A spasso per…il Lazio: il giardino di Ninfa (la piccola enciclopedia botanica)

 

Cominciamo con i ringraziamenti. No, non ad A. che come sempre mi asseconda in queste meravigliose scampagnate (la ringrazio un pò troppo spesso, credo che prima o poi si stuferà XD) ma ad E. e L., che stavolta ci hanno accompagnati in questa breve avventura. Li ringrazio (in ordine di importanza crescente) per aver prenotato online per tutti e 4, per averci accompagnato con la macchina al giardino e soprattutto per la compagnia ^^

Credo che l’idea di visitare questo famoso giardino risalga addirittura all’anno scorso, sebbene si possa cominciare a visitarlo solo a partire da Aprile. Ma l’inizio è stato vagamente travagliato: si era pensato inizialmente ad un gruppo ben numeroso di persone, poi per “varie vicissitudini” (alcune assolutamente comprensibili come i turni di lavoro di M., altri per motivi decisamente… diciamo stupidi ^^”) alla fine insieme a me ed A. si sono uniti E. e L. E quindi sabato 1 Luglio, dopo un pranzo tutti insieme a base di pizza e gelato ed un’oretta e dieci minuti di macchina, abbiamo finalmente varcato il cancello d’ingresso ai giardini di Ninfa.

Ruscello di irrigazione

Il nome Ninfa (che viene dato alla futura città, al fiume e al lago) viene da un antico tempio romano situato nei pressi del giardino dedicato alle Ninfe Naiadi, divinità delle sorgenti boschive. Inizialmente il borgo non era molto popolato, ma presto assunse un ruolo strategico di non poco conto: era situato lungo la via Pedemontana, l’unica che portava da Roma al sud quando l’Appia era ricoperta dalle paludi. Il territorio divenne parte dell’amministrazione pontificia e nell’ XI secolo assunse al rango di città, crescendo di importanza anche in ambito politico (Papa Alessandro III fu incoronato papa proprio nella chiesa di SAnta Maria Maggiore di Ninfa). Un punto di svolta si ha però con il famoso/famigerato papa Bonifacio VIII, esponente della famiglia Caetani: è grazie a lui se il nipote PIetro II Caetani nel 1297 riuscì ad acquistare (per l’allora cifra di 200000 fiorini d’oro) la città di Ninfa ed i territori vicini (tra cui Sermoneta, Norma, Sezze). Ninfa diventò ancora più grande in questo periodo: venne ampliato il castello, aggiunta una cinta muraria con 4 fortini, aumentata l’altezza della torre e costruendo il palazzo baronale. Purtroppo Ninfa pagò sia le rivalità all’interno della stessa famiglia Caetani, sia il fatto di essere situato in un terreno pianeggiante (quindi senza difese naturali): nel 1382 venne conquistata e distrutta da Onorato caetani, di un ramo avverso ai Caetani possessori di Ninfa. Dopo questo disastro, anche a causa della malaria che infestava la pianura Pontina, Ninfa cominciò a spopolarsi fino a diventare una città fantasma. Durante gli anni si tentò più volte di riportarlo al suo splendore, ma senza successo fino al 1921: in questa data Gelasio Caetani cominciò una seria bonifica della zona ed il restauro di alcuni ruderi di Ninfa (la torre ed il municipio) per farne una residenza estiva, quindi, grazie anche all’aiuto della madre Ada Wilbraham, cominciò a piantare diverse specie botaniche provenienti dai suoi viaggi all’estero. Il lavoro di “giardinaggio” proseguì con Roffredo Caetani, la moglie Marguerite Chapin e la figlia Lelia Caetani: soprattutto le donne negli anni 30 diedero al giardino la struttura all’inglese che ha adesso.

Rovine di torre campanaria

Geograficamente all’interno del giardino scorre il fiume Ninfa, che lo irriga aiutato dai vari canali di irrigazione creati per l’occasione, ed intorno è circondato dalle colline di Norma, che impediscono alle nuvole basse (cariche di pioggia) di andare oltre. Ciò rende il giardino incredibilmente umido (umidità del 90% se non oltre) e quindi lo rende capace di contenere piante e fiori provenienti davvero da ogni parte del mondo: noci americani, aceri giapponesi, piante della nebbia (?), piante che sembrano sciarpe e si nutrono solo d’aria (??), piante amazzoniche ignifughe ed impermeabili e persino canne di bambù dall’estremo Oriente. Nel percorso che abbiamo seguito siamo passati accanto ai resti della città medievali di Ninfa, che formano quasi un tutt’uno con la flora circostante. Ed aggiungo anche che il giorno prima, avendo piovuto, ha rifrescato l’aria che con la splendida giornata di Sole ha reso la giornata con una temperatura decisamente sopportabile. Insomma… siamo stati audaci e la fortuna ci ha sorriso XD

