Pomeriggio di Natale ore 17:05

nudo Grembo sotto luce che evapora

mentre il silenzio abbraccia tane sazie

tutto è pace, e tace

mentre passi di gatto accarezzano la strada

che riposa 

finalmente sola

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A spasso per… Roma: la Bocca della Verità (ovvero il tombino più famoso al mondo)

Fontana (Dushamp, 1917)

No, non è decisamente la leggendaria Bocca della Verità, ma uso quest’opera abbastanza famosa, sottilmente geniale e decisamente controversa perchè, dal mio modesto (e poco professionale) punto di vista le è concettualmente molto simile.

Sfruttando wikipedia, si scopre che la prima e forse più famosa definizione di “Fontana” è stata la seguente:

Se Mr. Mutt abbia fatto o no la fontana con le sue mani non ha importanza. Egli l’ha SCELTA. Ha preso un comune oggetto di vita, l’ha collocato in modo tale che un significato pratico scomparisse sotto il nuovo titolo e punto di vista; egli ha creato una nuova idea per l’oggetto.

Perchè dico questo? Perchè l’ipotesi più probabile sull’originale significato di questo mascherone di circa due metri di diametro in marmo “pavonazzetto” (ovvero con venature di colore viola scuro) raffigurante uno tra Giove, il dio Oceano oppure un fauno è… un chiusino della Cloaca Massima! Ovvero, più banalmente un tombino ^^” Ed il fatto che possa rappresentare il dio Oceano acquista particolare senso come il dio che, dalla bocca aperta, “inghiotte” le acque piovane. Quindi, immaginate per un momento: forse non era il solo, ma con il tempo questi tombini vengono distrutti… tranne uno, dall’effige che incute timore. Magari si perde anche il senso originale dell’opera. E per tutti diventa un oracolo, un monito e… la “Bocca della verità”. Insomma, un “qualcuno” le ha dato “un nuovo titolo e punto di vista” e quindi ha creato una “nuova idea per l’oggetto”.

Ora, ad onor del vero c’è da dire che c’è una seconda ipotesi, meno probabile: c’è chi pensa che fosse la copertura del pozzo sacro del tempio di Mercurio, dio dei mercanti… e degli imbroglioni, dove i commercianti giuravano la propria onestà durante una compravendita. Da questa tradizione forse è nata l’idea della “Bocca che riconosce le bugie”.

Ci sono tantissime tradizioni legate a questa “opera d’arte”, e la sua leggenda ha passato i secoli eppure continua ad essere un punto di richiamo per i turisti da ogni parte del mondo.

Comunque, qualche piccola informazione utile/curiosità:

  1. il mascherone si trova a piazza della Bocca della Verità 18, nel pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Arrivarci è semplice: basta scendere alla fermata metro “Circo Massimo”, quindi proseguire fino in fondo lungo via del Circo Massimo in direzione del Lungotevere Aventino.
  2. In orario invernale, è visitabile dalle 9:30 alle 17:00 mentre in orario estivo fino alle 18:00. In entrambi i casi, i cancelli chiudono 10 minuti prima. Preparatevi ad un lunga fila, visto il massiccio afflusso di turisti, e soprattutto cercate di essere pronti a fare le foto: purtroppo quando mi è capitato di visitarlo il 9 Dicembre i custodi erano troppo poco pazienti.
  3. La grandissima fortuna della Bocca della Verità in tempi moderni la si deve ad un film: “Vacanze Romane” film del  1953 con Audrey Hepburn e Gregory Peck.
  4. secondo la tradizione, non sempre la Bocca della Verità è stata infallibile: si narra che una donna nobile romana, accusata (giustamente) di tradimento, dovette affrontare il giudizio del mascherone su richiesta del marito. Ma la donna attuò un piano: chiese all’amante di presentarsi il giorno del “giudizio” ma facendo il pazzo, “costringendola” a baciarla. E così avvenne. L’uomo venne cacciato perchè fuori di testa, e quando la donna mise la mano della bocca del mascherone, disse: “Giuro che nessun uomo mi ha mai baciata, a parte mio marito e quel pazzo di poco fa”. Quindi, tecnicamente, ha detto la verità XD

Alla prossima!

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Giorgio Castriota Scanderbeg, “Atleta di Cristo” nonchè terrore assoluto dei Turchi

“Mozarttorte” e pezzo di torta ricotta e marmellata di visciole

Accarezzare un gatto almeno una volta la giorno dovrebbe essere legge XD

 

Alla prossima!

