Il cassetto disordinato delle emozioni (3)

So cosa si prova a dormire male. Mi capitava spesso, finchè non ho imparato a dormire 4 ore e a spegnere i pensieri.

Non è da te… parlare di te in modo così manifesto.

Ma tu non riesci a spegnere il cervello nemmeno quando dormi. E dopo ieri, so anche perchè.

Non so bene di cosa parli…

Tempo fa hai scritto che bisogna trovare “il giusto nome alle cose”. Secondo te, bisogna avere coraggio di dare il giusto valore alle cose, senza nasconderle o ammantarle per renderle più tollerabili. E ieri pomeriggio… hai scoperto che tu almeno su una cosa non l’hai fatto.

… non sono sicuro ancora se…

Voglia di fare chiarezza. Così dici, giusto? Vuoi capire bene, pur indagando a fondo all’interno delle persone per leggerne meglio i pensieri. Pure quando ieri ti hanno presentato quella specie di test modello concorso militare che hai fatto per anni e di cui conosci ogni magagna ed ogni limitatezza. Non hai resistito a dire che ti sembra limitante, che certe risposte non sono nè totalmente vere nè totalmente false.

Ma è vero.

Certo. Ma non è per fare chiarezza che hai fatto quell’affermazione. Quella è una conseguenza. Ed è una conseguenza generalmente buona. Ma quale è la CAUSA? Ci convivi da una vita e ti dò atto che sei anche riuscita ad usarla a tuo vantaggio.

Riconosci che hai PAURA.

….

Non cambierà nulla riconoscerlo. Istintivamente già lo sai. E so che sei una persona… “buona” e lo fai anche per creare collegamenti, ma magari riconoscendo questo eviterai di apparire pignolo, fiscale, e delicato quanto un elefante ubriaco in una cristalleria. Riflettici su.

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A spasso per…Roma: cisterne Eleniane (antiche e moderne) ed il Palazzo dell’Aeronautica

Domenica 14 Ottobre è stata la seconda delle giornate autunnali del FAI, e come ogni volta ho risposto “Presente!” all’appello. 5 diverse opzioni, due delle quali a Roma Termini (di una delle quali mi pentirò di aver saltato) e la possibilità di visitare il maestoso palazzo dell’Aeronautica. Ma la mattinata non era partita nel migliore dei modi ^^”

La sera prima, mentre ero fuori con gli amici a giocare a minigolf (un onorevole 2° posto su 6 ed un +16 sul taccuino… mentre G. che non aveva mai giocato in vita sua stravince con un +9) mi metto a controllare sul mio telefonino per vedere gli orari dei treni, e leggo che per Roma termini ce ne è uno alle 08:27. Il giorno dopo mi sveglio per tempo (anzi persino un pò prima per fare le cose con calma), mi preparo la borsa “da avventura” con un panino insalata e prosciutto, una bottiglia d’acqua da due litri, la mia power bank (mai uscire senza se fai foto con lo smartphone e magari quello stesso smatphone lo usi anche per orientarti per Roma ^^”) ed un pacchetto di fazzoletti.. e via verso la vicina stazione. Arrivo con circa 10 minuti di anticipo ma c’è un piccolissimo problema: l’orario della sera prima non coincide con nessuno treno, ed il prossimo treno per Roma ci sarebbe stato alle 09:59! Mi concedo qualche minuto per chiedermi se hanno eliminato il treno quella mattina o se io la sera prima avessi sognato (più probabile) e quindi chiamo a casa per sapere se eventualmente mio padre può accompagnarmi. Nessuno risponde, quindi per espiare con me stesso mi concedo un’impresa riparativa: riprendo a camminare, avviandomi stavolta alla stazione di Ciampino e riuscendo ad arrivarci alle 09:10 e quindi salendo sul treno per Roma delle 09:16. Insomma, sono arrivato alla meta mezz’ora dopo ma niente era perduto XD

Palazzo ACEA

La mia prima fermata è stata la sede attuale degli uffici Acea in via Eleniana, accanto a Porta Maggiore. La fila in sè non è stata lunga (poco più di un’oretta… lo so, sembra strano detta così ma fidatevi) ed è stata una visita divisa in due parti. La prima parte è stata all’interno dell’edificio stesso, che scopriamo dalla guida essere stato ideata dall’architetto Raffaele de Vico, uno dei più famosi a cavallo tra gli anni 20 e 30 ed esponente dell’ ambientismo, ovvero della corrente che tendeva a considerare ognuna struttura per essere armonizzata con l’ambiente ed il paesaggio che aveva intorno (cosa riscontrabile osservando la facciata). Dopo una brevissima spiegazione storica la guida si è concentrata più sulle 4 enormi cisterne presenti all’interno dell’edificio, capaci di contenere ognuna 500000 litri d’acqua, e sul sistema di pompaggio che permette all’acqua di essere usufruibile da tutti. Quindi siamo usciti dall’edificio, abbiamo attraversato la strada e si entrati in quello che rimane di una grande cisterna di età romana, testimonianza di un complesso termale ad uso pubblico (probabilmente) restaurato all’inizio del sec. IV d.C per volere della Imperatrice Elena, la madre di Costantino.

Quindi, mi è piaciuto? NO…n proprio, e forse la presenza di una unica foto a riguardo poteva essere un indizio. Nulla da dire alla nostra guida, gentilissima e simpatica come tutti i volontari del FAI fuori dal palazzo, ma all’interno dell’edificio non era possibile fare alcuna foto (ho anche dovuto insistere per fotografare il cartello esplicativo del FAI che avevano usato per fare il minimo accenno storico) e sinceramente la parte più storica mi ha fatto lo stesso effetto (ma in misura maggiore) della mia visita alla Domus Aurea: senza guida non è possibile trovare granchè di interessante. Adoro e sono avido di spiegazioni da gente preparata, ma anche l’occhio vuole la sua parte ^^” Ma questa visita aveva a che fare con il tema dell’acqua, filo conduttore di quasi tutte le visite autunnali FAI in tutte le città d’Italia, sul suo valore ed utilizzo corretto, quindi non mi lamento.

