Non così differenti (mitologia time)

Qualche mattina fa, dopo essermi preso un buon caffè al bar, mi sono concesso di leggere “Il Messaggero”. Mi fermo sempre alla pagina culturale, e quel giorno era presente una intervista alla scrittrice americana Madeline Miller che parlava del suo libro “La canzone di Achille” scritto nel 2013. Mentre leggo l’intervista alla scrittrice, arrivo a queste parole:

“[…]Per grande parte del libro Patroclo è giovane, pieno di speranza, idealista, appassionato. E’ un buon contraltare di Odisseo, la cui storia non è radicata nell’idealismo ma nel cinismo, nell’esaltazione del pragmatismo come logica di vita[...]”

Da giovane sono stato un grandissimo appassionato di mitologia (mentre i miei coetanei erano appassionati di dinosauri) e come moltissimi ero affascinato dalla figura di Ulisse/Odisseo. Ma d’altronde, chi non lo sarebbe? Protetto e favorito di una delle dee più interessanti (Atena), sopravvive ad una lunghissima guerra di 10 anni, dove sono morti guerrieri più forti di lui, e può vantarsi di essere stato l’artefice (con un aiuto divino che non ha mai voluto riconoscere) della conclusione della suddetta guerra. E non con una prova di forza, bensì di astuzia. Gli dei gli impediscono di tornare a casa, e lui sopravvive ad un viaggio in mare infinito, che lo porta ad affrontare mille insidie e pericoli, prima del suo ritorno a casa.

Poi sono cresciuto, mi sono informato meglio e mi sono reso conto che Ulisse/Odisseo non era l’uomo perfetto che pensavo, anzi: opportunista, egoista, vendicativo ed in fondo con poco rispetto per i suoi compagni di viaggio in mare. E poi, per riagganciarci un attimo a Patroclo, il compagno (di vita?) di Achille nella stessa Iliade viene ritenuto “amato da tutti”, mentre il nome stesso Odisseo vuol dire “colui che è odiato” (anche se probabilmente più che odio si trattava di invidia). Ed in diversi punti dell’Iliade e dell’Odissea appare come il meno “legato all’onore” dei soldati Achei.

