A spasso per… Roma: Palazzo e Galleria Spada (pessimo gioco di luci) – parte 2

[Continua dalla parte 1 della giornata]

Eravamo abbastanza delusi per la precedente visita, quindi per cercare di migliorare la situazione abbiamo puntato su un’altro posto che volevamo visitare entrambi, ovvero Galleria Spada. E nonostante il tempo sia passato dal quasi sereno alla pioggia diverse volte lungo la strada che abbiamo percorso per raggiungere la nostra meta (senza considerare l’onnipresente polline che ormai si era infilato dappertutto nel naso, negli occhi e nella gola ^^”) alla fine l’abbiamo raggiunta. Abbiamo solo fatto una breve sosta ad una gelateria per “pranzare”, ed è stata un’ottima mossa che ha risollevato l’umore di entrambi. Il tempo di cercare di pulirci almeno gli occhi dal maledetto polline di giornata e quindi abbiamo raggiunto Palazzo Spada.

Cortile interno palazzo Spada

Il palazzo di trova in piazza Capodiferro, che deve il suo nome a… questo palazzo. Fu fatto costruire nel 1540 dal cardinale Girolamo Capodiferro ad opera dell’architetto Giulio Merisi da Caravaggio (e Giulio Mazzoni per gli stucchi della facciata) ed in questo periodo si deve la facciata esterna ed il cortile interno dell’edificio (di cui parlerò più avanti). Nel 1559 il cardinale morì, e dopo essere stato locazione di diversi ambasciatori e cardinali, nel 1632 fu acquistato dal cardinale Bernardino Spada per la cifra di 31.500 scudi, deciso a farne la sua reggia. La ristrutturazione del palazzo fu affidata a diversi architetti tra cui Francesco Borromini, che fu l’artefice sia della ristrutturazione della piazzetta antistante il palazzo sia della famosissimo colonnato prospettico. Dopo la morte del cardinale Spada il palazzo non subì modifiche se non piccole ristrutturazioni. Nel 1927 l’edificio fu acquistato dallo Stato Italiano, ed è adesso sede del Consiglio di Stato.

“Caino ed Abele” di Giovanni Lanfranco

Forse io ed A. eravamo un pò stanchi quindi non abbiamo dato il giusto riconoscimento alla facciata del palazzo, per esempio alle 8 nicchie che intervallano le 9 finestre del primo piano e contenenti statue di personaggi e leggende della storia di Roma come Romolo, Cesare ed Augusto, oppure allo stemma della famiglia Spada, ma sicuramente siamo rimasti molto colpiti dal cortile interno, contenente diversi fregi di lusso ed anche qui nicchie che ospitavano coppie della mitologia, come Giove e Giunione oppure Marte e Venere. Pensavamo che essendo la prima domenica del mese l’ingresso sarebbe stato gratuito ma non è stato così. Pagati quindi i biglietti dell’ingresso, abbiamo potuto salire le scale e godere finalmente della Galleria Spada. Divisa in 4 sale e sistemata cercando di ricordare le sistemazioni delle antiche Pinacoteche, accoglie diverse opere di pregio di artisti come Rubens, Artemisia Gentileschi, Guercino e persino Tiziano. Finita la visita abbiamo potuto vedere il famoso colonnato prospettico di Borromini, anche se forse ce la siamo un pochino rovinata (poi vi spiegherò perchè).

Galleria prospettica di Borromini (vista dal cortile)

Qualche curiosità/ informazione/ considerazione personale:

  1. Di solito non dò grande spazio ad edifici commerciali di ristorazione nei miei interventi, ma in questo caso li devo ringraziare per averci concesso una parentesi di gusto che non mi sarei aspettato. La gelateria in questione si chiama Pica Alberto (si trova qui) ed è anche snack bar e tavola calda. Noi possiamo parlare solo per la parte “gelateria artigianale” e devo dire che offrono una selezione di gusti magari non grande, ma quelli presenti sono particolari e dal gusto delizioso. A. per esempio ha assaggiato il gusto Rosa ed io quello Manna. Cavoli, ci siamo davvero leccati i baffi! Ed il personale presente è stato gentilissimo e cortese. Se vi capitasse di passare in zona e vi andasse un gelato, date loro un’opportunita.
  2. Sapevate che uno scudo papale al cambio attuale dovrebbe valere all’incirca 65 euro? Quindi il cardinale Spada doveva essere decisamente benestante, visto che per acquistare palazzo Capodiferro ha speso più di 2 milioni di euro attuali!
  3. Il colonnato prospettico di Borromini è decisamente interessante. Creato dall’architetto ma con il fondamentale aiuto nella creazione del matematico e Padre agostiniano Giovanni Maria da Bitonto utilizza le regole della prospettiva solida accelerata, una tecnica che crea uno spazio maggiore della realtà. Infatti dalla giusta distanza (come potete vedere dalla foto che ho postato) sembra una galleria di circa 25 metri e che termina con una gigantesca statua di Marte. In realtà la galleria è lunga circa 8 metri e la statua circa 60 cm! Le pareti della galleria infatti non sono parallele, ma convergenti: l’ingresso misura circa 6 metri di altezza e 3, 5 di larghezza, mentre l’uscita misura circa 2,5 di altezza ed un metro di altezza. Lo stesso cardinale Spada ne diede una spiegazione metaforica: così come le forme piccole possono sembrare grandi per via dell’illusione, così anche le cose apparentemente enormi nella vita sono in realtà insignificanti ed illusorie. Allora perchè ci siamo leggermente rovinati la sua visione? Perchè per avere bene l’idea del gioco prospettico bisogna vederla dal cortile interno subito dopo passato l’ingresso del palazzo. Noi l’abbiamo visto da una distanza troppo ravvicinata e quindi la prospettiva è stata falsata in partenza ^^”
  4. la galleria Spada, come scrivevo, è composta da 4 sale e sistemata secondo il sistema delle pinacoteche di quel periodo. Ciò ha portato a disporre i quadri in file successive su tutte le pareti ad integrazione delle sculture e del mobilio. E dal mio personale punto di vista ha portato a due effetti collaterali: ogni quadro aveva un numero sotto o accanto a sè e per capire il titolo e l’autore era necessario avere una sorta di quaderno plastificato da sfogliare che potevi prendere all’ingresso ma era molto scomodo ed in alcuni casi persino confusionario; l’altro problema era l’illuminazione: purtroppo diversi quadri, essendo attaccati l’uno all’altro, vengono “illuminati troppo” o hanno la luce molto vicino, cosa che impedisce una corretta visione dell’opera (l’illuminazione sbagliata mi ha dato particolarmente fastidio, anche perchè molte delle foto che ho fatto ai quadri sono risultate sovrailluminate). Senza parlare della vigilanza, che mi duole ammettere quel giorno era decisamente “fancazzista” e non girava per le poche sale presenti perchè intenta a giocare con il cellulare. Detto questo la mia sala preferita è stata la 3, chiamata “la galleria del cardinale”, perchè oltre ai quadri ed il mobilio di lusso erano presenti diverse opere scultoree e persino due mappamondi, uno terrestre ed uno celeste (con le costellazioni).
  5. Il palazzo Spada si trova in piazza Capodiferro 13 ed è aperto dal lunedì alla domenica dalle 8:30 alle 19:30. L’ingresso singolo intero costa 5 euro. Per maggiori informazioni vi invito a consultare il sito.