Palazzo dell’Aeronautica

La seconda tappa era quella che mi interessava di più, ma mi sono dimenticato completamente di una delle poche regole fondamentali quando ci sono diverse cose da visitare ed il tempo non è infinito: prima si fa la fila sulla cosa che si vuole assolutamente vedere, poi sulle altre. Ed infatti ho seriamente rischiato di non riuscire ad entrare nel palazzo dell’Aeronatica ^^” ma la mia pazienza è stata premiata: ho dovuto “solo” aspettare in fila circa 4 ore…. in parte per le centinaia di persone presenti in fila per vederlo (con una piccola considerazione a riguardo che scriverò dopo), in parte perchè essendo una struttura militare ci sono stati diversi controlli all’entrata, inizialmente controllandoci i documenti e alla fine passando sotto un metal detector.

Ministro dell’Aeronautica del Regno d’Italia e Governatore della Libia Italo Balbo, detto “pizzo di ferro”

La creazione di questo maestoso palazzo la si deve ad Italo Balbo, fedelissimo di Mussolini e ministro dell’aeronatica. Nell’idea del committente, doveva essere un esempio all’avanguardia per ogni futura costruzione, sia nella realizzazione che nelle future dotazioni. Il progetto fu affidato ad un allora sconosciuto ingegnere Roberto Marino, di soli 28 anni, che realizzò (sotto diretto e costante controllo di Balbo) una struttura massiccia, solida, che copre all’incirca uno spazio di 8000 mq, una delle prime in Italia completamente in cemento armato e materiali presenti su suolo italico.

La nostra guida dapprima ci ha accompagnato all’ingresso principale (ci hanno fatto entrare da uno laterale situato su via dell’Università) e quindi ci ha fatto passare sotto dei colonnati sui quali sono stato incise su marmo di travertino sulle facciate principali i nomi di tutti coloro che hanno perso la vita in attività di volo, dal 1907 fino ad oggi (se non ricordo male, gli ultimi nomi risalgono al 2014). Quindi prima di cominciare il giro vero e proprio ci hanno portato in un specie di sala conferenze dove del personale militare ci ha fatto vedere un filmato sul ruolo dell’Aeronatica ai giorni d’oggi. Poi è cominciata la visita vera e propria. Mentre salivamo lo Scalone dell’Onore mi ha incuriosito non poco lo stile massiccio eppure semplice della struttura, refrattaria a (quasi) qualunque decorazione. E la cosa è proseguita in un certo senso anche nelle sale Italia, Europa e delle cartine, sebbene stavolta sui muri erano presenti delle meravigliose e dettagliate pitture a tempera di cartine geografiche (che la guida ci ha assicurato che all’epoca erano di immediata utilità, visto che venivano usate in caso di dubbi su una locazione): tutta la mobilia rimanda ad uno stile che cerca l’essenzialità, non erano presenti tende a nessuna finestra e le stesse avevano delle vetrate con pochi colori e quasi senza disegni. Forse gli unici “vezzi”, se così possiamo chiamarli, erano nei piccoli dettagli tutti tipicamente legati volo, tipo le maniglie delle porte le cui forme richiamavano ali stilizzate. Ovviamente per l’occasione erano presenti diverse vetrine da esposizione, contenenti oggetti legati alla numismatica, piccole riproduzioni di aerei in vari anni e lettere e documenti di personaggi di spicco dell’epoca legati sempre all’ambito aeronautico. Abbiamo fatto una breve visita anche ad un zona meno “nobile” del Palazzo, quello legato all’ambito truppa/sottufficiali e personale civile, scoprendo l’unica eccezione al rigore del palazzo nella zona mensa, con la presenza di due affreschi murali del maestro Marcello Dudovich.

cartina di Italia, Europa ed Africa

Qualche piccolo aneddoto/curiosità:

  • I lavori del palazzo dell’Aeronautica iniziarono il 2 Agosto del 1929 e la struttura fu inaugurata ufficialmente il 28 Ottobre del 1931. Una struttura del genere completata in soli 26 mesi è sorprendente, anche se c’è da considerare che in alcuni periodi i lavori vennero compiuti con 3 turni giornalieri da 8 ore. E la data di fine lavori non è casuale: rappresenta il 9° anniversario della Marcia su Roma.
  • gli splendidi disegni delle cartine geografiche sui muri delle 3 sale citate non sono affreschi, bensì pitture a tempera: più veloci da disegnare (forse anche per terminare l’inaugurazione in tempo) ma facile anche al decadimento e quindi sono soggetti ad un continuo lavoro di restauro.
  • Alcune cartine rievocano due imprese compiute da Italo Balbo e dai suoi uomini, ovvero la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile (da Orbetello a Rio de Janeiro in formazione) e la crociera aerea del Decennnale, con arrivo a Chicago.
  • la struttura era all’avanguardia per l’epoca, così come nelle intenzioni di Balbo doveva essere anche la giovane Aeronautica regia. Le grandi sale venivano da una esperienza del ministro in America, dove aveva constatato l’efficacia del modello “open space” (e permetteva allo stesso ministro un più facile controllo del personale), per lo spostamento tra i piani si utilizzava un ascensore “a paternoster” ed era in uso nella struttura persino un sistema di posta veloce idraulica e di distribuzione automatica di dentifricio.
  • Marcello Dudovich…chi? Non avevo la più pallida idea di chi fosse, e come me tutti del mio gruppo. La nostra guida ci ha spiegato che è stato un artista e pubblicitario, padre del “cartellonismo pubblicitario”. Quando sono andato a cercarlo su internet, mi sono reso conto che le sue opere in effetti le avevo già viste. Il suo stile è inconfondibile. Qui un esempio.
  • sull’ambito foto ammetto di aver sorriso, quando mi è stato detto che si potevano fare tutte le foto che si volevano ma solo ad uso personale e senza pubblicarle sui social, mentre all’ACEA sembrava di essere alla CIA ^^” per questo due delle 3 foto ce ho postato sono vedute all’esterno del palazzo e solo una dell’interno, facilmente sostituibile in caso se la prendano. Ma non definirei affatto il mio blog “social” XD

