Il volto della Morte

Leonard era capitato in quel bar per caso dopo una lunghissima giornata di lavoro. Era molto tardi, stava probabilmente per chiudere e questo forse era il motivo per cui erano presenti solo 3 persone al bancone. Il barista aveva appena finito di sistemare le sedie sui tavoli della sala ed era tornato dietro la sua postazione di lavoro. Quando il mago si accomodò su uno sgabello libero, gli altri 3 interruppero la conversazione e gli fecero con il capo un segno di benvenuto, che il mago ricambiò. Ordinò una birra fresca ed il barista gli servì subito una bottiglia che stappò davanti a lui. Mentre la sorseggiava facendola scendere lentamente nella gola si mise ad ascoltare l’argomento della discussione dei 3. Era “quando ho visto la morte in faccia”.

Il primo disse di essere un ex poliziotto della PPD. Disse che dopo i suoi troppi anni nella polizia pensava di aver visto tutto, tra criminali particolarmente efferati e scontri a fuoco particolarmente violenti. Ma niente lo preparò a quando gli alieni decisero di scendere in città. La forza di sbarco iniziale era formata da…umanoidi enormi con armi sconosciute che cominciarono a sparare laser ovunque. Loro in quanto polizia furono i primi ad intervenire, per portare al sicuro i civili. Raccontò che le forze governative intervennero circa 20 minuti dopo, e quei 20 minuti furono i più lunghi della sua vita. Ricordò il fumo, le fiamme, i laser, le urla, i suoni incomprensibili degli attaccanti. Tutto diventò surreale. Ad un certo punto non riusciva neanche più a capire dove fosse o a chi sparasse. Quando arrivarono i governativi riuscì a ritirarsi. E con sua somma sorpresa lui era l’ultimo rimasto. La sua divisa era piena di tagli e bruciature, era stato ferito anche in maniera seria alla gamba sinistra e al fianco. “Adesso ho una gamba in titanio” disse prendendo il bastone che si era perfettamente mimetizzato dietro di lui. Si toccò la gamba sinistra e si sentì un rumore metallico “Non avevo soldi per pagare una rigenerazione all’ospedale della Thorne. Ma sono vivo, è questo che conta” annuì.

Il secondo invece cominciò dicendo che lui alla Thorne ci aveva lavorato…ma non era mai stato una cima. Inizialmente aveva cercato di fare del suo meglio, ma c’era davvero gente geniale in quel posto, poi aveva cercato di mimetizzarsi ma alla fine era stato “scoperto” ed infine licenziato. E quindi le cose cominciarono ad andare peggio. Dopo il lavoro perse l’assicurazione sanitaria, poi la famiglia. Si ritrovò solo e senza una casa. Poi venne la droga. La sua testa si abbassò leggermente mentre diceva che aveva cominciato con quelle leggere, poi aveva alzato il tiro. E dopo aveva finito i soldi, e quindi cominciò a vendere il suo corpo. Ricordò la sera che assunse quella droga del Leviathan che lo fece andare in overdose. Spiegò le convulsioni incontrollabili, la bava alla bocca e poi…il blackout. Tutto spento. Il buio. Il vuoto. Non ricorda quanto tempo rimase in quello stato, ma si risvegliò di colpo quando sentì una strana scossa al petto ed una delle sue costole rompersi. Qualcuno lo aveva trovato, ed aveva cercato di praticargli un massaggio cardiaco. E gli aveva salvato la vita. “Ho capito in quel momento che dopo questa vita non c’è nulla. Nessuna divinità verrà a salvarci. Quindi tanto vale lottare per questa unica vita. Adesso faccio volontariato in un centro che accoglie persone come me. E non tocco nulla da 3 anni.” Tutti annuirono per l’impresa, Leonard compreso.

Il terzo guardò il primo e disse subito di essere stato dal lato sbagliato della legge. E di essersela goduta. Alzò la mano mostrandola mentre lentamente assumeva colorazioni e consistenza metallica. Era nato con un dono che lo rendeva invincibile, almeno così pensava. Era temerario, perché nessuno poteva fargli del male. E divenne arrogante. Forse troppo. Anche i suoi compagni di malefatte stavano cominciando a non sopportarlo. E forse il fatto che aveva anche cominciato a chiedere una ricompensa maggiore rispetto agli altri fu l’ultimo chiodo alla sua bara. Raccontò di un evento successo qualche mese fa, di una nave che era esplosa nel porto ed avevano dato la colpa ad un malfunzionamento della caldaia. Spiegò che in realtà si trattava di una resa dei conti con una banda rivale. Ma non sapevano si trattasse addirittura del Leviathan. Il colpo andò bene, ma non il seguito. Li vennero a cercare uno per uno. E quando tocco a lui era preparato. Ma loro erano più furbi e fecero una cosa che nella sua stupidità non aveva mai pensato. Non potevano scalfirlo, ma aveva bisogno di respirare. Lo legarono come un salame, lo portarono al largo e dopo averlo riempito di pesi lo gettarono in acqua. E lì il suo potere non solo era inutile, ma accelerò il suo sprofondare e quindi la sua morte. Ancora adesso non sa come mai si ritrovò al molo della città, da solo. Ed ancora vivo. “Ho inghiottito così tanta acqua che potrei pisciare da qui fino al mese prossimo. Ma credo di averne avuto abbastanza. Domani me ne vado, questa città è uno schifo. E forse è il momento che cambi vita. Ho ancora una figlia da qualche parte in California. Magari è il momento di scusarsi. E ricominciare.

Leonard ascoltò tutto in silenzio, interessato. E stava quasi per andarsene visto che la sua birra era finita, ma tutti e 3 si voltarono verso di lui e chiesero se anche lui avesse qualcosa da raccontare a riguardo. Per diversi secondi il mago fu indeciso se parlare o meno, ma in effetti sarebbe stato maleducato a non dire niente. Quindi dapprima finì di bere le ultime gocce della bottiglia e quindi disse: “Le vostre storie sono state davvero interessanti, e credo ad ogni singola parola uscita da voi. Ma permettetemi… voi avete “solo” sfiorato la Morte. Non l’avete “vista in faccia”.” I 3 lo guardarono vagamente perplessi. Il mago sospirò, consapevole che doveva essere più chiaro. “Ci sono cose su questa terra che sono blasfeme offese all’ordine naturale, così terrificanti che la sola eventualità di ricordarle nelle nebbie della tua mente ti fa venire paura di morire. Quei momenti in cui ti rendi conto che anche fare un respiro potrebbe contrariare queste entità antiche come la realtà. Vedete…” Il mago si alzò dallo sgabello e prese dall’interno del trench il suo portafoglio “… c’è differenza tra sfiorare la morte ed il vedere la morte in faccia. Nel primo caso, come è successo a voi, si è contenti di essere vivi e si ha una nuova consapevolezza della propria vita. Nel secondo caso ci si fa una unica domanda. “perché sono vivo?”. E dopo quell’esperienza, ogni volta che si vede qualcosa muoversi in un vicolo oscuro, prima che la parte razionale spieghi che è solo un topo o un gatto, un istante prima un’altra voce in testa sussurra: “è tornato per te”. E sapete quale è la cosa buffa? Non si sa bene se essere rassegnati, perché prima o poi quella “cosa” sarebbe tornata, oppure sollevati perché almeno quella attesa straziante ed infinita… finalmente è giunta al termine.”