Quindi vale la pena? SI, senza dubbio. Ammetto che tra la giornata piuttosto “disastrata”, la pessima illuminazione delle sale e la disposizione dei quadri che mi dava un senso di fastidio ed oppressione (XD) a caldo avrei detto che è stata deludente quanto la visita alla Piramide. Ma una volta a casa, più tranquillo e riguardando gli scatti migliori, posso dire che ne è valsa la pena, ed il biglietto per quanto visto è stato più che onesto.

Alla prossima!

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Predatore

Apro gli occhi. Sono in una zona montuosa, vedo rocce ed alberi. Le foglie degli alberi hanno sfumature gialle e rossastre, deve essere autunno. Sto correndo, ma è una corsa strana quasi saltellante. Ho l’impressione di essere piuttosto basso. Mi volto alla mia destra e sinistra: sono seguito da 3 lupi. Non appena mi fermo, si fermano anche loro. E mi guardano, si aspettano qualcosa da me. Prima ancora che possa pensare a qualcosa, il mio naso mi richiama alla realtà: davanti a me, non molto lontano da dove mi trovo adesso, proviene un odore che non capisco bene. Sento sudore, muschio. Ma l’effetto in me si fa sentire: sento il cuore battere più forte, i miei polmoni gonfiarsi. Ed una strana frenesia mi prende, insieme ad un aumento della salivazione. Cerco di dire qualcosa come “Seguitemi” ma l’unica cosa che esce dal mio muso è una specie di sordo latrato. Riprendo a correre, il mio branco mi segue.

Mi fermo al limitare della foresta, vicino ad un grande masso. Capisco adesso l’odore: si tratta di un branco di cervi, saranno una decina. Ci sono diversi maschi  con corna imponenti, attaccarli non sarà un’impresa facile. Il mio branco scalpita, alcuni sembrano volersi spingere all’assalto ma il mio “Fermi!” si trasforma in un ringhio e nel mio girarmi verso uno di loro, mostrando i denti. Il giovane abbassa le orecchie ed il muso. Torno a guardare i cervi. La mia fame aumenta, devo anche io lottare per mantenere il controllo di me stesso. 

Uno dei grossi cervi si stacca dal gruppo. Il mio sguardo si fa più attento. Lo vedo dirigersi piano in direzione del fiume. Sento i suoi compagni chiamarlo con dei muggiti molto duri come suono. ma il cervo solitario non sembra cambiare idea. Meglio per noi. Come una unica entità, lo seguiamo sempre rimanendo al limitare del bosco. Aspetto che si allontani dal branco ancora per qualche minuto, poi quel cervo si volta nella nostra direzione. Un ringhio ed uno dei membri del mio branco si palesa, facendo in modo di tagliargli la strada che lo riunirebbe al suo branco, che si è accorto del pericolo e scappa via. Ma non importa. Mi paleso anche io, uscendo fuori dai cespugli e ringhiando truce. Tutto il mio branco fa lo stesso. Il cervo non accenna a scappare, i suoi occhi sono diventati ancora più grandi per la paura. Lo circondiamo.

Uno dei miei compagni di branco, giovane ed irrequieto, cerca di attaccarlo alle spalle ma riceve una zoccolata sul muso che lo fa mugolare. Adesso il cervo abbassa la testa, deciso ad usare le sue corna per difendersi. Continuo a ringhiare, e quasi mi sembra di abbaiare quando urlo “Le zampe!”. I primi attacchi non vanno però a buon fine, ed un altro del mio branco riceve una cornata. I nostri attacchi sono coordinati, ma sembra che anche il cervo sia riuscito a placare momentaneamente il suo terrore. Passano diversi minuti, e finalmente uno dei miei lupi riesci a mondergli la zampa posteriore sinistra. Non mantiene la presa, ma il taglio sanguina ed il cervo non sembra saltellare più. La mia frenesia aumenta. VOGLIO sentire la sua carne. Ma non è ancora il momento.

Altro morso alla gamba. L’odore di sangue raggiunge le mie narici e la mia voglia di finire tutto questo aumenta. Il cervo sembra lanciare un lungo muggito disperato, ma si perde nel silenzio che è calato nella foresta. Ancora riesce a respingere i nostri attacchi, le sue corna hanno provocato diverse ferite nel mio branco. Ma è sempre più lento. Ed io sono pronto. Dopo l’ennesimo colpo di corna solleva per qualche istante la testa. I miei muscoli quasi “esplodono” quando mi lancio in avanti, rivelando alla luce del Sole le mie zanne che un istante dopo si immergono nel collo della preda. E stringono forte, sempre più forte.

Il cervo ha un’impennata di energia, e con tutte le forze residue cerca di scrollarmi di dosso. Vengo un pò strapazzato in aria ma la mia presa rimane salda. Anzi, quando il suo sangue mi inonda la bocca stringo ancora di più. Ha un sapore strano, quasi di metallo, ma mi sembra irresistibile. Il mio branco adesso ha più facilità a colpirlo. La preda è a terra, si accascia su di un fianco ed il finalmente posso rimettere le zampe sul terreno. Sento i suoi muscoli del collo contrasi ancora un paio di volte, ma è ormai la sua fine. Ormai la frenesia ha preso il controllo su di me e non voglio fermarla. Comincio a strattonare il collo della mia vittima come se volessi staccarne un pezzo. Il terreno si macchia di sangue ad una velocità crescente. Abbandono la presa, fermandomi ad osservare gli occhi della mia preda mentre mi guardano un’ultima volta. Leggo qualcosa.. tristezza? Pietà? Non è importante, visto che poco dopo torno a guardare il mio branco che si è fermato ed aspetta me. Con un morso gli apro la pancia, quasi gliela strappo. scavo tra le budella puzzolenti che fuoriescono libere e raggiungo il suo cuore. Lo addento famelico, lo mastico più volte lasciando che il suo sangue mi sporchi il muso.  Quando riemergo, zuppo di sangue, lascio che il mio branco si sfoghi.

Mi sveglio di soprassalto, terrorizzato. Il mio cuore batte all’impazzata, come un tamburo di guerra, e con il dorso della mano mi pulisco la bava che stava uscendo dalla bocca mentre sognavo. 

