A spasso per… il Lazio: Ostia antica (ciò che resta di una volta ricca città senza più mare e fiume)

Ennesima prima domencia del mese, quindi ennesima possibilità di poter andare a vedere qualche luogo d’arte gratuitamente. La mia prima scelta purtroppo ho dovuto rimandarla perchè era fortemente voluta anche dalla mia solita compagna di avventure A. che però era impossibilitata per alcuni problemi personali, quindi dopo una breve ricerca ho trovato un’altro posto visitabile e a me sconosciuto: Ostia antica. Ero poco fiducioso di trovare un accompagnamento, ma ho comunque fatto un tentativo tra i miei amici. Nessuna risposta. Ma il fato mi ha sorpreso in serata: G. chiede se può ancora unirsi a me per l’esplorazione. Sorpreso e ben lieto, ci siamo dati appuntamento al “solito posto” per le 10 e siamo arrivati ad Ostia antica verso le 10:40. Trovato un comodo parcheggio, abbiamo prima cercato di dare un’occhiata la borgo di Ostia antica, ma nella basilica di Sant’Aurea stavano celebrando una messa ed il castello di Giulio II purtroppo era in restauro, quindi chiuso. Non abbiamo perso altro tempo, ed io con il mio cappello da esploratore e G. con i suoi occhiali da Sole abbiamo affrontato la bella (e rovente) giornata e siamo entrati nel parco archeologico di Ostia antica.

Antichi magazzini

La leggenda narra che l’antica Ostia sia stata fondata addirittura dal quarto leggendario re di Roma Anco Marzio, per sfruttare le saline della foce del Tevere. Inizialmente l’insediamento aveva una funzione per lo più militare, per il controllo della foce del fiume e della costa laziale, poi all’incirca dal II° secolo d.C. in poi, quando Roma aveva ormai il pieno ed incontrastato controllo del Mediterraneo, diventò il principale emporio commerciale della città. Il suo porticciolo fu ampliato, con la costruzione di un porto più a nord della foce del fiume (dove si trova Fiumicino), la città raggiunse addirittura i 50000 abitanti e fu dotata di edifici che erano direttamente ed indirettamente collegate alle attività economiche della città, come case per i lavoratori e negozi, oltre alle terme, il foro ed un teatro. La sua ricchezza durò all’incirca fino alle fine del III° secolo d.C., poi perse di importanza e dopo un lento declino la città venne abbandonata.

Mosaico del tempio di Nettuno – il dio dei mari in tutta la sua magnificenza

L’ingresso dell’area archeologica inizia con la necropoli, ovvero il cimitero poco fuori le mura. Vengono in supporto numerosi cartelli posti lungo la via principale, che spiegano la funzione del posto e che quindi aiutano a farsi un’idea di rovine che a prima vista non sono molto distinguibili da molte altre. Superato ciò che resta della Porta Romana, si entra all’interno della città vera e propria. Percorrendo il decumano massimo, è possibile vedere ciò che resta degli edifici principali, come i magazzini, le insulae (dove abitavano i lavoratori delle varie corporazioni commerciali), il tempio di nettuno per poi arrivare al bellissimo teatro, che a giudicare dalla impalcature fin troppo recenti deve essere usato ancora adesso. Ed il tutto con numerosi mosaici, raffiguranti divinità marittime e fluviali, imbarcazioni commerciali e simboli raffiguranti l’attività dell’abitazione. Compreso nella giornata anche la visita al museo all’interno del parco archeologico. Niente di indimenticabile, ma una piccola e buona esposizione di sarcofagi e statue in marmo raffiguranti personaggi storici e mitologici.

Teatro di Ostia Antica. Ancora in uso, a quanto pare

Qualche curiosità/ informazione/ riflessione sul posto e sulla giornata:

  1. il fatto che la città si trovasse vicino alla foce del fiume non è un caso: Ostia deriva dal latino ostium ovvero “imboccatura”
  2. non ne sono certo, ma credo che Ostia antica, insieme a POmpei sia uno degli scavi archelogici più grandi del pianeta. E considerate che quello che si può vedere è solo il 40% di quello che è stato dissepolto.
  3. piuttosto facile raggiungerla. Una volta sul Grande Raccordo Anulare, la segnaletica è abbastanza chiara. L’indirizzo preciso è via dei Romagnoli 717.
  4. l’ingresso costa 10 euro (ridotto 5) ed apre dalle 8:30 fino ad un ultimo ingresso che va dalle 15:30 (la chiusura più breve del periodo autunno/inverno) fino alle 18:15 (La chiusura più lunga del periodo primavera/estate). Per visitarla io e G. ci abbiamo messo circa 3 ore. Per ulteriori informazioni, visitate il sito
  5. Adesso cominciano le cose negative ^^” le divido in 3 parti, e premetto che magari è solo dovuto alla giornata in cui l’ho visitato io, di solito potrebbe non essere così. La prima è la manutenzione.  Prima di andare a vederla mi sono letto i commenti della altre persone che l’hanno visitato prima di me. Tutti concordano che sia un posto di alto interesse storico, alcuni si spingono a dire che sia una piccola Pompei (ed in un certo senso è vero) ma molti sottolineavano la presenza di una “Ostia Antica A” e di una “Ostia Antica B”. Ho capito il senso solo quando l’ho visitata. In effetti, se si segue il decumano fino al teatro, le rovine hanno una buonissima manutenzione e tutti è piuttosto pulito ed in ordine. Poi, superato il teatro e magari camminando lungo le vie laterali… l’abbandono. Erba e vegetazione incontrollata, nessun vero sbarramento per impedire alla gente di raggiungere punti in abbandono o di calpestare mosaici magari preziosi. MI rendo conto che l’estensione è grande, e come sottolineava il buon G. se chiudessero una volta arrivati al teatro non ci sarebbe molto da vedere, ma chi lo gestisce non ci fa bella figura.
  6. Poi c’è il punto vigilanza. Che durante la mia visita era completamente ASSENTE. Vi giuro, non ho visto nessuno girare per le rovine, nessuno che controllasse che la gente non salisse sui reperti (perchè scriverlo all’ingresso non basta ^^”)  o che le impedisse di superare posti sbarrati (con catene di plastica che nemmeno stavano in piedi ^^”). Mi sono anche ritrovato nella situazione di dire a qualche ragazzino di non saltare su una colonna. Anzi, ad essere sincero, una persona della vigilanza l’ho vista. Per la precisione al museo e non era così vigile.
  7. ultimo punto: la segnaletica. In realtà cartelli esplicativi della storia e dei luoghi della città erano presenti in grande quantità. Alcuni addirittura erano vicini a complessi isolati e cercavano di spiegare la funzione del posto. Allora quale è il problema? Beh… superato il teatro (ed un paio anche prima) erano ridotti così male da essere a malapena leggibili. Ed alcuni, nella “Ostia Antica B” erano anche sfondati ^^” per non parlare del fatto che era possibile pagare 2 euro alla biglietteria per avere una mappa del sito… che era uguale ad altre mappe presenti sulle segnaletiche durante il giro ^^”

Sacello dell’ara di Romolo e Remo

Consigliato? …NI. Sono combattuto. Da una parte è una piccola Pompei, ed è possibile rendersi pienamente conto della grandezza di una antica città romana al massimo del suo splendore. Ma rispetto a Pompei è paradossalmente scarna di elementi di pregio. Ci sono i mosaici, questo è vero, ma nessuna altra vera raffigurazione artistica. O meglio, probabilmente ci sono… ma essendo “Ostia Antica B” piuttosto lasciata a sè stessa non si ha moltissima voglia di perdersi. Quindi ne consiglio la visione, almeno una volta. Ma finchè non si decidono  ad affrontare i 3 punti critici da me nominati, sinceramente non mi fa venire alcuna voglia di rivederla.

Alla prossima!

 

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Devo proprio dargli un indirizzo preciso?

Ieri mattina, dopo varie commissioni, torno a guardare il mio cellulare lasciato in camera e scopro che sono arrivate delle notifiche. E la sorpresa è ancora più grande perchè non è il solito whatsapp, bensì WordPress che mi informa che a ben 3 persone è piaciuto l’ultimo intervento scritto, quello della mia visita a Villa D’Este.

… poi lo so che 3 “mi piace” (che sarebbero diventati 4 poco dopo) non sono praticamente nulla, ma considerando che di solito ciò che scrivo non ha riscontro (visibile) nei lettori, per me è sia insolito che emozionante XD

Ormai da un bel pò mi sono reso conto che i miei interventi “di viaggio” sono quelli che hanno più successo. Il mio blog è innegabilmente dispersivo, confusionario e quando affronto determinati argomenti diventa anche poco comprensibile. Magari “specializzarlo” sarebbe un’idea giusta. Ma alla fine, quando guardo il mio “figlio” virtuale, idee delle mie idee (perchè sangue del mio sangue mi sa che non è applicabile ^^”)… perdo qualche certezza.

