Archivi categoria: the Lost Wanderer

Quando è davvero finita?

Sarà un’intervento un pò scontato (ho già messo le mani avanti, che fifone ^^”) ma sono dei pensieri che si sono fermati nella mia mente da un pò e sono riemersi in questi giorni.

La domanda è: quando è che una faccenda può considerarsi davvero finita? Quand’è che ci deve dichiarare sconfitti del tutto? Quando si arriva a sentirsi socialmente/professionalmente/ sentimentalmente come morti (o moribondi)?

All’inizio pensavo che la risposta fosse “quando ci si arrende” e la risposta in sè non sarebbe nemmeno sbagliata… ma è un pò troppo generica. Perchè in alcuni casi ammettere che una cosa non funziona o non funziona più è terapeutico. Magari ci si sta trascinando in una relazione con qualcuno/a e la si vive ormai senza più trasporto e non si decide di troncare solo per una qualche abitudine che si è creata durante il tempo e che non si vuole distruggere, o magari fare parte di un determinato gruppo, per quanto a volte gli altri del gruppo facciano sentire noi stessi dei “deboli”, oppure fare un lavoro che ci toglie ogni tempo ed energia e alla lunga persino ogni entusiasmo. In tutti questi casi si crea spesso una situazione di involontario “confort” e certezza (per quanto questa sia dannosa in realtà) e non è facile rinunciare a qualcosa che magari ha caratterizzato la nostra vita per magari degli anni. Sarebbe ammettere di aver sbagliato tutto. E nessuno in questi casi vuole farlo. Ma come ho detto prima, rendersi conto di vivere in queste situazioni spiacevoli e volersi fermare non può che fare bene. E’ dura ricominciare, l’animo è pieno di paure e nel mondo moderno ormai la gente ti considera solo se lavori (…) ma noi siamo altro oltre a muscoli, nervi ed ossa. Siamo anche idee, aspirazioni, speranze.

E’ quando mancano queste ultime 3 cose che è davvero tutto finito. Quando si vive nel modo in cui si vive perchè si è convinti che quella è la situazione migliore per sè stessi, che non si merita altro se non quello che si ha. Quando si pensa che è giusto che altri rincorrano i propri sogni, anzi li si incoraggia pure con tutte le migliori intenzioni… per poi guardarli “risplendere” dall’alto e sospirare nel proprio freddo ma confortevole buio.

A chiunque mi legga, almeno voi… non arrendetevi. Nonostante il tempo passato, nonostante tutte le batoste prese, nonostante una situazione personale per niente esaltante. Non arrendetevi perchè credo fermamente che ognuno di noi, al posto giusto, può dare qualcosa di unico al mondo. E questo posto va cercato con tenacia e con tutti i mezzi. Altrimenti… che senso ha la propria vita?

Alla prossima.

Farsi acqua

Ho sognato di essere in cima ad una scogliera, in costume da bagno. E’ giorno, ma il cielo è “sporcato” da diverse nuvole grigiastre che attenuavano un pochino la luce del Sole. Piano piano mi avvicino al bordo della scogliera, dando uno sguardo sotto di me mentre le dita dei piedi “artigliano” l’ultimo pezzo di roccia. Un mare di un blu turchese, perfettamente calmo e piatto come una tavola. Per qualche motivo mi dà una sensazione di benessere, mi sento come cullato dal suo suono.

Ma faccio un paio di passi indietro, con lo sguardo fisso verso il cielo. Poi mi volto del tutto e comincio a camminare per diversi metri nella direzione opposta al mare. Quando mi fermo, torno a guardare il limite della scogliera. Poi lo sguardo torna al Sole, che sembra quasi fare capolino da una nube di passaggio. Faccio un profondo respiro e comincio a correre.

La mia rincorsa è breve, ma sembra durare una piccola infinità. Ricordo che durante lo scatto sento i polmoni gonfiarsi e sgonfiarsi come mantici, sento i piedi nudi che toccano la nuda roccia fredda, sento l’aria gelida che viene tagliata dalle mie mani chiuse “a paletta”. E quando sono arrivato al bordo, carico i muscoli per il salto e spicco il volo.

