A spasso per… Roma: Roseto Comunale di Roma (rosa, rosae, rosae…)

Stavolta è A. a darmi l’input per l’uscita: scopre che il 21 Aprile apre il Roseto Comunale di Roma e non essendoci mai andata mi chiede se mi va di accompagnarla. In realtà l’avevo già visitato, anche se per puro caso (anni fa, mentre passeggiavo con un’amica, la trovai aperta) ma essendo ricordi vecchi e non documentati fotograficamente non ho avuto esitazioni nell’accompagnarla per il 22 mattina, contando su una scarsa affluenza dato l’orario. La giornata è cominciata però in modo… bizzarro: sapendo che lei per arrivare a Termini ed incontrarci doveva prima prendere un autobus che non arriva mai in orario e quindi la metro, io che devo prendere solo il treno me la prendo con calma. Quando arrivo a Termini vado verso i tornelli per prendere la metro… e vengo fermato da due poliziotti che mi chiedono la carta d’identità e cominciano a riportare i miei dati su un foglio. Ora, non andavo di fretta e quindi quando mi hanno detto che ci volevano 5 minuti non ho fatto storie, ma ciò ha portato A. a raggiungere la metro che dovevamo prendere prima di me, quindi alla fine chi non è arrivato in orario sono stato io 😄 Oltretutto, non sono stato l’unico fermato: la persona dopo di me, che a prima vista mi ha dato l’impressione di essere una sorta di Hipster, quando il poliziotto gli ha chiesto un documento è visibilmente sbiancato, e quando hanno fatto i controlli a me hanno ridato la carta d’identità e sono potuto andare via, lui invece… beh, i poliziotti gli hanno detto di aspettare qualche altro minuto. Ad osservare il ragazzo in questione, sempre più nervoso con il passare dei secondi, avrei giurato che era in procinto di darsela a gambe!

Roseto Comunale di Roma: panoramica (da notare la disposizione dei viottoli)

Visto che mi piace tanto la storia, ve la sorbirete anche voi: la zona del Roseto in un certo senso era “predestinata” all’uso che ha adesso. Infatti fin dal III secolo a.C. l’area era sede del tempio della dea Flora ed in primavera si svolgevano i “floralia”. A partire dal 1645 la zona entrò a far parte della Comunità Ebraica e divenne luogo di sepoltura dei loro defunti. Nel 1931 il Governatore di Roma spostò il piccolo cimitero ebraico nel Verano e grazie anche al forte interessamento della Contessa Mary Gailey Senni, americana amante della natura e grande esperta botanica, la zona fu riaperta come roseto. La contessa partecipò attivamente sia al mantenimento sia alla promozione all’estero. In più nel 1932 istituì il “premio Roma”. Durante la seconda guerra mondiale però la zona fu distrutta dai bombardamenti. Nel 1950 il Comune di comune accordo con la Comunità Ebraica ricreò il roseto.

Rosa “Impression” dalla Germania

L’area del Roseto è divisa in due parti: una più grande (quella dove siamo andati noi ed era aperta al pubblico) dove era presente una collezione di rose botaniche, antiche e moderne, e anche rose di tipo rampicante, e una più piccola (chiusa) che racchiude le rose che parteciperanno al “premio Roma” e quelle che hanno vinto la manifestazione dal 1933 ad oggi.

Rosa “Gorgeous” dalla Danimarca

La giornata era perfetta per l’uscita: cielo terso, Sole, temperatura fresca ed adatta ad una passeggiata. E alla fine sono stati in tanti ad aver avuto la nostra stessa idea. Ed essendo il posto non grande, pensavo che non avremmo messo tanto: invece io ed A. siamo rimasti lì dentro per almeno un’oretta e mezza ^^” c’è anche da dire che non ci siamo limitati ad osservare, ma abbiamo annusato davvero tutte le rose presenti. Solo due pecche: un buon numero di rose non era ancora fiorito (lo saranno credo il prossimo mese) e diverse rose erano esteticamente molto belle ma non avevano il minimo profumo, oppure era molto tenue.