E’ stato così… liberatorio uccidere. Sentire il suo sangue in gola e sulla pelle mi ha fatto sentire così potente. Invincibile. Ma adesso che non sono più un lupo… cosa ne sarà di me? Potrò ancora guardarmi allo specchio e non temere le zanne che ho nascosto sempre così bene?

A spasso per… Roma: la Piramide Cestia (una grossa delusione) – parte 1

La giornata del 5 Maggio a Roma me lo ricorderò per 2 ragioni, una delle quali (e l’unica che posso dirvi) riguarda il meteo: è stata una giornata oserei dire “schizofrenica”. Una giornata nuvolosa, che ogni tanto faceva uscire il Sole tra le nubi per qualche minuto prima di mettersi improvvisamente a piovere e passare addirittura alla grandine, tutto questo ripetuto più volte durante la giornata. E quando non pioveva… un fortissimo vento che ha creato l’insopportabile effetto collaterale di riempire l’aria di polline. Io che non soffro di allergie trovavo difficile tenere gli occhi aperti e sentivo un non so che di granuloso sia nel naso che nella gola. Immaginate che effetto poteva fare su una persona con problemi di allergia al polline ^^”

Approfittando dell’evento organizzato dall’associazione “I gatti della Piramide” (vi lascio il sito nel caso siate di Roma, vogliate adottare uno dei gatti della colonia felina della Piramide e anche solo per leggere qualcosa sui gatti) domenica mi sono recato in Viale del Campo Boario in attesa delle 12, orario nel quale sarebbe cominciata la visita alla Piramide Cestia. E nonostante un gatto nero che mi ha permesso di accarezzarlo a lungo, la giornata rischiava seriamente di partire nel modo sbagliato: ero appena salito sul treno per Roma Termini che A. mi contattava allarmata: infatti aveva avuto problemi con la sveglia e rischiava seriamente di non venire. La mia personale “maledizione della Piramide” aveva colpito ancora: infatti la visita a questo monumento è stata fonte enorme di tribolazioni, a partire dalla prenotazione (ne parlerò dopo) e soprattutto è stato l’unico motivo di attrito tra me ed A. in tutte le uscite che abbiamo fatto (e la colpa è stata mia, ne ero quasi ossessionato ^^”). Stavo per cedere al lato “filosofico/tragico” della questione, supponendo che le divinità non volessero proprio che riuscissimo nella “impresa” quando A., in un impeto di orgoglio, ha fatto partire l’hashtag #fanculoaglidei e si è attrezzata per raggiungermi. Incredibile ma vero, ce l’ha fatta. Dopo una breve passeggiata al cimitero Acattolico lì vicino ci siamo messi in coda per visitare la Piramide pagando la piccola cifra di 3 euro.

Piramide Cestia

Volendo riassumere al massimo il perchè ci sia una piramide a Roma, si potrebbe dire che è frutto di… una moda. E’ infatti la tomba di Caio Cestio Epulone, membro dei septemviri epulones e pretore nel 44 a.C. Costruita tra il 18 ed il 12 a.C., secondo una moda che girava in quel periodo a Roma (l’Egitto divenne provincia romana nel 30 a.C. e dal quel momento la cultura egizia si diffuse nella capitale) si trovava fuori dalla città, lungo la via Ostiense. Non fu depredata del suo rivestimento esterno, prezioso marmo di Carrara, solo grazie al fatto che tra il 272 ed il 279 fu inglobata nelle mura aureliane, diventando un bastione. Molto ammirata dai turisti, soprattutto nel 600, e anche grazie a questo durante il periodo pontificio fu sotto stretta osservazione e manutenzione: nel 1656, durante il pontificato di Alessandro VII, cominciarono i primi scavi e restauri che finalmente arrivarono nella camera sepolcrale, trovandola però già svuotata dai tombaroli. Nel 18° secolo ai piedi della Piramide si cominciò a seppellire gli stranieri non cattolici a Roma: quella zona in seguito divenne l’odierno Cimitero Acattolico.

Un disegno con firma artistica

Qualche informazione/curiosità:

  1. Chi erano i septemviri epulones? Facevano parte di uno dei 4 più grandi collegi religiosi di Roma. Erano composti da 7 persone ed il collegio si occupava dell’organizzazione dei banchetti pubblici e dei giochi durante alcune festività religiosa. In pratica era come far parte di una grande associazione con il monopolio del “catering” in eventi statali. Farne parte era un grandissimo onore. E doveva anche essere molto remunerativo…
  2. … visto che effettivamente Caio Cestio era MOLTO ricco. Così ricco che poteva permettersi per tomba una piramide poco fuori Roma, ricoperto di marmi pregiati e che avrebbe ospitato, oltre alla sua spoglia mortale, anche preziosi arazzi e tappeti d’oro e di farla completare in soli 330 giorni, pena la perdita delle sue riccheze a coloro che aveva designato come eredi. (e tra gli eredi figura anche Agrippa, genero di Augusto). Si dice che ce la fecero anche con qualche giorno di anticipo, e non potendo riempirla con quanto richiesto dal defunto a causa di una legge che risaliva a Giulio Cesare misero tappeti ed arazzi in vendita e dal ricavato fecero fare due statue ai piedi della tomba.
  3. nel Medioevo la tomba di Caio Cestio assunse aspetti quasi leggendari, e venne chiamata Meta Remi, e quindi identificandola come il sepolcro di Remo, uno dei due leggendari fondatori di Roma. Anche perchè… di piramide nell’antichità ce ne erano ben due. L’altra si trovava nel quartiere di Borgo vicino alla Basilica di S.Pietro e veniva chiamata Meta Romuli ma non ebbe la stessa fortuna della “sorella”: venne infatti demolita nel 1499 da papa Alessandro VI per la creazione della via Alessandrina (attualmente non più esistente)
  4. la piramide ha un’altezza di circa 36 metri ed una base quadrata di circa 30 metri di lato. Non mi ha mai dato quest’effetto di grandezza, ma solo perchè l’attuale manto stradale è sopraelevato di molto rispetto all’antichità. La dimensione della camera funeraria è di 5,90 x 4,10 metri, di forma rettangolare, con volta a botte.
  5. ad un occhio attento, la piramide di Caio Cestio ha una punta molto più acuta rispetto alla “tradizionali” piramidi egizie. Questo è dovuto all’utilizzo del calcestruzzo, materiale di facile lavorazione, che induriva anche in acqua e che i romani riuscirono a perfezionare ad alti livelli.
  6. all’interno della camera sepolcrale ci sono i segni delle persone che passarono al suo interno (oltre ai tombaroli XD), tra cui un disegno di figure umane stilizzate ed una firma: “Giorgio Bafaia Florentino”, un pittore del 600. E’ la seconda immagine che ho postato.
  7. Sapevate che gli antichi romani chiamavano il marmo di Carrara marmor lunensis? Il marmo veniva estratto dalle cave delle Alpi Apuane veniva esportato attraverso il porto di Luni, e da qui il suo nome “archeologico”.
  8. L’ultima restaurazione fu fatta nel 2015, e riportò il bianco splendente delle sue origini. E sapete chi è stato il benefattore? Il giapponese Yuzo Yagi, titolare di una impresa (la Tsusho Ltd) che esporta prodotti tessili italiani. Il suo gesto fu talmente apprezzato che fu insignito dell’Onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana.
  9. il monumento si trova proprio di fronte alla fermata metro Piramide nel quartiere Ostiense, quindi facilmente raggiungibile. L’unico modo di visitare la Piramide è su prenotazione, con visita guidata, il terzo e il quarto sabato di ogni mese alle ore 11:00 e la terza e la quarta domenica di ogni mese sempre alle ore 11:00. Una piccola precisazione: la prenotazione va fatta solo online o per telefono ed entro tre giorni prima della visita. E’ importante, visto che ho avuto diverse discussioni al telefono per le poche informazioni che all’epoca mi diedero ^^”

