori dalla tasca il suo vecchio distintivo, facendolo vedere per qualche secondo prima di rimetterlo dove lo aveva preso. Il signor Cherrion sembra nonostante tutto tranquillo… ma il detective sorride per un attimo, quasi avesse visto una conferma alle sue supposizioni. Con la massima serietà possibile (gli riesce piuttosto bene) continua "Sono venuta da lei nell’ambito di un’operazione riguardo sfratti coatti ottenuti con violenze psicologiche." Il signor Cherrion comincia a perdere un pò della sua baldanza, e anche la sua sicurezza vacilla. "Guardi.. non c’entro nulla… " si allenta il nodo della cravatta. "Abbiamo una denuncia da parte della signorina Peach, e 6 mesi di indagini" tira fuori dall’interno dell’impermeabile dei fogli. L’indagato nemmeno li guarda, concentrandosi sul detective. "Secondo le nostre indagini, il terreno della sua ex moglie è molto prezioso. Tanto che, cercando nel catasto, abbiamo trovato un futuro piano di lavori.. casualmente dovrebbero iniziare l’anno prossimo… e c’è la sua firma" annuisce estremamente serio "Peccato che il terreno risulta intestato alla sua ex moglie. Come la mettiamo?" batte la punta del piede destro per terra, ripetutamente. Il signor Cherrion sembra in difficoltà. "Ci deve essere sicuramente un errore… una disattenzione.. uno scherzo…" Peter mantiene la sua espressione da duro, e alla fine ottiene un "Quanti lavorano a questa indagine?" Il detective risponde "Solo io.. perchè?" Il signor Cherrion si avvicina "Magari.. possiamo risolvere tra noi…" Peter lo osserva con curiosità "Mi sta corrompendo?" L’indagato si avvicina dopo aver riacquistato un pò di sicurezza "No, le sto dando un… incentivo a chiudere un occhio. Magari 10000 dollari possono essere sufficienti." Il detective fa un profondo respiro, quindi borbotta "Credo.. che possano bastare." Il signor Cherrion sembra essersi ripreso, e subito prende dalla tasca della sua giacca il blocchetto degli assegni e ne prepara uno della cifra "Deve solo mettere l’intestatario e la sua firma." Il detective annuisce, quindi prende i fogli che ha mostrato, prende un accendino e li brucia. "Quindi.. è tutto risolto, vero?" Il detective fa un cenno di assenso, e fa per andarsene… ma si ferma dopo un paio di passi "Scusi.. prima che me ne vado… una curiosità." Torna a guardare il signor Cherrion "Ma… certo che bisogna avere dela faccia tosta a lasciare una moglie… e soprattutto una figlia tanto piccola… in mezzo ad una strada." La risposta è lapidaria "L’ho sposata per il terreno.. e la figlia è stato solo un errore. Niente che mi riguardi." Il detective lo vede andare via, quindi anche lui torna sui suoi passi.
 
Mentre percorre la strada verso casa, il detective tira fuori dalla tasca dell’impermeabile un registratore portatile, e premendo un pulsante interrompe la registrazione. Poi riavvolge il nastro e ascolta di nuovo tutta la conversazione. SEmbra piuttosto abbattuto mentre risente tutta la conversazione. Arrivato di nuovo a casa, vede la signorina Peach che lo riconosce, lo saluta e lo invita a prendere qualcosa a casa sua. Anche la piccola Thea lo saluta quasi in maniera festosa. "Che mondo di merda" borbotta, per poi cercare di togliersi l’espressione delusa dal volto, rispondere con un cenno della mano ai saluti ed accettare l’invito.
 
Alla prossima! 

Batman – Il cavaliere oscuro

ATTENZIONE! Quello che sto per scrivere potrebbe svelare parte della trama del film! Se volete andarvelo a vedere NON LEGGETE IL SEGUITO!
 