Rosa “Carezza” dall’Italia

Qualche piccola informazione/curiosità:

  1. Non è stata dimenticata il precedente utilizzo dell’area del roseto: infatti se andate a guardare la prima foto che ho postato, quella della panoramica, potete notare che le viette che suddividono la zona aperta al pubblico formano una immagine che ricorda la forma del menorah, il candelabro a sette braccia simbolo dell’Ebraismo.
  2. il roseto si trova in via di Valle Murcia 6. Arrivarci è semplicissimo: è vicinissimo alla fermata metro B “Circo Massimo”.
  3. è aperto dal 21 Aprile al 18 GIugno tutti i giorni. Chiude solo il 20 Maggio per lo svolgimento del premio Roma, quidi dal giorno dopo sono visitabili entrambe le aree.
  4. nell’area sono presenti diversi cartelli con informazioni sulle rose, ed è possibile prenotare una visita guidata, che sicuramente è molto più esaustiva ed interessante.
  5. E’ possibile passeggiare sui prati ed avvicinarsi alle rose, ma non sedersi/sdraiarsi su di essi. I cani possono entrare ma devono stare sui vialetti.

Rose “Perfum de Nuit”: la mia preferita tra quelle viste. Visivamente d’impatto e con un buonissimo profumo

Consigliato? SI. E’ vicino al Circo Massimo, non è molto grande quindi è visitabile in pochissimo tempo e con la giusta giornata di Sole è un ottimo modo per passare la giornata ^^

Rosa “Abracadabra” dalla Germania: A. mi ha detto che c’è anche una versione con colori leggermente diversi

Alla prossima!

 

 

A spasso per… Roma: convento di Trinità dei Monti e Palazzo Mattei di Giove (imprevisti quasi fortunati, il cammino del penitente e piccole bomboniere)

Cominciamo con il dire che è stata una visita “in solitario”. Volevo sfruttare le giornate Fai di primavera, che si svolgevano il 25 ed il 26 marzo, ma del mio gruppo storico di amici nessuno si è fatto avanti (non che mi sorprenda) e la mia compagna classica di avventure A. non era disponibile. Quindi mi sono armato di sana rassegnazione e domenica mattina mi sono avviato a prendere il treno, con un ben preciso piano in mente: prima palazzo Mattei, quindi il convento di Trinità dei Monti.

Ma…. è domenica, i treni passano con orari diversi, e la cosa mi coglie vagamente impreparato. Sono costretto ad aspettare un’ora buona (quindi devo anche ringraziare mia madre di aver comprato “Focus” la sera prima) e decido di cambiare i piani ed invertire le destinazioni programmate: una era vicinissima alla fermata metro Spagna, l’altra dovevo cercarla e con il mio orientamento ci avrei messo un pò di più. La scelta, paradossalmente, è stata una specie di fortuna ^^”

Quindi arrivo a Piazza di Spagna, salgo le sue famosissime scalinate ed una volta in cima prendo la strada sulla sinistra… e mi accodo ad una fila che è già piuttosto lunga. Sono le 11. Riesco a mettere piede all’interno del monastero con gruppo di 25 persone e guida solo alle 13:50 ^^”

Scalinata di Trinità dei Monti

Un piccolo cenno storico: il convento fu costruito tra il 1530 ed il 1570 dal re di Francia Carlo VIII per l’ordine religioso dei Minimi, fondato da S. Francesco da Paola (santo che ho sentito spesso nominare nel mio periodo in Calabria).  Nel 600 il convento fu centro della vita intellettuale, artistica e persino scientifica della Capitale: i suoi frati insegnavano e studiavano non solo teologia e lettere classiche, ma anche filosofia, geometria ed ottica.

Ingresso all’interno delle mura esterne del monastero (da notare la calca di persone ^^”)

Inizialmente sostiamo nel chiostro, decorato con lunette raffiguranti storie della vita di S. Francesco da Paola e con stili diversi (ogni lato del chiostro era di artisti di diversa provenienza geografica e tutti nel territorio dell’allora Stato Pontificio: toscani, marchigiani, emiliani…) e medaglioni raffiguranti i reali di Francia, quindi saliamo al piano superiore dove ho trovato effettivamente le cose più interessanti. Nel corridoio sud c’è un astrolabio catottrico, ovvero un orologio solare con quadrante a riflessione, che permetteva di sapere l’esatta ora della giornata in tytto il mondo allora conosciuto , sia di giorno con la luce solare che di notte con quella lunare (e la guida ci ha detto che la sua precisione è abbastanza accurata ancora adesso); sulle pareti dei corridoi est ed ovest sono presenti invece due interessanti dipinti dei padri minimi Maignan e Niceron, raffiguranti S. Francesco da Paola e S. Giovanni, utilizzando la tecnica dell’anarmofismo. Cos’è? E’ una tecnica figurativa che sfrutta la prospettiva. Viste frontalmente sono immagini distorte (è possibile vedere dei dettagli riguardanti campo, porti di mare, figure minuscole di animali o santi) ma acquistano senso inclinando il punto di vista rispetto al piano dell’immagine. Molto interessanti perchè non ci vuole solo un certo talento artistico, ma anche un approfondito studio scientifico degli spazi. Il gran finale è stata la visita al refettorio, affrescato dal gesuita Andrea Pozzo ed altro grande esempio di effetti illusionistici.