Il diverso scorrere del tempo

Ogni volta che il Tempo bussa alla mia porta, gli apro e lui esordisce con la stessa domanda: “Ti ricordi quando è stata l’ultima volta che abbiamo parlato?

Non me lo ricordo mai.

Ieri sera sono uscito come mio solito con la mia vecchia comitiva di amici, e due di loro, fidanzati da una vita (credo più di 10 anni!) ci hanno annunciato ufficialmente che si sposeranno l’anno prossimo. Quindi, dopo le nostre più sentite congratulazioni, abbiamo passato metà della serata ad informarci su quando sarebbe avvenuta la cosa (in estate o in inverno) e soprattutto la location dove si sarebbe svolto il tutto (personalmente ho trovato molta bella una villa cinquecentesca, con degli affreschi bellissimi ed un giardino molto grande). Eppure devo ammettere che la primissima cosa che mi è venuta in mente, un’istante prima delle mie sincere congratulazioni e felicitazioni, è stata:

Siamo già arrivati a questo punto della vita?

Ho sempre creduto che il mio me stesso interiore fosse molto più vecchio del mio essere esteriore (e quest’ultimo non sembra molto giovane ^^”), e l’altra sera ne ho avuto una curiosa conferma quando una persona con cui chattavo su Skype mi ha detto che a volte quando parlo sembro un libro. Naturalmente l’ha detta come cosa positiva, e come tale ho accolto l’affermazione, ma lì per lì mi sono sentito un pochino preso alla sprovvista dai miei pensieri. Perchè è anche vero che se su diversi aspetti, il mio me stesso interiore è molto giovane: ho una visione del mondo infantile, mi emoziono a volte per delle cose all’apparenza banali e sciocche, e soprattutto non ho il minimo senso del tempo che passa.

In realtà mia madre spesso me lo ricorda, anche se solo in ambito lavorativo e perchè è nervosa, ma all’ambito del lavoro ho sempre dato un’importanza relativa. Non l’ho mai giudicato un ambito fondamentale  (anche se importante). Per tutto il resto, ho sempre vissuto con l’inconscia idea che avrei vissuto “per sempre”. Mai mi sono seriamente interrogato sul mio futuro, se non con tempistiche di medio-corto raggio. Il futuro si costruisce giorno per giorno, no? Eppure perchè vengo sempre colto alla sprovvista da qualcosa che in realtà mi dovrei aspettare?

Quando il Tempo mi fa quella domanda, io non so mai cosa rispondere. Quando la risposta me la dà lui, io invecchio di colpo. E non è una bella sensazione.

Alla prossima.

Un viaggiatore incompleto

Per il concorso dell’ ATA ho dovuto compilare un modulo inserendo tutti i miei dati personali, i punti in più rispetto a 3 anni fa ed infine… la destinazione della mia domanda. Tempo per compilarlo tutto: un giorno intero ^^”

Chiariamo: in realtà per compilare quasi tutto il modulo ci ho messo al massimo 15 minuti. Allora quale è stata la parte più difficile? Scrivere “Firenze” nella casella della provincia di destinazione.

Mi sono domandato il perché. La Toscana è una regione ricca di storia, che mi piacerebbe visitare più che volentieri e sono sicuro che, rispetto alla mia “permanenza” di due anni a Vibo Valentia, troverò sicuramente qualcosa da fare il sabato o la domenica. Sempre che mi chiamino, ovvio.

Ma… sono un viaggiatore incompleto, almeno al momento. Quando parto non parto ancora con l’idea che potrei non tornare. Ho ancora bisogno della mia “vecchia tana”, a volte stretta, scomoda, affollata… ma sempre il posto che mi fa sentire sicuro. E lo so che nel caso posso sempre costruirmi un altro “rifugio personale”, ma…ho ancora paura. Passano gli anni e ho ancora paura dell’ignoto. Poi arrivo nel posto e mi adatto. Ma…

….alla prossima.

Il guscio del dolore

Il ritorno della mia cugina dal concorso per entrare nella Guardia di Finanza mi ha dato modo di ripensare ad una cosa importante, sicuramente banale ma di certo sottovalutata dai più.