Quindi, con il tempo, sono arrivato a costruire la mia personale storia riguardante questo famoso eroe greco. Immaginate di essere il sovrano di una piccolissima isola, sposato con una moglie devota e padre di un figlio piccolo. Immaginate anche che molti altri re della Grecia vi rispettino per la vostra intelligenza e la vostra oratoria ed immaginate anche che una profezia vi dica che se vi imbarcherete in una futura guerra non rivedrete più la vostra patria prima di 20 anni e male in arnese. Non puoi dire di no ad una loro “chiamata alle armi”, sia perchè sono stati stipulati dei patti in precedenza e sia perchè non te li puoi permettere dei nemici come loro. Allora cerchi di passare per pazzo, ed arando la sabbia ci saresti quasi riuscito se non fosse stato per Palamede, un greco intelligente (quasi) quanto te che smaschera l’inganno e ti costringe ad imbarcarti per l’impresa. Ed essendo umano, provi un fortissimo rancore verso quest’uomo tanto da non aspettare altro che l’occasione migliore per rovinargli la vita (riuscendo con l’inganno prima a screditarlo e poi a farlo uccidere). Partecipi ad un guerra in cui non risalti come un “campione” (sebbene anche tu li abbia avuti i tuoi momenti di gloria) ma come un astuto stratega che non ha paura di agire nell’ombra… niente di cui andare fiero, forse, ma anche grazie a queste cose l’esercito in cui sei arruolato non sbanda e viene annientato dall’esercito troiano. E poi hai il colpo di genio: ben sapendo che gli dei influiscono continuamente nelle vite dei mortali e che bisogna dare sempre loro rispetto (e forse vedendo tu stesso che spesso salvano persone da morte certa nel bel mezzo degli scontri) ti inventi un cavallo enorme di legno, come dono votivo a Poseidone per favorire un ritorno a casa senza problemi. I troiani ci cascano in pieno, forse anche perchè sono stanchi anche loro di combattere e non vorrebbero altro che la pace, e portandolo dentro portano anche dei soldati greci che non appena cala la notte e finiscono i festeggiamenti nella città di Troia aprono i portoni e fanno entrare l’esercito Acheo nascosto. La guerra in effetti finisce, nel sangue, ma tu sei vivo e finalmente puoi tornare a casa. Ma sei un uomo, e pecchi di orgoglio: sebbene tu sappia che il piano del “cavallo di legno” è riuscito anche grazie all’intervento di Poseidone (che ha tolto di mezzo un Laocoonte che avrebbe voluto bruciare sul posto quell’enorme costruzione in legno) … ed in parte non sapendo che anche Cassandra lo aveva predetto, ma nessuno purtroppo le ha mai creduto… ti vanti di essere il solo artefice del successo finale. E ti fai un nemico parecchio potente. Poseidone non te la perdona, e quindi ti costringe ad una “odissea” di altri 10 anni, sballottolandoti da una parte all’altra del Mediterraneo. Tu sei intelligente e uomo di mondo, riesci sempre a cavartela ma se non fosse stato per “ordini superiori” tu la tua Itaca non l’avresti mai più rivista. Ma riesci a tornare, vedi in che che condizioni si trova (ti hanno dato per morto, ed i Proci stanno vivendo sulle tue ricchezze e cercando di sposare Penelope… che con piacere ti ricorda perchè la ami tanto, e non solo per la sua bellezza). Aiutato e consigliato da Atena, aspetti. Se al tuo posto ci fossero stati gli altri comandanti dell’esercito acheo, non appena sbarcati avrebbero assaltato il palazzo, e magari sarebbero morti. Ma tu non sei come loro. Studi la situazione, ti crei una falsa identità, cerchi di capire chi ti è fedele e chi no. Una volta capita la situazione, fai scattare la trappola e tutti i pretendenti vengono uccisi dalla tua vendetta. E quindi finalmente puoi riposare, dopo tante avventure e dopo tutto quel sangue e quei morti.

E qui vado di fantasia ancora più spinta. Dopo qualche anno passato a recuperare dalle ferite fisiche e psicologiche, scopri che quello che ti ha cambiato dentro non è stata una guerra nella quale sono morte un sacco di persone… in fondo erano pochissimi quelli che apprezzavi, e la maggior parte di loro secondo te meritava di morire… ma quell’incredibile viaggio arrivato quando meno te lo aspettavi, che ti ha fatto rischiare più volte la vita ma che ti ha letteralmente aperto un mondo. Hai incontrato ciclopi, mangiatori di loto, mostri marini, semidee, maghe che trasformano gli uomini in animali… ma hai anche visto il regno dei morti da vivo e poi dire di essere uno dei pochissimi ad aver ascoltato il canto delle sirene ed essere vivo per raccontarlo. E mi piace pensare che la fine migliore l’abbia raccontata Dante Alighieri nella sua “Divina Commedia”: un ultimo viaggio, per andare oltre i limiti umani, utilizzando le sue doti una ultima volta per convincere delle persone a seguirlo (e condannandole a morte) e così cercando di soddisfare la sua “Wanderlust” o la sua “Fernweh” (mi piace che i tedeschi abbiano delle parole che descrivono concetti così grandi ed eterei allo stesso tempo). E magari tornare e raccontare la sua grande avventura agli altri, proprio come hai fatto per ricevere il tuo ultimo aiuto prima di tornare ad Itaca. Ed è altrettanto appropriato che abbia scoperto qualcosa che nessun umano ha mai visto… e sia morto subito dopo.