Chiostro interno del monastero

Si erano fatte le 14:30, ero abbastanza stanco di stare in piedi e dovevo decidere cosa fare. MI arriva in soccorso un discorso tra una delle guide del FAI e un gruppo di persone: non solo le sconsigliava di andare alla Domus Aurea (una fila immensa, a sentire lui) ma accennava la fatto che il palazzo Mattei ne aveva decisamente meno essendo poco visitata in mattinata. HO deciso di dare al posto (e al navigatore sul mio cellulare) un’opportunità: è stata un’ottima scelta (invece il navigatore non solo mi ha deluso, ma mi ha anche prosciugato la batteria del cellulare ^^”)

Un piccolo cenno storico anche qui: il palazzo Mattei di Giove è una delle tante abitazioni della famiglia Mattei, i cui componenti divennero grazie ad una intensa espansione immobiliare proprietari di un intero isolato di Roma (chiamato all’epoca “Isola Mattei”) e di diversi zone all’esterno di Roma. Il palazzo in questione fu voluto da Asdrubale Mattei, terzo ed ultimo figlio di Alessandro Mattei e marchese di Monte Giove, in occasione delle sue seconde nozze con Costanza di Gonzaga. Iniziati i lavori nel 1598, si conclusero nel 1618. Nel 1938 il palazzo fu venduto dagli ultimi proprietari Antici-Mattei allo Stato Italiano, ed adesso è sede del Centro di Studi Americani, di una Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea e della Discoteca di Stato, indirettamente mantenendo l’impronta culturale voluta dal suo primo proprietario.

Chiariamoci: sono arrivato alle 15:15 e ho dovuto fare una certa fila anche qui (sono riuscito ad entrare alle 16:45) ma ne è valsa la pena: il cortile quadrato esterno subito dopo l’ingresso è una tripudio di sculture, una specie di museo all’aria aperta: su ogni lato statue raffiguranti imperatori romani, sul primo piano mezzi busti raffiguranti invece imperatori della casata Asburgo (I Gonzaga erano imparentati con la casata tedesca) e ancor più sopra sia delle effigi di imperatori bizantini sia lo stemma della famiglia, l’aquila (simbolo della casata Mattei) sopra una scacchiera con una striscia diagonale (simbolo dei Gonzaga). Dell’interno si poteva apprezzare soprattutto gli affreschi sul soffitto, di diverse correnti pittoriche (come il Manierismo).

Qualche piccolo consiglio/curiosità:

  1.  il terreno del monastero di Trinità dei Monti fu donato dal re di Francia Luigi XI, che aveva chiesto la presenza di S. Francesco da Paola per diciamo sfruttarne le doti taumaturgiche (il sovrano era gravemente malato). Il santo non voleva abbandonare la sua terra e i suoi abitanti bisognosi, ma sotto “energica” richiesta papale (che voleva approfittare del santo anche per rinsaldare i deboli rapporti tra Francia e Papato) rimase al capezzale del sovrano non guarendolo fisicamente ma spiritualmente. Tanta è stata la considerazione dei regannti per il santo che lo invitarono a rimanere a corte come guida spirituale anche del figlio Carlo VIII… ed infatti il santo fece ritorno nella sue amate terre solo da morto.
  2. non si potevano fare foto all’interno del monastero e per un “fotografo” come me è stato un delitto ^^” la guida, gentilissima, si è quasi scusata per questo e ci ha consigliato una puntata di “Ulisse, il piacere della scoperta” intitolato “Roma, quarto giorno. Le meraviglie sconosciute
  3. all’interno del Palazzo Mattei sono presenti diverse scene bibliche riguardanto Giuseppe d’Egitto, Salomone e SAnsone… e sono tutte a scopo autocelebrativo: gli ultimi due sono esempi di grande saggezza e forza, Asdrubale Mattei invece si sentiva molto legato a Giuseppe, essendo entrambi ultimi figli ed entrambi destinati alla grandezza (almeno nei pensieri del proprietario).
  4. la via del Palazzo Mattei, ovvero via Michelangelo Caetani, è la stessa via dove è stato ritrovato il cadavere di Aldo Moro.
  5. devo la visita di queste due meraviglie alla FAI (Fondo Ambiente Italiano), che si è sobbarcata l’organizzazione dell’evento e ha avuto a che fare con un quantitativo spropositato di visite. Per chi fosse interessato ad iscriversi al FAI e partecipare alle numerose iniziative, basta visitare il sito.
  6. come potete notare… non ho foto di palazzo Mattei. E solo perchè essendo il cellulare la mia macchina fotografica si è scaricato velocemente con le foto e l’utilizzo del navigatore. Quindi dalla prossima volta… power bank! Sono stufo di dover sempre trovarmi con la batteria scarica! Quindi con quanto scritto mi espongo volontariamente alle prese in giro di A., che invece porta sempre la batteria esterna e che quasi sempre provvede a non far morire il mio telefonino ^^”

