Aggrapparsi all’ultimo secondo

Non riesco a fermare il sangue.

Non riesco a farlo smettere di scappare dal mio petto.

E’ così nero che penso sia solo il marcio che è in me ad imbrattare per terra. Rido come un ebete.

Non riesco ad impedire al terreno di avvicinarsi.

Da quando la forza è andata via dalle mie braccia?

….

Non ricordavo che la terra fosse così morbida. O che il Sole fosse così caldo.

Forse non me ne sono mai accorto. Ma adesso, mi riposo un attimo.

Poi… non sarò più uno stronzo con le persone che mi vogliono bene. E… tratterò meglio anche gli altri.

Dio, ti prego… dammi il tempo di poter essere migliore…

L’altra faccia della dimenticanza

Non ho mai negato di avere una pessima memoria. E’ infatti uno dei motivi per i quali continuo ancora adesso a scrivere un blog, che parla di me pur non dando informazioni concrete su di me. E’ il motivo per cui faccio un sacco di foto quando vado in giro ed una volta a casa mi sbrigo a catalogarle per posto, data e nome immagini (quando possibile). A volte è una dura lotta.

Ma questa specie di dimenticanza ha un effetto collaterale positivo: certe sensazioni che non provo da tanto vengono come riscoperte, portando con sè di nuovo quel senso di meraviglia e di appagamento come la prima volta che lo ho percepite.

Sono stato un mese chiuso in casa per Covid, e tutto sommato a me e alla mia famiglia è andata molto bene: abbiamo avuto febbre, tosse (tanta) e debolezze varie, ma sono durate relativamente pochi giorni e poi abbiamo solo atteso che le analisi riscontrassero l’assenza dei segni della malattia. E quindi, dopo un paio di giorni, sono uscito per andare a comprare un giornale per mia madre.

Non è stato un lungo tragitto, e la faccenda è stata sbrigata anche con una certa velocità. Ma cavoli… ho adorato ogni cosa di quella breve passeggiata.

La presenza umana, prima di tutto. Non c’è niente da fare, siamo animali sociali ed abbiamo bisogno di nostri simili. E di seguito tutta una serie di informazioni che venivano fornite dai miei sensi. Il cielo così tanto blu e senza nemmeno una nuvola, i raggi del Sole sulla pelle, il ciguettio degli uccelli, l’odore dell’erba che riuscivo a sentire sebbene portassi la mascherina… persino l’aria spinta dal vento che si insinuava in mezzo alle dita della mano.

Lo so, lo so. Niente di stupefacente. Ma ero stato chiuso in casa per un mese, in mezzo a quattro mura sempre uguali e con le stesse persone. E con tutti i nervosismi dell’essere in una situazione non facile. Ed oggi, quando ho chiuso gli occhi e ho fatto un bel respiro, mi sono detto…

…che bello essere vivi.

Alla prossima!

Solo un pugile suonato

Ho le braccia pesanti. La pelle in fiamme. Un peso sulle spalle che non mi permette di tenere dritta la schiena. E gli occhi sono così pesti e gonfi che quasi non riesco a vederlo, davanti a me. Eppure so benissimo cosa sta per succedere.

Sento i passi del mio avversario che si fermano e quasi percepisco il suo piede d’appoggio battere a terra con pesantezza. Sento il suo respiro, dapprima affannato ed irregolare, che si trattiene. Il pubblico che ci circonda, che sta urlando dal piacere alla vista di due uomini che si stanno dissanguando per il loro divertimento, più animali che uomini, che per qualche istante sembra quasi perdere al voce.

Ho due soluzioni: schivare o parare. Ma le gambe sono due blocchi di marmo, e la braccia non si piegano più di una certa angolazione tanto che è la mia schiena a farlo. Un grave errore.

Il gancio mi raggiunge alla tempia sinistra ed il cervello si spegne.

Come nei film il tempo si dilata all’infinito. E precipito in un vuoto cosmico senza stelle, nudo come un verme, essenza stessa del dolore. Ed in quello spazio non c’è niente e nessuno. Nemmeno io. Forse questo è morire. Nessuna ricompensa per chi ha dato tutto, nessuna punizione per chi si è preso tutto. Solo l’ultima pagina di un quaderno sporco di sangue e scritto con una grafia illeggibile, che verrà dato alle fiamme. Ma almeno è finita.

