Leonard era capitato in quel bar per caso dopo una lunghissima giornata di lavoro. Era molto tardi, stava probabilmente per chiudere e questo forse era il motivo per cui erano presenti solo 3 persone al bancone. Il barista aveva appena finito di sistemare le sedie sui tavoli della sala ed era tornato dietro la sua postazione di lavoro. Quando il mago si accomodò su uno sgabello libero, gli altri 3 interruppero la conversazione e gli fecero con il capo un segno di benvenuto, che il mago ricambiò. Ordinò una birra fresca ed il barista gli servì subito una bottiglia che stappò davanti a lui. Mentre la sorseggiava facendola scendere lentamente nella gola si mise ad ascoltare l’argomento della discussione dei 3. Era “quando ho visto la morte in faccia”.
Il primo disse di essere un ex poliziotto della PPD. Disse che dopo i suoi troppi anni nella polizia pensava di aver visto tutto, tra criminali particolarmente efferati e scontri a fuoco particolarmente violenti. Ma niente lo preparò a quando gli alieni decisero di scendere in città. La forza di sbarco iniziale era formata da…umanoidi enormi con armi sconosciute che cominciarono a sparare laser ovunque. Loro in quanto polizia furono i primi ad intervenire, per portare al sicuro i civili. Raccontò che le forze governative intervennero circa 20 minuti dopo, e quei 20 minuti furono i più lunghi della sua vita. Ricordò il fumo, le fiamme, i laser, le urla, i suoni incomprensibili degli attaccanti. Tutto diventò surreale. Ad un certo punto non riusciva neanche più a capire dove fosse o a chi sparasse. Quando arrivarono i governativi riuscì a ritirarsi. E con sua somma sorpresa lui era l’ultimo rimasto. La sua divisa era piena di tagli e bruciature, era stato ferito anche in maniera seria alla gamba sinistra e al fianco. “Adesso ho una gamba in titanio” disse prendendo il bastone che si era perfettamente mimetizzato dietro di lui. Si toccò la gamba sinistra e si sentì un rumore metallico “Non avevo soldi per pagare una rigenerazione all’ospedale della Thorne. Ma sono vivo, è questo che conta” annuì.
Il secondo invece cominciò dicendo che lui alla Thorne ci aveva lavorato…ma non era mai stato una cima. Inizialmente aveva cercato di fare del suo meglio, ma c’era davvero gente geniale in quel posto, poi aveva cercato di mimetizzarsi ma alla fine era stato “scoperto” ed infine licenziato. E quindi le cose cominciarono ad andare peggio. Dopo il lavoro perse l’assicurazione sanitaria, poi la famiglia. Si ritrovò solo e senza una casa. Poi venne la droga. La sua testa si abbassò leggermente mentre diceva che aveva cominciato con quelle leggere, poi aveva alzato il tiro. E dopo aveva finito i soldi, e quindi cominciò a vendere il suo corpo. Ricordò la sera che assunse quella droga del Leviathan che lo fece andare in overdose. Spiegò le convulsioni incontrollabili, la bava alla bocca e poi…il blackout. Tutto spento. Il buio. Il vuoto. Non ricorda quanto tempo rimase in quello stato, ma si risvegliò di colpo quando sentì una strana scossa al petto ed una delle sue costole rompersi. Qualcuno lo aveva trovato, ed aveva cercato di praticargli un massaggio cardiaco. E gli aveva salvato la vita. “Ho capito in quel momento che dopo questa vita non c’è nulla. Nessuna divinità verrà a salvarci. Quindi tanto vale lottare per questa unica vita. Adesso faccio volontariato in un centro che accoglie persone come me. E non tocco nulla da 3 anni.” Tutti annuirono per l’impresa, Leonard compreso.