Quindi, consigliato? Cavoli, stavolta è dura. E mi toccherà fare una precisazione dopo il mio personale giudizio, che è NO. Altre persone che l’avevano visitata mi avevano detto di non entusiasmarmi, che non c’era granchè al suo interno. Ed infatti, una volta superato uno stretto e basso corridoio, sono arrivato alla camera funeraria nella quale non c’era… ASSOLUTAMENTE NULLA. L’interno è completamente affrescato di bianco ed è possibile vedere chiaramente 4 figure alate sulla volta. Le altre figure sono scomparse o molto poco riconoscibili (mi è sembrato di vedere dei vasi). Ma oltre a due buchi, uno sul soffitto e uno vicino al lato opposto rispetto all’ingresso, era quasi una “comune” stanza vuota. E per me, spendere dai 5 al 7 euro per visitare 5 minuti una stanza vuota non vale per niente la pena. Detto questo… “forse” spero che ancora riceva delle visite. E’ vero che in pratica è solo un contenitore vuoto, ma è un bellissimo contenitore. Ogni volta che ci passo accanto mi suscita una grande meraviglia, e quindi anche solo mantenere l’integrità esterna sarebbe fantastico.

La visita è cominciata alle 12, si entrava in massimo dieci persone alla volta ed si sostava al suo interno per circa 7 minuti. Dopo la (almeno per me) deludente visita, io ed A. abbiamo ripreso a camminare.

[Continua]

Come il sangue sulle mani di lady Macbeth

Certi amori non più corrisposti sono come il sangue che continua a macchiare le mani immacolate di Lady Macbeth: pensi che “ne è passata di acqua sotto i ponti”  e… finchè non ci pensi è anche la verità. Ma per alcuni è solo un “non volersi guardare le mani”.

Nel caso di una separazione più dura, tornare anche solo a pensare alla persona che non è più accanto a noi per il semplice fatto di averla vista è sentire lo sporco che riemerge improvviso: cerchi quasi di strapparti la pelle dalle mani per togliere il sangue e per questo soffri. E visto che niente va via, incolpi la persona che ti sta facendo soffrire anche se il vero colpevole lo si trova sempre davanti allo specchio.

Il caso migliore però… è anche il peggiore. Magari con quella persona sei rimasto in buoni rapporti, continuate a vedervi come amici, e continui a divertirti con lei, e va tutto bene. Poi ti ricordi che lei non è più accanto a te, non come vorresti, ed improvvisamente non sono solo le mani ad essere bagnate di sangue, ma ne sei coperto da cima a fondo senza che tu te ne accorgessi. E soffri, anche se è più una maliconia struggente. Ti senti male come se ti fosse stata tolta la terra da sotto i piedi, e mentre precipiti l’aria è fine ed i ricordi che accompagnano la caduta sono belli.

Quindi, ragazzo, non so bene che consigli darti. Non so che tipo di caso sei dei due. A volte si passa da uno all’altro. Ma una cosa posso dirtela. Cerca di fare qualcosa che di solito non fa mai nessuno. Scava dentro di te. E preparati, troverai così tante cose brutte che vorrai scappare via e magari rifugiarti in pensieri più “facili”. Ma fatti forza. Ci sarà da immergere le mani nella fanghiglia e nel letame, potresti vedere e rivivere tutte le cose sbagliate che hai fatto o hai pensato, magari renderti finalmente conto anche le conseguenze che hanno colpito gli altri… questa forse è la cosa peggiore… ma se riesci a resistere fino in fondo troverai ancora un seme buono. 

E quando si parte da zero ma con un seme buono… il proprio giardino tornerà a fiorire, prima o poi. E magari qualcuna, un giorno, si innamorerà del tuo giardino e dei suoi profumi.

A spasso per… Roma: palazzo (di) Firenze e palazzo della Rovere

Lo sapevate che le persiane grandi in metallo di 2 metri possono essere particolarmente difficili da spostare? E che sono una seccatura da scartavetrare, da passar sopra l’antiruggine e poi da ripitturare? Ma per la famiglia si fanno anche queste cose barbose ^^”. Ed è mentre sto passando un pennello intinto nella vernice verde scuro su una delle persiane e mi arrabbio all’ennesima setola che si stacca e si unisce alla vernice che mi raggiungono i messaggi di A., particolarmente euforica, che mi ricorda delle giornate FAI di primavera del 23 e del 24 Marzo e mi chiede se le faccio compagnia la domenica. Non ho problemi a dirle di si, nonostante il poco preavviso. Quindi, armato di panino, bottiglia d’acqua e… la piccola casa trasformabile della piccola S. che mi è stata prestata il giorno prima (chi c’era sa di cosa parlo e a cosa servisse XD) abbiamo deciso di visitare prima Palazzo (di) Firenze e quindi il palazzo della Rovere.

Sala degli Elementi – Separazione degli elementi dal Caos da parte del Demogorgone

Il palazzo (di) Firenze deve la sua costruzione a Jacopo Cardelli da Imola. Segretario Apostolico di papa Leone X, che nel 1516 comprò un appezzamento di terra nel rione Campo Marzio per poterci costruire una dimora abbastanza grande per la sua compagna, la gentildonna Antonia de Raho, ed i loro numerosi figli (ne ebbero ben 10). Il proprietario morì nel 1530, e per diverso periodo di figli, non potendolo inizialmente vendere, lo affittarono. Quando la vendita fu possibile, venne acquistato nel 1551 dal papa Giulio III del Monte, che iniziò una grande opera di ristrutturazione, affidando i lavori all’architetto Bartolomeo Ammannati, per poi donarlo al fratello Balduino Ciocchi del Monte. Alla morte di del Monte, il palazzo venne acquistato nel 1561 da Cosimo I dei Medici, Granduca di Toscana e protettore di papa Pio IV, acquisendo il nome con il quale è ricordato oggi. Tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 diventa un centro mondano della Capitale, ma dopo ha inizio la sua decadenza. Rimane di proprietà del Medici per oltre un secolo, almeno fino all’estinzione della famiglia fiorentina. Nel 1872, dopo il passaggio nel Regno d’Italia, diviene prima sede del Ministero di Giustizia a Culti (come veniva chiamato allora il Ministero di Grazia e Giustizia) e dopo sede dell’Avvocatura di Stato. Dal 1926 è sede della società Dante Alighieri.