Quindi consiglio le visite? SI. Sono due gioielli poco conosciuti della Capitale, pieni di arte e meritevoli sicuramente di una visita. Inoltre mi hanno fatto fare una bella ricerca storica per cercare di scrivere un intervento decente, quindi… tutto ciò che alimenta la curiosità è ben accetta.

Alla prossima!

Bagno di luce

Fermarsi. Solo ogni tanto, per non prendere l’abitudine. Ma ricordarsi di farlo.

Chiudere gli occhi e assorbire la luce del Sole come le piante, e sentirsi accarezzati dal timido vento mentre dagli alberi la Natura chiacchiera con il mondo.

Respirare piano, senza voler per forza riempire i polmoni. Sentire il cuore anche se rallenta. 

Forse è “solo” la Primavera. Forse sto solo perdendo tempo prezioso. Ma oggi è una bella giornata. E mi fa sentire bene. Non posso lamentarmi.

A spasso per… Roma: Castel Sant’Angelo

 

In questi giorni per me piuttosto apatici e con sguardo al futuro tutt’altro che positivo, il mio “spirito del vagabondo” era riemerso in tutta la sua potenza e cocciutaggine. E quindi, essendo in un periodo della vita in cui mi piace condividere con qualcuno le mie “esplorazioni”, cercavo avventurosi in grado di sostenere la “sfida”. Ma prima si è messo di mezzo il brutto tempo (dalle mie parti non solo fa freddo e tira vento, ma piove spesso e volentieri ^^”) e poi la compagnia, che per un motivo o per un’altro non era disponibile. E domenica… era prevista pioggia, ed A. già mi preannunciava “tipici problemi femminili” che si stavano manifestando. Quindi, ho giocato il tutto e per tutto: mi sono ricordato che era la prima domenica del mese (quindi parecchi musei di Roma gratuiti) e alla ricerca di un posto “al riparo” mi è venuto in mente uno dei monumenti più famosi e visitati della Città Eterna: Castel Sant’Angelo. La proposta è stata accolto, io ed A. abbiamo sfidato il pericolo della pioggia e… alla fine abbiamo passato una bella mattinata. ^^

Ricostruzione del “Mausoleo di Adriano”

Un piccolo cenno storico: iniziato a costruire nel 135 d.C. dall’imperatore Adriano come mausoleo/tomba per sè e per i suoi discendenti, fu terminato 4 anni dopo sotto l’imperatore Antonino Pio. Per mettere in comunicazione il mausoleo con il Campo Marzio, fu costruito un ponte  chiamato “Ponte Elio” (l’odierno ponte Sant’Angelo). Situato sulla sponda destra del Tevere, vicino al Vaticano, data la sua disposizione “tattica” venne in epoca medievale e rinascimentale fortificato con la costruzione di mura, torri, feritoie e due ingressi. E’ in quel momento che si trasforma definitivamente in un castello. Storico baluardo difensivo della difesa papale, ha protetto il Papa dalle invasioni barbariche ed è stata una prigione politica per diverse personalità illustri.