Il terzo guardò il primo e disse subito di essere stato dal lato sbagliato della legge. E di essersela goduta. Alzò la mano mostrandola mentre lentamente assumeva colorazioni e consistenza metallica. Era nato con un dono che lo rendeva invincibile, almeno così pensava. Era temerario, perché nessuno poteva fargli del male. E divenne arrogante. Forse troppo. Anche i suoi compagni di malefatte stavano cominciando a non sopportarlo. E forse il fatto che aveva anche cominciato a chiedere una ricompensa maggiore rispetto agli altri fu l’ultimo chiodo alla sua bara. Raccontò di un evento successo qualche mese fa, di una nave che era esplosa nel porto ed avevano dato la colpa ad un malfunzionamento della caldaia. Spiegò che in realtà si trattava di una resa dei conti con una banda rivale. Ma non sapevano si trattasse addirittura del Leviathan. Il colpo andò bene, ma non il seguito. Li vennero a cercare uno per uno. E quando tocco a lui era preparato. Ma loro erano più furbi e fecero una cosa che nella sua stupidità non aveva mai pensato. Non potevano scalfirlo, ma aveva bisogno di respirare. Lo legarono come un salame, lo portarono al largo e dopo averlo riempito di pesi lo gettarono in acqua. E lì il suo potere non solo era inutile, ma accelerò il suo sprofondare e quindi la sua morte. Ancora adesso non sa come mai si ritrovò al molo della città, da solo. Ed ancora vivo. “Ho inghiottito così tanta acqua che potrei pisciare da qui fino al mese prossimo. Ma credo di averne avuto abbastanza. Domani me ne vado, questa città è uno schifo. E forse è il momento che cambi vita. Ho ancora una figlia da qualche parte in California. Magari è il momento di scusarsi. E ricominciare.“
Leonard ascoltò tutto in silenzio, interessato. E stava quasi per andarsene visto che la sua birra era finita, ma tutti e 3 si voltarono verso di lui e chiesero se anche lui avesse qualcosa da raccontare a riguardo. Per diversi secondi il mago fu indeciso se parlare o meno, ma in effetti sarebbe stato maleducato a non dire niente. Quindi dapprima finì di bere le ultime gocce della bottiglia e quindi disse: “Le vostre storie sono state davvero interessanti, e credo ad ogni singola parola uscita da voi. Ma permettetemi… voi avete “solo” sfiorato la Morte. Non l’avete “vista in faccia”.” I 3 lo guardarono vagamente perplessi. Il mago sospirò, consapevole che doveva essere più chiaro. “Ci sono cose su questa terra che sono blasfeme offese all’ordine naturale, così terrificanti che la sola eventualità di ricordarle nelle nebbie della tua mente ti fa venire paura di morire. Quei momenti in cui ti rendi conto che anche fare un respiro potrebbe contrariare queste entità antiche come la realtà. Vedete…” Il mago si alzò dallo sgabello e prese dall’interno del trench il suo portafoglio “… c’è differenza tra sfiorare la morte ed il vedere la morte in faccia. Nel primo caso, come è successo a voi, si è contenti di essere vivi e si ha una nuova consapevolezza della propria vita. Nel secondo caso ci si fa una unica domanda. “perché sono vivo?”. E dopo quell’esperienza, ogni volta che si vede qualcosa muoversi in un vicolo oscuro, prima che la parte razionale spieghi che è solo un topo o un gatto, un istante prima un’altra voce in testa sussurra: “è tornato per te”. E sapete quale è la cosa buffa? Non si sa bene se essere rassegnati, perché prima o poi quella “cosa” sarebbe tornata, oppure sollevati perché almeno quella attesa straziante ed infinita… finalmente è giunta al termine.”
Il mago posò sul bancone diverse banconote. “Barista, questo è per la mia bottiglia. E per un altro giro a questi 3″. Indicò gli altri rimasti, che lo guardarono ammutoliti. “Alla vostra salute, signori“. Un ultimo cenno del capo verso di loro in segno di saluto, quindi lentamente uscì dal locale.