Per qualche secondo sto volando davvero. Mi sento leggero come un uccello e vedo il cielo avvicinarsi. Sto sconfiggendo la gravità. Sono felice, come non mi capita da tempo. Dò un’occhiata sotto di me, per capire quanto sono in alto. Ma è un errore. Appena lo faccio, sento qualcosa che mi attira verso il basso. E smetto di volare.

Sono stupefatto. E mi si spezza il cuore, come una storia d’amore che pensavi potesse durare ed invece ti lascia solo le briciole carbonizzate. Sto cadendo. Nonostante la situazione imprevista, reagisco in modo tutto sommato positivo: mi preparo ad entrare in acqua mettendo le braccia dritte sopra la mia testa con le mani unite a paletta ed unendo i piedi, girandomi in aria per poter entrare in acqua con meno problemi possibili. Mentre mi preparo ad aprire le acque sotto di me, penso già che dopo la prossima rincorsa mi concentrerò solo verso il cielo.

Entro in acqua in maniera perfetta. MI immergo per circa 5 metri, per poi aprire le braccia per fermare la discesa e cominciare a salire. Ma non fermo la discesa, la rallento solamente. Sono sorpreso, comincio con le mani a spingere verso l’alto ma come unico risultato ho quello di fermarmi a quella profondità.  Cerco di metterci più forza, ma non mi muovo da lì.

Mi ricordo che sono in acqua da un pò ed in quel momento sento che mi manca l’aria. Le mie guancie si gonfiano, ed in quel momento vedo qualcosa cadere dall’alto, dalla superficie. Sono come le bolle d’aria che si lasciano quando si sta sott’acqua, ma vanno al contrario. Riescono a raggiungere la mia profondità, e quando le “mangio” sembrano in effetti darmi dell’ossigeno. Riesco a mangiare parecchie di queste bolle, rimanendo in quella posizione per parecchio tempo. Non so quanto, vedo solo che la luce sembra calare sempre di più. E quando si fa notte, queste bolle si illuminano, permettendomi di vederle ancora.

Il problema è che ad un certo punto sono stanco. Non riesco più a rimanere “a galla”, mi fanno male i muscoli e comincio a spingere l’acqua con mani e piedi con meno forza. E lentamente riprendo a scendere, piano piano, in maniera quasi impercettibile. Inizialmente nemmeno me ne accorgerei, se non fosse che le bolle sembrano fermarsi una volta raggiunta una certa profondità e fanno sempre più fatica a raggiungermi. Cerco di allungare entrambe le mani per afferrarle, ma quando lo faccio si rompono in un piccolo bagliore di luce. Lotto per un pò. Alla fine mi arrendo.

Smetto di muovermi, sono stanco e lascio che il mare finisca di attirarmi a sè. L’aria nei miei polmoni è finita, ho paura ma allo stesso tempo penso che sia stupido averne visto che per me è finita. E’ finita da quando sono entrato in acqua, solo che non lo sapevo. Apro la bocca per lasciare che le ultime bolle della mia aria riescano almeno loro a risalire verso la superficie. Ma dalla mia bocca non esce nulla. E una volta finita l’aria non ho bisogno di respirare.

L’acqua smette di essere fredda. E comincia a cullarmi. Mi sento… a casa. Ho perso ogni speranza ma allo stesso tempo ho come raggiunto il nirvana, la negazione di ogni desiderio. Perchè dovrei desiderare? Ora non ha più senso, giusto?

Sento che il mio corpo si espande. I miei arti sembrano come farsi più fini ed allungarsi, e dopo diversi secondi mi sento spesso come un foglio e lungo e larghi diversi metri. Anche la mia pelle si modifica: diventa sempre più trasparente. All’inizio posso vedere i miei muscoli, poi solo il sistema nervoso. Come immagine mi ricorda una presa dal fumetto “Watchmen”, quella dei primi esperimenti di “riapparizione” del dottor Manhattan dopo l’incidente che lo ha ucciso e cambiato per sempre la vita. Poi spariscono anche i nervi e sono rimasti solo gli occhi. Mi sento triste, ma non abbattuto. Ho accettato il mio destino. il mio ultimo sguardo è verso la superficie, che vedo chiaramente nonostante io sia a diverse decine di metri di profondità. Chiudo gli occhi e tutto si fa luce. E poi buio profondo.