Il mago posò sul bancone diverse banconote. “Barista, questo è per la mia bottiglia. E per un altro giro a questi 3″. Indicò gli altri rimasti, che lo guardarono ammutoliti. “Alla vostra salute, signori“. Un ultimo cenno del capo verso di loro in segno di saluto, quindi lentamente uscì dal locale.

Non abbastanza per tutto

Credo che mi basterebbe citare una cosa che scrissi nel Maggio del 2017, ma voglio scrivere qualcosa.

Vi è mai capitato un periodo in cui non vi siete sentiti “abbastanza”? Nella vita, nel lavoro, nel privato? Quella sensazione che vi state impegnando davvero, che avete fatto tesoro dei vostri errori con i quali combattete ancora adesso eppure… non basta?

Esiste il “momento di arrendersi”? Oppure bisogna continuare, persistere perché “prima o poi, da qualche parte, le cose si sistemeranno”? [cit.]

Pazienza o rassegnazione?

La riunione degli ultimi Leonard – Cap.2: la musica maledetta di Leonard Cobain

Tutto è in stasi per diversi secondi. D’altronde nessuno di noi sa perchè è lì. Il primo però a muoversi è Leonard Cobain, che velocemente avvicina i palmi delle mani al focolare alla ricerca di un qualche tipo di calore. Ora che è più vicino lo vedo meglio e noto che davvero è un relitto. Occhiaie enormi e scure, sguardo quasi del tutto spento. Ed il calore che gli arriva non sembra abbastanza, visto che comincia a sfregarsi le mani tra di loro.

Dove cahvoloo mi…trovo?” la parlantina di Leonard Cobain è stentata e a tratti biascicante. Se ne rende conto anche lui, visto che chiude gli occhi e fa un profondo respiro. “La reazione all’ultima dose è davvero strana…” lo dice quasi tra sè, a bassa voce, ma tutti lo sentono.

Oh cazzo, sei un tossico” mi scappa dalla bocca mentre il mio volto fa una smorfia.

E quindi?” la sua risposta mi arriva immediata e sprezzante ed ammetto di non aspettarmelo. Ingannato dalle apparenze. Non lo farò più, dopo tutto lui è un Leonard come me. Come..noi?

E’ solo che io… noi?… abbiamo sempre avuto questa idea sulle dipendenze che a quanto pare non ti riguardano” Il mio tono si aggiusta: più cauto e meno sarcastico. Nessuno degli “altri” mi smentisce.

Gli ultimi anni sono stati una merda…” si concede una occhiata a Bloody Leonard e a quello malvagio “Credo che sia una cosa da gente come noi, da quel che vedo

Che ti è successo?

Abbiamo avuto tutti l’incontro con quel cazzo di… essere in quella chiesa, giusto?

Annuiamo tutti.

Beh, io ho avuto una paura fottuta dopo essere rimasto da solo. Sono scappato e ho trovato modo di far perdere le mie tracce. Sono tornato in Europa” E fin qui… “Ero in possesso di questa energia, che mi circolava dentro…” Solleva la mano sinistra, si guarda con intensità il palmo e poi lentamente la gira dal lato opposto. Visivamente non succede nulla, ma riesco a percepire che sta cercando di richiamare le sue energie oscure. Ma lo fa con poca convinzione ed infatti la smette subito. “… ma non volevo usarla. Era sicuramente malvagia e non volevo averci niente a che fare. Quindi, avendo una nuova identità, ho deciso di dedicarmi alla musica” E qui per la prima volta sorride con un minimo di energia. “All’inizio suonavo per strada, con la gente che mi lasciava qualche monetina in un cappello da cowboy che avevo trovato in un negozietto di abiti usati di Piccadilly. Ho saltato spesso i pasti, e spesso sono finito dentro per accattonaggio, ma andava bene così.

Non fatico a credergli. Musica e libertà. Sarebbe una bella vita.

Poi un giorno qualcuno mi ha notato. In quei giorni era particolarmente ispirato, avevo anche creato alcune canzoni nuove, delle “ballads” che stavano riscuotendo un certo successo. Come capita nei film, un produttore musicale aveva sentito parlare del “vagabondo musicista di Picadilly” e mi è venuto a vedere. Ed è rimasto piacevolmente colpito da me. Ve la farò breve: mi ha prima fatto una audizione per capire le mie capacità musicali, ed è andata così bene che dopo solo una settimana mi ha proposto un contratto per entrare in una specie di band che stava formando. Ho accettato, perchè ho sempre sognato di poter vivere con la musica.” Sospira. Una lunga pausa di diversi secondi osservando il fuoco quasi gli permettesse di rivivere quei momenti. Sorride. “Mi ritrovai a suonare con altri 4 ragazzi in gamba. Ricordo la primissima canzone: “Fire”. Fu un successo mondiale. E per 3 anni scrivemmo canzoni e vivemmo alla grande. Certo, erano canzoni parecchio pop, non il mio genere, ma era il prezzo da pagare per cominciare alla grande.” mentre lui si tira su il naso quasi avesse il raffreddore, io abbozzo un sorriso per l’ultima frase che dice.