Credo in parte di capirlo. Anche a me piace esplorare posti nuovi, informarmi su quello che vedo e poi, tornato a casa, raccontarlo… come se il racconto fosse la giusta chiusura dell’avventura. Certo, io uso un blog e non possiedo l’oratoria della leggenda greca (purtroppo, viste le molte volte in cui ho tentato di convincere amici a seguirmi e non riuscendoci).

Quindi, per tornare alla frase che ha fatto partire tutto questo sproloquio, forse è vero. Patroclo era giovane, non aveva mai dimostrato il suo valore e quando si è trovato sul campo di battaglia era pieno di entusiasmo, ha scoperto di essere anche un grande guerriero e non ha saputo fermarsi (Ettore è stato un guerriero più capace di lui). E me lo immagino Ulisse/Odisseo che una volta venuto a conoscenza della sua morte sia stato cinico e pragmatico, pensando che il “ragazzo” era un novizio della vita, non come lui che doveva vivere per sua moglie, suo figlio, i suoi genitori, la sua isola. Ma credo anche che nell’ultima parte della sua vita, quando lo spirito del vagabondo si è impossessato di lui spingendolo ad abbandonare tutto quello che pensava fosse primario nella sua vita, ha compreso alla fine la scelta di Patroclo. E forse invidiandolo, lui che era il soggetto dell’invidia altrui, per essere arrivato a capire ciò che realmente amava fare solo troppo tardi.

Alla prossima!

A spasso per… il Lazio: catacombe (e basilica) di S. Sebastiano

Domenica 16 è stata una giornata che mi sono concesso per me. Ho riprovato la mia solita traversata dell’Appia Antica, approfittando di una insolita e benvenuta giornata di Sole, per poter fare un pò di spazio nei miei pensieri e cercare di rimetterli un pò in ordine nella testa. C’è un sacco di rumore di fondo lì dentro. Non è servito a molto a dire il vero… ma ho avuto il Sole e la possibilità di fare un passo dietro l’altro quindi cerco di vedere il lato positivo. Ed in più ho di visitato le catacombe (e la Basilica) di San Sebastiano, quindi non posso lamentarmi.

Museo dei sarcofagi

Un piccolo cenno storico: il sito era nato come cava di pozzolana e tufo, poi una volta in disuso divenne un luogo di sepoltura pagano verso la fine del II sec. Usato dai cristiani come loro cimitero, favoriti dalle proprietà dei materiali di cui era composto il terreno (il tufo è una pietra morbida e la pozzolana è una specie di malta) crebbe fino a creare una serie di tunnel lunghi circa 12 km, distribuiti su 3 livelli (3, 9 e 12 metri di profondità).

La nostra gentilissima guida ci ha condotti (a me e altre 4 persone) lungo le strette gallerie situate a 12 metri di profondità, facendoci vedere i vari loculi usati per dove riporre i resti delle persone defunte (alcuni dei quali erano davvero troppo piccoli, segno che diversi di loro erano bambini). Ci ha mostrato che queste catacombe raccoglievano ogni tipo di persone, ricche e povere (per lo più le seconde), mostrandoci varie iscrizioni presenti presso alcuni loculi, che variavano sia di qualità che di grandezza.

Infine siamo arrivati in un’area molto ampia denominata “la piazzola”, adesso sotterraneo ma una volta a cielo aperto, e qui abbiamo avuto modo di vedere 3 tombe di tipo monumentale. Dei mausolei, probabilmente appartenuti a dei liberti facoltosi, che non sono si distinguevano per le decorazioni interne di pregio, ma per il fatto che fossero praticamente a due piani: nel piano inferiore era presente un’area dove i parenti del defunto si riunivano una volta l’anno per mangiare un pasto in suo onore, una specie di rinfresco chiamato “refrigerium”. Pratica quest’ultima che è stata sicuramente praticata anche nell’ultima area visitata, poco sotto la basilica, dove è possibile leggere diversi graffiti inneggianti a Pietro e Paolo. Perchè? Ve lo spiego nelle curiosità.