Mi è piaciuto? SI, nonostante come già detto tutto apparisse molto semplice, sintetico. Ma credo che seguire bene un determinato stile non sia una cosa sbagliata, e poi le cartine erano molto belle e tutto appariva “pulito”, oltre che maestoso. Consiglio decisamente una visita. Di solito è chiuso, ma non capitano di rado momenti in cui l’Aeronautica per celebrazioni particolari la apra al pubblico.

Lascio solo una ultima considerazione legata alla giornata, che non c’entra nulla con quanto visitato ma bensì con le persone che lo visitano. Era possibile vedere 5 cose a Roma, quindi consapevole che non mi sarebbe stato possibile vederle tutte (il “gratis” attira” un sacco) mi sono concentrato su 2. Quando sono arrivato alla fila dei non iscritti al FAI per visitare il palazzo dell’Aeronautica erano più o meno le 13 ed era non solo lunghissima, ma addirittura la stavano chiudendo perchè non potevano più garantire alle persone la visita. Io ero consapevole di ciò, ma ero preparato a dover aspettare diverse ore e soprattutto ho letto bene su internet le “istruzioni d’uso” del FAI, dove c’era scritto che le visite terminavano alle ore 18, che le persone sarebbero entrate fino alle 17 e che, in caso di necessità, i volontari FAI avrebbero potuto ridurre i tempi di entrata. Dico questo perchè mi è dispiaciuto vedere persone volenterose che prima si dispiacevano di dover dire all’inizio alle persone che la fila era chiusa, poi verso le 16 sono state travolte da una folla rancorosa che COMUNQUE voleva vedere il palazzo e non ascoltava alcuna spiegazione da parte degli addetti agli ingressi, tanto da riuscire a far riaprire la fila. A me è sembrato molto poco educato nei confronti dei volontari, perchè non solo sono stati chiari sulle tempistiche ma avevano anche le mani legate, visto che si dovevano anche mettere d’accordo con i militari presenti nella struttura. E sapete quale è la cosa buffa? Io ho fatto parte dell’ultimo gruppo che è riuscito ad entrare ^^” quindi da una parte tiro un sospiro di sollievo, dall’altra mi domando come avranno reagito gli altri in fila dietro di me…. che in fila non dovevano esserci affatto!

Alla prossima!

Pensieri sparsi (e poco utili e stanchi) del dopo matrimonio

  1. Mia nonna sarà anche non contenta che la cerimonia in chiesa si faccia il pomeriggio, ma il pensiero di mangiare con temperature più fresche mi consola
  2. Fa caldo…
  3. Il prete spiega che il matrimonio ha particolare importanza perché “patto ed alleanza tra un uomo ed un donna che si amano e che non sono costretti a compiere questo passo da nessuno”. Molto bello… ma poi penso a battesimo, comunione e cresima e non trattengo una risatina
  4. Il matrimonio canonico è davanti alla chiesa, quello civile davanti allo Stato e quello tradizionale è un misto tra i due. Esiste ancora qualcuno che al giorno d’oggi decide di fare un matrimonio così poco “pratico” come quello canonico?
  5. Il ristorante è attaccato alla Reggia di Caserta, ed abbiamo persino tempo di fermarci davanti alla fontana di Atteone e Diana. Ma niente… neanche stavolta sono riuscito a vedere il giardino inglese. Arrivati con un ritardo di… 8 minuti ^^”
  6. Se un tavolino esterno per gli aperitivi è da 5 posti, possiamo anche farlo diventare da 9 stringendoci tutti quanti, ma poi non lamentiamoci con il cameriere che mangiamo scomodi
  7. È previsto un menù per chi non mangia pesce. Un punto in più per mio cugino e la sua novella sposa!!
  8. In un momento di pausa, osservo al tavolo mia cugina di profilo intenta a messaggiare con qualcuno. La schiena dritta, ed il naso aquilino che forma un curioso angolo di 45° con il corpo. Più la osservo, più mi dà l’impressione di essere una specie di statua di divinità greca di gusto neoclassico. Eterea, pallida e irrimediabilmente lontana.
  9. Mia nonna niente non vuole nessuno, eppure quando il gruppo di suonatori che allietavano la serata con canzoni napoletane si è fermato al nostro tavolo mi è sembrata decisamente contenta di essere al centro dell’attenzione XD
  10. Raramente ho visto una persona tanto felice ma triste allo stesso tempo come la sposa mentre ballava un lento con il padre
  11. Ovviamente quando partono i balli all’aperto non mi butto nella mischia… ma mi limito a fare movimenti da fermo. E… una bambina di 4-5 anni mi guarda con degli occhioni enormi. Io muovo una spalla a ritmo, lei muove la spalla. Io batto a ritmo la punta del piede sinistro a terra, lei fa lo stesso e mi sorride divertita. Cavoli, sto rovinando una carriera artistica XD
  12. Nessuna donna si presenta quando arriva il momento del lancio del bouquet? Forse sarebbe l’ora di chiuderla questa tradizione. E poi è falsata… chi poi ha raccolto il lancio è stata la sorella della sposa, e si sa che deve sposarsi XS
  13. Le zanzare mi stanno mangiando vivo -_-”’

Mi fa male la schiena… non vedo l’ora di sdraiarmi… per qualunque cosa, se ne parlerà domani.