Eccolo lì. 12 anni di vita, più serio e malinconico rispetto a bambini della sua età, che cerca di trovare una soluzione a problemi universali frugando tra le parole che conosce e a volte perdendosi, e lamentandosi che quello che ha detto non “rende l’idea” e cercando di nuovo, immergendosi in discorsi più grandi di lui e cercando di estrapolare un senso che lo aiuti a capire se e dove sbaglia e perchè, sentendosi costretto ad usare un sacco di parole perchè non riesce a fare una sintesi. Il mio “bambino” è tanto lento e a volte quando riesce ad essere moderatamente soddisfatto è troppo tardi, e l’unico che lo ascolta sono io, paziente e comprensivo anche quando si sente triste per non aver fatto in tempo o non essere riuscito ad essere d’aiuto a persone che quell’aiuto non l’hanno mai chiesto. Oppure quando gli viene una strana invidia leggendo una poesia o una prosa, e prova a creare qualcosa di simile lui stesso, per dimostrare che anche lui è abbastanza creativo. Un piccolo uomo, che però torna bambino quando va a visitare qualcosa, indossando il suo cappello da Indiana Jones e facendo un sacco di foto che poi a casa conserverà gelosamente, oppure quando ogni volta che torna dal cinema apre il cassetto della sua scrivania e ripone con cura il biglietto dello spettacolo che ha visto insieme a tutti gli altri e viene da me a raccontarmi cosa gli è piaciuto e cosa no. E sapeste quanto entusiasmo tira fuori!

Lo guardo e non riesco a dirgli nulla. Non sto dicendo che un giorno non si specializzerà. Potrebbe succedere domani, tra un mese, tra un anno, o mai. Ma al momento è proprio la sua dolce confusionara imperferzione a farmelo amare. E visto che è nato proprio nel mese di Giugno del lontano 2006… tanti auguri, piccolo mio. Spero che la tua curiosità e la tua voglia di capire il mondo e le persone non finisca mai. E se un giorno dovessi trovare la strada che ritieni giusta, io ti amerò comunque ^^

Alla prossima!

A spasso per… il Lazio: Tivoli – Villa d’Este (cento e più fontane)

Una foto fortunata

Anche questa prima domenica del mese sono dovuto andare a vagabondare da solo. Chi malato, chi a lavoro… e chi così pigro e stanco dopo aver camminato 3 orette sotto il sole di Roma la mattina del due Giugno ed essersi riposato tutto il resto della giornata ^^” chissà quale è la spinta masochistica che mi spinge a domandare anche a persone che per la maggioranza dei casi non ha così tanta voglia di girare. Comunque questa volta decido di tornare a Tivoli, e dopo la Villa Gregoriana stavolta è il turno della più famosa Villa D’Este. Quindi sono partito di primo mattino, e dopo circa 45 minuti di macchina per raggiungere Tivoli (ed altri 15 per trovare parcheggio ^^”) finalmente mi sono potuto godere questo gioiello.

Fontana di Venere subito dopo l’ingresso

Qualche piccolo cenno storico: si deve la creazione di Villa D’este ad Ippolito II d’Este, cardinale di Ferrara e figlio tra l’altro della famosa Lucrezia Borgia. Papa Giulio III volle ringraziare il cardinale per il supporto durante la propria elezione a pontefice nel 1550 nominandolo governatore a vita di Tivoli e dei suoi territori. Solo che Ippolito II, una volta raggiunto il territorio che gli fu donato, si rese conto che era ben più povero e spartano per una persona dai gusti raffinati ed esigenti come lui, che aveva avuto ben altro trattamento a Ferrara e nella stessa Roma. Ma non rinunciò per due motivi: il primo era che l’aria di Tivoli gli era salutare (soffriva di diversi problemi fisici) ed il secondo era il suo amore per la Storia: a Tivoli erano presenti diversi ruderi romani. Su un sito che era già stato sede di una antica villa romana fece cominciare i lavori di quella che nelle sue intenzioni sarebbe diventato un luogo ameno, agreste, adatto per rilassarsi ed invitare personalità di spicco per colloquio più rilassati. I lavori furono affidati all’architetto Pirro Ligorio e fu affiancato da un enorme numero di artisti ed artigiani.  Villa d’Este fu completata nel settembre del 1572 ed il cardinale Ippolito II fece appena in tempo a vederla completata, visto che morì nel Dicembre dello stesso anno. La proprietà rimase alla famiglia D’Este per diverso tempo (ed ingaggiarono quasi un secolo dopo la sua fondazione anche Gian Lorenzo Bernini per la creazione di due nuove opere nel giardino) e quindi finì nella proprietà degli Asburgo ed infine nel 1918, subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, allo Stato Italiano.

Interno della cappella nell’appartamento superiore (o “vecchio”)

Dal cortile si accede all’appartamento superiore o “vecchio”, che in pratica erano gli alloggi personali del Cardinale Ippolito II. Questo piano ha avuto la particolarità di avermi fatto quasi venire il torcicollo: quasi ogni stanza (una bella eccezione era la cappella) aveva dei soffitti con degli affreschi molto belli, ma quasi niente a livello di terra ^^”. Le cose sono cambiate una volta sceso al piano inferiore, all’appartamento inferiore o “nobile” dove le decorazioni e gli affreschi erano presenti sia sui soffitti che sulle pareti: scene bibliche, scene mitologiche con naturale propensione all’esaltare la propria casata, paesaggi naturali e lacustri. Su entrambi i piani sono presenti dei terrazzi che danno sui giardini esterni e sui paesaggi circostanti la villa.