Soffitto ligneo intagliato della Basilica di San Sebastiano (fuori le mura)

E quindi siamo emersi dalla profondità sbucando all’interno della Basilica di San Sebastiano (fuori le mura, per distinguerla da un’altra presente all’interno di Roma), ammirando fin da subito lo stupendo soffitto ligneo intagliato e decorato rappresentante sia il martirio di San Sebastiano che gli stemmi del cardinale Scipione Borghese sia di papa Gregorio XVI. Poi sono stato attirato subito la due opere: la prima è la scultura di “San Sebastiano giacente”, ad opera dello scultore Giuseppe Giorgetti, la seconda è la splendida “Salvator Mundi”, ultimo capolavoro di Gian Lorenzo Bernini.

San Sebastiano giacente

Ora, qualche piccola informazione/curiosità:

1) la storia di San Sebastiano è abbastanza famosa: in breve fu un soldato facente parte dei pretoriani, le guardie del corpo dell’imperatore Diocleziano (un corpo militare d’elite), che sfruttò la sua posizione per favorire la diffusione del cristianesimo. Ma l’imperatore aveva in odio i cristiani, e quando seppe di avere una sorta di “serpe in seno” lo condannò a morte: fu legato ad un palo sul Palatino, denudato e trafitto da dardi fino a “sembrare un istrice”. E proprio in questo punto si fermava la mia conoscenza del santo, visto che in effetti l’immagine del santo è legato al suo supplizio tanto particolare. Ebbene… mi sbagliavo. Mi sono sorpreso quando ho scoperto che la storia non finiva qui: in realtà riuscì a sopravvivere a quel supplizio, visto che fu dato per morto dai suoi esecutori e lasciato alla mercè degli animali selvatici, ma Irene da Roma (santa anch’essa) lo recuperò ancora in vita e lo trasse in salvo, curandolo da ogni ferita. La sua guarigione fu comunque prodigiosa, e San Sebastiano decise di proclamare direttamente la sua fede all’imperatore, che stavolta lo uccise per davvero: fu flagellato a morte, e quindi il suo cadavere gettato nella Cloaca Maxima. Ma anche in quel caso il suo corpo fu recuperato dalla matrona Lucina e portato alle catabombe che presero il suo nome. O almeno, questo è quello che dice la tradizione…

2)… vi ricordate quando vi ho parlato dei graffiti nelle catacombe inneggianti a Pietro e Paolo? Nelle tradizioni dei primi cristiani, si lasciavano invocazioni o preghiere ai santi soprattutto quando era presente qualcosa di “fisico” appartenuto a loro. Ed infatti molti storici suppongono che in dato periodo storico i corpi dei due santi (o delle reliquie legate a loro) vennero appunto trasportate all’interno delle catacombe di San Sebastiano. Quando però ho chiesto alla guida se sono presenti indicazioni scritte simili per il povero Sebastiano, ha ammesso che in effetti non sono presenti.

3) il termine “locus ad catacumbas” (probabilmente dal greco katá kýmbas, “presso l’avvallamento/la cavità”) indicava un avvallamento presso la via Appia. Alcuni studiosi pensano si riferisca all’avvallamento dove si trovano le catacombe di San Sebastiano… che quindi possono vantare il piccolo primato di aver dato il nome a tutte le altre sepolture cristiane.

4) l’indirizzo della Catacombe di San Sebastiano è via Appia Antica 136. Sono aperte tutti i giorni (ad esclusione del mese di Dicembre) dalla 10 alle 17 (ultima visita a partire alle 16:30). Il prezzo del biglietto è 8,00 euro (5 il ridotto). Ogni visita necessita di una guida. Per maggiori informazioni vi rimando a questo sito.