Statua dell’arcangelo Michele che rinfodera la spada e pone fine alla pestilenza

Siamo arrivati la mattina presto verso le 9 – 9:30, e causa della pioggia non c’erano molti presenti all’ingresso, quindi la nostra entrata è stata parecchio comoda. Ombrelli alla mano, ci siamo potuti godere il Castello in tutta la sua completezza: prima il giro completo del perimetro delle mura (ogni angolo prende il nome da un evangelista), dove si sono potuti vedere diverse ricostruzioni di armi da assedio e difesa medievali e delle fucine contenenti armi di quel periodo, quindi i passetti interni fino a raggiungere le sale papali (molte artistiche con i loro affreschi) e la terrazza più alta, da dove si può avere una panoramica di Roma mozzafiato. Tutto sviluppato in 7 livelli in altezza.

Sala della Biblioteca

Qualche piccola curiosità/consiglio:

  1. Deve il nome “Sant’Angelo” ad una antica leggenda: nel 590 d.C., mentre Papa Leone passava sull’attuale ponte Sant’Angelo durante una processione di penitenza ebbe una visione dell’arcangelo Michele che dalla cima del castello rinfoderava la spada, segno della fine della pestilenza che affliggeva Roma.
  2. Il biglietto di ingresso costa 13 euro, ma ci sono parecchie riduzioni disponibili per fasce d’età o scolaresche. Nel biglietto d’ingresso sono comprese anche le eventuali installazioni museali presenti (quando siamo andati io ed A. era “Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana”). Inoltre, è facilmente raggiungibile con autobus e metro. Per maggiori informazioni, vedere qui
  3. E’ possibile visitarlo interamente in un paio d’ore, e vi conviene iniziare la mattina. I passaggi visitabili non sono molto larghi, ed infatti verso le 11 causa massiccio afflusso di turisti diventava tutto un pò caotico. Detto questo, ho letto in giro che all’imbrunire si aggiunge un tocco magico all’atmosfera.
  4. E’ possibile visitarlo gratuitamente la prima domenica del mese, ma in quel caso non sono comprese alcune zone come le prigioni (dove sono stati rinchiusi persone illustri come Giordano Bruno, Beatrice Cenci, il Conte di Cagliostro e Benvenuto Cellini) ed il “Passetto di Borgo”, un lungo camminamento di 800 metri che collega il Castello ai Palazzi Vaticani. Questo perchè a causa della conformazione e dei passaggi piuttosto ristretti, per motivi di sicurezza è possibile visitarli solo in un numero ristretto di visitatori.
  5. E’ presente la segnaletica all’interno della struttura, in due lingue, ma non si ha un percorso preciso quindi è facile non visitare alcune stanze. Quindi una guida secondo me è molto utile, anche per scoprire meglio alcune caratteristiche apparentemente insolite del posto. (Perchè quel passaggio è pieno di buchi ai muri? Perchè alcuni soffitti sono “bucati”?)
  6. La cosa curiosa è che, quando sono tornato a casa a vedere le foto che avevo scattato… la maggior parte riguardava il panorama ^^” Infatti Castel Sant’Angelo, essendo in una posizione strategica, permette una visione aerea quasi a 360 gradi di buona parte di Roma.

Quindi, per concludere, vale la visita? SI, senza dubbio. Anche solo per il panorama. E poi, considerata la vicinanza con il Vaticano, è perfetto come zona di passaggio. E gli amanti della Storia  non potranno che adorare questo posto.

Alla prossima!

Cosa ne penso di…. “Split” (di M. Night Shyamalan)

(Non riesco ancora a trovare il modo perfetto per parlare di film sul mio blog…proviamo così ^^”)

TRAMA: tre giovani studentesse (Claire, Marcia e Casey) vengono rapite da quello che all’inizio sembra essere una sorta di ossessivo-compulsivo (sembra fissato con l’igiene) che le narcotizza e quindi le rinchiude in un posto isolato, stretto, nascosto chissà dove. Le ragazze in questione, quando si riprendono, sono terrorizzate ma è niente in confronto a quello che assisteranno fin da subito: il rapitore che si è presentato come Dennis si presenta in abiti femminili come Patricia ed in seguito con abiti “da bambino” come Hedwig. Scopriamo che Kevin (il vero nome del rapitore) soffre di un disturbo associativo dell’identità, ed è “abitato” da 23 personalità diverse. Il problema è che sta per nascere una ventiquattresima, la “Bestia”, ed è il motivo per cui le ragazze sono state rapite…

 