Fontana di Nettuno

Una volta nel giardino ho fatto un mentale paragone con l’altra villa da me visitata: Villa Gregoriana è il trionfo della Natura, la manifestazione della sua ruvida e sublime bellezza; Villa D’Este invece è un tipico giardino all’italiana, dove tutto è armonizzato, dove la natura è rigogliosa ma rigidamente controllata, incanalata in un percorso tra viali e fontane. Ed è un trionfo di fontane: dalla “regina delle fontane” dell’Ovato, all’allegorica Rometta fino ad arrivare alle celebri 100 fontane, che hanno fatto da sfondo per esempio alla scena del banchetto in “Ben Hur”. Ma è davanti alla maestosa fontana di Nettuno che mi è capitata una cosa buffa, che mi ha anche fatto riflettere. Piccola premessa: non mi piace che la gente mi faccia foto. Questo è il motivo per cui di solito sono il fotografo della compagnia. Ed è anche il motivo per cui nelle foto profilo di Whatsapp c’è una mia foto che guarda qualcosa, ma di spalle. Arrivo alla fontana, mi piace quindi decido di farmi questo tipo di foto. MI guardo attorno e noto uno ragazzo ed una ragazza che si fanno diversi selfie, quindi chiedo a loro prima di farmi una foto frontale con dietro la fontana, e fin qui nessun problema. Quando però chiedo una foto di spalle mi stupisco nel vederli molto più che perplessi, tanto che la ragazza mi domanda con il massimo tatto “… ma sei sicuro?”. Non riesco a trattenere una risata divertita e confermo la richiesta. Al che capisco una cosa: io sono nello spettro opposto dei selfie. Chi si fa un selfie di solito scatta da solo/a e soprattutto inquadra in primo piano il suo viso e poi eventualmente il panorama. Io invece mi faccio scattare la foto da altri e preferisco inquadrare prima di tutto lo sfondo e poi la mia persona, ma di spalle XD. Scherzi a parte, è stata una bella giornata calda e vicino alle fontane si stava davvero bene.

Fontana dell’organo

Qualche curiosità/ informazione utile:

  1. l’ultimo Asburgo proprietario di villa d’Este fu… l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo – Este, che voleva sbarazzarsi della villa vendendola allo stato italiano per l’allora enorme cifra di 2 milioni di lire.  Se il nome non vi è nuovo, non sorprendetevi. La sua morte a Sarajevo il 28 Giugno 1914 fu la miccia che fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale… ma che anche liberò l’Italia da quella “noiosa faccenda” [cit. ministro degli esteri italiano Antonino di san Giuliano] in riferimento alla vendita.
  2. la particolarità delle fontane della villa è quello di essere alimentate senza alcun congegno meccanico, ma solo sfruttando la pressione naturale ed il principio dei vasi comunicanti. E considerando che tutto ciò alimenta circa 35000 metri quadri di giardino e diverse fontane è decisamente impressionante.
  3. molte delle fontane avevano una funzione non solamente decorativa. La fontana dei draghi veniva detta anche della Girandola, che grazie a complicati artifici idraulici, poteva riprodurre una velocissima sequenza di spari, scoppi come petardi e cannonate, una girandola di rumore come di armi da fuoco; la fontana della civetta o degli uccelli era chiamata così perchè con un altro meccanismo faceva comparire degli uccelli meccanici che riproducevano un cinguettio, oppure una civetta che con il suo canto invece smorzava il canto degli uccelli. L’unica però attualmente funzionante è la fontana dell’organo, che ogni due ore a partire dalle 10:30 e tramite un sistema di caduta dell’acqua che alimenta un mantice fa risuonare un organo che riproduce un melodia.
  4. la villa è aperta dalle 08:30 alle 19:45 al costo di 10 euro (5 euro ridotto).  E’ possibile visitarla anche di sera, al prezzo di 4 euro, godendo dello spettacolo delle fontane illuminate. Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale
  5. per girare interamente la villa, ci vogliono dalle 2 alle 3 ore. Regolatevi di conseguenza, quando raggiungete TIvoli in auto e cercate un parcheggio (vi consiglio quelli a pagamento nei pressi del centro città, perchè la viabilità è un pò difficoltosa.

Consigliato? SI, senza alcun dubbio. Non per niente fa parte dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, ed è davvero consigliato per una giornata tranquilla e soleggiata. Oltretutto, è vicino ad altri due siti di uguale importanza.

Alla prossima!

 

 

 

 

Sogno “fuori tempo”

Nel sogno apro una porta blu ed entro in una specie di enorme sala universitaria. Sul lato sinistro è presente una cattedra vuota ed una sedia, mentre sul lato destro ci sono una serie di gradoni verso l’alto, nell’ordine di 10 -12, ed occupati solo nella parte più alta, credo gli ultimi 3. Dopo qualche secondo di smarrimento, salgo anche io questi gradoni e raggiungo il terzultimo dal basso, fermandomi accanto ad un ragazzo che mi ricorda Raji di “The Big Bang Theory”. Mi saluta con la mano e vedo che porta con sè dei quaderni sui quali sembrano esserci delle formule matematiche. Non mi sono ancora seduto, anche perchè nel sogno mi domando perchè sono finito proprio in quell’aula.