Qualche informazione/consiglio utile:

  1. il giardino si trova in Via Provinciale Ninfina 68, piuttosto facile da raggiungere via macchina e treno/autobus. Noi, partendo dalla zona di Ciampino e procedendo in macchina, l’abbiamo raggiunta facilmente in un’oretta.
  2. I giorni per visitarlo sono nei mesi che vanno da Aprile a Novembre, per pochi giorni al mese che vanno riducendosi con avvicinarsi dell’autunno. E le persone che possono visitarlo sono solo una ventina alla volta ogni ora (il tempo che serve per visitare il giardino) proprio per conservare nel modo migliore possibile l’ecosistema del posto. Per informazioni c’è il sito apposito.
  3. l’ingresso costa 12 euro, più 50 centesimi per la prenotazione. In realtà è possibile raggiungere il posto anche senza prenotare, ma a causa della determinata affluenza e dei pochi giorni disponibili si rischia SERIAMENTE di non trovare posto ed aver fatto un giro a vuoto ^^” Nel prezzo è compresa anche la guida e fidatevi: è FONDAMENTALE per capire a pieno le meraviglie presenti. Ci sono sconti per le comitive numerose.
  4. Alla fine del giro, per due euro in più è possibile visitare una piccola zona che ospita un giardino all’italiana (che noi abbiamo saltato, ma che dovrebbe essere altrettanto interessante).
  5. E mi tocca ripescare, purtroppo, un consiglio già usato quando ho parlato della mia visita alla villa di Tivoli: quel posto è un bellissimo giardino, ma non è il giardinetto dietro casa vostra che usate per lasciar scorazzare bambini senza il minimo controllo. E soprattutto, se ci sono delle recinzioni ed un percorso ben stabilito… non è “un consiglio”. Anche qui mi è capitato di vedere, nell’ordine, persone che superano sbarramenti per andare a fotografare un qualcosa decisamente lontano dal percorso prestabilito, bambini che corrono e fanno casino e danno fastidio ai presenti, gente che fa foto mettendosi davanti ad altri che cercano di farne a loro volta. Quindi, vi prego, almeno voi che mi leggete, abbiate rispetto per un posto tanto interessante e pieno di meraviglie.

Consigliato? SI. Un posto di una bellezza a tratti paradisiaca, e noi lo abbiamo visto praticamente nel periodo estivo, che è quello meno spettacolare. Cercate di visitarlo nei periodo da Aprile a Maggio, che infatti sono i più difficili da prenotare: dicono che la primavera dia un tocco magico ed ancor più colorato al giardino. Ma anche in autunno il giardino promette meraviglie, cambiando letteralmente colori.

Alla prossima!

 

C’è un pò troppo rumore…

 

Chiariamo subito: la giornata di ieri alle terme, nonostante un prezzo d’ingresso a cui non ero abituato, me la sono pienamente goduta. Sia per la disponibilità e varietà dei trattamenti, che per la splendida giornata di Sole e ultima ma non ultima la compagnia di cari amici. Però c’è stato un momento preciso, durante la giornata, che ho apprezzato particolarmente. Era verso le 4 del pomeriggio, un momento abbastanza sonnacchioso per la stragrande maggioranza degli ospiti. Quelli ancora abbastanza attivi si sono gettati nelle piscine, per prendere un pò di frescura (o calura, secondo i gusti). Io invece mi sono diretto verso le saune, ed ho scelto quella interna con la temperatura più alta: 70°.

Appena entrato nella stanza, ondata di vapore, caldo abbastanza forte da non permettermi nemmeno di respirare bene, odore di eucalipto ed una musica ambientale molto tenue e rilassante. Ho regolato la clessidra a muro presente per 15 minuti di “affumicamento”, mi sono seduto sul gradone di legno e… ho aspettato in silenzio. Qualcuno è entrato durante la mia permanenza, ma di solito è durato uno o due minuti prima di uscire. Credo che quella temperatura non fosse alla portata di tutti. Quindi in pratica posso dire di essermela fatta da solo.

Più tardi, una volta in macchina mentre tornavo a casa, mi sono domandato perchè mi sia piaciuta proprio quella sauna. Essendo io un tipo introverso, la mia prima spiegazione è stata che ho gradito la solitudine. E non sarebbe la prima volta. Ma a mente ancor più fredda, credo di aver scoperto la vera risposta: il silenzio.