Gotham City è rimasta come l’avevamo lasciata nel primo episodio: Batman è sempre il terrore notturno dei criminali, il tenente Gordon è ancora una delle poche persone che si fida di lui… ed in più l’esempio del nostro oscuro eroe è stato raccolto in maniera piuttosto insolita: girano infatti per la città altre persone travestite da Batman pronte a combattere i criminali a modo loro. La mafia di Gotham continua ad imperversare indisturbata, scampando ad ogni tribunale… e a quanto pare, un misterioso criminale ha fatto la sua comparsa in scena. Si fa chiamare Joker e sta rapinando numerose banche che a quanto pare appartengono proprio alla mafia gothamita. Batman potrebbe non farcela da solo, ne è consapevole… ma questa volta un’altra persona si unisce al duo di incorruttibili di Gotham (Batman/ tenente Gordon): si tratta del procuratore distrettuale Harvey Dent, che combatte incessantemente da molto tempo la mafia e il suo potere… e che apprezza l’operato di Batman,giudicandolo un eroe. Piccolo particolare di non poca importanza: è anche il fidanzato della vecchia fiamma di Bruce Wayne, l’avvocatessa Rachel….
 
Perchè vedere questo film? Potrei dirvi, per la storia (che effettivamente è molto bella e cupa), potrei dirvi per Batman, sempre all’altezza, o per il nuovo arrivato Harvey DEnt… ma mentirei spudoratamente, almeno dal mio punto di vista. L’unico motivo per vedere questo film è il Joker. Signori e signore, il compianto Heath Ledger ha dato vita ad un cattivo IN-DI-MEN-TI-CA-BI-LE. Vi giuro, sono andato quasi in estasi nel vedere una rappresentazione tanto ben riuscita di un cattivo da fumetto. Ha dato vita al caos in persona, sarcastico, incontrollabile, imprevedibile e persino vincente (vedendo il film scoprirete perchè, in un certo senso). Ogni suo gesto, ogni suo modo di pronunciare ogni minima parola, persino la camminata, mi ha fatto pensare di avere davvero a che fare con un pazzo *_*
 
Il mio voto?  Sull’onda dell’entusiasmo folle che mi mì ha contagiato adesso, gli darei un bell’ 8. ^_^
 
Alla prossima!! 

Cosa avrò voluto dire?

Non starò qui a tormentarvi con la mia attuale disastrata esistenza… ci penso già io da solo a tormentarmi a dovere. E magari lo farò in un prossimo intervento. Quello che volevo scrivere adesso è una cosa piccolissima, cioè una frase che nel mio sogno ho detto… e che del sogno è l’unica cosa che ricordo. Niente paesaggi, niente momenti, non so nemmeno a chi l’ho detta e perchè. Ma ho detto questo (declamandolo nel sogno a mò di poesia):
 
Consumami, se devi.
Di me non rimanga che cenere.
Il vento mi faccia sparire.
Mi sta bene.
Perchè solo bruciando io vivo.
 
Ora. So di avere un subconscio piuttosto infido e ingannatore, quindi ho il sospetto che la cosa debba avere un significato anche remoto. La domanda è: cosa avrò voluto dire? E che senso ha la frase? Qualcuno può illuminarmi? Io è da ieri che ci penso. (Mi raccomando, niente mal di testa per aiutarmi ^^”)
 
Alla prossima!!

Il nomade e ciò che ascolta in questi tempi

E’ da un pò di tempo che il nomade non dà notizie di sè. Non che lui voglia che si sappia cosa sta facendo, ma sta ancora seguendo la sua stessa strada, quella stretta e piena di sassi appuntiti. Non si lamenta adesso come non si lamentava prima. Continua ad essere piuttosto disilluso sul suo futuro, e su dove porterà la sua strada. Si è perso, ma comincia a non importargliene più. Quando ciò succederà, probabilmente non farà un soldo di danno a nessuno e forse concluderà la sua non vita.
 