Alla prossima

A spasso per… il Lazio: Tivoli – Villa Adriana (il posto dove riposava il “viaggiatore”)

Devo ammettere che il fatto che stiano discutendo l’abolizione delle “prima domeniche del mese ai musei gratis” mi mette un pò in allarme e sicuramente non mi fa sentire contento, considerando che a causa dei miei scarsi fondi non posso permettermi molti posti a pagamento, e sicuramente non nella maniera da soddisfare il mio animo curioso e da vagabondo. Ci sono sicuramente per il Governo aspetti da considerare e scelte da fare, quindi la mia è solo una piccola lamentela personale per il momento ^^”

Grazie/ per colpa di questo terribile “spettro incombente” che aleggava su di me dicendo che almeno per l’estate le prime domeniche gratuite sarebbero rimaste mi sono sbrigato ad organizzarmi per andare a vedere l’ultima villa di Tivoli rimasta da scoprire, ovvero Villa Adriana. Come sempre ho cercato di coinvolgere più persone possibili, ma OVVIAMENTE non ho trovato nessuno. A parte persone che davvero vorrebbero ma non possono, ormai mi sta passando anche la voglia di chiedere ^^” una controllata al meteo il giorno prima (bel tempo fino a dopo pranzo, poi pioggia) e quindi domenica sono partito all’esplorazione.

Un plastico/ricostruzione dell’antica Villa Adriana

Voluta dall’imperatore Adriano, i lavori per la sua costruzione iniziarono nel 117 d.C. sulla base di un edificio preesistente appartenuto forse alla moglie Vibia Sabinia. La posizione d’altronde era ottimale: distante solo 28 km da Roma sui monti Tiburtini, era raggiungibile tramite la via Prenestina, la via TIburtina o navigando lungo il fiume Aniene, inoltre era un’area ricca d’acqua e ci passavano 4 degli acquedotti che servivano la stessa Roma. L’imperatore potè effettivamente godere della sua villa solo a partire dal 134 d.C., anno di fine dei lavori principali, e quindi solo per pochi anni visto che morì nel 138 d.C. a Baia, in provincia di Napoli. Dopo la morte di Adriano, la villa inizialmente venne utilizzata, quindi progressivamente abbandonata e alla fine si trasformò in una cava di materiali pregiati come marmo e decorazioni e quindi in un terreno agricolo. Venne riscoperta e visitata intorno al 1460 da papa Pio II Piccolimini, e ciò portò sia ad un nuovo interesse di carattere umanistico…. sia purtroppo predatorio: statue e marmi venne disseppelliti e trafugati, sparendo sia nei musei di mezza Europa o in collezioni private. Nel 1870 lo Stato Italiano comprò il terreno della villa dalla famiglia Braschi e cominciò un serio lavoro di scavo e restauro.

Teatro Marittimo

Nelle intenzioni dell’imperatore Adriano, la villa sarebbe dovuto essere una piccola città, autosufficiente per consentirgli di essere lontano da Roma ma sufficientemente vicina da intervenire in modo celere. Ed infatti è questo che si nota: una grandissima estensione, tanto che si cammina un pò prima di raggiungere il “vero” ingresso alla villa, ed una volta arrivato è possibile immediatamente scorgere la distesa verdeggiante del Pecile con la sua enorme vasca, e camminando sempre avanti, superando la zona degli alloggi della servitù e delle guardie, si raggiungono il Teatro Marittimo, le PIccole e le Grandi Terme ed infine la zona penso più famosa di questa villa, presente su mille cartoline, ovvero la zona della vasca del Canopo, con le sue statue di Marte, le Cariatidi e persino di un coccodrillo. Ovviamente non mi sono limitato a procedere dritto, ma mi sono avventurato su percorsi secondari, vedendo quindi anche la zona degli ospiti, la Piazza D’Oro, la sala dei Filosofi, gli Hospitalia… tutti ruderi che ancora conservano tutta la maestosità delle architetture della villa, che non a caso è un esempio del grande ingegno romano in ambito architettonico ed ingegneristico.

Veduta del Pretorio

Qualche curiosità/informazione:

