Archivio mensile:marzo 2016

Una serata, tre persone in una

“Sabato sera. Voglia di uscire: poca. Ma mi sono messo d’accordo con S. e G., sarebbe da str***i dare buca all’ultimo secondo. E poi, da quello che mi hanno scritto su Whatsapp, sembra preannunciarsi una serata tranquilla. Peccato che non sia così. Una volta da S., vengo a sapere che dobbiamo andare in un pub a Roma ad incontrare altre persone che conosco più delle donne/ragazze che non ho mai visto. Mi monta una cieca rabbia: ma chi voleva conoscere altre persone? Magari sto meglio da solo. Ma ormai… parcheggiamo lontano dal posto in questione, la serata è fredda e sinceramente la probabilità di perdermi è alta, se non fosse che S. e G. hanno un’orientamento migliore del mio. IL pub non lo conosco, mi mette in allerta e sapere che faranno musica dal vivo… beh, mi smonta tutte le piccole briciole di entusiasmo che pensavo di avere. Ci mettono in un tavolo in un saletta un pò stretta, mi trovo in un estremità accanto a 3 persone che conosco. Le due sconosciute sono una 23enne ed un’altra ragazza più distante. La prima chiacchiera tantissimo, la seconda non spiccica parola se non con S., che le è vicino. M. doveva essere con noi quella sera, ma frequenta una ragazza e a quanto pare ha deciso di fregarsene di qualunque impegno preso e si presenta qualcosa come 2 ore dopo, quasi dal nulla, senza avere neanche una lontana scusa per la sua poca reperibilità. Parte la musica dal vivo e comincia il mio dramma, visto che comincio a non sentire più niente. Se gli organizzatori della nostra serata volevano farci fare conoscenza, complimenti geni del male…. mission FAILED. Non aspetto che di uscire, e quando lo facciamo passiamo prima a prendere un cornetto. Il momento migliore? Quando torno a casa. Grazie al cielo la serata è finita.”

 

“Dai dai dai!!! Sabato sera non è fatto per rimanere a casa. Mica siamo vecchi!! L’invito di S. e G. cade proprio a fagiolo, ed ammetto che mi aspettavo una serata in compagnia ma tranquilla, ed invece… un salto nel buio, un luogo che non ho mai visto e persone che potrò conoscere per la prima volta. Si prospetta tutto molto interessante. Parcheggiamo un pò lontanuccio, ma ciò mi permette di guardarmi intorno mentre cammino e forse riesco persino a capire dove mi trovo. Va a finire che forse il mio senso dell’orientamento non è così disastrato come sembra. Arriviamo per primi di fronte al pub, non c’è ancora nessuno. Aspettiamo praticamente gli organizzatori della serata prima di entrare, gli altri ci raggiungeranno. Una volta dentro, il posto sembra piuttosto pittoresco, con i poster e le targhe varie ai muri. Su un foglio all’ingresso c’è scritto che ci sarà una cover band di Vasco Rossi: beh, finalmente anche io potrò vivere l’esperienza di una band che suona in un locale di fronte a tanta gente. Devono essere dei temerari, io probabilmente mi vergognerei a morte. Già mi immagino: parte la musica, apro la bocca e… la mia voce che scompare nel nulla. Immagina quante risate! (io sarei il primo a ridere di me XD) Ci fanno sedere in una saletta, ed in effetti il posto non è grande, ma ce lo faremo bastare. Poi siamo tanti: circa una quindicina se non di più, la metà delle quali saranno delle sorprese. Un gruppo di questi fa parte di una band di musica rock (credo) e due ragazze che si siedono più vicine a noi sono invece da sole: una sembra molto spigliata, ciarliera e anche simpatica, seppur più giovane di me… l’altra invece sembra quasi voler sparire dalla vista dei presenti. Peccato, magari poteva rivelarsi altrettanto interessante, ma non lo sapremo mai. Parte la musica, e qualche canzone è anche interessante. La cover band ce la mette tutta, ed un paio di canzoni sono anche fatte bene. Peccato che il volume sia troppo alto, sento ben poco ma quel poco che sento mi serve a farmi un’idea più precisa delle persone che non conosco. M. e compagna arrivano un pò troppo in ritardo, senza avvisare, ma comunque vederli fa piacere. Quando usciamo dal locale, ci permettiamo una breve passeggiata e una fermata in una cornetteria. Insomma, finiamo in dolcezza. Ultimi saluti, ultimi auguri e poi a casa. E’ stata una bella serata, dopo tutto. Chissà se le persone che ho conosciuto stasera le rivedrò in seguito. Magari si, chissà.”