Salvator Mundi

Quindi, consigliato? SI, ma… il giro delle catacombe ha una durata cha varia dai 30 ai 40 minuti, e volendo perdere un pò di tempo ad ammirare la basilica si spendono altri 10 minuti. Occupa relativamente poco tempo, quindi ve la consiglio se siete non troppo lontani dal sito e magari vi va di farvi una passeggiata sull’Appia antica. E nemmeno Roma dista molto, se siete forniti di macchina.

Alla prossima!

Aggrapparsi all’ultimo secondo

Non riesco a fermare il sangue.

Non riesco a farlo smettere di scappare dal mio petto.

E’ così nero che penso sia solo il marcio che è in me ad imbrattare per terra. Rido come un ebete.

Non riesco ad impedire al terreno di avvicinarsi.

Da quando la forza è andata via dalle mie braccia?

….

Non ricordavo che la terra fosse così morbida. O che il Sole fosse così caldo.

Forse non me ne sono mai accorto. Ma adesso, mi riposo un attimo.

Poi… non sarò più uno stronzo con le persone che mi vogliono bene. E… tratterò meglio anche gli altri.

Dio, ti prego… dammi il tempo di poter essere migliore…

L’altra faccia della dimenticanza

Non ho mai negato di avere una pessima memoria. E’ infatti uno dei motivi per i quali continuo ancora adesso a scrivere un blog, che parla di me pur non dando informazioni concrete su di me. E’ il motivo per cui faccio un sacco di foto quando vado in giro ed una volta a casa mi sbrigo a catalogarle per posto, data e nome immagini (quando possibile). A volte è una dura lotta.

Ma questa specie di dimenticanza ha un effetto collaterale positivo: certe sensazioni che non provo da tanto vengono come riscoperte, portando con sè di nuovo quel senso di meraviglia e di appagamento come la prima volta che lo ho percepite.

Sono stato un mese chiuso in casa per Covid, e tutto sommato a me e alla mia famiglia è andata molto bene: abbiamo avuto febbre, tosse (tanta) e debolezze varie, ma sono durate relativamente pochi giorni e poi abbiamo solo atteso che le analisi riscontrassero l’assenza dei segni della malattia. E quindi, dopo un paio di giorni, sono uscito per andare a comprare un giornale per mia madre.

Non è stato un lungo tragitto, e la faccenda è stata sbrigata anche con una certa velocità. Ma cavoli… ho adorato ogni cosa di quella breve passeggiata.

La presenza umana, prima di tutto. Non c’è niente da fare, siamo animali sociali ed abbiamo bisogno di nostri simili. E di seguito tutta una serie di informazioni che venivano fornite dai miei sensi. Il cielo così tanto blu e senza nemmeno una nuvola, i raggi del Sole sulla pelle, il ciguettio degli uccelli, l’odore dell’erba che riuscivo a sentire sebbene portassi la mascherina… persino l’aria spinta dal vento che si insinuava in mezzo alle dita della mano.

Lo so, lo so. Niente di stupefacente. Ma ero stato chiuso in casa per un mese, in mezzo a quattro mura sempre uguali e con le stesse persone. E con tutti i nervosismi dell’essere in una situazione non facile. Ed oggi, quando ho chiuso gli occhi e ho fatto un bel respiro, mi sono detto…

…che bello essere vivi.

Alla prossima!

Solo un pugile suonato

Ho le braccia pesanti. La pelle in fiamme. Un peso sulle spalle che non mi permette di tenere dritta la schiena. E gli occhi sono così pesti e gonfi che quasi non riesco a vederlo, davanti a me. Eppure so benissimo cosa sta per succedere.

Sento i passi del mio avversario che si fermano e quasi percepisco il suo piede d’appoggio battere a terra con pesantezza. Sento il suo respiro, dapprima affannato ed irregolare, che si trattiene. Il pubblico che ci circonda, che sta urlando dal piacere alla vista di due uomini che si stanno dissanguando per il loro divertimento, più animali che uomini, che per qualche istante sembra quasi perdere al voce.