Leonard Cobain torna a fissare il fuoco per diversi secondi, poi mi guarda. “Eravamo in cima a tutte le classifiche. Non si poteva volere di più. Ma c’era…qualcosa… in me.” si picchietta un paio di volte la tempia sinistra con l’indice della mano. “Una voce. Fin dall’inizio della mia carriera. Non era d’accordo con la musica che componevamo. E se prima era un sussurro…” deglutisce piano “Volevo scrivere qualcosa di importante, qualcosa di mio. Ma le canzoni che avevo in mente non avrebbero avuto lo stesso appeal delle canzoni per le quali mio gruppo era diventato famoso. Spesi quasi tutti i soldi che avevo per riprodurre il mio disco da solista. Canzoni jazz e blues. Ci avevo messo l’anima per scrivere i testi e trovare le melodie giuste. Aveva anche il titolo perfetto: Black to Blues” annuisco con la testa: quindi lui l’album che mi ero autoprodotto da giovane lo ha creato anni dopo. “Era perfetto.” lo dice con una convinzione assoluta. “E fu un clamoroso fiasco economico.” sospira, scuotendo il capo. “Persi tutti i soldi per una delle cose più belle che avessi creato. Tornai al nostro gruppo.. avevo un contratto da rispettare… e riprendemmo a scrivere quella musica dozzinale. Non ci mettevo il minimo impegno: testi sempre più banali, musiche orecchiabili. Ed erano SEMPRE un successo. E la cosa…” scuote il capo sorridendo amaro “…mi mandava fuori di testa. Ho lavorato altri 7 anni così, con sempre meno voglia e sempre più successo. Ogni tanto riprovavo a scrivere qualcosa di diverso, ma nessuno era interessato. La mia fama ha raggiunto picchi che non mi sarei aspettato come frontman del gruppo. Potevo fare letteralmente qualunque cosa, essere l’ospite d’onore di qualunque posto… e l’unica cosa che volevo fare non potevo farla.” Fa un profondo respiro. “Avevo un vuoto dentro. E l’ho riempito con l’unica cosa che mi faceva sparire il dolore.” smette di guardarmi. Il suo sguardo si sposta a terra. La vergogna lo travolge. La mani si chiudono a pugno e scendono lungo i fianchi.

Lasciai la band, sbraitando e facendo la parte della primadonna come una vera rockstar” e lo dice con un certo sarcasmo “E tornai a Philadelphia. A dire il vero non so nemmeno perchè proprio lì.” fa spallucce “Ho affittato una villetta fuori città e speravo di stare tranquillo. Ma i giornalisti mi hanno seguito anche lì. Non potevo letteralmente uscire da casa. E a casa potevo fare solo poche cose.” lo sguardo si rialza e spazia cercando di guardare tutti i presenti. “Poco fa ho provato una nuova sostanza che mi ha passato uno spacciatore che lavora per chissà quale grossa organizzazione illegale. Dicono diano uno sballo senza limiti e…” Ogni Leonard lo guarda con attenzione. Nessuno di noi mostra segni di biasimo, ma nemmeno di compassione. Dopo interminabili secondi di silenzio, i suoi occhi si spalancano per un istante e quindi si chiudono piano. “Adesso credo di capire perchè sono qui“. Si allontana di qualche passo dal focolare, tornando nella penombra mentre le ombre lo avvolgono quasi togliendogli ogni colore.

(Continua…)

La riunione degli ultimi Leonard – Cap.1: uno strano luogo di incontro

Buio. Oscurità quasi totale. Dico “quasi” perchè se abbasso lo sguardo mi vedo perfettamente. Sto indossando i miei soliti abiti, più o meno. Camicia bianca e cravatta rossa sotto un trench scuro, pantaloni marroni con ampie tasche laterali, scarpe da ginnastica grigie. All’anulare sinistro ho l’anello argentato di Amelie. Direi che è tutto a posto… se non fosse che i miei vestiti sono “troppo” puliti ed ordinati. Oltretutto non indosso una cravatta da mesi. Credo sia una sorta di “immagine residua di me”.

Si, lo so, dovrei avere una reazione diversa. Sono capitato all’improvviso in un posto che non conosco e nel quale non vedo nulla. Ma quando hai vissuto una vita come la mia, la stranezza è solo qualcosa di insolito. Sono in allerta, ma non ho propriamente paura. E poi la sensazione che sto provando adesso è qualcosa di familiare. Quest’atmosfera, queste sensazioni, sono le stesse che sento spesso in me. Quindi ho la netta sensazione di sapere chi è l’artefice di tutto questo.

Guardo alla mia destra e alla mia sinistra, quindi in alto. “A che gioco stiamo giocando?” domando senza davvero aspettarmi una risposta. Che infatti non ottengo. Aspetto qualche minuto, giusto per vedere se succede qualcosa. Poi mi decido a muovermi. Faccio giusto 4 passi in avanti in direzione…nord? Est? Sopra?… che vedo una luce in lontananza. Sospiro scuotendo il capo mentre mi aspetto di trovare tra le dita una sigaretta, ma quando il mio sguardo si abbassa alla mia mano sinistra non trovo nulla. Accelero in direzione della luce.

Quando arrivo sono solo. E la fonte di luce è un focolare tipo quelli che si fanno nei campeggi, con blocchi di legna ad alimentarlo ed un circolo di pietre tutto intorno. Riesco a pensare come sia quasi una immagine nostalgica che uno dopo l’altro compaiono a ventaglio davanti a me altre 4 persone. Non impiego che pochi secondi per capire che sono altri me. Altre dimensioni? So benissimo cosa può fare la magia. So benissimo cosa può fare Lui.

Il primo che compare, il più a sinistra, sembra uscito da un video di MTV. Cavoli, chissà se esiste ancora MTV. Credo degli anni 80-90. Sotto certi aspetti somiglia moltissimo a Kurt Cobain: la camicia rossa a quadri neri ed i pantaloni jeans strappati in più punti sono un indizio non da poco. Non indossa scarpe, per chissà quale motivo. La pelle è pallida, ma ha come una sfumatura giallastra. Capelli biondi lunghi fino al collo gli incorniciano il volto. Ha lo sguardo confuso. Le mani gli tremano leggermente, come colpite da piccole scosse involontarie. Nessun anello al dito.

Il secondo… beh, il secondo è ridotto davvero male. E’ vestito esattamente come me, trench escluso. Ma gli abiti che indossa hanno strappi, bruciature (da alcuni di questi buchi riesco a vedere della pelle ustionata così tanto da essere diventata nera) e soprattutto un sacco di sangue. Credo che la maggior parte sia suo, visto che anche lui è pallido ma più di “Leonard Cobain”. Ma la divergenza più grande è il braccio destro, che non c’è. Credo che gli sia stato strappato, perchè ci sono pezzi della camicia penzoloni. L’anello è presente.