Allegoria dei Continenti

Io ed A. siamo arrivati verso le 09:10 e dopo circa 40 minuti (ci abbiamo messo poco, ma anche perchè siamo arrivati abbastanza presto) abbiamo potuto fare il nostro ingresso. Superato il portone, ci siamo dapprima radunati con gli altri visitatori nel cortile interno. Da lì la nostra guida ci ha guidato all’interno della struttura. Dopo una iniziale spiegazione sulla società Dante Alighieri ed aver visto alcune Divinie Commedie in lingue straniere (ne ho visto una in lettone ed un’altra in cinese), siamo passati attraverso la loggia del Primaticcio ed la Sala del Granduca, che i del Monte fecero affrescare a Prospero Fontana con immagine mitologiche ovviamente legate alla famiglia patrocinante, quindi abbiamo potuto ammirare nella Sala degli Elementi ed in quella delle Stagioni  i bellissimi affreschi che i Medici affidarono al pittore Jacopo Zucchi, della scuola del Vasari. Prima di terminare la visita abbiamo potuto dare un’occhiata al giardino e al Camerino dei Continenti.

Qualche considerazione/informazione/curiosità:

  1. il Palazzo (di) Firenze si trova in piazza di Firenze 27, in zona Roma Centro, non lontano da Piazza di Spagna. La visita generalmente è possibile solo su prenotazione, contattando la socità Dante Alighieri, il mercoledì dalle 11:00 alle 13:00.
  2. E’ uno di quei palazzi che, guardati all’esterno, non sembrano davvero attirare l’attenzione o essere particolari… ed invece all’interno nascondono delle perle davvero interessanti.
  3. Il palazzo è sede della società Dante Alighieri, una società che tra le altre cose propugna e favorisce la diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo. Per maggiori informazioni, vi rimando al sito.
  4. Il tema delle giornate FAI di quest’anno era “Un ponte tra le culture”, ovvero come tutte le culture siano importanti per la formazione dei popoli. Infatti la descrizione dell’affresco della “Allegoria dei continenti” è stata affidata ad una giovane (ed emozionata) volontaria del FAI di origine indiana, che nonostante qualche leggerissimo inciampo dovuto all’emozione è stata all’altezza della situazione.

Dopo la visita al palazzo, io ed A. ci siamo concessi una breve passeggiata per raggiungere la nostra seconda tappa, passeggiando lungo il Lungotevere e godendoci la bellissima giornata di Sole. Dopo una breve tappa in un bar lungo il percorso (caratteristico, “fiabesco” oserei dire… ma con un conto di 5 euro per due caffè che mi ha quasi fatto venire un colpo ^^”) abbiamo seguito la gente che stava andando verso Piazza S.Pietro ed abbiamo presto individuato la fila per il Palazzo della Rovere mettendoci in fila verso le 12:15… e rimanendoci fino alle 14 circa. Ma stavolta non è stata un fila noiosa ed i “responsabili” li citerò più avanti .

Sala dei mesi – Cancro (che doveva immaginarlo che Ercole, dopo l’Idra, poteva essere un tantino irritato….)

La costruzione del palazzo risale circa al 1480 da parte dell’architetto Baccio Pontelli per il cardinale Domenico della Rovere, un vescovo di Torino che desiderava stabilirsi il più vicino possibile alla residenza pontificia. Era una struttura così rinomata che nel 1495 vi soggiornò il re di Francia Carlo VIII in occasione della sua visita a Roma. Anche dopo la morte del cardinale della Rovere il palazzo diede alloggio a personalità illustri, come il filosofo e teologo Erasmo da Rotterdam, il duca di Ferrara Alfonso d’Este ed Isabella Gonzaga. Nel 600 fu adibito all’alloggio dei Gesuiti che lavoravano come penitenzieri presso la Santa Sede (da qui il secondo “nome”, ovvero Palazzo dei Penitenzieri). In seguito la Santa Sede lo donò all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Soffitto della sala dei semidei (non sapevo che esistessero anche gli “ittiocentauri”)

Ci hanno fatto subito entrare all’interno della “Sala del Gran Maestro”, affrescata dal Pinturicchio e dalla sua scuola, dove abbiamo avuto inizialmente una spiegazione del lavoro dell’Ordine ed abbiamo avuto modo di vedere del vestiario storico a loro legato. Quindi ci siamo spostati nella “Sala dei mesi”, che contiene frammenti di antichi affreschi riguardanti i mesi ed i miti a loro collegati che hanno dato origine ai segni zodiacali (rimanevano comprensibili solo il mese di Giugno, con Ercole che sconfigge L’Idra ed il segno del Cancro, ed il mese di Ottobre con il mito di Orione ed il segno dello Scorpione.) e quindi nella “Sala degli apostoli e dei profeti”, dove nelle varie lunette sono rappresentati appunto apostoli e profeti con dei versetti che li rappresentavano, insieme a figure di imperatori romani. L’ultima sala visitata è stata la “sala dei Semidei”, forse la più spettacolare visto il soffitto composto da sessantatre formelle dipinte su carta ed incollate su cassettoni lignei e raffiguranti varie immagini di bestiario fantastico, dai draghi ai centauri fino ad arrivare alle sfinge e a molti esseri ibridi.

Qualche informazione/curiosità:

  1. L’ingresso del Palazzo della Rovere è in via di Conciliazione 29, anche se noi per la giornata FAI siamo entrati nell’ingresso secondario di via dei Cavalalieri del S. Sepolcro 3. Anche per la visita di questo palazzo è necessaria la prenotazione.
  2. viene chiamato anche palazzo dei Penitenzieri, ed il motivo l’ho già spiegato ma… chi sono i penitenzieri? Erano sacerdoti di una certa importanza, con particolari poteri di assoluzione per casi fuori dalla competenza di un sacerdote “normale” o per casi che potevano portare a scomuniche o interdizioni. Per un quadro più preciso, vi mando alla pagina “storica” della Penitenzieria Apostolica.
  3. L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, o più semplicemente Cavalieri del Santo Sepolcro, sono un ordine cavalleresco cattolico che adesso ha per lo più forma di associazione di fedeli della religione cattolica a cui la Santa Sede ha concessi caratteri giuridici, canonici e civili. Ha ovviamente perso il carattere guerriero e bellicoso delle origini, e adesso è la sola associazione laica incaricata a sostenere attività ed iniziative a favore della presenza cristiana in Terra Santa. Infatti a fine visita hanno chiesto ai visitatori anche loro un contributo volontario per alcune iniziative in corso d’opera. Per altre informazioni, vi lascio al sito.
  4. Quando ho fatto delle ricerche su internet per l’argomento, ho scoperto che tecnicamente non tutto il palazzo è gestito dai Cavalieri del Santo Sepolcro. Un piano dovrebbe appartenere ad un hotel.
  5. Il “segreto” per le visite organizzate dal FAI è di sceglierne 2 tra le (di solito) 5 offerte e di cominciare con la visita che si vuole fare più di tutte. Anche perchè la seconda scelta di solito porta a delle file particolarmente lunghe ^^” e quindi quando siamo arrivati a Palazzo della Rovere eravamo mentalmente pronti. Ma stavolta il fato ci è stato benevolo, e non solo per una fila di “solo” due ore, ma anche per la simpatica coppia che si trovava subito dietro di noi, F. e T., che curiosamente avevano fatto il nostro stesso itinerario. Due persone che forse fisicamente si potevano considerare anziane, ma di animo e spirito così giovanile che sono stati una boccata d’aria fresca in una giornata insolitamente calda. Simpatici, gentili, educati, pronti alla chiacchiera e alla battuta, che non ci hanno fatto pesare per niente la fila. Dopo la visita ci hanno persino offerto un caffè e fatto conoscere una piccola chiesetta nei dintorni. A. era particolarmente felice di stare con loro, ed io guardandoli ho placato un’antica paura del futuro che mi riguarda: non ho avuto buoni esempi su “vecchiaia e voglia di fare” e quindi, forse anche a causa della presenza di mia nonna in casa e della sua “immobilità” fisica e mentale, temevo che a lungo andare mi sarebbe passata la voglia di esplorare, scoprire, “indagare”. Forse loro sono un caso più unico che raro, ma mi hanno risollevato lo spirito. E non me ne vogliano i palazzi e tutti gli artisti che li hanno abbelliti… ma mi azzardo a dire che la coppia di “inossidabili esploratori senza età” sono stati la cosa più interessante della giornata. Un enorme ringraziamento da parte mia ^^

Torniamo sui binari ed arriviamo all’ultima domanda: ne è valsa la pena? La risposta è SI, anche se devo ammettere che la visita al palazzo della Rovere è stata un pò troppo “marchettara” (nel senso che l’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro si è pubblicizzato “un pò troppo”, inizialmente facendo all’inizio del percorso una storia dell’ordine e alla fine chiedendo anche loro dei “contributi volontari”). Ma non è stato qualcosa di pesante, dopotutto entrambi i palazzi erano proprietà private. E comunque hanno cercato di mantenere le opere al loro interno le più integre possibili.

Alla prossima!

A spasso per… la Campania: gli scavi di Ercolano (senza cartelli)

L’unica cosa positiva dello scorso lunedì (una giornata che definire “balorda” è poco… diciamo “incomprensibile”) è stato un messaggio su Whatsapp da parte di A., che mi mandava un link nel quale mi informava che gli scavi di Ercolano sarebbero stati gratuiti il 10 Marzo (nonostante non sia la prima domenica del mese). La cosa mi aveva interessato, ma non pensavo di parteciparvi per due ragioni: la prima riguardava il lunedì (…) e la seconda il fatto che NESSUNO mi avrebbe accompagnato, nemmeno la stessa A. che mi aveva informato (non sta bene fisicamente ed aveva già dovuto farsi forza per un matrimonio al Nord). Ma la faccenda del lunedì esplose come una bolla di sapone, non lasciando nulla se non il tempo perso (…) e la stessa A. ritorna sull’argomento qualche giorno dopo, dicendomi che si stava riposando proprio per tentare l’uscita. Quindi da parte mia le difficoltà sono state prendere la mia auto e prepararmi al fatto di dover guidare, tra andata e ritorno, la bellezza di 6 e passa ore (e SPOILER! mi hanno distrutto per la tensione XD) anche se era necessario per garantire ad A. meno sforzi possibili… e la seconda è stato svegliarmi alle 05:30 la domenica ^^”

Ma alla fine, dopo essere partito da casa di A. verso le 07:30, e dopo 3 ore di viaggio in autostrada (con A. che mi ha “risparmiato” 50 km…. anche se ho dovuto insistere “per lei”) abbiamo raggiunto la città di Ercolano, dove ci avrebbe raggiunto anche C., la nostra compagna di viaggio quando visitammo Napoli per un giorno. Il tempo (infinito data la nostra stanchezza) di parcheggiare lì vicino agli scavi e finalmente abbiamo potuto visitare la nostra meta.

Panoramica scavi di Ercolano

Le leggende narrano che Ercolano debba il nome al suo leggendario fondatore Ercole, ma più probabilmente dagli Osci nel XII sec. a.C. Finì sotto il controllo prima dei Greci, poi dei Sanniti ed infine dei Romani, che la trasformarono in un centro di villeggiatura tanto che venne considerato piùun sobborgo della vicina Neapolis. Il tribuno Marco Nonio Balbo contribuì durante l’età augustea a darle un grande splendore con la costruzione di Terme, acquedotto e di una basilica. La città subì prima un violento terremoto nel 62 d.C., quindi con la famosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. (che distrusse anche Pompei, Oplonti e Stabia) la città evitò la pioggia di cenerì e lapilli grazie alla direzione del vento ma non la colata piroclastica formata da acqua, fango, pomice e gas ad altissima temperatura, che scese dal vulcano ad una velocità di circa 100 km/h e ricoprì la città per un’altezza di 15 metri. E dopo questo terribile evento, la città cessò praticamente di esistere, sparendo quasi del tutto persino dai ricordi, e al suo posto fiene fondata in seguito la città di Resina. E si arriva al 1709, quando un contadino mentre cerca di ampliare un pozzo del suo terreno scopre dei marmi pregiati. La notizia raggiunge le orecchie di un artigiano che lavorava per il principe Emanuele Maurizio d’Elbeuf, che compra il terreno dei ritrovamenti e comincia un primo scavo della zona, portando alla luce diversi reperti che vanno ad abbellire il palazzo del principe ed in seguito anche la villa di Portici del re Carlo di Borbone, che tramite il suo funzionario Rocque Jaoquin de Alcubierre dapprima compirà diversi scavi e quindi farà una prima mappatura dell’antica città. L’interesse per l’antica Ercolano scemò momentaneamente intorno al 1780, quando il ritrovamento di Pompei attirò l’attenzione e le risorse anche grazie al fatto che era più facile da riportare alla luce e che erano presenti più reperti.  I lavori ripresero nel 1828 con Francesco I delle due Sicilie, passando da scavi tramite cunicoli a quelli a cielo aperto. Per avere l’attuale luogo degli scavi bisogna aspettare il 1942. Dal 1997 gli scavi di Ercolano entrano a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