Quasi all’improvviso sento il rumore di una porta che si apre, e dalla stessa porta della mia entrata compare una donna di mezza età, bionda e con gli occhiali dalla montatura nera, camicetta bianca ed un gilè rosso abbinato alla gonna (non so perchè ricordo tutti questi dettagli ^^”). E’ evidentemente frustrata, scocciata ed infatti con passi pesanti si dirige verso la cattedra, prende dalla borsa che portava a tracolla quello che sembra essere una registro e lo sistema sulla cattedra. La sala si fa immediatamente silenziosa, ed io che sono ancora in piedi faccio per sedermi quando la professoressa pronuncia il mio cognome ad alta voce.

Io rimango inizialmente come paralizzato a metà strada, per poi rimettermi dritto, quindi mi rendo conto che tutti gli altri studenti presenti hanno voltato la testa per guardare me in perfetta sincronia, per poi rimanere in silenzio a fissarmi. La professoressa comincia a farmi una serie di domande, circa una ventina, 3 delle quali hanno a che fare con rispettivamente la possibilità che un atomo riesca a diventare qualcos’altro (con tanto di spiegazioni sul perchè sì o perchè no), perchè un determinato materiale è fondamentale per la conquista di Callisto ed infine mi dice una lunghissima formula matematica chiedendomi poi di ridurla al minimo e di darmi sia la soluzione che invece renderla ancora più lunga e spiegare perchè la seconda soluzione è completamente diversa dalla prima. Il tono delle domande è secco, non mi dà tregua.

Ovviamente non so nessuna delle risposte e quindi faccio un’unica e lunghissima scena muta. Mi volto a guardare gli altri studenti, e sebbene continuino a guardarmi fisso scorgo nei loro sguardi una certa incertezza. Credo che anche loro siano nella mia stessa situazione. La professoressa lascia passare qualche minuto di silenzio, prima di ricominciare a parlare, piano e decisamente sarcastica. Mi dice che se non si sanno queste cose “basilari” la mia presenza qui è solo uno spreco dell’aria dell’aula. Io ribatto che quello che mi ha chiesto mi sembra tutto tranne che basilare e poi aggiungo che non capisco la mia presenza qui, visto che ho una cultura umanistica. Lei quasi mi scoppia a ridere in faccia, dicendomi che sono sul suo registro quindi io ho voluto partecipare a quel tipo di lezione, per poi farmi notare che a questo punto la mia lentezza di apprendimento è dovuta al fatto che sono il più vecchio dei presenti.

Quando mi fa notare questa cosa, mi volto verso i miei compagni e loro sono tutti ringiovaniti (avranno tutti 18 anni o giù di lì), hanno riempito tutti i posti sui gradoni ed annuiscono guardando la professoressa e prendendo appunti. La mia ultima sorpresa riguarda l’anno in cui mi trovo: la professoressa dapprima ironizza che una cultura umanistica ai giorni d’oggi è solo il rifugio dei falliti che vogliono darsi delle arie da intellettuale, quindi ad alta voce riporta che non sono preparato e segna la data. E la data in questione è quella del mio primo anno all’università. Quindi mi rendo conto di essere nel passato ma vecchio come adesso. Dopo questa constatazione mi sveglio.

Alla prossima.

Ready Player One – Un regista che da piccolo amava i film ma non giocava ai videogiochi

Ore 21:15. Sono appena uscito con i miei amici dal cinema dove ho visto “Ready Player One” (film che aspettavo con trepidazione) e sul mio volto c’è un bel sorriso. E’ un film meraviglioso? Da un certo punto di vista, si. E’ un capolavoro? Assolutamente no ^^”

Cominciamo dalla trama. Siamo nel 2045 a Columbus. Il mondo a causa di sovrappopolazione ed inquinamento è allo sbando. La popolazione sfugge a questo degrado letteralmente “vivendo” all’interno di OASIS, un immenso mondo di realtà virtuale creato da James Halliday. Qui tutti possono fare quasi ogni cosa ed avere qualunque aspetto. Un posto dove si può fare tutto, tranne “mangiare, dormire ed andare in bagno” [cit.]. La storia parte dalla morte proprio di Halliday, che prima di morire annuncia che ha lasciato in OASIS un Easter Egg, raggiungibile solo trovando 3 prove e raccogliendo altrettante chiavi. Chi le trova tutte e mette le mani sull’Easter Egg, avrà il controllo di OASIS. E’ per questo che nascono i “Gunther”, cacciatori di Easter Egg, e tra di loro c’è anche Wade Watts/Parzival. Verrà affiancato da altre persone e tutte loro si troveranno a lottare contro la potente multinazionale IOI, guidata da un manager senza scrupoli ed a capo di un esercito di giocatori alle sue dipendenze per scovare il segreto prima di tutti.