E’ comunque un brutto periodo per lui. Tempo fa ha avuto modo di avere a che fare di nuovo con colei che l’ha generato… colei che non manca occasione di tormentarlo per ogni errore che fa e che non vorrebbe fare. Il nomade è in fondo una persona giudiziosa, semplice, rispettosa di tutti coloro che, in un modo o nell’altro, fanno parte della sua vita. Ma quell’ultima volta qualcosa è scattato in lui. Il suo animo placido e tranquillo si è infranto di fronte all’ottusità di colei che lo ha portato al mondo. Per la prima volta dopo tanto, troppo tempo… ha capito che le sue parole dette per farle capire il suo punto di vista, per darle una seppur minima spiegazione non hanno mai avuto successo. La donna in questione non le ha mai ascoltate. Ha sempre pensato a sfogare la sua frustazione su suo figlio. Di fronte a questa scioccante verità… di fronte alla sensazione di impotenza… il nomade ha perso tutto il suo riserbo e la sua diplomazia. Ha reagito nell’unico modo possibile per essere ascoltato: abbassando al livello della sua interlocutrice, se non ancora più in basso. E così ha distrutto tutto il rispetto che aveva per lei, parole pesanti e rabbiose sono uscite dalla sua bocca e ha interrotto ogni contatto con lei. D’altronde, pensava, sono solo e lo sono sempre stato. E già la mia vita è piuttosto triste. Non posso sopportare più qualcuno che è capace solo di farmi sentire come l’ultimo verme della terra. Forse non mi è concesso il volo, ma non permetterò mai a nessuno di farmi strisciare a terra.
Ora la situazione si è calmata. La donna ha capito di aver esagerato, e il nomade non se la sente di perdere uno dei pochi agganci alla realtà che gli sono rimasti. D’altronde, lei è fatta così. Lui non sopporterà mai il suo modo di fare, ma ha avuto conferme sul fatto che lei cercherà di regolarsi da quel momento in poi. IL nomade non ci crede… nel profondo ha la sensazione che sarà solo l’ennesima tregua nella sua guerra quotidiana con lei. Ma porta con se un pur minimo risultato. A volte, anche le piccole possono sollevarti il morale.
 
In tempi più recenti, altre persone si sono avvicinate alla sua strada. Il nomade ancora si sorprende del fatto che siano state delle viaggiatrici ad avvicinarsi a lui. Forse, osservando il suo aspetto segnato dagli avvenimenti personali, hanno pensato che fosse una persona adatta ad ascoltare le loro parole. Ed il nomade ultimamente si sente abbastanza solo, e non rifiuta un pò di compagnia. Ed anche se l’argomento comune delle 3 viaggiatrici forse non viene considerato da lui come uno dei suoi campi… i sentimenti, per intenderci… il nomade ascolta. Cerca di capire. E se gli viene chiesto, cerca anche di esternare il suo punto di vista.
 
La prima è un’artista. I versi accompagnano i suoi passi, e una matita è sempre nella sua mano pronta a vergare su un foglio la traccia lasciategli dall’ispirazione. Il nomade le invidia il dono: esprimere i sentimenti su un foglio è sempre meglio di non saperli esprimere per niente, e lasciarli morire giorno dopo giorno dentro di sè. L’amore del’artista è lontano da lei. Non lo sarà per sempre, ma lei ha paura. Paura che i sentimenti che si sono scambiati possano evolvere in peggio a causa della distanza, che tutto non possa più essere come all’inizio. Lei si sente soffocare ogni giorno… la paura dell’ignoto la paralizza. Il nomade riflette alla parole che sente, e solo una cosa riesce a dirle: avere fede. Nessuno potrà davvero aiutarla a non pensare ad una cosa tanto importante, quindi potrà salvarsi solo lei. E solo se lei avrà fede in se stessa, nel suo amato e in entrambi come coppia, riuscirà a passare questo inverno dei sentimenti. I semi in inverno non muoiono, riposano mentre aspettano l’arrivo di una nuova primavera per tornare alla luce e crescere. SA che le sue parole non sono di grande consolazione, ma è il massimo che può fare. D’altronde, è un argomento in cui si sente davvero poco ferrato.
 