A parte la tenue musica ambientale, l’unica cosa che sentivo era il continuo sbuffo dei vapori della stanza ed il mio respiro. C’era come una specie di cappa, che sembrava come zittire tutto. Infatti tutti i presenti (me compreso) erano come intimamente obbligati a non fare rumore. Quindi, mentre arrivati ai 7 – 8 minuti i pori della mia pelle erano talmente aperti da farmi diventare una sorta di fontana di sudore… ero in pace con il mondo. Respiro lento e ritmato, occhi chiusi, mente sgombra.

Credo che attualmente nel mio mondo ci sia un pò troppo rumore. Clacson che per il lavoro strombazzano lungo le strade di Roma, gente che urla per ogni piccolezza, persone che decidono di dire la propria opinione senza che nessuno glielo abbia chiesto. E magari alzando la voce. Tutti alzano la voce, o il volume. Tutti ne hanno la possibilità, e quindi si sentono in diritto di farlo.

Eppure, se mi sforzo, ricordo una passeggiata al chiaro di Luna dove gli unici rumori erano l’acqua del vicino lago e le foglie che si muovevano alla leggera brezza del vento. Oppure una serata quasi indimenticabile in compagnia di una persona a me tanto cara nella quale siamo stati in silenzio ad accarezzare gattini accoccolati sulle nostre gambe che facevano lievissime fusa.

Perchè devo sforzarmi per ricordare queste sensazioni? Perchè non riesco più a “sentire” il mondo intorno a me?

Alla prossima.

Nubi nere nella testa

Senti, ho bisogno che tu mi ascolti. E magari mi dai una tua opinione. Posso contare su di te?

Certo. Sono tutto tuo.

…posso ascoltare anche io?

Solo se non fai casino.

Promesso!

Allora… mi è stato fatto notare, ma in effetti è una cosa di cui mi stavo rendendo conto anche io, che su un determinato ambito sto diventano incredibilmente pesante. E non capisco bene perchè ^^”

Quale?

Le uscite. Organizzazione per andare in posti belli e particolari a cui magari non si va di solito perchè o di nicchia o perchè non li si conosce/ non gli si dà importanza.

Te li sostengo tutti! *entusiasta*

*lo guarda con aria vagamente di rimprovero*

*si calma* Scusate…

Soprattutto in due uscite in particolare. Sono state rimandate per cause di forza maggiore ed assolutamente comprensibili diverse volte per impossibilità delle altre persone interessate ad esserci… oppure per una strana modalità di visita dovuta a prenotazioni non molto chiare. Bene, queste uscite sono “in sospeso” e non capisco perchè la loro sola idea si sia inserita in me come una sorta di “nuvola scura”, che modifica il mio modo di pensare in maniera sempre più malsana. Come mi èstato fatto notare oggi, sembra davvero che mi importi più del posto che della compagnia. E non è così! Che devo fare?

Allora… chiariamo prima una cosa. Io sono te, non uno psicologo, quindi le ipotesi che farò saranno quelle che ti farai anche tu. Fin qui ci siamo?

Va bene lo stesso ^^”

Bene. Secondo me hai paura di non avere tempo.

??

Certo, ne hai tanto in realtà proprio perchè non lavori. E visto che non lavori, senti di avere come il cervello in “regressione”, che tu cerci di fermare in modo scomposto cercando disperatamente di vedere cose nuove. E se posso azzardare, credo anche le “non uscite” le prendi come ennesimi fallimenti anche in qualcosa che tu consideri decisamente più facili di trovare una via più chiara di quello che fara nella vita. Hai paura, come sempre.

…posso dire una cosa io? *solleva una mano come a scuola*

Certo, fratellino.

Hai sempre avuto un concetto di tempo troppo ristretto. Non sei quasi mai riuscito ad azzardare visioni di te stesso più lunghe. Quindi…parti dal presupposto che potresti non vederli mai questi posti. E non è una cosa drammatica! Sarà un peccato, ma non è detto che tu non riesca in futuro. Oppure potresti vedere posti non previsti… e sarà bello lo stesso. E poi, se davvero volessi vederli, non ci andresti da solo? Allora perchè stai aspettando? Tu vuoi vedere questi posti insieme ad altre persone per condividere con loro quello che di bello vedrai. E non lo fai da solo perchè le altre persone sono la parte importante. Capisci? Dissipa queste nubi. Lo sai che dopo diventa tutto più scuro. E non dicevi proprio tu che “con il Sole si fanno fotografie migliori”?

….

Naturalmente su di me vale lo stesso discorso del fratellone: io sono te eccetera eccetera….

*annuisce tra sè*

Però! E’ stato bello potersi muovere di nuovo. *si sgranchisce le braccia* Dovrebbe avere più spesso questi problemi…

Fratellino, non dici sul serio vero?