  • L’imperatore Adriano ha guidato ed amministrato l’impero romano visitandolo il più possibile anche nelle zone più lontane, e questo risulta nella stessa villa: la zona del Pecile rappresenta il “portico dipinto” nell’agorà di Atene (città che lo stesso imperatore adorava); il zona del Canopo rappresenta invece il tempio di SErapide presso la città egiziana di Canopo; Rocca Bruna invece è una zona sopraelevata da dove si poteva avere una stupenda visuale dei dintorni della villa e soprattutto veniva utilizzata anche per osservazioni astronomiche, altra passione del proprietario; lo stesso Teatro Marittimo era una specie di eremo solitario, con ponti attivabili solo dall’interno e quindi usato dall’imperatore nel caso volesse rimanere da solo. Insomma, Adriano era un colto viaggiatore, appassionato di cultura, arte ed architettura e si costruì la villa Adriana proprio per assecondare ogni suo gusto e passione.
  • secondo le cronache, Adriano non fu mai innamorato di sua moglie, che sposò soprattutto per la sua carriera politica, ed ebbe invece una irresistibile passione per il giovane Antinoo, che portò con sè in molti suoi viaggi e morì per cause misteriose affogato nel Nilo a soli 19 anni. Dico “irresistibile” perchè la morte del giovane fu un durissimo colpo per l’imperatore: non solo gli dedicò innumerevoli statue e persino una città, ma arrivò addirittura a divinizzarlo. Nel corso dei secoli, il loro rapporto divenne una delle più famose rappresentazioni di coppie omosessuali presenti nell’intera storia LGBT, citato per esempio anche da Oscar Wilde.
  • alla morte di Adriano, il successore adottato ufficialmente poco prima di morire Antonino Pio terminò il suo monumento funebre. La struttura in questione è stata continuamente modificata nel tempo ed adesso forse la conoscete come Castel Sant’Angelo.
  • La meravigliosa Villa D’Este deve moltissimo alla villa Adriana… forse anche troppo, visto che Pirro Ligorio, che progettò la villa del cardinale Ippolito d’Este, fu il sovrintendente agli scavi di Villa Adriana nel 1549 e da quest’ultima presa moltissimi materiali per completare villa d’Este.
  • l’indirizzo di Villa Adriana è Largo Marguerite Yourcenar, 1. E’ presente un parcheggio a pagamento, valido per tutta la giornata, di 3 euro. Quindi se la raggiungete in macchina non avrete problemi per un parcheggio, anche se personalmente ne ho trovato uno gratuito in una delle vie poco prima di raggiungere la villa.
  • L’ingresso costa 5 euro e si entra dalle 8:30 alle 18:30, con ultima uscita alle 19:30. E’ possibile acquistare, con il biglietto, anche un’audioguida al prezzo di 5 euro e mi sento di potervi consigliare questo acquisto. Non che i cartelli in giro manchino e non siano esplicativi, ma secondo me fare la visita con “un esperto” permette di godere al meglio il tutto.
  • e’ un posto davvero a misura di visitatore: ci sono diverse zone alberate ed ombrose, tra olivi centenari e cipressi, diverse panchine dove potersi fermare e cestini dove poter buttare l’immondizia. Per non parlare delle fontanelle, presenti a distanze ragionevoli l’una dall’altra (credo ogni 100 – 150 metri) e che mi hanno personalmente permesso di non soccombere al caldo estivo. Ho avuto giusto qualcosa da ridire sulla vigilanza interna, visto che sono stato testimone di una scena classica di maleducazione (genitori che invitavano bambini ad arrampicarsi su delle piccole colonne) ma una volta che ho segnalato la faccenda all’ingresso mi è stato assicurato che la vigilanza è presente ed è composta da almeno 15 persone, ma la zona è così grande che ovviamente non possono sempre intervenire in tempo.
  • Ultimo ma non ultimo… la mia personale sorpresa giornaliera. Di solito me la prendo con i bambini che fanno casini, che sporcano, che rischiano di rovinare i monumenti, eppure stavolta mi sono dovuto ricredere: una bambina di circa 10 anni ha letteralmente trascinato via un genitore che stava oltrepassando una recinzione per fare chissà cosa quasi urlandogli “Non si fa!”. Bene, c’è speranza per il futuro XD

Consigliato: SI. Fa parte del patrimonio mondiale dell’Unesco (anche se è in “forse” a causa della gestione della stessa Tivoli), è un magnifico esempio dell’epoca romana e della sua grandezza ed è perfetta per una giornata libera ed artistica. Consiglio solo di visitarla in periodo primaverile/autunnale, perchè sebbene come detto è abbastanza ombrosa, dove gli alberi non possono essere presenti diventa un forno ^^”

Alla prossima!

A spasso per… il Lazio: Ostia antica (ciò che resta di una volta ricca città senza più mare e fiume)

Ennesima prima domencia del mese, quindi ennesima possibilità di poter andare a vedere qualche luogo d’arte gratuitamente. La mia prima scelta purtroppo ho dovuto rimandarla perchè era fortemente voluta anche dalla mia solita compagna di avventure A. che però era impossibilitata per alcuni problemi personali, quindi dopo una breve ricerca ho trovato un’altro posto visitabile e a me sconosciuto: Ostia antica. Ero poco fiducioso di trovare un accompagnamento, ma ho comunque fatto un tentativo tra i miei amici. Nessuna risposta. Ma il fato mi ha sorpreso in serata: G. chiede se può ancora unirsi a me per l’esplorazione. Sorpreso e ben lieto, ci siamo dati appuntamento al “solito posto” per le 10 e siamo arrivati ad Ostia antica verso le 10:40. Trovato un comodo parcheggio, abbiamo prima cercato di dare un’occhiata la borgo di Ostia antica, ma nella basilica di Sant’Aurea stavano celebrando una messa ed il castello di Giulio II purtroppo era in restauro, quindi chiuso. Non abbiamo perso altro tempo, ed io con il mio cappello da esploratore e G. con i suoi occhiali da Sole abbiamo affrontato la bella (e rovente) giornata e siamo entrati nel parco archeologico di Ostia antica.

Antichi magazzini

La leggenda narra che l’antica Ostia sia stata fondata addirittura dal quarto leggendario re di Roma Anco Marzio, per sfruttare le saline della foce del Tevere. Inizialmente l’insediamento aveva una funzione per lo più militare, per il controllo della foce del fiume e della costa laziale, poi all’incirca dal II° secolo d.C. in poi, quando Roma aveva ormai il pieno ed incontrastato controllo del Mediterraneo, diventò il principale emporio commerciale della città. Il suo porticciolo fu ampliato, con la costruzione di un porto più a nord della foce del fiume (dove si trova Fiumicino), la città raggiunse addirittura i 50000 abitanti e fu dotata di edifici che erano direttamente ed indirettamente collegate alle attività economiche della città, come case per i lavoratori e negozi, oltre alle terme, il foro ed un teatro. La sua ricchezza durò all’incirca fino alle fine del III° secolo d.C., poi perse di importanza e dopo un lento declino la città venne abbandonata.