Quando la mia faccia sbatte a terra vengo strappato via a forza da questo oblio. Mi fa male di nuovo tutto, ho la bocca piena di sangue ed il naso schiacciato. Le urla del pubblico tornano, ma sono indistinte. Riesco a spostare la testa di lato ed il naso riprende a fare il suo lavoro. Mi monta una rabbia crescente, mentre sbatto i pugni a terra e cerco di rimettermi in piedi con infinita lentezza. Ed il pubblico esplode in un delirio di pura goduria.

A quanto pare mi è rimasto ancora qualche secondo.

Percezione del tempo

Mi è capitato di pensarci già da diversi giorni, ma è in una chiacchierata con una collega di lavoro che il pensiero ha avuto un riscontro. Mentre parlavamo, ci siamo resi conto che il lavoro ci riempie così tanto le giornate che, complice la situazione di Lockdown parziale che stiamo tutti vivendo in questo periodo, quando scambiamo due parole con qualcuno finiamo sempre di parlare quasi solo di lavoro. Come se non esistesse altro.

In effetti come corrieri cerchiamo spesso di lavorare di domenica, perchè paga di più, quindi finiamo per bruciare anche l’unico giorno in cui potremmo uscire almeno il pomeriggio ed incontrare i nostri amici. E quando torni a casa sei stanco, vuoi passare qualche minuto in pace e poi dormire perchè il giorno dopo devi svegliarti presto… prestissimo. Lo fai perchè ti pagano, lo sai, ed è una paga onesta.

Ma ogni tanto sogni la libertà. Sogni di poterti alzare la mattina e poterti preparare per andare a fare una delle tue escursioni, quelle che ti facevano sentire “vivo” e quelle che ti piaceva tanto condividere con altri. Ma non è periodo, non puoi. Non come vorresti.

Oggi sarei dovuto andare a lavoro, ma il giorno è saltato. E ho dovuto reimpostare tutta la giornata. E sono riuscito finalmente a rivedere un vecchio amico. Cominciavo seriamente a pensare che, data la mia assenza fisica, sarei stato dimenticato ^^” E dopo una breve chiacchierata su come vanno le cose (e si, ho parlato ancora di lavoro…) ci siamo riagganciati ad una comune vecchia passione, quella del gioco di ruolo. E per un paio di orette abbiamo discusso su vecchie campagne, vecchie storie di immaginazione ed avventura, e poi abbiamo ipotizzato nuove avventure quando questa cosa del CoViD19 passerà.

Sapete cosa si dice della percezione del tempo? Che quando ci si annoia diventa interminabile e quando ci si diverte diventa cortissimo. Per lavoro il tempo scorre ad un velocità incredibile, tanto che quando finisco lo è anche la giornata e mi coglie sempre impreparato. Oggi il tempo invece andava piano, ma di una lentezza piacevole, rilassante. Ho potuto goderne tutte le sfumature.

E’ inutile, non riuscirò mai ad essere una persona “svelta”. Non mi ci adatterò mai del tutto. Ma non è un male. E’ dal godimento delle piccole cose che mi sento davvero… presente. Ed essere presente è tutto quello a cui posso appoggiarmi, in questo momento.

Alla prossima.

Una consegna… criminale?

Come tutti i lavori che ho fatto, quello che poi alla fine mi colpisce di più è il fattore umano. Essendo il mio un lavoro di consegne, ho di solito dei micro assaggi di altre persone anche perchè di solito scendono a prendere il pacco e poi vanno via. Ma ogni tanto ci sono delle eccezioni.

Faccio una consegna a Latina, in una palazzina. Alla signora X devo consegnare un pacco abbastanza grande, quindi suono un paio di volte al campanello senza ottenere risposta. Decido allora di usare la chiamata dal device.

“Pronto?”

“Signora X? Sono un corriere Amazon, devo consegnarle un pacco. E’ in casa?”

“… questo non mi sembra un numero di telefono da cellulare. Non è che mi sta chiamando da casa per farmi uno scherzo?”

“Signora… le basta affacciarsi dal terrazzo e vedrà un tizio con una pettorina gialla catarifrangente che tiene il suo pacco in un braccio e si sbraccia con il braccio libero”

“No, non voglio uscire. E se poi mi spara?”