CONSIDERAZIONI PERSONALI: la TRAMA in realtà non è propriamemte un capolavoro di originalità. Credo che chiunque abbia visto dei thriller sappia benissimo come si evolveranno certe vicende ^^” ma detto questo, il regista riesce a mantenere alta la tensione ed in un paio di momenti ha dei picchi (per quanto scontati) piuttosto interessanti. La LOCATION dove si svolge quasi tutta la vicenda è una sorta di seminterrato chiuso, e gli stessi interni rappresentano le varie e distorte personalità del rapitore. Devo dire che la fotografia ha reso molto bene il senso di claustrofobia ed isolamento, giocando con luci ed (molte) ombre. JAMES MC AVOY/ KEVIN è…. bravissimo. E’ un personaggio di una complessità altissima, ed è facile che raggiunga un livello di involontaria comicità (quando “diventa” Hedwig succede XD) ma l’attore ha delle capacità di trasformismo eccezionali: non solo il modo di parlare, ma anche la postura e lo sguardo cambiano in maniera netta eppure naturale. Ti fa capire benissimo che è un tipo fuori controllo ed assolutamente pericoloso. Giustamente non vedi tutte le personalità di Kevin (mi sembra che nel film se ne vedono circa 8 – 9) ma rimane comunque una grandissima prova d’attore. Mi piacerebbe sentirlo in lingua originale, probabilmente renderebbe di più. Anche il personaggio di ANYA TAYLOR-JOY/ CASEY è molto interessante, anche se fin dall’inizio puoi intuire che lei è una “predestinata” alla salvezza (non uso il termine in modo improprio) ed è anche l’unica con la quale crei un minimo di empatia: timida, introversa, bisognosa di stare da sola (in alcuni brevi flashback che la riguardano capisci anche perchè), nonchè l’unica con un bagaglio culturale ed emotivo tale da capire fin da subito la vera pericolosità di Kevin ed i modi con i quali entrarci in contatto. Le altre due ragazze rapite (CLAIRE E MARCIA) sono purtroppo degli stereotipi viventi: una è la classica ragazza più ammirata della scuola, l’altra è la sua migliore amica. Per quanto le loro azioni siano abbastanza plausibili in un contesto del genere, sinceramente non sono riuscito ad affezionarmi a nessuna delle due. Altro punto negativo è BETTY BUCKLEY/ KAREN FLETCHER, ovvero la psichiatra che ha in cura Kevin e ne conosce meglio di tutti il caso. Il suo personaggio è usato dal mio punto di vista in modo improprio: utile all’inizio per darti un’idea vagamente più chiara del personaggio di Kevin, dopo viene usato per “spiegare un pò troppo”, tanto che una certa svolta della trama la si intuisce purtroppo già a metà film. Sembra un personaggio usato solo per spiegare a spettatori scemi della sala una cosa che forse non andava completamete spiegata (e avrebbe mantenuto il suo fascino anche un pizzico di mistero). E poi…. IL COLPO DI SCENA FINALE, di solito marchio del regista. Mi riferisco agli ultimi 30 secondi ed stato tale che io ho finito per entusiasmarmi come un bambino e quindi sono riuscito a spiegarmi senza troppi problemi anche la “Bestia”, che per quanto interessante ad un certo punto sembra quasi fuori luogo per come fa…quello che fa. Ma ho notato che al cinema ci siamo esaltati in ben pochi, perchè è un colpo di scena molto interessante… ma solo se hai una certa cultura filmica del regista (non posso dire altro, o farei spoiler violento ^^”) ed infatti la maggior parte delle persone presenti al mio spettacolo non l’hanno capito affatto. Quel finale non solo ha giustificato il film dandogli tutto un significato nuovo, ma ad un certo punto sono scattati alcuni collegamenti: è proprio “quel” treno? Forse non è un caso che esista un personaggio come quello di Kevin…

Questa considerazione la distacco perchè mi è venuta in mente dopo il film, mentre tornavo a casa. Molto intriganti sono le METAFORE del film, legate al concetto di sofferenza e di prigionia. Le ragazze sono tenute sotto chiave per quasi tutti il film, visto dall’esterno il posto dove sono recluse è una specie di gabbia (capirete vedendo il film), lo stesso Kevin è prigioniero di sè stesso a causa di una sofferenza che gli ha fatto sviluppare per autodifesa diverse personalità e la stessa “Bestia” è una reazione violenta al suo bisogno di sicurezza, così come Casey che affronta a modo suo il dolore e la gabbia in cui rinchiude volontariamente sè stessa per stare da sola. In fondo siamo tutti in una gabbia creata da noi stessi, che usiamo per lo più per difenderci ma che contemporaneamente ci escludono da alcune possibilità del mondo esterno. E’ un messaggio molto triste, a tratti cupo (la stessa Casey si renderà conto di non essere mai uscita dalla sua “gabbia” nemmeno alla fine).