Mosaico del tempio di Nettuno – il dio dei mari in tutta la sua magnificenza

L’ingresso dell’area archeologica inizia con la necropoli, ovvero il cimitero poco fuori le mura. Vengono in supporto numerosi cartelli posti lungo la via principale, che spiegano la funzione del posto e che quindi aiutano a farsi un’idea di rovine che a prima vista non sono molto distinguibili da molte altre. Superato ciò che resta della Porta Romana, si entra all’interno della città vera e propria. Percorrendo il decumano massimo, è possibile vedere ciò che resta degli edifici principali, come i magazzini, le insulae (dove abitavano i lavoratori delle varie corporazioni commerciali), il tempio di nettuno per poi arrivare al bellissimo teatro, che a giudicare dalla impalcature fin troppo recenti deve essere usato ancora adesso. Ed il tutto con numerosi mosaici, raffiguranti divinità marittime e fluviali, imbarcazioni commerciali e simboli raffiguranti l’attività dell’abitazione. Compreso nella giornata anche la visita al museo all’interno del parco archeologico. Niente di indimenticabile, ma una piccola e buona esposizione di sarcofagi e statue in marmo raffiguranti personaggi storici e mitologici.

Teatro di Ostia Antica. Ancora in uso, a quanto pare

Qualche curiosità/ informazione/ riflessione sul posto e sulla giornata:

  1. il fatto che la città si trovasse vicino alla foce del fiume non è un caso: Ostia deriva dal latino ostium ovvero “imboccatura”
  2. non ne sono certo, ma credo che Ostia antica, insieme a POmpei sia uno degli scavi archelogici più grandi del pianeta. E considerate che quello che si può vedere è solo il 40% di quello che è stato dissepolto.
  3. piuttosto facile raggiungerla. Una volta sul Grande Raccordo Anulare, la segnaletica è abbastanza chiara. L’indirizzo preciso è via dei Romagnoli 717.
  4. l’ingresso costa 10 euro (ridotto 5) ed apre dalle 8:30 fino ad un ultimo ingresso che va dalle 15:30 (la chiusura più breve del periodo autunno/inverno) fino alle 18:15 (La chiusura più lunga del periodo primavera/estate). Per visitarla io e G. ci abbiamo messo circa 3 ore. Per ulteriori informazioni, visitate il sito
  5. Adesso cominciano le cose negative ^^” le divido in 3 parti, e premetto che magari è solo dovuto alla giornata in cui l’ho visitato io, di solito potrebbe non essere così. La prima è la manutenzione.  Prima di andare a vederla mi sono letto i commenti della altre persone che l’hanno visitato prima di me. Tutti concordano che sia un posto di alto interesse storico, alcuni si spingono a dire che sia una piccola Pompei (ed in un certo senso è vero) ma molti sottolineavano la presenza di una “Ostia Antica A” e di una “Ostia Antica B”. Ho capito il senso solo quando l’ho visitata. In effetti, se si segue il decumano fino al teatro, le rovine hanno una buonissima manutenzione e tutti è piuttosto pulito ed in ordine. Poi, superato il teatro e magari camminando lungo le vie laterali… l’abbandono. Erba e vegetazione incontrollata, nessun vero sbarramento per impedire alla gente di raggiungere punti in abbandono o di calpestare mosaici magari preziosi. MI rendo conto che l’estensione è grande, e come sottolineava il buon G. se chiudessero una volta arrivati al teatro non ci sarebbe molto da vedere, ma chi lo gestisce non ci fa bella figura.
  6. Poi c’è il punto vigilanza. Che durante la mia visita era completamente ASSENTE. Vi giuro, non ho visto nessuno girare per le rovine, nessuno che controllasse che la gente non salisse sui reperti (perchè scriverlo all’ingresso non basta ^^”)  o che le impedisse di superare posti sbarrati (con catene di plastica che nemmeno stavano in piedi ^^”). Mi sono anche ritrovato nella situazione di dire a qualche ragazzino di non saltare su una colonna. Anzi, ad essere sincero, una persona della vigilanza l’ho vista. Per la precisione al museo e non era così vigile.
  7. ultimo punto: la segnaletica. In realtà cartelli esplicativi della storia e dei luoghi della città erano presenti in grande quantità. Alcuni addirittura erano vicini a complessi isolati e cercavano di spiegare la funzione del posto. Allora quale è il problema? Beh… superato il teatro (ed un paio anche prima) erano ridotti così male da essere a malapena leggibili. Ed alcuni, nella “Ostia Antica B” erano anche sfondati ^^” per non parlare del fatto che era possibile pagare 2 euro alla biglietteria per avere una mappa del sito… che era uguale ad altre mappe presenti sulle segnaletiche durante il giro ^^”

Sacello dell’ara di Romolo e Remo

Consigliato? …NI. Sono combattuto. Da una parte è una piccola Pompei, ed è possibile rendersi pienamente conto della grandezza di una antica città romana al massimo del suo splendore. Ma rispetto a Pompei è paradossalmente scarna di elementi di pregio. Ci sono i mosaici, questo è vero, ma nessuna altra vera raffigurazione artistica. O meglio, probabilmente ci sono… ma essendo “Ostia Antica B” piuttosto lasciata a sè stessa non si ha moltissima voglia di perdersi. Quindi ne consiglio la visione, almeno una volta. Ma finchè non si decidono  ad affrontare i 3 punti critici da me nominati, sinceramente non mi fa venire alcuna voglia di rivederla.