Ho due soluzioni: schivare o parare. Ma le gambe sono due blocchi di marmo, e la braccia non si piegano più di una certa angolazione tanto che è la mia schiena a farlo. Un grave errore.

Il gancio mi raggiunge alla tempia sinistra ed il cervello si spegne.

Come nei film il tempo si dilata all’infinito. E precipito in un vuoto cosmico senza stelle, nudo come un verme, essenza stessa del dolore. Ed in quello spazio non c’è niente e nessuno. Nemmeno io. Forse questo è morire. Nessuna ricompensa per chi ha dato tutto, nessuna punizione per chi si è preso tutto. Solo l’ultima pagina di un quaderno sporco di sangue e scritto con una grafia illeggibile, che verrà dato alle fiamme. Ma almeno è finita.

Quando la mia faccia sbatte a terra vengo strappato via a forza da questo oblio. Mi fa male di nuovo tutto, ho la bocca piena di sangue ed il naso schiacciato. Le urla del pubblico tornano, ma sono indistinte. Riesco a spostare la testa di lato ed il naso riprende a fare il suo lavoro. Mi monta una rabbia crescente, mentre sbatto i pugni a terra e cerco di rimettermi in piedi con infinita lentezza. Ed il pubblico esplode in un delirio di pura goduria.

A quanto pare mi è rimasto ancora qualche secondo.

Percezione del tempo

Mi è capitato di pensarci già da diversi giorni, ma è in una chiacchierata con una collega di lavoro che il pensiero ha avuto un riscontro. Mentre parlavamo, ci siamo resi conto che il lavoro ci riempie così tanto le giornate che, complice la situazione di Lockdown parziale che stiamo tutti vivendo in questo periodo, quando scambiamo due parole con qualcuno finiamo sempre di parlare quasi solo di lavoro. Come se non esistesse altro.

In effetti come corrieri cerchiamo spesso di lavorare di domenica, perchè paga di più, quindi finiamo per bruciare anche l’unico giorno in cui potremmo uscire almeno il pomeriggio ed incontrare i nostri amici. E quando torni a casa sei stanco, vuoi passare qualche minuto in pace e poi dormire perchè il giorno dopo devi svegliarti presto… prestissimo. Lo fai perchè ti pagano, lo sai, ed è una paga onesta.

Ma ogni tanto sogni la libertà. Sogni di poterti alzare la mattina e poterti preparare per andare a fare una delle tue escursioni, quelle che ti facevano sentire “vivo” e quelle che ti piaceva tanto condividere con altri. Ma non è periodo, non puoi. Non come vorresti.

Oggi sarei dovuto andare a lavoro, ma il giorno è saltato. E ho dovuto reimpostare tutta la giornata. E sono riuscito finalmente a rivedere un vecchio amico. Cominciavo seriamente a pensare che, data la mia assenza fisica, sarei stato dimenticato ^^” E dopo una breve chiacchierata su come vanno le cose (e si, ho parlato ancora di lavoro…) ci siamo riagganciati ad una comune vecchia passione, quella del gioco di ruolo. E per un paio di orette abbiamo discusso su vecchie campagne, vecchie storie di immaginazione ed avventura, e poi abbiamo ipotizzato nuove avventure quando questa cosa del CoViD19 passerà.

Sapete cosa si dice della percezione del tempo? Che quando ci si annoia diventa interminabile e quando ci si diverte diventa cortissimo. Per lavoro il tempo scorre ad un velocità incredibile, tanto che quando finisco lo è anche la giornata e mi coglie sempre impreparato. Oggi il tempo invece andava piano, ma di una lentezza piacevole, rilassante. Ho potuto goderne tutte le sfumature.

E’ inutile, non riuscirò mai ad essere una persona “svelta”. Non mi ci adatterò mai del tutto. Ma non è un male. E’ dal godimento delle piccole cose che mi sento davvero… presente. Ed essere presente è tutto quello a cui posso appoggiarmi, in questo momento.