Il terzo a comparire ha una presenza scenica così imponente che i primi due si voltano leggermente a guardarlo e si spostano di un paio di passi verso la loro destra. Lo fanno anche perchè è accompagnato da un’aura di energia oscura massiccia. Ucciderebbe chiunque, ma forse perchè siamo in questo posto o forse perchè siamo tutti Leonard (e forse tutti i Leonard conoscono il “vuoto”) a parte un leggero fastidio non ci sono conseguenze. E’ vestito con un completo e scarpe dal taglio elegante. Tutto in bianco. Il volto è perfettamente sbarbato e dai tratti duri (?), i capelli sono un pò lunghi e si muovono come se passasse del vento tra di loro. Gli occhi non hanno pupille, sono completamente neri. Nessun anello al dito. Quando ci raggiunge non guarda nessuno e sembra come concentrato sul focolare. O forse guarda me che sono dietro al fuoco?

Quando comincio a pensare che forse si presentano in ordine di spaventosità, ne ho la conferma con l’ultimo. E’ il Leonard più giovane di tutti. E’ vestito come “Bloody Leonard”, solo che i suoi vestiti sono in ordine, puliti e stirati. Compare ad un paio di passi dalla mia versione malvagia (suppongo) e non sembra infastidito dalla sua aura. Ha uno sguardo attento e lancia diverse occhiate agli altri Leonard presenti. Faccio in tempo a vedere che ha l’anello all’anulare sinistro che il suo sguardo si posa su di me. Leggo nei suoi occhi una calma irreale. Mi osserva con attenzione ma quasi con…tatto. Non riesco a sostenere il suo sguardo. Torno a guardare il fuoco per qualche secondo.

(Continua…)

Un ultimo inchino al pubblico

Non sento le voci.

Ho una leggera emicrania, ma rispetto agli ultimi giorni (…settimane? …mesi?) va benissimo. Mi porto una mano alla tempia e per qualche motivo la pelle che viene toccata pizzica. Apro gli occhi, la mia vista è assonnata e per qualche motivo quella mano sembra essere una specie di artiglio d’aquila. Richiudo gli occhi e nel mentre agito la mano per diversi secondi. Quando li riapro la mano è una normale mano. Mi sarò immaginato tutto.

Quando riesco a focalizzare bene dove mi trovo, vedo un soffitto bianco con una ENORME macchia di umidità. Probabilmente mi trovo in qualche squallido motel. Le mie dita toccano delle lenzuola non così lisce. Sento gocce di pioggia che si infrangono sui vetri. Dei 3 sensi è quello che mi dà la sensazione migliore. Mi rilassa.

Allargo il mio braccio destro e dopo un secondo tocco un altro braccio. Sposto la testa di lato e vedo Irina. Dorme, ma il suo è sonno agitato. La pelle è più pallida, sembra respirare a fatica. I suoi lunghi capelli in parte le sono finiti in faccia. Mi metto seduto e con la mano le libero il viso. Quando le sento la fronte, sento che scotta. E sta indossando una delle magliette del nostro “caposquadra” che citano qualche tour musicale di chissà quale gruppo. Le accarezzo la guancia, e lei fa un respiro più lento e profondo. Cosa le è successo? Guardandola meglio, mi rendo conto che il suo fianco è più scuro. Sollevo leggermente la maglietta. Qualcuno le ha applicato una fasciatura che però è sporca di sangue. Però sembra rappreso, quindi ha sanguinato e poi si è stabilizzata. Vedo degli aloni violacei che spuntano da dentro la fasciatura. Chiunque abbia fatto questo ad Irina doveva essere davvero potentissimo.

Solo allora mi rendo conto di dove è finito l’ultimo rimasto. E’ seduto ad una scrivania e mi dà le spalle. E’ leggermente curvo in avanti. Vedo la sua camicia bianca leggermente sporca ed il suo trench è per terra. E’ stato come accartocciato e gettato via. Sento rumore di fogli che strusciano. Molto lentamente mi alzo in piedi e mentre mi avvicino di soppiatto per un attimo ne vedo solo il contorno e ha perso tutti i suoi colori, lasciando solo tonalità che variano dal blu al giallo fino a colori più intensi. La zona dove si trova la testa è di un rosso acceso. Starà letteralmente “fumando”. Chiudo di nuovo gli occhi, faccio un lento respiro e quando li riapro lo vedo di nuovo come prima.

Non sembra essersi ancora accorto di me. Guardo sopra la scrivania. Diversi fogli scritti con la sua calligrafia, ma quest’ultima sembra peggiorare ad ogni foglio. E le ultime sembrano essere delle lettere rivolte alla stessa persona, un certo “Worthing”. Riesco a leggerne 3 o 4. Sembra chiedergli un aiuto per…qualcosa. Tutte partono bene, ma verso metà sembrano tutte deragliare e diventare sarcastiche prima ed acide poi (una addirittura diventa persino offensiva). Ma sono state tutte cancellate e mezze accartocciate. In un angolo della scrivania c’è un piccolo flacone con delle pillole, ma non riesco a leggerne l’etichetta.

Quando gli metto la mano sulla spalla lui sobbalza e si volta di scatto. Mi guarda con espressione confusa e stanca, ma un istante dopo la sua espressione cambia, la sua postura si raddrizza e di nuovo… eccolo. Perfettamente a suo agio, la sua espressione vagamente sorridente. Ci cascano tutti. Mi domando sempre quante persone lo vedano “veramente”. Per tutti è “il mago”, “il ciarlatano”, “l’idiota”, “il buffone”, “il mostro senza cuore”… addirittura “l’incubo”. Tutti lo sottovalutano, lo ignorano o lo sopravvalutano. Tutti fanno il suo gioco…persino Irina ogni tanto cade nell’errore. Eppure non è bravo a mentire come pensa. Per sua fortuna tutti vedono solo l’aura che manifesta in quel momento, ma basterebbe guardarlo negli occhi per capire quello che è. Un semplice uomo. Sempre più stanco, depresso, sull’orlo della crisi di nervi. Un Atlante che crede di dover reggere il mondo sulle spalle e che è terrorizzato che gli altri si accorgano di quanto poco manchi al crollo. Eppure è anche per questo che lo seguo senza esitazioni. La sua fragilità è così rassicurante. Cercare sempre una soluzione anche quando tutte le cose stanno andando male e non sembra esserci speranza: è un modo di affrontare le situazioni che ho sempre cercato di fare mio.

Terry… sei sveglio.” mi sorride, mentre con una mano cerca di raggruppare i fogli sparsi sulla sua scrivania. “Come stai? Come ti senti?”

Bene, dico davvero. Ho la testa quasi completamente sgombra. Quasi non sento le voci.” mi guardo attorno, di nuovo. “Dove ci troviamo? Da quanto so dormendo?”

Due giorni” sospira in risposta alla seconda domanda. “Siamo in un motel fuori Nizza. Non credo nemmeno che sia segnato da alcuna parte come motel. Per un pò staremo tranquilli, credo

Che è successo ad Irina? Chi è riuscito a ridurla in quel modo?”