SI O NO? Direi tranquillamente SI. Non vi aspettate un capolavoro, perchè ha diverse piccole cose che non vanno, ma mantiene la tensione, i protagonisti sono molto bravi e… il colpo di scena di finale *_* Ultima cosa… M. Night Shyamalan, posso dire di essere tornato tuo amico. Ho rivisto in questo film un ritorno al passato ma con qualcos’altro da dire di nuovo. Cerca solo di mantenerti su questo livello, mi raccomando ^^

Alla prossima!

Alla ricerca della sicurezza perduta

Come ogni anno, anche se non faccio ormai più delle tabelle o degli “enunciati di buoni propositi” (come il fare più esercizio fisico e mangiare di meno e meglio… cose che prima o poi vengono smentite ^^” ) cerco di capire in che punti di me stesso intervenire. Dopo una comunque interessante conversazione di ieri (purtroppo avvenuta tramite whatsapp) mi sono reso conto che c’è una cosa che devo migliorare, per quest’anno: l’autostima.

Quando la gente mi chiede come mai faccio un sacco di domande, io rispondo che è perchè sono curioso. Il che è vero… ma solo in parte. Ho quella che posso considerare una sorta di “malattia mentale” (prendete però il termine MOOOOOOOOOOLTO alla larga, ovviamente) che si ripresenta costantemente, soprattutto quando si tratta di relazioni con altre persone: la “Voglia di chiarire ad ogni costo”.

E’ una malattia strana, dovuta per lo più alla mia profonda insicurezza. Non capisco il “non detto”, e anche se posso arrivarci non sono mai sicuro di quello che ho capito. Sono una persona che si corregge nel rapporto con gli altri attraverso tanti piccoli/medi errori. Bene, la mia “Voglia di capire ad ogni costo” mi obbliga quasi a volte a sentire dalle persone direttamente interessate il motivo dell’arrabbiatura… o della scomparsa. Perchè in fondo sono sempre convinto di avere un sacco di colpe ^^”

La conversazione di ieri è stata lampante. Ed incredibilmente semplice e logica, anche se a tratti sembrava che volessi complicarla. La persona in questione è “fatta in un determinato modo”, l’ha ribadito e mi ha fatto notare che da quel punto di vista non mi ha propriamente mentito. All’inizio mi stavo aggrappando ad un ricordo lontano, di una persona che adesso non c’è, quindi cercavo di capire il perchè le cose non andassero come speravo anche se la cosa era ovvia. Poi ho capito, quasi all’improvviso. Ho capito di averlo già capito parecchio tempo prima, solo che l’avevo ignorato, per egoismo. E sono riuscito finalmente a darmi una spiegazione, anche se come mi è stato fatto notare “[…] hai scelto di capirlo tramite una scelta altrui. […]

E’ stato un “Arriverdi a tanto tempo” pericolosamente simile ad un “Addio”, ma in effetti era un peso che portavo praticamente solo io e che mi stava rovinando il proseguo della mia vita. Quindi… è stato giusto parlare, è stato giusto da parte mia gettare quel peso alle mie spalle. Ora potrò sgranchirmi la schiena e… chissà… magari vedere più lontano.

Solo… posso dire che mi dispiace? E’ l’ultima volta, promesso.

Alla prossima.

A spasso per …Roma: tesori nascosti spagnoli ed un colle “risorgimentale”

Il piano principale dell’uscita di Domenica era di andare a vedere la Piramide Cestia, ovvero qualcosa che si era stati costretti a rimandare da almeno 45 giorni ^^”. Purtroppo neanche questa volta io ed A. siamo riusciti in quello che ormai sta diventando il mio tormento, ma in compenso grazie alla compagnia e alla precedente fermata in un bistrout frequentato da 5 gatti, con musica jazz/blues rilassante e pietanze piuttoste gustose (anche se un pò costose ^^”) ho potuto non prendermela più di tanto per lo scarso servizio online offerto dai Beni Culturali di Roma (che giusto per la cronaca, dovrebbe segnalare sul sito che la visita alla Piramide va prenotata e che le prenotazioni vanno fatte entro venerdì).