Uno scorcio dell’interno di Ercolano

Prima di raggiungere fisicamente gli scavi siamo transitati in una struttura che oltre alla biglietteria e al deposito bagagli ed abiti conteneva delle statuette di bronzo, replica delle originale statue scoperte all’interno della Villa dei Papiri (zona che purtroppo non è stato possibile visitare). Poi siamo potuti entrare nella zona degli scavi, una specie di isolotto di circa 4 ettari unito alla terraferma da un ponte di ferro. Ed una volta dentro abbiamo potuto cominciare la visita. Si è cominciato camminando lungo le varie vie della città, divise in “insulae”, ed entrando nelle varie case era possibile vederne la disposizione degli spazi e magari anche qualche affresco sui muri (ma riguardo alle case, rimando ad un punto delle “curiosità”). Essendo una città che nell’ultimo periodo della sua vita si era trasformata in un luogo di villeggiatura ci sono diverse case nobiliari, ma non mancano negozi commerciali (come la “casa del piombaio”) ed anche edifici pubblici come La basilica noniana (che però era chiusa), diverse terme ed un ampia piazza vicine alle terme Suburbane dedicata al benefattore della città Marco Nonio Balbo, con tanto di altare funerario e statua che lo raffigura in armatura. E’ stata una giornata allegra (la compagnia era quella giusta) ed istruttiva (anche se non al livello che avrei voluto). L’unico momento nel quale è calata una profonda serietà mista ad una qualcosa simile al disgusto è quando siamo arrivati nella zona dove erano esposti i resti scheletrici di alcuni abitanti. Ci è parso… di cattivo gusto. Sbagliato.

Altare funerario e statua di Marco Nonio Balbo

Qualche piccola curiosità/informazione:

  1. gli scavi hanno riportato alla luce 4 dei 20 ettari dell’antica Ercolano. Per gli altri ettari si è impossibilitati a causa della presenza dell’attuale Ercolano. In compenso si stanno continuando gli scavi per riportare completamente alla luce la Basilica Noniana, la Villa dei Papiri ed il teatro
  2. la colata piroclastica che ha seppellito Ercolano è diventata una fanghiglia capace di insinuarsi dappertutto, impedendo a materiali come il legno e la stoffa di decomporsi ma carbonizzandoli evitando loro la distruzione. Con gli anni questa fanghiglia si è solidificata diventando una specie di tufo chiamato pappamonte
  3. l’indirizzo è Corso Resina, e l’orario di apertura è tutti i giorni dalle 8:30 fino alle 19:30 (da Aprile ad Ottobre) o alle 15:30 (da Novembre a Marzo). L’entrata è gratuita (finchè rimarrà) durante le prime domeniche del mese.
  4. l’ingresso agli scavi costa 11 euro (ridotto 5,50). E possibilie usufruire di un parcheggio vicino agli scavi ma è a pagamento (2 euro all’ora o frazione) e non è custodito, anche se rimane comunque la scelta migliore dove lasciare la macchina. E’ possibile prenotare una guida (che è un’ottima scelta, anche per ragioni che vi spiegherò dopo) o affittare una guida elettronica, in varie lingue, al prezzo (se non ricordo male) di 8,50 euro.
  5. Ed ora il punto che da in parte anche il titolo all’intervento, ovvero la quasi totale mancanza di cartelli esplicativi lungo gli scavi. Magari è stato solo una fatalità dovuta esclusivamente al periodo in cui li abbiamo visitati, ma mi ha innervosito moltissimo leggere i nomi delle varie domus e non capirci granchè. Perchè quella si chiamava Casa dello scheletro? Aggiungete a questo il fatto che quasi tutti i reperti sono stati spostati in vari musei, per proteggerli e preservarli nel modo migliore possibile, e quindi a parte qualche eccezione le case non avevano niente di caratteristico e si somigliavano tantissimo tra loro. Credo che la spiegazione sia legata alle guide, visto che OVVIAMENTE se ti pagano è meglio. Ma io sono dell’idea che un cartello un minimo esplicativo non possa sostituire una guida preparata. Il cartello deve darti un’idea di quello che vedi, una guida deve farti “vivere” l’epoca antica di cui vedi solo i resti secoli dopo.

Quindi, consigliato? SI, a patto però che sia una bella giornata di Sole e che sia parte di un giro di diversi giorni nelle vicinanze. Il fatto che il giro si possa compiere in 2 – 3 ore la rende perfetta per una mattinata, ma il fatto di essere in parte spoglia e non altrettanto “spettacolare” come la più famosa Pompei non la fa risaltare più di altre meraviglie nelle vicinanze. Ma questa, ovviamente, è la mia opinione.

Alla prossima!

A spasso per…. Roma: Mausoleo di Cecilia Metella e palazzo Caetani (un insospettabile intrigo celato in una tomba)

Ammetto che questa uscita è stata anomala. Ovviamente il mio “spirito da vagabondo” si stava facendo sentire con insistenza da giorni, ma credo di essermi incamminato questa domenica solo perchè ero arrivato al limite. Di cosa di preciso non lo so con certezza. Credo fosse un misto di insoddisfazione personale, di pressioni esterne sempre più insistenti… e suppongo anche di una specie di generico “mal di vivere” che si è insinuato in me da qualche mese. Non era il caso di starsene a casa la domenica. Quindi, con una brevissima preparazione ed approfittando delle giornate di Sole che sono riuscite a togliere (quasi) tutto il fangume sul primo tratto del percorso dell’Appia antica, sono partito per una generica camminata senza pensieri.

La visita che sto per raccontarvi non era infatti voluta, anzi mi stavo concentrato nella prima parte su come resistere al vento che mi arrivava tutto sul petto e sulla gola e nella seconda a trovare un modo per sorpassare i giganteschi alberi che si erano abbattuti al suolo a causa delle forti raffiche di vento cominciate due giorni prima. Ma una volta arrivato al Mausoleo di Cecilia Metella si erano fatte le 11:30, e quando ho chiesto il prezzo del biglietto mi è stato persino detto che se aspettavo una mezz’oretta avrei avuto anche una visita guidata allo stesso prezzo. Il fatto che proprio fuori ci fosse una gatta tigrata che si lasciava accarezzare ha dato il colpo di grazia alle mie esitazioni XD