 

“Venerdì ero già andato al cinema, quindi non era necessario uscire anche oggi. Ma non disdegno mai la compagnia. Non mi dispiace l’invito di S. e G., e sono partito con l’idea di una serata tranquilla, magari a casa di S. a fare quacosa. Vengo smentito, visto che quando arrivo partiamo immediatamente per un pub a Roma. Durante il viaggio vengo a sapere che questa sera ci sarebbero state anche alcune amiche di V. e sinceramente mi sento un pò spiazzato. Mi arrabbierei, se non fosse che mi sfiora un piccolo pensiero: se me lo avessero detto, avrei accettato di uscire? Sono onesto con me stesso, quindi la risposta sarebbe stata “probabilmente no”. Ogni tanto è giusto che forzi me stesso a fare nuove conoscenze, o la mia vita in parte inaridirà. Il posto non lo conosco e siamo anche costretti a parcheggiare lontanuccio, ma fare due passi non mi ha mai dato fastidio e comunque G. e S. sembrano avere ben chiaro dove andare. Una volta fuori dal locale, dobbiamo aspettare che arrivino gli organizzatori e nel mentre mi faccio un’idea di quanti saremo. Un pò tantini, per i miei gusti ^^” ed il locale sembra carino, ma il fatto che ci sarà più avanti nella serata una cover band di Vasco Rossi non mi piace molto: oltre al fatto che il cantante che “imitano” (sarà il termine giusto?) non è in cima alle mie preferenze, ho paura che ci sarà un fastidioso effetto “copertura totale acustica”. Ma all’inizio cerco di non pensarci. Ci sediamo al tavolo, in una saletta un pò piccola, e cominciano a raggiungerci tutti i partecipanti all’uscita. Non parlo quasi mai, e mi rendo conto io stesso che forse faccio male (sono un maestro nel fare in modo che gli altri si facciano una prima impressione sbagliata su di me ^^”) ma ho un animo guardingo che fa parte del mio essere. Osservo tutti, soprattutto le persone che non conosco. Ho bisogno di farmi un’idea prima di aprire bocca. Di sicuro non voglio che scoprano subito che sono noioso ^^”. Mi focalizzo su due “novità”: una è giovane, credo abbia 23 anni, ed è un’amica di lunga data di V, l’altra è addirittura più vecchia di me (anche se di pochi anni) ma sembra molto più giovane. La prima è piuttosto gioviale, chiacchiera senza problemi di diversi argomenti e G. si ritrova a scambiare con lei diverse opinioni (hanno persino alcune idee in comune), la seconda è quella che mi incuriosisce di più: in realtà sembra affrontare la serata esattamente come me, molto guardinga, silenziosa, ho quasi l’impressione che voglia diventare invisibile, e non apre bocca se non con S. che gli è seduto accanto (e riuscirebbe a far parlare chiunque). Quando comincia a suonare la cover band, mi rendo conto che avevo ragione: l’acustica è per me pessima, visto che non riesco quasi a sentire più niente (maledetta sensibilità da felino!) e faccio una certa fatica a capire qualcosa. E poi ci sono troppe persone, ammetto di non essere troppo a mio agio. Cerco di resistere, cerco di non estraniarmi, con risultati altalenanti. Una menzione a parte per M. che doveva raggiungerci alle 22 e alla fine si presenta verso le 23:30 … va bene, sei un giro con la tua nuova “compagna” e mi sembra giusto che passiate del tempo da soli, ma se uno prova a mandarti messaggi per capire che fine hai fatto e non rispondi, questo è da maleducati. E bastava anche poco: una piccola replica senza spiegazioni con la scritta “Tardo un pò, ci vediamo tra un’oretta”. Ma vabbè, è un amico e lo si perdona senza troppi problemi. A fine serata parte anche il momento karaoke, che naturalmente evito come la peste ma che mi fa spulciare su una specie di quadernetto che ci viene dato sulle canzoni che loro hanno a disposizione: faccio un salto nei ricordi con alcune di loro. Quando usciamo, si è fatto tardissimo ma fare due passi non è male. Forse il cornetto non era necessario, ma sono un goloso ^^”. Quando sono più o meno le 3 di notte ci dividiamo. Cosa ne penso della serata? Inutile, ma non in senso strettamente negativo. Purtroppo il posto era pessimo per fare conoscenza, e devo dire che ho i miei problemi quando si tratta di essere in un posto con troppe persone. Ma era un buon tentativo, seppur fallace (per me). Chissà come si evolverà la faccenda.”