Alla prossima.

Una consegna… criminale?

Come tutti i lavori che ho fatto, quello che poi alla fine mi colpisce di più è il fattore umano. Essendo il mio un lavoro di consegne, ho di solito dei micro assaggi di altre persone anche perchè di solito scendono a prendere il pacco e poi vanno via. Ma ogni tanto ci sono delle eccezioni.

Faccio una consegna a Latina, in una palazzina. Alla signora X devo consegnare un pacco abbastanza grande, quindi suono un paio di volte al campanello senza ottenere risposta. Decido allora di usare la chiamata dal device.

“Pronto?”

“Signora X? Sono un corriere Amazon, devo consegnarle un pacco. E’ in casa?”

“… questo non mi sembra un numero di telefono da cellulare. Non è che mi sta chiamando da casa per farmi uno scherzo?”

“Signora… le basta affacciarsi dal terrazzo e vedrà un tizio con una pettorina gialla catarifrangente che tiene il suo pacco in un braccio e si sbraccia con il braccio libero”

“No, non voglio uscire. E se poi mi spara?”

Rimango piuttosto basito per la risposta. “Signora, ma perchè dovrei spararle????”

“Gira un sacco di gente strana in giro”

Non è che lei scherza” penso tra me “Senta, io devo consegnarle un pacco. Se non lo vuole me lo dica così che posso ripartire perchè ho altre consegne da fare”

“Adesso faccio scendere mio marito, così vedremo se lei è chi dice di essere”

“Va bene, l’importante è che si sbrighi se possibile”

Il marito in effetti non ci mette molto a scendere, e prima si affaccia dal portoncino guardingo, quindi mi osserva stranito ed infine esce. Quando gli consegno il pacco si scusa con me per quanto successo e mi dice che la moglie lo aveva preparato per qualcosa di… diverso, tanto che dietro al portoncino aveva una specie di bastone.

Consegnato il pacco e rimessomi sul furgoncino, mentre riparto mi vengono in mente due cose: 1) la criminalità di Latina quando manda killer ad uccidere gente dice che sta “mandando un pacco”?; 2) la signora era un “tantino” paranoica. A questo punto non è che aveva qualcosa da nascondere?

Alla prossima!

Una consegna difficoltosa

Da un mesetto sto facendo praticamente il corriere Amazon. E’ un lavoro che mi offre qualche spunto di riflessione di cui parlerò prossimamente, ma stavolta voglio parlare di una consegna di oggi.

Vado nella via X al numero 11. Cerco di consegnare un pacco, e nonostante tutti i tentativi non ci riesco. Segno sul device “Cliente non disponibile” e faccio per partire, visto che mi trovavo con 150 pacchi da consegnare e bisogna fare in fretta. Arrivo in fondo alla via, pronto ad immettermi in una via perpendicolare, quando da lontano vedo una signora uscire correndo dalla casa a cui ho cercato di consegnare un pacco e sbracciarsi per farmi fermare. Lo faccio, aspetto che mi raggiunga e sento la signora che mi chiede come mai non le ho consegnato il pacco:

io: “Signora, ho suonato 2 volte ma non mi ha risposto nessuno”

S: “Si, perchè il citofono non funziona

io: “Si è rotto da pochi giorni?”

S: “NO, è da più di un mese che non funziona

Io: “Ah… guardi per la prossima volta provi ad inserire questa informazione nei dati di consegna, magari aggiungendo anche un altro numero di telefono da chiamare…”

S: “No, non voglio che Amazon frughi troppo nella mia privacy

Io: “Va bene, però ho chiamato il nome che ha inserito in caso di problemi ed è stato rifiutato ben 3 volte”

S: “Eh, ma io non rispondo ai numeri sconosciuti..

Io: “Senza offesa signora, ma come pensava riuscissi a consegnarle il pacco? Telepatia? Magia? Teletrasporto direttamente in casa?

 

Alla prossima!