Alla prossima!

 

Devo proprio dargli un indirizzo preciso?

Ieri mattina, dopo varie commissioni, torno a guardare il mio cellulare lasciato in camera e scopro che sono arrivate delle notifiche. E la sorpresa è ancora più grande perchè non è il solito whatsapp, bensì WordPress che mi informa che a ben 3 persone è piaciuto l’ultimo intervento scritto, quello della mia visita a Villa D’Este.

… poi lo so che 3 “mi piace” (che sarebbero diventati 4 poco dopo) non sono praticamente nulla, ma considerando che di solito ciò che scrivo non ha riscontro (visibile) nei lettori, per me è sia insolito che emozionante XD

Ormai da un bel pò mi sono reso conto che i miei interventi “di viaggio” sono quelli che hanno più successo. Il mio blog è innegabilmente dispersivo, confusionario e quando affronto determinati argomenti diventa anche poco comprensibile. Magari “specializzarlo” sarebbe un’idea giusta. Ma alla fine, quando guardo il mio “figlio” virtuale, idee delle mie idee (perchè sangue del mio sangue mi sa che non è applicabile ^^”)… perdo qualche certezza.

Eccolo lì. 12 anni di vita, più serio e malinconico rispetto a bambini della sua età, che cerca di trovare una soluzione a problemi universali frugando tra le parole che conosce e a volte perdendosi, e lamentandosi che quello che ha detto non “rende l’idea” e cercando di nuovo, immergendosi in discorsi più grandi di lui e cercando di estrapolare un senso che lo aiuti a capire se e dove sbaglia e perchè, sentendosi costretto ad usare un sacco di parole perchè non riesce a fare una sintesi. Il mio “bambino” è tanto lento e a volte quando riesce ad essere moderatamente soddisfatto è troppo tardi, e l’unico che lo ascolta sono io, paziente e comprensivo anche quando si sente triste per non aver fatto in tempo o non essere riuscito ad essere d’aiuto a persone che quell’aiuto non l’hanno mai chiesto. Oppure quando gli viene una strana invidia leggendo una poesia o una prosa, e prova a creare qualcosa di simile lui stesso, per dimostrare che anche lui è abbastanza creativo. Un piccolo uomo, che però torna bambino quando va a visitare qualcosa, indossando il suo cappello da Indiana Jones e facendo un sacco di foto che poi a casa conserverà gelosamente, oppure quando ogni volta che torna dal cinema apre il cassetto della sua scrivania e ripone con cura il biglietto dello spettacolo che ha visto insieme a tutti gli altri e viene da me a raccontarmi cosa gli è piaciuto e cosa no. E sapeste quanto entusiasmo tira fuori!

Lo guardo e non riesco a dirgli nulla. Non sto dicendo che un giorno non si specializzerà. Potrebbe succedere domani, tra un mese, tra un anno, o mai. Ma al momento è proprio la sua dolce confusionara imperferzione a farmelo amare. E visto che è nato proprio nel mese di Giugno del lontano 2006… tanti auguri, piccolo mio. Spero che la tua curiosità e la tua voglia di capire il mondo e le persone non finisca mai. E se un giorno dovessi trovare la strada che ritieni giusta, io ti amerò comunque ^^

Alla prossima!

A spasso per… il Lazio: Tivoli – Villa d’Este (cento e più fontane)

Una foto fortunata

Anche questa prima domenica del mese sono dovuto andare a vagabondare da solo. Chi malato, chi a lavoro… e chi così pigro e stanco dopo aver camminato 3 orette sotto il sole di Roma la mattina del due Giugno ed essersi riposato tutto il resto della giornata ^^” chissà quale è la spinta masochistica che mi spinge a domandare anche a persone che per la maggioranza dei casi non ha così tanta voglia di girare. Comunque questa volta decido di tornare a Tivoli, e dopo la Villa Gregoriana stavolta è il turno della più famosa Villa D’Este. Quindi sono partito di primo mattino, e dopo circa 45 minuti di macchina per raggiungere Tivoli (ed altri 15 per trovare parcheggio ^^”) finalmente mi sono potuto godere questo gioiello.

Fontana di Venere subito dopo l’ingresso

Qualche piccolo cenno storico: si deve la creazione di Villa D’este ad Ippolito II d’Este, cardinale di Ferrara e figlio tra l’altro della famosa Lucrezia Borgia. Papa Giulio III volle ringraziare il cardinale per il supporto durante la propria elezione a pontefice nel 1550 nominandolo governatore a vita di Tivoli e dei suoi territori. Solo che Ippolito II, una volta raggiunto il territorio che gli fu donato, si rese conto che era ben più povero e spartano per una persona dai gusti raffinati ed esigenti come lui, che aveva avuto ben altro trattamento a Ferrara e nella stessa Roma. Ma non rinunciò per due motivi: il primo era che l’aria di Tivoli gli era salutare (soffriva di diversi problemi fisici) ed il secondo era il suo amore per la Storia: a Tivoli erano presenti diversi ruderi romani. Su un sito che era già stato sede di una antica villa romana fece cominciare i lavori di quella che nelle sue intenzioni sarebbe diventato un luogo ameno, agreste, adatto per rilassarsi ed invitare personalità di spicco per colloquio più rilassati. I lavori furono affidati all’architetto Pirro Ligorio e fu affiancato da un enorme numero di artisti ed artigiani.  Villa d’Este fu completata nel settembre del 1572 ed il cardinale Ippolito II fece appena in tempo a vederla completata, visto che morì nel Dicembre dello stesso anno. La proprietà rimase alla famiglia D’Este per diverso tempo (ed ingaggiarono quasi un secolo dopo la sua fondazione anche Gian Lorenzo Bernini per la creazione di due nuove opere nel giardino) e quindi finì nella proprietà degli Asburgo ed infine nel 1918, subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, allo Stato Italiano.