Alla prossima!

Un angolo di universo dove potermi “trovare”

Sarà un intervento malinconico e a tratti vagamente paranoico, quindi le mie scuse in anticipo ^^”

Ho più di 30 anni sulle spalle e se il destino mi assiste ne ho molti di più davanti a me. Curioso come sono, ho sempre cercato di capire il mondo che mi circondava usando i mezzi che avevo (ed ho) a disposizione, e naturalmente anche con i tempi che mi erano più congeniali (riscontrando la solita “assoluta mancanza di tempismo” che ho già citato tra i miei “punti deboli”). Qualcosa della vita l’ho capito. Certo non si tratta di molto, anzi a dirla tutta sospetto di essere ancora un quasi completo ignorante ^^” … ma almeno mi sono fatto delle idee solide, che cerco di non trasformare in immutabili. Su altre cose invece sono ancora in riflessione.

Per esempio: esiste un luogo nello spazio in cui possiamo essere genuinamente noi stessi? Un posto dove possiamo vivere liberamente con il nostro carattere ed il nostro spirito, senza la paura di dover nascondere parti di noi che potrebbero crearci danno?

Va bene, messa così è ambigua, ve lo concedo XD

Sono a casa, e vivo in un ambiente familiare molto strutturato in cui ognuno ha una suo compito. Cosa giustissima secondo me. Ma anche un ambiente che vive di equilibri a volte surreali. Devo continuamente stare attento all’umore delle persone che ci vivono: se mia madre è nervosa, devo evitare di fare osservazioni (molte volte ingenue) su cose che mi ha detto di fare o rischio di essere tacciato come “piantagrane” e con il rischio di trovarmi sommerso dalla terrificante memoria da elefante di mia madre (che ricorda distintamente ogni mio “peccato”… tralasciando ogni mio merito ^^”); se mio padre è nervoso, non posso permettermi il mio umorismo/sarcasmo perchè è una cosa che lo fa imbufalire a prescindere; se mio fratello è nervoso, mi limito ad annuire e a prestare attenzione a tutto quello che mi fa vedere, anche se molte volte sono cose che non mi interessano ma che permettono a lui di rilassarsi e a me di evitare noie in termini di fastidi continui ^^”. E questo, ci tengo a sottolineare, è solo il mio superficiale punto di vista.

Quando parli con persone che non conosci, cerchi sempre di essere il “meglio” di te. Perchè è verissimo (purtroppo) che la prima impressione conta parecchio. E’ la cosa che ti permette un successivo incontro, che sia di tipo amichevole che di tipo sentimentale.Eppure mi è sempre venuto da ridere a riguardo: escludendo i rapporti di tipo lavorativo, per quale motivo dovrei non essere “me” a 360° ma solo a 180° (e quindi escludendo “la parte oscura della Luna”)? Tanto prima o poi verrà fuori anche quel lato, e se quel lato potrebbe creare problemi non sarebbe meglio saperlo subito? Certo, si eviterebbero molte conoscenze… ma sarebbe davvero un male? Forse invece ci sarebbe un cambio di mentalità, una voglia di capire meglio le persone. Potrebbe essere una vera e propria rivoluzione… se avessimo il tempo giusto. O meglio, se RIUSCISSIMO A CAPIRE che abbiamo sempre il tempo.