*pensa un pò su quello che ha detto, spalanca gli occhi* No, in effetti no ^^”

*lo abbraccia* Almeno tu ti muovi da qualche altra parte. Io invece…

*si allontanano*

Una folle corsa

Corri.

Perchè non ti svegli abbastanza presto e con abbastanza entusiasmo.
Perchè mangi sempre troppo e con non abbastanza voracità.
Perchè al computer non sei abbastanza veloce.
Perchè è passato un altro giorno.

Corri.

Finchè non riesci a stare al passo con “gli altri”
Finchè tutto intorno a te sfuma.
Finchè i tuoi polmoni si riempiono di ansia.
Finchè è il dolore fisico e mentale a darti a prova che esisti.

Corri.

Il TUO tempo, il TUO spazio e la TUA dimensione sono solo “cose da filosofi”

Smettila di fare il filosofo. Macron ha la tua età ed è già Presidente della Francia. E tu?

Corri.

Quei pensieri.
Quelle voci.
Quegli sguardi.

Corri.

A spasso per… il Lazio: Tivoli – Parco Villa Gregoriana

“Prima domenica di Maggio… mi piacerebbe andare in giro… Cosa proponi che possa essere alla portata di una donna appena ciclata?”

Sabato pomeriggio. Rassegnato a passare una domenica a casa e quindi… il messaggio di A. e io che per poco mi commuovo. In effetti non ci sarebbe nulla di così emozionante, ma a volte mi dimentico che non tutti i miei amici sono dei pigroni terrificanti ^^” l’ultima parte è curiosa, anche perchè alla fine abbiamo scelto una meta che, per quanto molto bella, forse non era proprio adatta ad una “donna appena ciclata” XD

Si sceglie infatti Tivoli, è più precisamente il Parco Villa Gregoriana, restaurato e portato allo splendore dal FAI (ente protagonista di un’altra delle mie uscite). E ci siamo goduti una splendida giornata tra natura ed arte (nonostante A., detta “la signora dei mezzi”, abbia dovuto la mattina lottare ed incredibilmente perdere contro una linea di autobus dagli orari MOLTO poco puntuali ^^”)

Belvedere sulla Valle dell’Inferno

Iniziamo la lezione di storia (e state attenti che vi interrogo): situata in una valle scoscesa a ridosso dell’antica acropoli Tibur (arroccata su uno sperone di roccia e raggiungibile solo tramite un ponte), destava meraviglie già in passato per la sua natura rigogliosa ed incontaminata, in continuo mutamento dato che le acque del fiume Aniene venivano a gettarsi, rombando, proprio all’interno di questa valle. Scelta dal console romano Manlio Vopisco come posto ideale per la costruzione della sua villa, nei secoli successivi (soprattutto alla fine del 700) è stata tappa irrinunciabile per ogni pellegrino, viaggiatore o artista in viaggio per Roma: infatti rappresentava la sintesi perfetta tra storia (la presenza dei resti dell’acropoli), natura (il paesaggio maestoso e selvaggio) e mito (la presenza delle grotte delle Sirene e di Nettuno). Purtroppo la forza distruttrice  del fiume, unita al fatto che la roccia della Valle dell’Inferno è di natura calcarea, porosa, poco compatta e friabile, ha provocato diverse violente inondazioni che hanno causato decine di vittime e danni materiali nella città di Tivoli. Ma solo con l’elezione a Pontefice Massimo di Gregorio XVI (1831) si intervenne sul problema: nel 1832 fu approvato il progetto dell’ing. Folchi, che nel 1835 creò sotto il monte Catillo due canali artificiali(i Cunicoli Gregoriani), che convogliavano le acque del fiume direttamente fuori dall’abitato, salvando di fatto la città dalle piene dell’Aniene. Ma il Papa non si dimenticò della Valle dell’Inferno: creò quindi un parco di alberi sempreverdi all’interno della valle attorno alla nuova cascata artificiale risultante dal progetto di Folchi. Nasce così la Villa Gregoriana. Bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale, nel dopoguerra diventò una sorta di enorme discarica. Nel 2002 fu concesso in comodato dallo Stato al FAi, che dopo anni di intensi lavori riuscì a riaprirlo al pubblico nel 2005.