Rimango piuttosto basito per la risposta. “Signora, ma perchè dovrei spararle????”

“Gira un sacco di gente strana in giro”

Non è che lei scherza” penso tra me “Senta, io devo consegnarle un pacco. Se non lo vuole me lo dica così che posso ripartire perchè ho altre consegne da fare”

“Adesso faccio scendere mio marito, così vedremo se lei è chi dice di essere”

“Va bene, l’importante è che si sbrighi se possibile”

Il marito in effetti non ci mette molto a scendere, e prima si affaccia dal portoncino guardingo, quindi mi osserva stranito ed infine esce. Quando gli consegno il pacco si scusa con me per quanto successo e mi dice che la moglie lo aveva preparato per qualcosa di… diverso, tanto che dietro al portoncino aveva una specie di bastone.

Consegnato il pacco e rimessomi sul furgoncino, mentre riparto mi vengono in mente due cose: 1) la criminalità di Latina quando manda killer ad uccidere gente dice che sta “mandando un pacco”?; 2) la signora era un “tantino” paranoica. A questo punto non è che aveva qualcosa da nascondere?

Alla prossima!

Una consegna difficoltosa

Da un mesetto sto facendo praticamente il corriere Amazon. E’ un lavoro che mi offre qualche spunto di riflessione di cui parlerò prossimamente, ma stavolta voglio parlare di una consegna di oggi.

Vado nella via X al numero 11. Cerco di consegnare un pacco, e nonostante tutti i tentativi non ci riesco. Segno sul device “Cliente non disponibile” e faccio per partire, visto che mi trovavo con 150 pacchi da consegnare e bisogna fare in fretta. Arrivo in fondo alla via, pronto ad immettermi in una via perpendicolare, quando da lontano vedo una signora uscire correndo dalla casa a cui ho cercato di consegnare un pacco e sbracciarsi per farmi fermare. Lo faccio, aspetto che mi raggiunga e sento la signora che mi chiede come mai non le ho consegnato il pacco:

io: “Signora, ho suonato 2 volte ma non mi ha risposto nessuno”

S: “Si, perchè il citofono non funziona

io: “Si è rotto da pochi giorni?”

S: “NO, è da più di un mese che non funziona

Io: “Ah… guardi per la prossima volta provi ad inserire questa informazione nei dati di consegna, magari aggiungendo anche un altro numero di telefono da chiamare…”

S: “No, non voglio che Amazon frughi troppo nella mia privacy

Io: “Va bene, però ho chiamato il nome che ha inserito in caso di problemi ed è stato rifiutato ben 3 volte”

S: “Eh, ma io non rispondo ai numeri sconosciuti..

Io: “Senza offesa signora, ma come pensava riuscissi a consegnarle il pacco? Telepatia? Magia? Teletrasporto direttamente in casa?

 

Alla prossima!

Il mio rito

Ogni volta che propongo ad alcuni amici una serata al cinema, trovo sempre le stesse obiezioni.

“Dai, stiamo a casa, ho Netflix e ci possiamo vedere qualunque film tu voglia senza spendere 10 euro e magari trovare un posto troppo vicino o troppo di lato…” In realtà sono anche obiezioni sensate. Ma come ripeto ogni volta, per me andare al cinema è un rito. Per alcuni è andare in chiesa la domenica, per me è questo.

Perdere qualche minuto su internet a scegliere che film andare a vedere, magari tra due o tre che ti interessano, pensando anche “Quale meriterebbe di essere visto su uno schermo grande? Sono in serata da film complesso o da film leggero?”;

calcolare distanze e tempistiche per raggiungere il cinema, perchè a volte cercare di vedere un film in un determinato orario implica anche rendersi conto che i parcheggi più vicini saranno pieni, che magari ci sarà la fila alla cassa,ecc..

prima di entrare nella sala del film, considerare che magari ti va uno snack e lì domandarsi: patatine o popcorn? Acqua o thè alla pesca?;

mettersi seduto al posto assegnato e sorbirsi le varie pubblicità prima della visione e solo alla fine qualche trailer, con la speranza che siano interessanti.

E solo allora il film. Si, non sei solo in sala ma insieme a tutti gli altri paganti… ma le luci spengono, il film comincia ed io mi scordo di tutto e tutti. MI scordo del mio mondo e mi immergo in mondi migliori, ed il mio cuore si allegerisce, oppure in mondi peggiori, e quando torno alla realtà mi sento meglio.