Leonard mi lancia una occhiata lunga e profonda. Come se cercasse di leggere qualcosa in me. “…ricordi qualcosa di tre giorni fa?”

Tre giorni fa? Chiudo gli occhi, mi porto una mano alla fronte. Cosa è successo tre giorni fa? Non ricordo… rumore di spari? Un urlo bestiale? Sangue? “I miei ricordi sono…confusi. Ricordo più che altro i rumori.”

Leonard fa un profondo respiro e mi tocca il braccio, stringendolo per un paio di secondi. “L’affare Montern ha avuto delle conseguenze impreviste. Ci siamo ritrovati braccati dai suoi scagnozzi.”

Non so che faccia ho fatto nel sentire quel nome, ma ha spinto il nostro mago a domandarmi “Quale è l’ultima cosa che ricordi bene?”

Quando abbiamo festeggiato il successo del lavoro in quel villaggio infestato dai fantasmi. Una serata davvero piacevole, in quella birreria così piena di persone e di musica.” Mi viene da sorridere perchè è un bel ricordo… ma Leonard non lo fa. Anzi, si fa ancora più serio.

Insomma… siamo stati braccati” cambia discorso, e per qualche secondo sposta il suo sguardo da me a letto dove Irina è ancora sdraiata. “Ci stavano prendendo per sfinimento. Non riuscivamo a riposare, ad avere almeno qualche ora di pausa. Loro erano ben equipaggiati. Ad un certo punto ci hanno messo alle strette e…lì sei intervenuto tu.” Torna a guardami, e forza un sorriso. “Ti sei trasformato in qualcosa di incomprensibile. Una sorta di fusione di tante creature che avevamo visto. Avevi una forza ed una velocità soprendenti e sembravi invulnerabile. Non se lo aspettavano nemmeno loro. Sono stati sbaragliati in pochi secondi.” e qui il suo sorriso è più sincero.

E mi sono trasformato perchè Irina è stata ferita

“…vuoi la verità?” dice con circospezione.

Annuisco.

Non ti sei fermato immediatamente. Irina era la più vicina a te, e nella tua enfasi animalesca le hai dato una zampata” poi la mia successiva espressione inorridita gli fa aggiungere di gran fretta “Ma subito dopo hai capito chi era e sei tornato normale. E sei svenuto.”

Mentre rifletto su queste nuove e sconcertanti informazioni, ecco di nuovo le voci. Una femminile, che mi sussurra qualcosa. Non so cosa. Capisco “sangue sulle dita” ma niente altro.

Visto che non so bene che cosa fossi diventato quella volta mi sono ricordato quali mostri abbiamo incontrato e le scelte alla fine sono 2. E’ un punto a favore, anche se per curarla dobbiamo andare da un esperto. Se fosse solo umana sarebbe morta, ma la sua testardaggine non vuole dare a nessuno questa soddisfazione” Leo sorride stanco scuotendo il capo. “Il santuario si trova ad un paio di giorni da qui, non è nemmeno così lontano.” prende dalla scrivania un fogliettino con sopra un indirizzo. “Il problema è che i nostri inseguitori si sono riorganizzati e sono nei paraggi. Forse hanno anche loro un segugio degno della nostra ragazza. E dalle voci che ho sentito, sembra stiano cercando informazioni solo su di me. ” abbassa la testa, sospira.

Mi sorprende che tu non te ne sia andato lasciandoci l’indirizzo e immolandoti per la patria” E probabilmente sarebbe morto, non dorme da giorni e non credo possa usare così tanto la sua magia in quelle condizioni. Lui non risponde, si limita a guardarmi e basta. Non ci arrivo subito, ma quando lui si volta ad osservare la nostra semidea ho l’illuminazione.

Non ti fidi a lasciarla sola con me”.

“….”

Hai paura che abbia un altro dei miei momenti di vuoto e…” non vorrei avventurarmi in questo pensiero, perchè mi fa male, ma è molto sensato.

Terry, in una situazione diversa lei sarebbe in una botte di ferro con te, ma la tua condizione è peggiorata di molto negli ultimi mesi. Ha intaccato anche la tua memoria“. Quindi quella birreria quanto tempo fa è stato? Ho paura a saperlo, non ho il coraggio di chiederglielo. “Però non dobbiamo disperare. Sono quasi arrivato ad una soluzione per il tuo problema, e magari non ci troveranno per qualche altro giorno, e se siamo fortunati Irina si riprenderà abbastanza da inventare un modo per scivolare dalle loro accerchiamento…”

“Quasi arrivato…magari…se siamo fortunati…” Ripeto quasi fosse una cantilena, e lo stesso Leonard smette di parlare ed abbassa la testa. “C’è un solo modo per guadagnare tempo, e lo sai anche tu”

“non è vero…”

Se mi assicuri che in un paio di giorni riesci a rimettermi in sesto, allora non insisto”. Il mago fa per aprire bocca, ma si interrompe. Sono sicuro che stava per dirmi una bugia, ma il mio sguardo lo ha interrotto. “Lo sapevo. Invece io sono nella mia massima forma dopo il riposo, mi sento bene con la testa e sai benissimo che io non posso morire

Non conosciamo i tuoi limiti, non vuol dire che non li abbia. E poi se continui ad usare le tue capacità potresti non …tornare più

E’ una mia scelta. Ed è anche giusto che una volta tanto non sia un peso per voi”

Non dire sciocchezze. Non sei mai stato un peso. E potrei fermarti. Lo so che pensi di essere in vantaggio, ma anche in queste condizioni posso metterti fuori gioco.”

Tenta di spaventarmi, di far vacillare le mie certezze. E ci riesce, ma stavolta sono io che ho il coltello dalla parte del manico e lui lo sa bene. “Non abbiamo tempo per queste sparate, e lo sai anche tu. Comincia a toglierti i vestiti

Mi tolgo di slancio la maglietta rossa con il simbolo del fulmine giallo e ci metto qualche secondo in più per i pantaloni jeans. Mentre aspetto che Leonard faccia lo stesso (non è convinto, esita per diversi secondi e poi a malincuore esegue) utilizzo lo specchio della stanza e mi trasformo. Leonard ha ragione, potrebbe essere il mio ultimo spettacolo. E le voci tornano, come un ronzio di alveare confuso. Socchiudo leggermente gli occhi mentre i miei lineamenti cambiano. Se dovesse succedere il peggio, almeno me ne andrò nei panni dell’essere più figo che conosco.