Per nostra fortuna non siamo persone che si fanno cogliere dallo sconforto, quindi avevamo già pensato a delle visite alternative (naturalmente facendo luuuuuuuuughe passeggiate XD). Oggi vi parlo di due delle tappe della giornata: il Tempietto di Bramante ed il colle del Gianicolo

Tempietto di Bramante

Tempietto di Bramante

Mentre camminavamo lungo via Garibaldi, notiamo in alto dopo una scalinata antica la presenza di una chiesa. Spinti dalla curiosità saliamo e una volta in cima raggiungiamo la piazza di S. Pietro in Montorio. Eppure, la cosa che ha immediatamente attirato la nostra attenzione è stata… la Reale Accademia di Spagna (??). Ancora più incuriositi, entriamo dentro e ci dicono che è possibile visitare il Tempietto di Bramante, gioiello artistico di cui sinceramente non eravamo minimamente a conoscenza.

Un piccolo cenno storico/funzionale: costruito da Bramante intorno al 1502 (o 1510) e commissionato dal Re di Spagna come scioglimento di un voto, è stato un modello per tutte le opere architettoniche del 1500. Costruito non per funzioni religiosi (l’interno è occupato quasi tutto dall’altarino e da sculture di S.Pietro) ma esclusivamente come “monumento”, essendo stato S. Pietro secondo la leggenda crocifisso proprio sul Gianicolo (il centro della cripta sottostante infatti dovrebbe rappresentare il punto dove è stata piantata la croce del santo). Per capire l’importanza dell’opera, basta pensare che sarà il punto di partenza per la ricostruzione della Basilica di S. Pietro (ad opera dello stesso Bramante).

Mausoleo Ossario Garibaldino

Mausoleo Ossario Garibaldino

Dopo una breve sosta per dare due morsi ai panini che ci eravamo preparati per pranzo, ci siamo rimessi in cammino lungo via Garibaldi, incrociando diverse opere di notevole interesse, e quasi tutte a sfondo garibaldino. La prima è stata il Mausoleo Ossario Garibaldino, inaugurato nel 1941 e contenente i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1849 al 1870; poi in cima al Gianicolo abbiamo visto la statua equestre di Garibaldi e quella della moglie Anita, nonchè una serie di mezzibusti marmorei (tutti raffiguranti garibaldini) sulla via del Gianicolo in direzione di S. Pietro; infine il “Faro degli Italiani”.

Insomma, una bella giornata, una bellissima passeggiata e tanta storia. Non posso che consigliarlo, anche perchè io ed A. abbiamo solo scalfito le curiosità del posto (spulciando su Internet ho scoperto che sul Gianicolo è presente anche la famosa “quercia del Tasso”, l’albero sotto la quale ombra il grande autore era solito sedersi e riposare).

Statua equestre di Giuseppe Garibaldi

Statua equestre di Giuseppe Garibaldi

Qualche piccola curiosità:

1) Il Mausoleo Ossario Garibaldino è possibile visitarlo gratuitamente ma è in restauro, quindi chiuso al pubblico. Nel suo Sacrario, sulla parete di fondo, è presente un sarcofago in porfido che contiene di resti di Goffredo mameli, l’autore del nostro Inno Nazionale e morto proprio nella difesa di Roma nel 1849 a soli 22 anni

2) La statua equestre di Garibaldi rappresenta l’eroe a cavallo con lo sguardo rivolto verso il Vaticano. La cosa doveva infastidire molto il Vaticano, visto che  dopo i Patti Lateranensi del 1929 per sua espressa volontà fu fatto voltare da un’altra parte

3) Quasi sotto la statua di Garibaldi, dal 1904 e a mezzogiorno in punto un cannone di tipo obice della Prima Guerra Mondiale spara a salve. Nelle giornate non molto rumorose, è possibile sentire il colpo fino all’Esquilino

4) La statua equestre di Anita Garibaldi è anche la sua tomba: contiene infatti le ceneri della moglie del generale, morta nelle valli del Comacchio durante la loro precipitosa fuga dopo la caduta della Repubblica Romana e precedentemente situate a Nizza

5) Il Faro degli Italiani è stato costruito tramite i finanziamenti di un gruppo di italiani in Argentina per festeggiare l’allora 50° aniversario dell’Unità d’Italia. Il suo faro proietta una luce tricolore sui tetti di Roma, anche se adesso è acceso solo in occasioni speciali.

Statua equestre di Anita Garibaldi

Statua equestre di Anita Garibaldi

Alla prossima!