Quanto mi è mancato tutto questo in questi ultimi mesi…

Alla prossima!

A spasso per… il Lazio: Villa Lante (togliere un pò di polvere dagli abiti)

Stavolta salto il cappello introduttivo e mi limito a ringraziare A. che nonostante si trovasse in Germania mi ha dato l’idea per un posto del genere ^^

La parte storica però non la scampate (mi dispiace): il territorio di Bagnaia (dove si trova la villa) è sempre stato di proprietà ecclesiastica e nel 1498 il cardinale Raffaele Riario, nominato vescovo di Viterbo, diede inizio al parco chiudendo in un recinto una grande zona boscosa ed usarla come territorio di caccia per i suoi ospiti. Già nel 1505 lo cedette al nipote Ottaviano che continuò i lavori fino a trasformare il bosco per la caccia in un parco vero e proprio con la costruzione di un “casino di caccia”, la prima costruzione della fututra villa, un luogo dove passare del tempo insieme agli ospiti. Fu con il cardinale Gambara che si ebbe la trasformazione “finale” del parco in villa con quella fisionomia di residenza cinquecentesca che fu completata dal successore, il cardinale Montaldo. Passò quindi attraverso diversi proprietari fino alla famiglia Lante, che la conservò in perfette condizioni per altri 3 secoli. Alla fine la villa passò allo Stato Italiano.

Fontana dei Giganti

Subito dopo il cancello d’ingresso e dopo aver pagato l’ingresso al giardino, sono stato accolto dalla Fontana del Pegaso e da due scale da entrambi i lati della fontana che portavano verso il parco della villa, una enorme distesa verde con alberi e panchine che penso venga usato regolarmente dalla gente della città gratuitamente. L’ingresso al giardino di Villa Lante si trova subito dopo le scale sulla sinistra, e dopo aver mostrato il biglietto ai custodi all’ingresso ho potuto finalmente cominciare la mia visita.

Fontana del Quadrato o dei Mori

Il dislivello di circa 16 metri della collina dove si trova il giardino è stata modellato su 3 piani in modo tale da poter vedere più o meno tutto il giardino sia dal basso che dall’alto. Nonostante l’ingresso del giardino sia dal basso, tutto l’aspetto “metaforico” del giardino e delle sue fontane partono dall’alto fino al basso ed ogni fontana rappresenta un elemento naturale: l’ACQUA è la fontana del Diluvio e dei Delfini, la TERRA è la fontana dei GIganti, il FUOCO è la fontana dei Lumini e l’ARIA è la fontana del Quadrato. Anche la natura si modifica: si passa da una vegetazione più libera nella parte alta fino a delle siepi disposte geometricamente.

Fontana del Diluvio

Qualche informazione utile:

  1. Il giardino è aperto dal martedì alla domenica dalle 8:30 alle 19:30 ed il biglietto costa 5 euro (con agevolazioni 2 euro). Per maggiori informazioni, potete consultare qui.
  2. Bagnaia è una città abbastanza piccola, quindi se andate con l’auto potreste trovare difficoltà a parcheggiare.
  3. E’ un posto che non richiede la prenotazione, e quando l’ho visitato ho potuto constatare che tutti gli aspetti di sicurezza dovuti al Covid sono stati più che rispettati. In più era tutto molto pulito ed ordinato, con diversi custodi sia nel giardino che nel parco.
  4. Le varie fontane e la vegetazione rende il posto molto fresco, quindi adatto per giornate calde come queste estive. In più le fontane sono l’habitat ideale per numerose libellule, rosse e blu. E devo ammetterlo, ho speso più di 10 minuti solo cercando di fotografarne una rossa XD

Quindi, consigliato? SI, ma… solo se la questa villa è la prima tappa di un giro nei dintorni. Perchè quello che è visitabile al momento (il solo giardino, in pratica) richiede poco tempo circa una mezz’oretta (anche se io sono stato dentro quasi 2 ore, ma io tendo a soffermarmi sui dettagli, sulle sensazioni, sulla lentezza). E sapevate per esempio che il “Parco dei mostri” di Bomarzo dista circa 17 km da lì? Fossi in voi farei due visite nella stessa giornata.

Alla prossima!