Mi sveglio con carenza d’aria. Ci metto un pò a mettermi in piedi. E’ strano ma per diversi secondi ho paura di toccare a piedi nudi il pavimento. Poi passa. Passa sempre tutto.

Alla prossima.

Affittasi spazio inutilizzato

La mia testa è così vuota in questi giorni che credo dovrei utilizzarla in modo più proficuo. Tipo permettere a qualcun altro di usufruirne e magari guadagnarci in affitto.

Il mio problema è che la mia testa non è così grande da permettere di abitarci. Al massimo potrebbe essere utilizzato come portagioie…

… se non fosse che nel mio spazio vuoto albergano pensieri non esattamente positivi, quindi metterci oggetti con “gioia” anche solo nel nome non è il caso.

Credo che andrebbe bene per depositarci degli scontrini. Si, credo sia la scelta giusta. Attestati cartacei del fatto che si sono spesi soldi per qualcosa.

Magari mi concentrerò sulle tasse, quelle non rischiano di evocare vaghi pensieri felici su acquisti ben voluti.

 

A spasso per… Roma: Sinagoga principale, museo ebraico e Sinagoga spagnola

La settimana scorsa mi cadde per caso l’occhio sulla pagina di Leggo legata alla città di Roma e trovai davvero interessante l’evento organizzato per domenica “Sogni. Una scala verso il cielo. Alla scoperta del patrimonio storico e culturale ebraico”. Tra le tante attività mi focalizzai su quelle del mattino, ovvero la visita del museo ebraico e della sinagoga principale e spagnola. Tutte queste permettevano un ingresso gratuito per tutta la giornata e finalmente avrei potuto soddisfare la mia curiosità: mi era capitato di passare da quelle parte un paio di volte, ma in entrambi i casi era sabato (ed è il giorno di riposo nella cultura ebraica ^^”).

Ho fatto come al solito il mio giro di messaggi su Wahtsapp per vedere se qualcuno dei miei amici fosse interessato, anche se non ci avevo fatto granchè affidamento conoscendo i trascorsi (e come immaginavo avevo ragione, anche se forse un giorno scriverò del modo in cui “si dice no” a determinati inviti). Una mia amica di Roma sembrava davvero interessata, ma rimandava la sua visita con il ragazzo nel pomeriggio perchè la mattina aveva degli impegni.

Quindi, visto che pensavo che le visite cominciassero alle 10:30 ho dovuto prendere il treno delle 07:59 (il successivo partiva alle 09:59, quindi troppo tardi) ed una volta arrivato a Termini ho rinunciato all’idea di prendere la metro B e ho deciso di farmela tranquillamente a piedi. Quindi mi sono fatto una camminata tranquilla di 45 minuti, passata non solo a bearmi gli occhi come sempre della bellissima Roma ma anche ad insegnare ad una bambina come si miagola, dare una piccolissima mano ad un maratoneta e discutere al volo con un fotografo professionista che la vita nonostante tutto non fa così schifo (??). Una volta arrivato in via Catalana mi sono reso conto che avrei dovuto aspettare un pò (ero arrivato alle 10:15 ed il vero ingresso al museo e sinagoghe era alle 11).

“Si, sono stati un pò severi, ma in fondo anche loro hanno dimostrato carità cristiana”

Prima di mettermi in fila per il museo, decido di visitare un’altro piccolo museo lì vicino, dedicato alla Shoa. Si focalizzava in particolare sui vari trattamenti subito dagli ebrei non sono solo in Italia ma in ogni parte d’Europa e del mondo. Ogni teca conteneva documenti di archivio come telegrammi da parte delle autorità, lettere spedite per assicurarsi che tutti stiano bene, dei report sulla situazione e molte foto. Mi ha fatto un effetto curioso immergermi in tutte queste testimonianze cartacee: quando figure autorevoli raccontano quello che è successo in quel triste periodo sicuramente ti fidi, ma è sempre come se ci fosse una lontanissima parte di te che dubita che l’essere umano possa essere in quel modo. Ma siccome “scripta manent”…