Belvedere sulla Grande Cascata

L’inizio della nostra camminata comincia verso le 10:40 costeggiando un lato della montagna. Ci si presenta subito una piccola deviazione, che ci porta a vedere i Cunicoli Gregoriani e la Grande Cascata, con il suo salto di circa 120 metri. Tornando sul percorso principale incontriamo i resti della villa di Manlio Vopisco, perfettamente integrata con la natura circostante e solo pallido rimasuglio della magnificenza che doveva avere non appena costruita (lo sappiamo grazie al poeta Stazio, anche perchè la forza del fiume e l’umidità ha impedito la conservazione e l’ha quasi distrutto del tutto ^^”). Continuiamo quindi la discesa nella Valle dell’Inferno, raggiungendo prima la radura di ponte Lupo e quindi visitando l vicina (e fresca) grotta delle Sirene.

Ruderi della villa di Manlio Vopisco

Arrivato sul fondo, non ci resta che risalire verso l’arcropoli sul lato opposto, con tante altre cose da vedere come un altro Belvedere sulla valle dell’Aniene e la grotta di Nettuno (raggiungibile solo attraversando i cunicoli del Miollis) fino a raggiungere la cima e poter vedere da vicino i templi di Vesta e di Tiburno.

Belvedere sulla Valle dell’Inferno e Radura di Ponte Lupo

Qualche consiglio/curiosità/suggerimento:

  1. Il fiume deve il suo nome allo spirito del re etrusco Anio, che secondo la leggenda giunse a cavallo dalla sua terra natia nel tentativo di salvare sua figlia Salea, rapita da Catillo, ma perì tragicamente mentre attraversava proprio le acque dell’odierno Aniene.
  2. Un’altra leggenda vuole che coloro che avessero affrontato la discesa negli “Inferi” passando dalle grotte di Nettuno e delle Sirene avrebbero avuto l’opportunità di imbattersi nella Sibilla Tiburtina, un oracolo in grado di fornire responsi a quanti le avessero posto dei quesiti.
  3. L’ingresso principale al parco Villa Gregoriana è in Largo Sant’Angelo 1
  4. il costo per visitarlo è di 7 euro (gratis se si è iscritti al FAI e con agevolazioni varie a seconda dell’età, della residenza o meno a Tivoli e alle famiglie). Secondo le varie segnaletiche presenti nella villa, per fare il percorso intero ci si impiega un’oretta e mezza…. ma io ed A. abbiamo concluso il percorso alle 15:30, perchè abbiamo perso tempo a goderci gli sprazzi di Sole, a fare un sacco di foto e più genericamente a goderci tutto quello che la Villa aveva da offrirci ^^
  5. Il percorso principale è di facile percorrenza, e comunque si viene forniti di una mappa all’ingresso. Vi consiglio comunque ogni deviazione possibile che di solito porta a dei belvederi di grande impatto. Ma tranquilli, sono presenti diverse panchine nel caso vi sentiste stanchi XD
  6. A. ha visto un’anfora vicino alla radura di Ponte Lupo e giocando con la prospettiva è riuscita a farsi fare una foto… del suo segno zodiacale (questa ci teneva la scrivessi XD). E considerando che nonostante il ciclo si è fatta tutta la camminata senza mai lamentarsi mentre vedevamo ragazzi/e più giovani di noi già con la lingua di fuori dalla fatica (??), non capisco perchè si lamenta quando la chiamo “Wonder Woman”
  7. E’ una visita adatta a tutti, singoli, coppie, gruppi e famiglie… ma non è un parco giochi e nemmeno casa vostra: se portate un cane, tenetelo al guinzaglio (io ed A. ne abbiamo visto diversi che vagavano liberi e si “svuotavano lo stomaco” con altrettanta libertà ^^”), se portate bambini fate in modo che non lascino cartacce in giro e gettino sassi dai belvederi (visto purtroppo anche questo -_-”). Ci sono voluti anni per rimetterlo in sesto, è compito anche nostro/vostro mantenerlo in questo stato.

Veduta templi di Vesta e Tiburno

Consigliato? SI. Se volete passare una giornata rilassante, in mezzo al verde, magari al fresco dei tanti alberi e contemporaneamente immersi nella storia è il posto che fa per voi. E Tivoli è comunque una città con molte altre meraviglie da mostrare.

Alla prossima!

 

 

A spasso per… Roma: Roseto Comunale di Roma (rosa, rosae, rosae…)