Io non sono così. Mi hai tolto tutte le cicatrici e mi hai fatto più muscoloso“. Mi volto a guardarlo e mi metto a ridere perchè siamo entrambi in mutande.

Consideralo un mio regalo. Così potresti essere se avessi una vita tranquilla, dormissi quando devi, seguissi la dieta mediterranea ed andassi in palestra

Sembra una vita parecchio noiosa

Ridiamo entrambi. Poi ognuno porge all’altro gli abiti che si è tolto e ci rivestiamo. Ci mettiamo diversi secondi, duranti i quali c’è un profondo silenzio. Posso quasi vedere le rotelle del mago che ancora stanno cercando una soluzione migliore. Per quanto riguarda me mi sta tornando un forte mal di testa, e le voci hanno aumentato di volume. Stavolta non ce la faccio a non portarmi una mano alla tempia destra. Leonard allunga una mano nella mia direzione, ma io gli faccio segno di non avvicinarsi. Mi sistemo bene i suoi…i miei… abiti. Quando indosso il suo trench ho la curiosa sensazione di indossare una specie di armatura.

Allora, che ne dici?

Mi guarda da cima a fondo per diversi secondi, ma sembra poco interessato visto che torna a guardarmi negli occhi “Lo sai che lei non mi perdonerà mai, vero? Penserà che ti ho ingannato in qualche modo e ti ho mandato a morire.

Già. Irina è fatta così. “Ma tu sei in grado di reggere il peso. E poi lo sai che non è vero.

Senza di te è la fine. Le nostre avventure, il nostro gruppo. E non so se sopporterei l’odio di Irina.

Per un secondo una delle voci nella testa si fa più forte delle altre. E’ la voce del mago, forse perchè mi sono appena trasformato in lui. Ripeto ad alta voce quello che ho appena “sentito”. “Vedila come un nuovo inizio. Per entrambi. E se non riesco a tornare da solo, mi verrete a cercare, vero?

Ovvio. Ma cerca di non esagerare. Non è necessario dare sfoggio delle tue capacità. Fai in modo di attirare la loro attenzione e poi non cercare di combatterli. Fuggi, nasconditi.” torna a prendere il foglietto con l’indirizzo del santuario e me lo mostra “Memorizzatelo. Ti aspetteremo lì per un paio di settimane.” passa qualche secondo, e poi termina con “Torna da noi. Ti prego.

Non ho MAI sentito il mago pregare qualcuno. Mi sta quasi venendo da piangere, ma la mia “copertura” non piange mai. Mi trattengo. Mi limito ad annuire. Vorrei salutare una ultima volta la mia amica, ma è ancora febbricitante. Avvicino di nuovo la mia mano alla sua guancia, ma stavolta si discosta come se non gradisse. Avrei dovuto immaginarlo.

Vado verso la porta, e per diversi secondi non riesco ad uscire. Non voglio. Dopo tanto tempo finalmente sono abbastanza lucido per godere della compagnia dei miei più cari amici e me ne devo già andare. Sento la mano di Leonard sulla spalla. “Non devi per forza and…“. Gli metto la mia mano sulla sua, faccio segno di no. Un profondo respiro, quindi apro la porta e la chiudo non appena ho messo il piede fuori dalla camera. Adesso sono solo. Cerco di captare qualche rumore dall’interno della stanza. Velocemente mi allontano dalla stanza, percorrendo quasi di corsa il corridoio che mi porterà verso l’uscita dell’hotel. Le voci aumentano di volume, ormai le tengo a bada a stento. Non credo tornerò.

Si va in scena. Spero che il pubblico apprezzi il mio ultimo spettaccolo.

A volte non basta

“In verità, ogni singola parola è importante”

Lo so bene. Hanno un potere incommensurabile.

Il solo leggerle mi ha strappato l’aria dai polmoni come un impatto contro un muro. E anche quelle positive, perfide come solo un sadico può essere, mi hanno fatto sentire stanco. Vecchio. Così scoraggiato da chiedermi se il mio meglio sia mai abbastanza. Forse no. Forse sono nato difettoso, forse la felicità è un concetto così raro che solo quelli “in regola” possono usufruirne. Ed io sono stato “pesato, misurato e giudicato mancante”

Eppure, oh destino, io ce l’avevo messa tutta….

… quindi perché?

Superbia e conseguenze

Per lo meno il tempo è buono

Sono le prime parole che mi ritrovo a dire dopo diverse ore di silenzio. Alzo lo sguardo dal mio taccuino degli appunti e guardo il cielo stellato che filtra tra i rami degli alberi. Il posto l’ha scelto come sempre la nostra cacciatrice e non può che essere come sempre il posto migliore. Cerco di imparare da lei, prendere appunti, ma non riuscirò mai ad eguagliarla: il suo istinto è fenomenale. Ma non si sa mai, un giorno potrebbe servirmi.

Mi porto una mano sull’anca. Fa ancora male e con questo freddo le cose non sono migliorate. Il calore del focolare attenua un pò il dolore, ma mi domando quanto potrò continuare. Cerco di pensare positivo, di vedere delle opportunità negli imprevisti. Ci serve a sopravvivere. Certi giorni è più difficile di altri. Il problema è che quei “certi giorni” stanno aumentando sempre di più.

Sento il frusciare da una delle tende. Irina emerge dalla sua tenda preparata di tutto punto, come se fosse pronta ad affrontare una battuta di caccia. I suoi capelli lunghi ondeggiano al leggero vento notturno che si è alzato. Dapprima lancia una occhiata alla vicina tenda rossa, dove Terry dorme come un bambino, quindi verso il focolare. Stavolta mi sono premurato di tenerlo bene acceso. Il suo sguardo severo incrocia il mio. Le faccio un cenno di saluto. Non ricambia e si limita a sedersi accanto a me.

Respira piano, molto piano. Osserva le fiamme che ardono con una intensità tale che potrebbero spegnersi per… pressione psicologica. La osservo in silenzio. Non avrò i suoi sensi sviluppati, ma la conosco da anni e so cosa le passa per la testa. E ieri è stata una pessima giornata.

Puoi andare a dormire. E’ il mio turno.” Sono più fredde le sue parole che la temperatura esterna.

Sospiro. Mi sento ancora più stanco. “Irina… non mi dire che ancora ci stai pensando

Si volta di scatto. Si infiamma. “Come hai permesso che la passassero liscia? Come hai permesso che ci trattassero in quel modo?

Non rispondo, spostando il mio sguardo da lei al focolare. Allungo i palmi nella sua direzione per ricevere un pò di calore. Non la interrompo perchè so che riprenderà, e se la fermo adesso dopo sarà peggio.