Perchè vi ho detto che è un film meraviglioso (da un certo punti di vista) ma ben lontano dall’essere un capolavoro? Cominciamo dalle note positive: la messa in scena è stupefacente. Quando sei su OASIS, sei meravigliato da ogni cosa. Una realtà virtuale che tanto virtuale non sembra, tanto è alto il livello di dettaglio. Tanto che quando l’azione di sposta nel mondo reale, quest’ultimo è così “brutto” che quasi non vuoi altro che tornare su OASIS, ad assistere alle avventure di Parzifal e i suoi amici. Ad un certo punto l’ho paragonato ad “Avatar” per l’impegno profuso in campo visivo. E fiore all’occhiello, ovviamente, sono le innumerevoli citazioni, tratte da innemerevoli film e videogiochi che vanno dagli anni ’70-’80 fino ai giorni nostri. Ho personalmente passato un bel pò di tempo a cercare di vederli e capire a cosa si riferissero, ed avendo una discreta cultura nerd ne ho anche trovati un sacco (anche se penso che la formula per attivare lo scudo magico credo in ben pochi sappiano da dove viene XD). Facendo un paragone azzardato, questo film è una specie di Giudizio Universale: tante figure diverse a formare un’opera visivamente mastodontica e mirabolante.

Il problema fondamentale di questo film? Sa di essere un’opera di puro intrattenimento e non va oltre. La storia in sè è piuttosto semplice, ma a volte avrei sperato che su alcuni punti si soffermasse un pò di più (tipo sul mondo reale, il cui “dramma” viene liquidato all’inizio ma che durante la visione non dà mai l’impressione di essere davvero “allo sbando”, o sul funzionamento effettivo di determinate “camere di recupero crediti”) e che non avesse evidenti falle logiche (dov’è la polizia?).  Uno dei miei amici, all’uscita, mi ha detto che è un film che non ha nessun punto di “gravitas”, e visto che è lo stesso regista di “E.T.” (film per ragazzi ma con punti di grande serietà drammatica) è personalmente un punto a sfavore. E poi, l’utilizzo delle citazioni. Quelle che riguardavano i film erano fatte con più “cuore” e con criterio (Il luogo di svolgimento della seconda prova è un omaggio molto sentito ad un determinato film), mentre quelle videoludiche erano quasi solamente visive e basta (anche se almeno in un punto fanno anche vedere una determinata “mossa segreta” di un famosissimo picchiaduro). In realtà potevano avere una spiegazione: chi usa un determinato avatar lo fa per la bellezza dell’avatar in sè, non per quello che rappresenta (dopotutto, siamo nel 2045 e molti avatar rispecchiano personaggi videolodici di almeno 50 anni prima). Ma visto che il film lo vediamo noi nel 2018… magari un pò più di sforzo sarebbe stato gradito. Ma mi rendo conto che non era una materia conosciuta dal regista ^^”

Quindi, per concludere, è stato un film che non mi ha fatto assolutamente rimpiangere i soldi spesi, che mi ha anche divertito, che posso consigliare a tutti quelli che hanno un minimo di conoscenza nerd… ma che non mi fa venir voglia di rivederlo.

Alla prossima!

“Tomb Raider”: un film di archeologi avventurieri… ma senza il giusto mistero

 

Faccio la premessa FONDAMENTALE di quello che sto per scrivere, e riguarda il film in sè ma soprattutto la considerazione che seguirà: tutto quello che comparirà qui sopra saranno solo e solamente considerazioni personali. Può sempre darsi che su certi argomenti mi focalizzi un pò troppo, o che forse la mia pignoleria sia molesta ^^”

Cominciamo dal film. “Tomb Raider” del 2018 è un film gradevole. Forse non vi sembra granchè, ma quando ho visto i trailer avevo un’idea totalmente diversa su come avrebbero impostato il film. Tratto dal videogioco “Tomb Raider” del 2013 (unico gioco della serie a cui abbia giocato dall’inizio alla fine), ovvero gli inizi della giovane Lara Croft ed il suo primo approccio a reliquie sconosciute e misteri, il film cerca e per buona parte del tempo riesce a mantenere il mood del gioco. La nostra eroina non sarà infatti una specie di Rambo al femminile (come mi è sembrato soprattutto nella battuta del trailer “Non sono mica un supereroe”… che nel film NON C’E’) ma una giovane donna che non vuole rassegnarsi alla morte del padre, scomparso da circa sette anni, e non appena avrà indizi su dove cercarlo si butterà all’avventura. E’ una donna forte moralmente, decisamente intelligente ed intraprendente… ma ti fanno ben capire che “sul campo” è tutta un’altra storia. Inizialmente spiazzata, confusa, molto dolorante, con l’avanzare del film capirà che anche lei possiede la tempra dei Croft, come il padre prima di lei (forse la transizione verso una Lara più sicura è un pò troppo veloce, ma è un film quindi immagino debba sottostare giocoforza a determinate tempistiche). C’è da dire che ovviamente rispetto al videogioco da cui è tratto perde miseramente: volendo salvare la protagonista e magari le scene nella tomba, il resto del film non è così intrigante. Il cattivo non è memorabile, i personaggi di supporto sono a malapena tratteggiati, ed in fondo si ha un pò l’impressione che alcuni argomenti importanti siano stati trattati frettolosamente. Ma è un film d’azione, si lascia guardare e quindi secondo me è perfetto per una serata tra amici.