Stavolta è A. a darmi l’input per l’uscita: scopre che il 21 Aprile apre il Roseto Comunale di Roma e non essendoci mai andata mi chiede se mi va di accompagnarla. In realtà l’avevo già visitato, anche se per puro caso (anni fa, mentre passeggiavo con un’amica, la trovai aperta) ma essendo ricordi vecchi e non documentati fotograficamente non ho avuto esitazioni nell’accompagnarla per il 22 mattina, contando su una scarsa affluenza dato l’orario. La giornata è cominciata però in modo… bizzarro: sapendo che lei per arrivare a Termini ed incontrarci doveva prima prendere un autobus che non arriva mai in orario e quindi la metro, io che devo prendere solo il treno me la prendo con calma. Quando arrivo a Termini vado verso i tornelli per prendere la metro… e vengo fermato da due poliziotti che mi chiedono la carta d’identità e cominciano a riportare i miei dati su un foglio. Ora, non andavo di fretta e quindi quando mi hanno detto che ci volevano 5 minuti non ho fatto storie, ma ciò ha portato A. a raggiungere la metro che dovevamo prendere prima di me, quindi alla fine chi non è arrivato in orario sono stato io XD Oltretutto, non sono stato l’unico fermato: la persona dopo di me, che a prima vista mi ha dato l’impressione di essere una sorta di Hipster, quando il poliziotto gli ha chiesto un documento è visibilmente sbiancato, e quando hanno fatto i controlli a me hanno ridato la carta d’identità e sono potuto andare via, lui invece… beh, i poliziotti gli hanno detto di aspettare qualche altro minuto. Ad osservare il ragazzo in questione, sempre più nervoso con il passare dei secondi, avrei giurato che era in procinto di darsela a gambe!

Roseto Comunale di Roma: panoramica (da notare la disposizione dei viottoli)

Visto che mi piace tanto la storia, ve la sorbirete anche voi: la zona del Roseto in un certo senso era “predestinata” all’uso che ha adesso. Infatti fin dal III secolo a.C. l’area era sede del tempio della dea Flora ed in primavera si svolgevano i “floralia”. A partire dal 1645 la zona entrò a far parte della Comunità Ebraica e divenne luogo di sepoltura dei loro defunti. Nel 1931 il Governatore di Roma spostò il piccolo cimitero ebraico nel Verano e grazie anche al forte interessamento della Contessa Mary Gailey Senni, americana amante della natura e grande esperta botanica, la zona fu riaperta come roseto. La contessa partecipò attivamente sia al mantenimento sia alla promozione all’estero. In più nel 1932 istituì il “premio Roma”. Durante la seconda guerra mondiale però la zona fu distrutta dai bombardamenti. Nel 1950 il Comune di comune accordo con la Comunità Ebraica ricreò il roseto.

Rosa “Impression” dalla Germania

L’area del Roseto è divisa in due parti: una più grande (quella dove siamo andati noi ed era aperta al pubblico) dove era presente una collezione di rose botaniche, antiche e moderne, e anche rose di tipo rampicante, e una più piccola (chiusa) che racchiude le rose che parteciperanno al “premio Roma” e quelle che hanno vinto la manifestazione dal 1933 ad oggi.

Rosa “Gorgeous” dalla Danimarca

La giornata era perfetta per l’uscita: cielo terso, Sole, temperatura fresca ed adatta ad una passeggiata. E alla fine sono stati in tanti ad aver avuto la nostra stessa idea. Ed essendo il posto non grande, pensavo che non avremmo messo tanto: invece io ed A. siamo rimasti lì dentro per almeno un’oretta e mezza ^^” c’è anche da dire che non ci siamo limitati ad osservare, ma abbiamo annusato davvero tutte le rose presenti. Solo due pecche: un buon numero di rose non era ancora fiorito (lo saranno credo il prossimo mese) e diverse rose erano esteticamente molto belle ma non avevano il minimo profumo, oppure era molto tenue.

Rosa “Carezza” dall’Italia

Qualche piccola informazione/curiosità:

  1. Non è stata dimenticata il precedente utilizzo dell’area del roseto: infatti se andate a guardare la prima foto che ho postato, quella della panoramica, potete notare che le viette che suddividono la zona aperta al pubblico formano una immagine che ricorda la forma del menorah, il candelabro a sette braccia simbolo dell’Ebraismo.
  2. il roseto si trova in via di Valle Murcia 6. Arrivarci è semplicissimo: è vicinissimo alla fermata metro B “Circo Massimo”.
  3. è aperto dal 21 Aprile al 18 GIugno tutti i giorni. Chiude solo il 20 Maggio per lo svolgimento del premio Roma, quidi dal giorno dopo sono visitabili entrambe le aree.
  4. nell’area sono presenti diversi cartelli con informazioni sulle rose, ed è possibile prenotare una visita guidata, che sicuramente è molto più esaustiva ed interessante.
  5. E’ possibile passeggiare sui prati ed avvicinarsi alle rose, ma non sedersi/sdraiarsi su di essi. I cani possono entrare ma devono stare sui vialetti.