Mausoleo di Cecilia Metella e palazzo Caetani

Stavolta mi dovrò concentrare un pò di più sulla storia, anche perchè visivamente la location non offre da sola grandi spunti ^^” Della persona per la quale è stato creato il mausoleo, Cecilia Metella, si sa davvero poco se non la sua genealogia: faceva parte della ricchissima famiglia dei Cecilii Metelli e dalla targa in marmo con iscrizione sappiamo che era figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico (un generale che ebbe gli onori del trionfo per essere riuscito a sottomettere l’isola di Creta) e moglie di un Crasso, che molti pensano essere il figlio del famoso Marco Licinio Crasso, membro del “primo triumvirato” insieme a Pompeo e Giulio Cesare. Edificato tra il 30 ed il 20 d.C. lungo la “regina viarum” (la strada consolare dell’Appia antica) non tanto per ricordare la defunta quanto come sfoggio della grandezza della famiglia a cui apparteneva (è il mausoleo più grande dell’Appia antica), deve la sua sopravvivenza al fatto di essere in una posizione strategica e di essere stata utilizzata nel medioevo come torre di difesa/di avvistamento. Divenuto di proprietà della Chiesa, si sa che un rappresentante dei conti di Tuscolo, proprietari delle terre limitrofe, la usò nell’ambito di un fortificazione di quel tratto dell’Appia… che portò anche al declino, visti gli esosi tributi richiesti per il passaggio. Con la decadenza della famiglia tuscolana, nella seconda metà del ‘200 il papa Gregorio VIII, capendo l’importanza del posto, fece di tutto per riottenerlo per poi donarlo a Francesco Caetani, della sua stessa famiglia. Il castrum costruito inglobando il mausoleo sicuramente terminò nel 1302, anno in cui fu consacrata la chiesa di S. Nicola all’interno del complesso e tutt’ora presente. Poi, di seguito, il controllo passò ai Savelli, ai Colonna (che per ironia della sorte erano i peggiori avversari dei Caetani) e agli Orsini, che pur mantenendone la proprietà la lascio in stato di abbandono, tanto che il Senato Romano nel 1589 decise di radere quasi al suolo la fortificazione per evitare che diventasse luogo di accampamento per banditi.

“CAECILIAE Q(UINTI) CRETICI F(ILIAE) METELLAE CRASSI” (“A Cecilia Metella, figlia di Quinto Cretico (e moglie) di Crasso”)

Il monumento funerario è in pratica una grande tomba a tumulo, composta da un basamento in calcestruzzo e da un corpo conico di altezza 11 m e diametro 29,5 m. Inizialmente rivestito di travertino, questi venni espropriati in età rinascimentale. L’edificio nell’antichità terminava con un tumolo di terra ed era ricoperto di vegetazione. All’esterno sono ancora presenti dei fregi, riguardanti delle decorazioni floreali intervallate da scheletri di teste di bue (che danno alla zona il nome “Capo di Bove”) e un’altra decorazione di cui parlerò dopo nelle curiosità. Si entra all’interno del mausoleo attraverso un corridoio stretto e coperto a volta e si raggiunge la cella principale, anch’essa conica tendente a stringersi verso l’alto e coperta di mattoni e con residui quasi del tutto scomparsi di decorazioni a stucchi.

Interno palazzo Caetani

Quello che è antistante il mausoleo è il “palatium”, una costruzione di 3 piani della quale si possono riconoscere stanze, porte, finestre e persino i camminamenti esterni. Le finestre del primo piano che danno sulla via sono di tipo biforo, ed infatti sono del ‘900 realizzate dall’architetto Munoz sul calco delle finestre del palazzo Caetani a Ninfa. Quando l’ho visitato io era anche sede di una mostra scultorea di un’artista messicana.

All’interno della fortificazione ma staccato rispetto al palazzo principale (una tradizione dell’epoca) si trova la chiesa di S. Nicola. Della costruzione è rimasta solo la struttura esterna con l’abside ma senza copertura. Ha una certa importanza, in quanto uno dei rari esempi di architettura gotica in Italia.

Chiesa di S. Nicola

Ora, qualche informazione/curiosità:

1)Sapevate che tutte le donne della famiglia dei Cecilii Metelli avevano lo stesso nome? Per differenziarle si usava il cognome del padre declinato al femminile

2)La gentilissima guida mi ha raccontato un fatto molto curioso riguardante il mausoleo. Si dice che fu fatto costruire da Marco Licinio Crasso, nipote del più famoso omonimo, non solo per dimostrare la potenza ed il prestigio della famiglia ma anche come… atto di accusa verso il potere ^^” Di solito l’iscrizione della tomba doveva essere ben visibile, eppure in questo caso è “stranamente” un pò troppo in alto rispetto al solito. Curiosamente è poco sotto una parte del fregio, quella decorazione che ho citato in precedenza, rappresentante una figura barbarica in mezzo a due scudi. Le decorazioni sono interessanti: richiamano motivi dell’est Europa, e non sono un caso. Marco Licinio Crasso infatti aveva sconfitto il popolo dei Mesi, situati a sud del Danubio, ed era riuscito persino a sconfiggere in singolar tenzone il re dei Bastarni, quindi meritava di ricevere le “spolie opime”, ovvero l’armatura e le armi del comandante sconfitto, che dovevano essere offerte nel tempio di Giove Feretrio sul Campidoglio e che donavano a chi le conquistava una grandissima fama. Bene, Ottaviano Augusto non solo rifiutò la sua richiesta dicendo che Crasso non era un comandante in campo ma solo un generale al servizio dell’imperatore, ma anche il titolo che gli spettava di “Imperator” e gli concesse il “trionfo” solo 3 anni dopo. Diciamo che aveva dei buoni motivi per essere arrabbiato, e il fatto che la targa si trovi proprio sotto quella decorazione forse era fatto apposta per ricordare l’evento che… non fu adeguatamente celebrato.

3)Il mausoleo rischiò moltissimo di sparire… in un periodo di relativa pace. Nel ‘600 papa Urbano VIII diede il permesso a Bernini di demolirlo per prenderne i marmi ed usarli per terminare la costruzione della Fontana di Trevi. Insomma, quello che è stato fatto a Villa Adriana per terminare la costruzione di villa d’Este. Ma stavolta il popolo protestò talmente tanto che Bernini fu costretto a desistere.

4)I Caetani erano una famiglia molto potente ed in espansione. Avevano numerosi possedimenti nel sud Italia, ed anche i territori di Sermoneta e di Ninfa. Si, lo stesso dei famosi giardini.

5)il costo del biglietto è di 5 euro, e nel biglietto è compreso non solo il mausoleo, ma anche Capo di Bove e Villa dei Quintili. Un prezzo più che onesto.

Quindi consigliato? SI… ma solo se ci si ritrova a passare da quelle parti. Se state passeggiando sull’Appia antica, magari per godere di una bella giornata di Sole, fermarsi a vederla può essere una buona idea. Ma solo con una guida, perchè senza è una visita un pò troppo veloce ^^” in caso contrario la visita dura almeno 30 minuti, allungabile nel caso si facciano domande.

Alla prossima!