Ora arriviamo al punto che più mi preme. Ricalcando almeno all’inizio diversi spunti del gioco da cui è tratto, anche qui si ha a che fare con la leggenda del regno di Yamatai e della sua regnante, la regina Himiko, dagli straordinari poteri. Nel film i suoi poteri sono legati alla vita e alla morte, mentre nel gioco sono il controllo degli elementi e la sua apparente vita eterna. Il film prende una strada diversa, e può anche essere giusto visti i media diversi. Ma pur considerando questo, c’è una cosa che non sono proprio riuscito a digerire. Non è una cosa che distrugge il film, solo gli ha fatto perdere ai miei occhi un pò di bellezza: il “vero” mistero.

Vi ricordate Indiana Jones? (Se non sapete nemmeno chi è, vergognatevi e andatevi immediatamente a recuperare i primi 3 film che lo riguardano U_U). Archeologo avventuriero, anche lui alla ricerca di artefatti leggendari e misteriosi, anche lui costretto a confrontarsi con forze avverse (nel suo caso, per lo più nazisti). La differenza è che le reliquie in questione sono… sovrannaturali. Nella mia mente il buon vecchio Indy ha sempre avuto dei punti in comune con l’Ulisse dantesco: un uomo dal multiforme ingegno, alla ricerca della verità e forse l’uomo più vicino a conoscerla. L’ultimo punto è fondamentale. Le tre reliquie con cui ha a che fare Indiana Jones (e volendo anche il nodo fondamentale del quarto film) sono su un livello che non è possibile raggiungere con la semplice logica e conoscenza. Sono forze potenti, che non si possono nè comprendere nè controllare, ed il protagonista può solo tener conto della loro potenza e pericolosità. Sono la dimostrazione di quanto l’uomo sia ben piccola cosa rispetto all’universo, ma contemporaneamente è l’esaltazione stessa dell’uomo, che quando c’è bisogno comunque affronta il mistero senza perdersi d’animo.

Potete dire che Lara Croft non è Indiana Jones. Ma qui vi sbagliate. L’eroina di Tomb Raider deve moltissimo ad Indy. Ed infatti, la cosa che ho amato nel gioco del 2013 era proprio il mistero insondabile. Probabilmente farò degli spoiler, ma la regina Himiko era veramente una strega dagli straordinari poteri, capace di controllare gli elementi intorno all’isola e con al suo servizio delle statue di samurai decisamente letali. E la disperazione che prende Lara quando se ne rende pienamente conto è comprensibilissima. Ma come Indiana Jones, pur consapevole che sono forze che non può comprendere, per salvare una sua amica si arma di tutto il coraggio di cui dispone (e di un sacco di armi XD), dà fondo ad ogni energia fisica e mentale ed affronta l’ignoto. Non scoprirà mai come mai la regina Himiko avesse tali poteri, e non c’è nemmeno bisogno di saperlo. E’ il fascino dell’ignoto, e l’eroina che riesce ad emergere è segnata ma anche temprata e fortunata. Nel film… la leggenda viene completamente spiegata. E per quanto la pericolosità rimanga comunque elevata, il film ai miei occhi ha perso un pò di valore.

Chiariamoci: non sono contro i film che danno una spiegazione a tutto quello che all’inizio non si comprende. Dico solo che determinati film avrebbero molto da guadagnare se permettessero allo stesso mistero non solo di non essere definitivamente sconfitto, ma anche di far capire all’eroe/all’eroina che a volte la sopravvivenza è anche una questione di fato benevolo.

Alla prossima!

A spasso per… Roma: Villa Giulia (scoprire un popolo attraverso la sua morte)

Va bene, però la prossima volta magari ci sbrighiamo…

Era la mattinata del 4 Febbraio. Aveva piovuto il giorno prima ma avevo deciso di rischiare la sorte (aiutato e supportato dal meteo del giorno prima che era incerto sulla stabilità del tempo). Così la sorte mi aveva sorriso: una giornata di Sole, magari un pò freschina ma nulla che potesse impedirmi di sfruttare ancora “la prima domenica del mese” per poter vedere qualche luogo di interesse gratis. Ma… non ero partito da casa per andare a vedere il posto del titolo ^^”

Volevo andare al museo Borghese, all’interno di Villa Borghese. Sapevo che c’era da prenotare, e sapevo anche che molto probabilmente non sarei riuscito ad entrare subito, perchè su internet era ben chiaro l’obbligo di prenotazione. Ma quando mi capitò di visitare la Domus Aurea, anch’essa a pagamento, alla fine ho “solo” dovuto aspettare 3 ore. E SICURAMENTE aspettare 3 ore per vedere le meraviglie dentro quel museo erano il giusto prezzo da pagare.