Rose “Perfum de Nuit”: la mia preferita tra quelle viste. Visivamente d’impatto e con un buonissimo profumo

Consigliato? SI. E’ vicino al Circo Massimo, non è molto grande quindi è visitabile in pochissimo tempo e con la giusta giornata di Sole è un ottimo modo per passare la giornata ^^

Rosa “Abracadabra” dalla Germania: A. mi ha detto che c’è anche una versione con colori leggermente diversi

Alla prossima!

 

 

A spasso per… Roma: convento di Trinità dei Monti e Palazzo Mattei di Giove (imprevisti quasi fortunati, il cammino del penitente e piccole bomboniere)

Cominciamo con il dire che è stata una visita “in solitario”. Volevo sfruttare le giornate Fai di primavera, che si svolgevano il 25 ed il 26 marzo, ma del mio gruppo storico di amici nessuno si è fatto avanti (non che mi sorprenda) e la mia compagna classica di avventure A. non era disponibile. Quindi mi sono armato di sana rassegnazione e domenica mattina mi sono avviato a prendere il treno, con un ben preciso piano in mente: prima palazzo Mattei, quindi il convento di Trinità dei Monti.

Ma…. è domenica, i treni passano con orari diversi, e la cosa mi coglie vagamente impreparato. Sono costretto ad aspettare un’ora buona (quindi devo anche ringraziare mia madre di aver comprato “Focus” la sera prima) e decido di cambiare i piani ed invertire le destinazioni programmate: una era vicinissima alla fermata metro Spagna, l’altra dovevo cercarla e con il mio orientamento ci avrei messo un pò di più. La scelta, paradossalmente, è stata una specie di fortuna ^^”

Quindi arrivo a Piazza di Spagna, salgo le sue famosissime scalinate ed una volta in cima prendo la strada sulla sinistra… e mi accodo ad una fila che è già piuttosto lunga. Sono le 11. Riesco a mettere piede all’interno del monastero con gruppo di 25 persone e guida solo alle 13:50 ^^”

Scalinata di Trinità dei Monti

Un piccolo cenno storico: il convento fu costruito tra il 1530 ed il 1570 dal re di Francia Carlo VIII per l’ordine religioso dei Minimi, fondato da S. Francesco da Paola (santo che ho sentito spesso nominare nel mio periodo in Calabria).  Nel 600 il convento fu centro della vita intellettuale, artistica e persino scientifica della Capitale: i suoi frati insegnavano e studiavano non solo teologia e lettere classiche, ma anche filosofia, geometria ed ottica.

Ingresso all’interno delle mura esterne del monastero (da notare la calca di persone ^^”)

Inizialmente sostiamo nel chiostro, decorato con lunette raffiguranti storie della vita di S. Francesco da Paola e con stili diversi (ogni lato del chiostro era di artisti di diversa provenienza geografica e tutti nel territorio dell’allora Stato Pontificio: toscani, marchigiani, emiliani…) e medaglioni raffiguranti i reali di Francia, quindi saliamo al piano superiore dove ho trovato effettivamente le cose più interessanti. Nel corridoio sud c’è un astrolabio catottrico, ovvero un orologio solare con quadrante a riflessione, che permetteva di sapere l’esatta ora della giornata in tytto il mondo allora conosciuto , sia di giorno con la luce solare che di notte con quella lunare (e la guida ci ha detto che la sua precisione è abbastanza accurata ancora adesso); sulle pareti dei corridoi est ed ovest sono presenti invece due interessanti dipinti dei padri minimi Maignan e Niceron, raffiguranti S. Francesco da Paola e S. Giovanni, utilizzando la tecnica dell’anarmofismo. Cos’è? E’ una tecnica figurativa che sfrutta la prospettiva. Viste frontalmente sono immagini distorte (è possibile vedere dei dettagli riguardanti campo, porti di mare, figure minuscole di animali o santi) ma acquistano senso inclinando il punto di vista rispetto al piano dell’immagine. Molto interessanti perchè non ci vuole solo un certo talento artistico, ma anche un approfondito studio scientifico degli spazi. Il gran finale è stata la visita al refettorio, affrescato dal gesuita Andrea Pozzo ed altro grande esempio di effetti illusionistici.