La seconda è un’estroversa. Prende la vita come viene, e ha sempre un sorriso sul suo volto che illumina la giornata delle altre persone che incontra. Il nomade invidia anche il suo dono: è da un bel pò di tempo che non sorride più, e probabilmente non si ricorda nemmeno come si fa. Se potesse affrontare ogni giornata con un sorriso, tutto sarebbe molto più facile. L’estroversa ha scoperto che i sentimenti che lei prova per il suo lui non sono ricambiati. Nemmeno con un intensità vagamente simile. Anche lui a brreve andrà via per qualche tempo, e lei ha paura. Paura che il suo amore si distrugga del tutto, paura che lui la dimentichi. Il nomade ascolta attentamente, e non può fare a meno di dirle queste parole: un amore a senso unico è un’amore senza futuro già in partenza. Forse lui, durante la lontananza, capirà meglio i suoi sentimenti e quando tornerà tutto si concluderà con un lieto fine degno di una favola. Il nomade glielo augura di tutto cuore. Ma le dice anche che potrebbe accadere anche l’ipotesi peggiore. E di prepararsi. Le ultime parole del nomade sono però di tono diverso: le dice che il tempo passato ad amare non è mai tempo perso. Un amore può finire, ma il calore del suo ricordo può aiutare ad andare avanti, in un mondo che può essere spietato. Sa che le sue parole non sono di grande consolazione, ma è il massimo che può fare. D’altronde, è un’argomento in cui si sente davvero poco ferrato.
 
La terza… la terza viaggiatrice è una conoscenza di lunga data del nomade. Il nomade non è mai riuscito a darle un nomignolo come le altre due. O meglio, forse in passato glielo aveva dato, ma adesso è scomparso con il passare del tempo. Il tempo passato gli ha dato modo di conoscerla un pò meglio rispetto alle altre due… e forse ad essere leggermente più coinvolto da quello che snete rispetto alle prime due. Anche qui l’amore gioca un ruolo fondamentale… e naturalmente anche in questo caso il nomade sa che potrà ben poco. Lei ha capito di non poter più stare vicino al suo amore. Per diversi motivi, in parte legati al passato dei due, lei sa che non deve più vederlo. Ma i suoi sentimenti per lui entrano terribilmente in contrasto tra loro. Perchè, sebbene ragionando non dovrebbe più vederlo, il suo istinto le dice che non può fare a meno di lui. NOn ancora, almeno. Ogni loro incontro è un’accendersi di questi sentimenti contrapposti, e lei non riesce a darsi pace. Attrazione e repulsione. Ha paura che gli "altri" abbiano ragione nel giudicarla male per questo motivo. E comincia davvero a giudicare male se stessa. Il nomade rimane in silenzio, assorbendo tutto ciò che gli viene detto. L’unica cosa che gli viene in mente è una frase letta da un libro, che paragonava un amore simile ad un assetato perso nel deserto, che trova un pozzo pieno d’acqua. SA che l’acqua è avvelenata, ma non può fare a meno di berla. E per lei… il nomade non trova parole. E’ la situazione forse più ingarbugliata delle tre, e non essendo ferrato nella materia non può improvvisare ragionamenti. Può solo donarle uno dei suoi ultimi sorrisi rimasti. SA che non basterà, ma a volte sapere che ci sono anche altre persone diverse dagli "altri" che non passano il tempo a giudicare può essere positivo, almeno un poco. Anche lei dovrà risolvere da sola il suo problema. IL nomade non può che augurarle buona fortuna.
 
Le tre viaggiatrici si allontano. Le loro strade divergono dalla sua fino a perdersi (almeno per il momento) nell’orizzonte. Il nomade è di nuovo solo. Fa caldo, i suoi passi sono sempre più trascinati. Ultimamente troppa tristezza lo avvolge, in un modo o nell’altro. Neanche guardare le vite degli altri gli dà più soddisfazione. Non trova motivo di felicità nemmeno nelle vicende altrui, visto che di gioia ne vede ben poca. Ma lui continua a camminare… in un futuro chissà, tutto si risolverà in qualche modo.