Abbiamo lavorato duro, per mesi. E alla fine… ci hanno fregato. Ci hanno tolto ogni merito ed ogni ricompensa. Ci hanno incastrato.” Non la guardo ancora, ma sento i suoi occhi addosso “E l’hanno fatto umiliandoci di fronte a tutti. E TU NON HAI FATTO NIENTE!” Mi volto ad osservarla nel momento in cui prende un pezzo di legno e lo lancia con estrema violenza e frustrazione nelle fiamme. E’ decisamente poco divina quando fa così. Mi viene quasi da ridere al pensiero, e lo farei se non fosse un discorso serio. Il problema è che non è un discorso nuovo.

Irina, cosa avrei dovuto fare?

Dovevi combattere!

L’ho fatto.

No, tu hai solo cercato di discutere con loro. Ohhh… certo. Hai usato la tua arma segreta. Le chiacchiere.” Il tono cambia, si fa più acuto. E’ una stilettata al cuore, ma il mio volto rimane impassibile mentre la guardo. “Potevamo far capire a quelle… NULLITA’ con chi avevano a che fare.” I suoi pugni si stringono così forte che le nocche sbiancano. “Potevamo prenderci quello che era nostro di diritto! Ma tu NOOOOO. Ci hai fatti andare via come cani bastonati. Dove è il tuo orgoglio… ciarlatano?” Si alza in piedi di scatto. MI guarda dall’alto in basso, incombente come un falco pronto ad effettuare una picchiata.

Non ho paura, perchè sono solo incazzato nero. “Dov’era il mio orgoglio, Irina?” Mi alzo anche io in piedi, più piano e senza staccarle gli occhi di dosso. Riprendo solo quando i miei occhi sono alla stessa altezza dei suoi. “Pensi che mi sia piaciuto? Eh? Pensi che non avrei voluto fargliela pagare in quel momento con gli interessi? Ma…dopo?

Lei non risponde. Mi fissa e basta.

DOPO? Cosa avresti fatto DOPO?” le domando con più enfasi.

Esita per diversi secondi, pur incrociando il mio sguardo. “Ce ne saremmo andati. Potevamo farlo. E sarebbero stati monito per tutti gli altri.” trattiene il respiro, serra la mascella e poi finisce “Io non merito di essere trattata in quel modo.

La sua superbia un giorno la farà uccidere. Lo so per certo. Mi porto la sinistra sugli occhi e li stropiccio. “No, non sarebbe finita così. Dopo i contatti di quelle persone sarebbero venute a cercarci. E saremmo dovuti fuggire ancora ed ancora…ed ancora. Almeno adesso pensano che siamo delle nullità e non siamo pericolosi.

IO NON SONO UNA NULLITA’!” ruggisce come una tigre.

No. Non lo sei. Sei una persona straordinaria, ancora più di quello che tu stessa pensi di te. Ma a volte sei così stupida che ti prenderei a schiaffi

La vedo spalancare gli occhi come se avesse sentito una blasfemia. Ed è così sorpresa da non riuscire a dire nulla.

Tu non pensi MAI alle conseguenze. E’ vero, sei una semidea piena di talento e sono sicurissimo che potresti cavartela. Ed anche Terry… gli dei solo sanno se può morire davvero. E lo so che in fondo pensi che io possa cavarmela in qualunque situazione, anche se non lo ammetterai mai. Ma tu devi scendere dal tuo cazzo di piedistallo. I mostri non sono le cose più pericolose che abbiamo affrontato. In fondo la maggioranza di loro sono come dei grossi animali aggressivi, territoriali, con dei tratti distintivi che si possono imparare ed usare a nostro vantaggio. Gli esseri umani sono molto più pericolosi. Hanno il rancore, i contatti, hanno i poteri, le attrezzature… cavolo, alcuni di loro hanno anche armature potenziate. E che succede se alcuni di loro hanno anche quelle attrezzature che inibiscono i poteri? Eh?

Stavolta aspetto la sua risposta. Ma neanche stavolta mi risponde. Vedo i suoi occhi socchiudersi ed il suo respiro farsi più intenso.

Perchè secondo te non accetto tutti i contratti, alcuni dei quali sarebbero stati PARECCHIO vantaggiosi? Perchè cerco di informarmi sempre sulle persone con cui vado a trattare. Stavolta non è andata bene, te lo concedo. Ma mi sono fatto anche un piano nel caso le cose si fossero messe male. E loro erano troppo pieni di sè da non sentirsi lusingati nel pensare di averci umiliati. Perchè… e questo è il punto in cui divergiamo, io e te… io cerco SEMPRE di non farci rischiare troppo la vita. Io non sono solo, mi trovo in un gruppo. Ed io a TUTTO il gruppo devo pensare.

Il respiro di lei rallenta, lo sguardo perde di intensità. Ed io sono dannatamente stanco.

Sono il più debole di voi, e mi ritrovo a dover pensare ad ogni cosa. Terry peggiora giorno dopo giorno e non riesco ancora a trovare la soluzione” scuoto il capo con fare sconfitto. Il pensiero del nostro compagno di viaggio fa abbassare gli occhi anche all’orgogliosa semidea. “E tu…” il mio tono di voce si abbassa, si addolcisce. “Irina, sei una persona straordinaria. La tua conoscenza acquisita sul campo è di valore inestimabile. Io e Terry abbiamo appreso tante cose da te. Dovresti essere TU a guidarci. E invece…

Smetto di parlare. Ho raggiunto il limite. Ho bisogno di riposare. Mi incammino sbadigliando verso la mia tenda. Sto per entrare, ma mi volto un’ultima volta in direzione di lei. Irina si è seduta, e sta guardando il fuoco pensierosa.

Irina

Lei si volta a guardarmi. Ha perso la sua arroganza. Vedo solo una donna confusa.

A volte la freccia più utile è quella che non viene scoccata. E te lo giuro, da sola non sarai mai così brava come adesso.

Entro nella tenda, mi metto nel sacco a pelo e chiudo gli occhi. MI addormento quasi subito. L’ultima cosa che sento è il crepitare della legna del focolare.

Quello che non mi piace di te

Quando mi sveglio sento di nuovo il suo peso. E’ sdraiata su di me, con il lato destro del volto appoggiato sul mio petto e le mani che mi stringono i fianchi. I suoi lunghi capelli biondi sparsi, e la luce che proviene dalla finestra oltre la porta aperta della stanza da letto li illuminano neanche fossero fatti della stessa materia della luce del Sole. Dorme tranquilla, respira appena. Per non so quanto tempo la guardo senza fare nulla, poi non resisto e le accarezzo la testa, scendendo poi sul volto ed infine sul collo. Lei si sveglia proprio in quel momento, accennando un sorriso ed accompagnando con la testa il movimento della mia mano.