Aron all’interno della Sinagoga Spagnola, ovviamente coperta dal suo parochet

Mi ero attardato così tanto a leggere i vari documenti in quel museo che una visita che doveva durare all’incirca mezz’ora è invece durata 50 minuti ^^” quindi una volta fuori la fila per entrare nel museo ebraico era di una trentina di metri. Niente di preoccupante per me, abituato a file MOOOOOOLTO più lunghe (ancora ricordo le 4 ore in piedi per entrare nel Palazzo dell’Aeronautica), ma mi ha vagamente divertito vedere gente che sbuffava impaziente dopo soli 20 minuti di attesa. Una volta entrati, ci hanno consigliato di aspettare una decina di minuti per attendere la guida che ci avrebbe illustrato le bellezze della sinagoga spagnola. Dopo l’attesa ci hanno portato all’interno di una delle sale accanto al museo, dove la guida ci ha fatto prima sedere sulle panche della piccola sinagoga poi ci ha raccontato della sua genesi e della sua attuale collocazione ed arredamento, preso da tutte e 5 le precedenti “scole” (ne parlerò dopo) oltre a raccontarci alcune usanze religiose degli ebrei.

Rimonim e corone argentee del XVIII secolo

Finita la breve visita alla sinagoga spagnola mi sono potuto immergere nela museo stesso. Non ha una grande estensione (sono solo 7 sale) e per lo più sono esposti… tessuti ^^” e anche oggetti in argento, ma personalmente le cose che non mi ha fatto rimpiangere la visita sono due: la prima è l’attenta vigilanza e pulizia del posto (era un giorno da “entrata gratis”, quindi potete immaginare l’afflusso di curiosi, eppure non ho mai visto caos all’interno del museo e soprattutto non mi era difficile scorgere dei controllori che monitoravano le sale), la seconda sono i cartelli esplicativi. Chi mi ha già letto sa quanto io desideri avere dei cartelli esplicativi (ed il mio riferimento è alla visita ad Ercolano) che possano spiegarti quello che vedi. Bene, le sale del museo sono divise a seconda dell’argomento (per esempio, c’era la sala delle feste dell’anno, la sala delle cinque Scole, la sala dell’ebraismo libico) ed ognuna di esse era correlata con cartelli che spiegavano chiaramente quello che si stava vedendo dandoti anche un contesto storico. Sono sicuro che una guida avrebbe potuto spiegarmi meglio alcuni concetti più oscuri, o magari correlarmi il tutto con un discorso più fluido, ma anche senza potevo davvero fami un’idea più o meno corretta della vita degli ebrei e delle loro tradizioni culturali e religiose.

Mancava solo il tempio principale, quello immediatamente visibile non appena si arriva al quartiere/ghetto ebraico e sotto il quale si sviluppa lo stesso museo, ma ho dovuto attendere anche in quel caso, visto che la visita guidata partiva alle 13:45 ed il mio giro del museo l’avevo concluso alle 13. Ed avevo anche fame ^^” ma se fossi uscito poi avrei dovuto rifare la fila esterna per rientrare, quindi mi sono fatto forza e ho atteso. La visita al tempio principale è durata relativamente poco, il tempo di dare un’ochiata all’interno e dopo averci fatto sedere per qualche minuto sulle panche presenti averci spiegato la particolarità del doppio stile della sinagoga (assiro-babilonese all’interno con vetrate in stile liberty) e la visita è terminata.

Qualche piccola informazione/curiosità:

  1. il ghetto/quartiere ebraico nasce nel 1555 dopo la bolla “Cum nimis absurdum” di papa Paolo IV. Quest’ultimo ordinò la creazione di un ghetto nel rione Sant’Angelo (zona già ad alta concentrazione di ebrei) dotandolo di solo 2 accessi, uno per l’entrata e l’altro per l’uscita, ed obbligò gli ebrei a resiedere esclusivamente in tale ghetto, oltre a portare segni distintivi per essere riconosciuti (berretto per uomini, foulard per donne) e proibì loro di possedere beni immobili ed ogni commercio ad eccezione di stracci e vestiti. Gli ebrei fecero di necessità virtù: spostarono i loro interessi sui beni mobili per eccellenza (oro e denaro in generale) e divennero abilissimi mercanti di vestiti e tessuti.
  2. Non è il primo ghetto ebraico italiano. 40 anni prima fu fondato quello di Venezia, con regolamentazioni simili ma non stringenti come quelli applicate nello Stato della Chiesa. Oltretutto c’erano ghetti anche per altre nazionalità, come quello per i tedeschi o per i turchi.
  3. Il ghetto “originale” venne distrutto nel 1888, durante il regno d’Italia e nonostate gli ebrei fossero equiparati ai cittadini italiani, ma fu esclusivamente per… motivi sanitari. Infatti quella zona era così vicina al Tevere che durante le inondazioni in passato veniva invasa dalle acque e quindi era decisamente malsana.
  4. Il Tempio maggiore è stato inaugurato nel 1904 su un terreno comprato dalla comunità ebraica nel 1897. Il Museo è molto più recente, essendo stato inaugurato nel 1960.
  5. La religione ebraica è monoteistica, ma i riti che vengono usati invece possono variare. Esistevano infatti diverse “scole”, ovvero centri di aggregazione sia religiosa che culturale per la comunità. Infatti, oltre alla scola italiana, con le migrazioni del passato si crearono scole spagnole (Catalana, Castigliana e Siciliana) e persino scole tedesche.
  6. Per gli ebrei il matrimonio è un contratto che garantiva i diritti della donna in caso di divorzio, e per questo veniva conservato dalla madre della sposa.  Questi contratti sono creati sotto forma di tessuti con decorazioni ed immagini di donne virtuose o eroine che portavano lo stesso nome della sposa. Sempre in ambito matrimoniale, durante la celebrazione il fratello dello sposa secondo il rito doveva tenere alto un cero: questa consuetudine ha dato origine al modo di dire “reggere il moccolo”, usato quando tra due fidanzati si trova un terzo incomodo.
  7. All’ingresso del Tempio Maggiore (poco prima di entrare nel museo) siamo dovuti passare sotto un metal detector con gente armata di guardia. La cosa mi sorprese, ma poi ci spiegarono che vogliono evitare che ricapiti una tragedia come quella del 9 Ottobre 1982. In quel giorno terroristi armati approfittarono di diverse celebrazioni contemporanee all’interno del Tempio Maggiore e quindi del grande afflusso di persone (erano presenti anche diversi minorenni) ed attesero la folla in uscita dal luogo di culto, facendo fuoco. Ci furono diversi feriti ed un solo morto, un bambino di 2 anni colpito dalla scheggia di una bomba a mano.
  8. Il museo è visitabile dalla domenica al venerdì, esclusi quindi sabato e festività ebraiche, e nel prezzo è compresa la guida per visitare il Tempio maggiore. Per il tempio spagnolo bisogna prenotare a parte. Il prezzo intero è di 11 euro, che scala a seconda di gruppi, età o disablità (in questo caso è gratuito). Per ulteriori e più precise informazioni, date un’occhiata al sito

Quindi, consigliato? Direi proprio di SI. E’ un quartiere pieno di cultura (ed anche di ristoranti) che io stesso ho appena iniziato a conoscere. Quindi, se capitate per Roma e mentre passeggiate lungo il Lungotevere e vi capitasse di passarci, dategli un’opportunità.

Alla prossima!

 

Senso incivile

Vi racconto una piccola storia. Tempo fa, in un piccolo paese (il mio) decisero finalmente di rinnovare il piccolo parco lasciato all’incuria. I lavori durarono mesi, ma il risultato valse l’attesa. Non solo avevano reso di nuovo il parco vivibile, ma avevano addirittura costruito un piccolo campo di pallacanestro disponibile per tutti coloro che volessero provare a lanciare la palla all’interno dei due anelli.

Ovviamente come tutte le favole (non lo è, ma gli si avvicina) c’è il punto di svolta negativa: qualcuno, non si sa chi, decide che è divertente appendersi agli anelli di ferro dei due canestri sebbene sia indicato di non farlo. Che infatti dapprima si piegano verso il basso, poi si staccano del tutto. Lasciando quello che ho mostrato in foto.

Ogni volta che guardo la distruzione avvenuta, mi coglie la rabbia. E quando è stato possibile ho riportato il tutto alle autorità competenti… che però latitano. E quindi sono costretto ogni giorno a rendermi conto che ci sono persone profondamente egoiste, che magari pensano solo di aver fatto una bravata. Che tanto qualcuno lo aggiusterà. E poi “i veri problemi sono altri” [cit.]