Ma stavolta non è andata bene. Ci sono rimasto un pò male, ma avevo un piano B: Villa Giulia, ovvero la sede del Museo Nazionale Etrusco (e solo a 15 minuti a piedi).

Altorilievo del tempio “A” della città di Cerveteri

Ma chi erano gli Etruschi? Alcune loro origini sono quasi leggendarie: secondo Erotodo erano il popolo dei Lidi partiti dall’Asia Minore a causa di una terribile carestia subito dopo la guerra di Troia, secondo Tito Livio erano un popolo invece venuto dall’Europa Centrale… ma più probabilmente erano un popolo dell’Italia antica, isolato dagli altri per lingua (sconosciuta per parecchio tempo, cosa che ha creato il suo affascinante mistero in tempi moderni) e tradizioni. Erano un popolo “del mare” (erano temuti pirati), aperti agli scambi con greci e fenici, molto religiosi, esperti in campo idraulico ed appassionati di arte (da quelle figurative alla poesia). Organizzati in città-stato indipendenti, fiorirono tra la Toscana ed il Lazio e nel loro momento di massima espansione arrivarono fino alla Pianura Padana e alla Campania. Ma nulla poterono contro la potenza romana.

Sarcofago degli sposi

Sarcofago degli sposi

Il Museo Nazionale Etrusco è pieni di reperti presi direttamente dalle loro tombe, quindi accanto a vasi di argilla con scene mitologiche o di vita quotidiana, armi e scudi o carri cerimoniali (anche con parti in oro) ci sono anche attrezzi più “quotidiani” come posate da cucina, specchi per la cura personale e persino dadi da gioco. Insomma, tutto il necessario per avere un quadro più completo della vita di questo popolo.

Il museo stesso è diviso in più parti: dopo una iniziale contenente oggetti presi direttamente dalle tombe, pian piano si passa ad una rappresentazione “fisica” di un paio di queste tombe (con tanto di aiuto/supporto tecnologico) e si arriva fino a reperti provenienti dai templi da loro stessi costruiti, come frontoni e statute votive e rappresentanti divinità del panteon greco e/o etrusco. Naturalmente il tutto con numerosi cartelli riepilogativi e di facile consultazione.

Apollo sembra sorridente, ma non credeteci: è pronto ad attaccar briga addirittura con Ercole!

Qualche consiglio/informazione utile/ curiosità:

  1. gli Etruschi aveva una grandissima passione per i giochi con i dadi, tanto da essere considerati dagli altri popoli dei leggendari bari
  2. molti dei simboli esteriori dell’Impero Romano, come  il trono, le corone d’alloro ed i fasci, vengono proprio dagli etruschi….
  3. … e c’è da dire in effetti che gli ultimi 3 re di Roma (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo) erano di origine etrusca
  4. Le donne etrusche erano uno scandalo per il “vicino” popolo greco: avevano pari dignità rispetto agli uomini, quelle più altolocate sapevano leggere e scrivere ed addirittura potevano possedere delle attività economiche. Si pensa che i figli, oltre ad avere il patronimico possedessero anche il matronimico. Questa visione della donna fu mantenuta, almeno in parte, anche nel popolo romano.
  5. Villa Giulia si trova in PIazzale di Villa Giulia. Non è difficile arrivarci: io dall’interno di Villa Borghese ho preso l’uscita di Viale delle Belle Arti.
  6. Il museo è aperto dalle 9 alle 20, lunedì escluso. Il prezzo è di 8 euro, ridotto a 4 per i cittadini dell’unione europea tra i 18 e 25 anni e gratuito fino ai 18 anni.
  7. il museo è molto grande… ma anche abbastanza stretto ^^”: quando l’ho visitato era la giornata gratuita, quindi era pienissima di visitatori. Essendo le teche contenenti i reperti abbastanza grandi, si faceva decisamente fatica ad andare avanti. E vi consiglio di prendere una guida: non perchè non ci siano spiegazioni dettagliate lungo tutta la sala, ma essendo stati un popolo apeto al commercio molti dei reperti sono di fatturazione greca o fenicia. Una persona esperta può aiutare a districarsi meglio.

Quindi, consigliato? NI. A me è piaciuto molto, e sono rimasto al suo interno parecchio tempo, ma essendo un museo monotematico (a differenza per esempio dei Musei Vaticani) ti deve interessare il soggetto.

Alla prossima!