Buongiorno” apre gli occhi, sbadigliando rumorosamente.

Good morning, sunshine” replico mentre la mia mano scende sulla sua schiena, ed i miei polpastrelli quasi scivolano tanto la sua pelle è liscia. Un gran bel scivolare.

La vedo cercare con le mani a tentoni il lenzuolo che ci copriva e che ormai è scivolato sulle nostre gambe. Se ne accorge ed infatti le solleva entrambe, prima una e poi l’altra, e mi ricorda una vecchia sitcom televisiva italiana. Riesce solo ad allontanare il lenzuolo ancora di più. Sbuffa. “Dovrò rubarti un altro pò di calore” mi dice per poi abbracciarmi e stringermi ancora di più.

Mi domando se il paradiso sia una camera di albergo dalle pareti azzurre con vista sulla Senna, due bicchieri di vino vuoti sul comodino accanto al letto, un quadro dai vaghi toni impressionisti sopra di noi e soprattutto un angelo che mi desidera. Il mio corpo poi reagisce al suo tocco tanto che lei fa una risatina maliziosa. Sorrido anche io, poi porto le mani incrociate dietro la nuca e faccio un profondo respiro.

Ho sentito la tua aria e sapeva di pensieri profondi“. Lei mette i palmi incrociati di entrambe le mani sul mio petto e poi poggia il mento su di essi, per potermi vedere bene. I suoi occhi verdi mi scrutano nell’anima, come sempre.

…ho scoperto una cosa che mi dà fastidio di te. Ci riflettevo da un pò, e adesso ne sono certo

C’è qualcosa in cui non sono PERFETTA per te?” i suoi si spalancano in maniera melodrammatica. Fa un broncio così bambinesco che per poco non scoppio a ridere e lei dopo esserci riuscita ridacchia. “Ed in cosa dovrei migliorare?

Sento la tua… mancanza

…io sono qui.” mi dà un leggero colpetto sulla fronte.

Si, si, lo so… è che quando non ti vedo mi manca qualcosa. Di solito è un pensiero remoto che riesco a tenere a bada, ma in alcuni casi è… insopprimibile.

Lei non dice nulla, ma con l’indice della destra cominciare a disegnare immaginari cerchi intorno al mio capezzolo sinistro.

C’è una parte di me, una piccola parte, così patetica e disperata che vorrebbe chiuderti a chiave in una stanza per essere sicuro di non perderti e che non ti succeda nulla

… e c’è una parte di me che ci starebbe anche volentieri” replica con voce impostata, come se recitasse una parte. Ed in effetti mi coglie impreparato e piacevolmente sorpreso. “Che c’è? L’abbiamo visto giusto ieri sera.” Scuoto il capo divertito. “Eeee… perchè non lo fai? Sentiamo.

Perchè quando sei libera…risplendi. E tutto risplende intorno a te. Tutto vive ed io mi sento più vivo.” sospiro “Quindi è come avere un punto debole fatale e non poterci fare nulla perchè se me lo togliessi… morirei.

Lei ascolta queste parole in silenzio, assorta. Poi si arrampica fino a raggiungere il mio viso e mi bacia. Per diversi secondi sento il suo tocco e gusto le sue labbra morbide. Quando si stacca, sussurra “Non vado da nessuna parte.” e poi in tono più alto “E visto che siamo in argomento, anche tu hai diverse cose che non mi piacciono

Davvero? Tipo?” la osservo incuriosito.

Lei lentamente si sposta fino a sedersi sui miei addominali, mostrandomi il suo corpo armonioso che rivaleggia con le opere dei migliori scultori dell’antica Grecia. “Da dove comincio?” comincia ad usare le dita per aiutarsi nel conto “Sei un musone, ti lamenti quasi sempre per tutto, ti credi sempre il più furbo della stanza anche quando non lo sei, trovi un sadico divertimento a testare la pazienza delle persone, soprattutto quella di mio padre….

Auch!” porto una mano al cuore “Difetti orribili. E perchè tu sei qui con me?

Fortuna. TANTA fortuna.” poi sorridendo aggiunge “Ma come cose secondarie… direi i tuoi occhi. Mi piace come mi guardi. Mi fai sentire unica al mondo. E poi il modo in cui mi parli. All’inizio eri così impostato, ed adesso ogni tanto riesco persino a sentire tracce del dialetto della tua terra natia. Mi piace la tua onestà, come quello che ci siamo detti adesso. E adoro la tua fragilità, quella che non ti fai problemi a mostrarmi e che ai miei occhi è il più prezioso dei gioielli.”

Dopo queste parole mi metto anche io a sedere e l’attiro a me, baciandola di nuovo per un tempo indefinito. L’idillio viene interrotto solo dai nostri stomaci. Borbottano quasi all’unisono. Il suo più del mio.

Va bene, devo rimangiarmi momentaneamente quello che ti ho detto. Credo che andrò nell’altra stanza per vedere se ci è rimasto qualcosa da mangiare da ieri sera” scende dal letto, ed una volta in piedi si stiracchia “Ma non preoccuparti, sentirai la mia voce così non ti sentirai un bambino abbandonato. Possiamo approfondire quella cosa che mi avevi accennato ieri sera, di quel bambino che è riuscito a fregare il più grande dei truffatori….

Non credo di volerne parlare” ma mi viene da ridere “Sono…fanfaronate da ubriacatura

TI PIACEREBBE!

La sua risata la accompagna mentre si allontana in direzione della stanza vicina. La osservo mentre la luce che la inonda la fa apparire solo come una sagoma sinuosa e sensuale. Dio, sono momenti come questi che mi farebbero venire voglia di correre per strada ed urlare a gran voce che Amelie Albedo sta con me. E di raccogliere come nettare prelibato tutta l’invidia delle altre persone. Ma non sono una spaccone. Non fino a questo punto. Ma quanto mi andrebbe!

Prima di scomparire del tutto dalla mia vista, si volta un’ultima volta a guardarmi. E mi rendo conto che quella sensazione così spaventosa non se ne andrà mai. Per quanto mi possa sforzare, per quanto possa cercare di sopprimerla. Ci sarà sempre quel ghiaccio sottile sotto i miei piedi. Ci sarà sempre quella sensazione di sparire nell’abisso da un momento all’altro. Ma lei adesso è qui con me. E sa che potrà contare sempre su di me, come io di lei. Me lo farò bastare.