Capisco poi che ci sia una certa intima ed inconfessata soddisfazione nel distruggere qualcosa di bello. E che non ci appartiene. L’atto della creazione implica a volte un non facile lavoro da parte di chi crea, e un notevole carico personale di sentimenti, di paure, di autocritica, di speranze. Distruggere qualcosa di così “pieno” ed importante deve essere incredibilmente soddisfacente nell’immediato. Probabilmente fa sentire potenti. Azzardo…superiori?

Conoscete il significato di senso civico? Ho sempre pensato sia strettamente legato a quello di comunità. Siamo costantemente in relazione con altri esseri umani nel nostro stesso territorio (che parte dal più piccolo paese fino all’intero Stato… e anche al mondo, perché no?) e con questi uomini e donne siamo stretti in un duplice rapporto: dipendiamo da loro come loro dipendono da noi. Quindi avere senso civico significa avere il rispetto per gli altri ed essere parte integrante dell’ambiente che ci circonda. Come dicevano i miei genitori quando ero più piccolo “Quando visiti un posto, cerca di lasciarlo come l’hai trovato… se non meglio”.

Sono partito dal canestro di un piccolo paesino, ma questi scempi li vedo quasi ogni giorno. Vado a visitare ville storiche e vedo animali che defecano per terra e padroni che vedono e fanno finta di niente… rovine sulle quali salgono bambini scatenati… rifiuti gettati per terra lì dove capita. Potrei continuare a lungo, e potrebbe anche esplodermi il fegato quindi mi fermo qui. Immagino abbiate capito ^^”

Ma l’educazione in generale (e quella civica nel particolare) non la insegna più nessuno? E’ così fuori moda? Visto che quando si tratta di cercare soldi la prima cosa che si taglia riguarda l’istruzione non dovrebbe sorprendermi. Se le famiglie sono ignoranti e la scuola non contribuisce a colmare il gap del “bene della comunità”… come posso pretendere che i giovani siano diversi dai genitori? Leggo di punizioni sempre più severe, e non è nemmeno una cosa sbagliata in sè, ma perchè nessuno pensa mai alla prevenzione? Educare ed istruire farebbe risparmiare anche soldi ^^”

Scusate, mi rendo conto che sono pensieri confusi e che non portano da nessuna parte. Ma era uno sfogo che avevo dentro da così tanto tempo che stava diventando tossico. Dovrei chiudere con un pensiero positivo, bisogna sempre chiudere con la speranza (e la bellezza che porta con sè). Ma è un intervento sulla distruzione e sulle sue macerie.

Ci proverò la prossima volta.

Debilitazione

Un mese strano. La china non è cambiata, ma è sopraggiunta di nuovo la nebbia. Quella che non mi fa vedere quasi niente, mi fa respirare male, mi fa perdere la concezione dello spazio e del tempo. Tutto è grigio, tutto è stanco. E più sono dentro questa nebbia, più perdo la concezione di me stesso e delle mie (poche) capacità.

Ho paura che un giorno di questi diventerò parte del grigio. E che le forze che mi spingono avanti si arrestino del tutto.

Magari è solo una brutta giornata. Passerà.

Passa sempre tutto.

L’uccello di ferro

Ci aspetta in uno spiazzale, accanto ai suoi simili. Silenzioso, inerte, con la sua corazza che riflette il Sole. Saliamo sulla sua groppa, appesantendolo. Paziente ci accoglie. Quando però è in procinto di partire comincia a brontolare. Il posto non lo soddisfa. Sempre manifestando il suo disappunto, comincia a muoversi lento tra le strade. Si tratta solo di pochi minuti. Quando si ferma di nuovo fa un profondo respiro. Per qualche secondo tutto tace, ma è solo la preparazione. I suoi muscoli si animano di nuovo, si riesce a sentire nitidamente l’energia bruciante pronta a scattare. Ed in effetti prende la sua rincorsa, percorrendo la strada che ha scelto con una partenza lenta. Ma chi sfida il cielo non si può permettere esitazioni. La potenza aumenta ad ogni passo, e poco prima dello stacco si può avvertire la tensione massima dei suoi muscoli. Poi, finalmente, salta.