Interno della cappella nell’appartamento superiore (o “vecchio”)

Dal cortile si accede all’appartamento superiore o “vecchio”, che in pratica erano gli alloggi personali del Cardinale Ippolito II. Questo piano ha avuto la particolarità di avermi fatto quasi venire il torcicollo: quasi ogni stanza (una bella eccezione era la cappella) aveva dei soffitti con degli affreschi molto belli, ma quasi niente a livello di terra ^^”. Le cose sono cambiate una volta sceso al piano inferiore, all’appartamento inferiore o “nobile” dove le decorazioni e gli affreschi erano presenti sia sui soffitti che sulle pareti: scene bibliche, scene mitologiche con naturale propensione all’esaltare la propria casata, paesaggi naturali e lacustri. Su entrambi i piani sono presenti dei terrazzi che danno sui giardini esterni e sui paesaggi circostanti la villa.

Fontana di Nettuno

Una volta nel giardino ho fatto un mentale paragone con l’altra villa da me visitata: Villa Gregoriana è il trionfo della Natura, la manifestazione della sua ruvida e sublime bellezza; Villa D’Este invece è un tipico giardino all’italiana, dove tutto è armonizzato, dove la natura è rigogliosa ma rigidamente controllata, incanalata in un percorso tra viali e fontane. Ed è un trionfo di fontane: dalla “regina delle fontane” dell’Ovato, all’allegorica Rometta fino ad arrivare alle celebri 100 fontane, che hanno fatto da sfondo per esempio alla scena del banchetto in “Ben Hur”. Ma è davanti alla maestosa fontana di Nettuno che mi è capitata una cosa buffa, che mi ha anche fatto riflettere. Piccola premessa: non mi piace che la gente mi faccia foto. Questo è il motivo per cui di solito sono il fotografo della compagnia. Ed è anche il motivo per cui nelle foto profilo di Whatsapp c’è una mia foto che guarda qualcosa, ma di spalle. Arrivo alla fontana, mi piace quindi decido di farmi questo tipo di foto. MI guardo attorno e noto uno ragazzo ed una ragazza che si fanno diversi selfie, quindi chiedo a loro prima di farmi una foto frontale con dietro la fontana, e fin qui nessun problema. Quando però chiedo una foto di spalle mi stupisco nel vederli molto più che perplessi, tanto che la ragazza mi domanda con il massimo tatto “… ma sei sicuro?”. Non riesco a trattenere una risata divertita e confermo la richiesta. Al che capisco una cosa: io sono nello spettro opposto dei selfie. Chi si fa un selfie di solito scatta da solo/a e soprattutto inquadra in primo piano il suo viso e poi eventualmente il panorama. Io invece mi faccio scattare la foto da altri e preferisco inquadrare prima di tutto lo sfondo e poi la mia persona, ma di spalle XD. Scherzi a parte, è stata una bella giornata calda e vicino alle fontane si stava davvero bene.

Fontana dell’organo

Qualche curiosità/ informazione utile:

  1. l’ultimo Asburgo proprietario di villa d’Este fu… l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo – Este, che voleva sbarazzarsi della villa vendendola allo stato italiano per l’allora enorme cifra di 2 milioni di lire.  Se il nome non vi è nuovo, non sorprendetevi. La sua morte a Sarajevo il 28 Giugno 1914 fu la miccia che fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale… ma che anche liberò l’Italia da quella “noiosa faccenda” [cit. ministro degli esteri italiano Antonino di san Giuliano] in riferimento alla vendita.
  2. la particolarità delle fontane della villa è quello di essere alimentate senza alcun congegno meccanico, ma solo sfruttando la pressione naturale ed il principio dei vasi comunicanti. E considerando che tutto ciò alimenta circa 35000 metri quadri di giardino e diverse fontane è decisamente impressionante.
  3. molte delle fontane avevano una funzione non solamente decorativa. La fontana dei draghi veniva detta anche della Girandola, che grazie a complicati artifici idraulici, poteva riprodurre una velocissima sequenza di spari, scoppi come petardi e cannonate, una girandola di rumore come di armi da fuoco; la fontana della civetta o degli uccelli era chiamata così perchè con un altro meccanismo faceva comparire degli uccelli meccanici che riproducevano un cinguettio, oppure una civetta che con il suo canto invece smorzava il canto degli uccelli. L’unica però attualmente funzionante è la fontana dell’organo, che ogni due ore a partire dalle 10:30 e tramite un sistema di caduta dell’acqua che alimenta un mantice fa risuonare un organo che riproduce un melodia.
  4. la villa è aperta dalle 08:30 alle 19:45 al costo di 10 euro (5 euro ridotto).  E’ possibile visitarla anche di sera, al prezzo di 4 euro, godendo dello spettacolo delle fontane illuminate. Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale
  5. per girare interamente la villa, ci vogliono dalle 2 alle 3 ore. Regolatevi di conseguenza, quando raggiungete TIvoli in auto e cercate un parcheggio (vi consiglio quelli a pagamento nei pressi del centro città, perchè la viabilità è un pò difficoltosa.

Consigliato? SI, senza alcun dubbio. Non per niente fa parte dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, ed è davvero consigliato per una giornata tranquilla e soleggiata. Oltretutto, è vicino ad altri due siti di uguale importanza.

Alla prossima!