Chiostro interno del monastero

Si erano fatte le 14:30, ero abbastanza stanco di stare in piedi e dovevo decidere cosa fare. MI arriva in soccorso un discorso tra una delle guide del FAI e un gruppo di persone: non solo le sconsigliava di andare alla Domus Aurea (una fila immensa, a sentire lui) ma accennava la fatto che il palazzo Mattei ne aveva decisamente meno essendo poco visitata in mattinata. HO deciso di dare al posto (e al navigatore sul mio cellulare) un’opportunità: è stata un’ottima scelta (invece il navigatore non solo mi ha deluso, ma mi ha anche prosciugato la batteria del cellulare ^^”)

Un piccolo cenno storico anche qui: il palazzo Mattei di Giove è una delle tante abitazioni della famiglia Mattei, i cui componenti divennero grazie ad una intensa espansione immobiliare proprietari di un intero isolato di Roma (chiamato all’epoca “Isola Mattei”) e di diversi zone all’esterno di Roma. Il palazzo in questione fu voluto da Asdrubale Mattei, terzo ed ultimo figlio di Alessandro Mattei e marchese di Monte Giove, in occasione delle sue seconde nozze con Costanza di Gonzaga. Iniziati i lavori nel 1598, si conclusero nel 1618. Nel 1938 il palazzo fu venduto dagli ultimi proprietari Antici-Mattei allo Stato Italiano, ed adesso è sede del Centro di Studi Americani, di una Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea e della Discoteca di Stato, indirettamente mantenendo l’impronta culturale voluta dal suo primo proprietario.

Chiariamoci: sono arrivato alle 15:15 e ho dovuto fare una certa fila anche qui (sono riuscito ad entrare alle 16:45) ma ne è valsa la pena: il cortile quadrato esterno subito dopo l’ingresso è una tripudio di sculture, una specie di museo all’aria aperta: su ogni lato statue raffiguranti imperatori romani, sul primo piano mezzi busti raffiguranti invece imperatori della casata Asburgo (I Gonzaga erano imparentati con la casata tedesca) e ancor più sopra sia delle effigi di imperatori bizantini sia lo stemma della famiglia, l’aquila (simbolo della casata Mattei) sopra una scacchiera con una striscia diagonale (simbolo dei Gonzaga). Dell’interno si poteva apprezzare soprattutto gli affreschi sul soffitto, di diverse correnti pittoriche (come il Manierismo).

Qualche piccolo consiglio/curiosità:

  1.  il terreno del monastero di Trinità dei Monti fu donato dal re di Francia Luigi XI, che aveva chiesto la presenza di S. Francesco da Paola per diciamo sfruttarne le doti taumaturgiche (il sovrano era gravemente malato). Il santo non voleva abbandonare la sua terra e i suoi abitanti bisognosi, ma sotto “energica” richiesta papale (che voleva approfittare del santo anche per rinsaldare i deboli rapporti tra Francia e Papato) rimase al capezzale del sovrano non guarendolo fisicamente ma spiritualmente. Tanta è stata la considerazione dei regannti per il santo che lo invitarono a rimanere a corte come guida spirituale anche del figlio Carlo VIII… ed infatti il santo fece ritorno nella sue amate terre solo da morto.
  2. non si potevano fare foto all’interno del monastero e per un “fotografo” come me è stato un delitto ^^” la guida, gentilissima, si è quasi scusata per questo e ci ha consigliato una puntata di “Ulisse, il piacere della scoperta” intitolato “Roma, quarto giorno. Le meraviglie sconosciute
  3. all’interno del Palazzo Mattei sono presenti diverse scene bibliche riguardanto Giuseppe d’Egitto, Salomone e SAnsone… e sono tutte a scopo autocelebrativo: gli ultimi due sono esempi di grande saggezza e forza, Asdrubale Mattei invece si sentiva molto legato a Giuseppe, essendo entrambi ultimi figli ed entrambi destinati alla grandezza (almeno nei pensieri del proprietario).
  4. la via del Palazzo Mattei, ovvero via Michelangelo Caetani, è la stessa via dove è stato ritrovato il cadavere di Aldo Moro.
  5. devo la visita di queste due meraviglie alla FAI (Fondo Ambiente Italiano), che si è sobbarcata l’organizzazione dell’evento e ha avuto a che fare con un quantitativo spropositato di visite. Per chi fosse interessato ad iscriversi al FAI e partecipare alle numerose iniziative, basta visitare il sito.
  6. come potete notare… non ho foto di palazzo Mattei. E solo perchè essendo il cellulare la mia macchina fotografica si è scaricato velocemente con le foto e l’utilizzo del navigatore. Quindi dalla prossima volta… power bank! Sono stufo di dover sempre trovarmi con la batteria scarica! Quindi con quanto scritto mi espongo volontariamente alle prese in giro di A., che invece porta sempre la batteria esterna e che quasi sempre provvede a non far morire il mio telefonino ^^”

Quindi consiglio le visite? SI. Sono due gioielli poco conosciuti della Capitale, pieni di arte e meritevoli sicuramente di una visita. Inoltre mi hanno fatto fare una bella ricerca storica per cercare di scrivere un intervento decente, quindi… tutto ciò che alimenta la curiosità è ben accetta.

Alla prossima!