L’esito del concorso purtroppo non è stato positivo per mia cugina, che tornata a casa si è fatta prendere da una crisi di nervi ed è diventata una maschera di lacrime. Più che comprensibile, anzi decisamente umano: un anno intero passato a studiare e prepararsi al massimo delle possibilità, e poi… il fallimento. Chiunque starebbe male, considerando il fatto che è il suo secondo tentativo e questa volta aveva molte più possibilità della volta precedente, che era stata affrontata un pò modello “vediamo come va”.

Cosa mi ha datto da riflettere? Non la reazione della protagonista, maschera di lacrime inconsolabile, bensi… tutte le altre persone presenti: padre e zii (mio padre e mia madre). Hanno cercato ovviamente di consolarla, ma quasi subito si sono concentrati sul “la vita va avanti, non ti fermare troppo, cerca di non adagiarti…” eccetera eccetera.

E l’errore non sta nell’avergli detto quello che ho appena scritto, bensi di aver insistito più e più volte. Come se fosse “necessaria e fondamentale” la seconda parte dell’equazione dolore/rinascita.

Il problema è che la seconda non esiste se non si svolge completamente la prima. E la prima… non si risolve subito. Ognuno ci impiega il tempo necessario. Mentre tutti cercavano di spingerla a non mollare, io percepivo nei suoi occhi stanchi e sfiduciati l’assoluta mancanza di comprensione. Percepivo il vuoto e nessuno stimolo ricevuto dalle parole. Forse è per questo che insistevano.

Io credo che il dolore, che può avvolgere chiunque come un guscio, sia assolutamente impenetrabile dall’esterno. Respinge cose, persone, suoni/voci e persino idee. Crea un vuoto dove la persona viene cullata in un mare di disperazione e di silenzio. Isola da tutto e tutti. E’ un male? Direi di si. Ma è un male “necessario”. Perchè quello stesso guscio dalle formidabili capacità difensive, se colpito dall’interno è incredibilmente fragile. Si rompe subito, lasciando il suo ospite frastornato e confuso. Ma è proprio in questo momento che il sostegno degli altri gioca un ruolo fondamentale.

Ma… vuol dire anche l’unico modo per andare avanti è cominciare a salvarsi da soli. Perchè se non si ritrova la volontà in noi stessi di rimettersi in piedi, nessuno lo potrà fare per noi. E’ così difficile da capire?

Alla prossima.

Le differenze tra uomini e donne: modi e tempi di vestirsi

Quello che sto per raccontarvi è paragonabile ad un’altra situazione di qualche anno fa, ovvero cerco di esprimere un concetto ma…

Matrimonio di mia cugina. Tra una portata e l’altra gli invitati escono dal ristorante e si ritrovano nel giardino con piscina a chiacchierare e/o a fare 2 passi per cercare di digerire (i matrimoni al Sud sono sempre molto “abbondanti” in ambito di cibarie ^^”). Mentre tutti erano in giardino per digerire il secondo “primo” io decido di rientrare un po’ prima nel ristorante, spinto da chissà quale motivo. Ed assisto alla seguente scena curiosa: le spalliere in pizzo del vestito della sposa si erano sganciate per chissà quale ragione, il problema è che per rimettergliele a posto ci sono voluti più di 5 minuti e l’aiuto di mamma, sorella e cugina che lavoravano contemporaneamente da 3 punti diversi. E lo sposo, osservando la scena, commenta divertito “Ecco uno dei vantaggi di essere uomo: per mettermi questo completo ci ho messo al massimo un minuto”.

Esco per raccontare il siparietto ai miei cugini. E lo faccio in questo modo.

Io: “Ragazzi, ho visto una cosa interessante lì dentro. La sposa per aggiustarsi il vestito ci ha messo un sacco di tempo e 3 persone. Sembrava gli stessero mettendo l’armatura. (I miei cugini ridacchiamo). Insomma, ecco una delle differenze tra uomini e donne: l’uomo si veste, la donna si monta”

E qui vedo che uno dei miei cugini scoppia a ridere, e per qualche istante mi stranisco. Insomma può essere un racconto da sorriso,non da risata di gusto. Poi capisco, e correggendomi al volo pochi istanti dopo dico: “…la donna SI COSTRUISCE! Quello intendevo, costruire!” e mio cugino riscoppia a ridere di nuovo.

Non pensavo di pensare che il dovere di una donna fosse solo… squisitamente erotico/ricreativo/sessuale. Va a finire che sono davvero una brutta persona XD

Alla prossima!