Al che, seguendo i miei ragionamenti sul luogo dove trovarmi, ho pensato al mio periodo in Calabria: vivevo da solo, quindi non dovevo assolutamente stare alle convenzioni sociali classiche. E devo ammettere che d’estate, nei giorni di riposo dal lavoro, poter a volte girare per casa in mutande senza sentire qualcuno della mia famiglia che mi fa notare che “non si fa” (immaginate anche il dito inquisitore che si agita a destra e sinistra) è stato piuttosto soddisfacente XD. Ma mi è tornato in mente un ricordo stupido, ovvero: mi sentivo così solo a volte che parlavo spesso ad alta voce con me stesso. Quindi posso dedurre che la mancanza di contatti umani è comunque una specie di prigionia, quindi non era quello il “luogo” (anche se aveva alcune delle sue caratteristiche ideali).

Non so se il “luogo” esista, ma sicuramente esistono i momenti. Quando sei con gli amici e ti puoi permettere di mostrare anche i lati più stupidi, consapevole che loro potrebbero prenderti scherzosamente in giro e tu potresti riderci sopra senza problemi. E poi, loro sono un ottimo “check up” sulla tua libertà: se ad un certo punto ti rendi conto che non sei più spigliato come prima o che loro non lo sono con te… bisognerebbe allarmarsi. Naturalmente credo sempre nel chiarimento, ma mi rendo conto che a volte è incredibilmente difficile: una volta che si è “scoperti”, ognuno conosce le parti molli dell’altro. Credo che intervenga una sorta di primordiale istinto di sopravvivenza che però tende ad “uccidere”.

Per quanto mi riguarda, il mio blog è la cosa più vicina al luogo dove poter essere me. Ha due problemi: il primo è che è un luogo virtuale, etereo, quasi mentale per la sua consistenza, dove puoi conoscere le mie idee (e sono importantissime) ma non “me”; la seconda è che… quando scrivo ho in parte paura delle persone che leggeranno. Perchè di solito nel mio blog esce fuori la mia parte infantile, leggera, cervellotica, nevrotica. Insomma, la “parte molle”.Certo potrei scrivere cose più serie ma ammetto almeno qui di non esserne capace, perchè quelle stesse parti “pericolose” hanno bisogno di una casa, e quindi chi mi legge, secondo la legge della “prima impressione” parte piuttosto dubbiosa su di me. Potrei anche mettere il mio blog in “privato”, magari garantendo l’accesso a poche persone selezionate, ma ho rinunciato all’idea per il semplice fatto che per quanto io mi senta al sicuro solo nel mio guscio, il mio guscio non è il mondo e quindi ogni tanto devo sporgere la testa, guardarmi intorno a fare due passi. Con la speranza di riuscire ad avere il tempo di capire il mondo un pochino di più, e capire me stesso più a fondo.

Guardando mia nonna che abita con noi, a volte sospetto che sia l’anzianità il momento migliore per essere sè stessi: nessuno pretende più di cambiarti, e si viene tollerati anche nelle stranezze più incredibili. Ma non è triste pensare che sia solo la fine della vita il momento in cui genuinamente “vivere”?

Forse dovremmo tutti indossare delle maschere. Possiamo essere noi solo quando nessuno sa che siamo noi. Forse adesso capisco perchè mi piacciono ancora i fumetti sui supereroi. O forse mi lamento troppo, e non mi rendo conto che ognuno di noi ha bisogno di gabbie. O forse solo di buon senso. O forse….

… cavoli, quanto sono confuso.

Alla prossima.

Un primo passo per ristabilire una piccola verità

Oggi è il giorno della resa dei conti” pensavo ieri, con un entusiasmo misto a sottile inquietudine. Mi ero fermato all’esterno del tribunale, mentre il mio amico finiva di fumare la sua sigaretta. Naturalmente eravamo partiti con un certo anticipo… forse troppo, considerando che la nostra attesa è durata almeno un’ora. Gli altri “truffati” ci avrebbero raggiunto circa una quarantina di minuti dopo.

Chissà se mister X si sarebbe fatto vedere. Ne dubitavamo molto. Si comportava quasi come un suricate senza nessuno a dargli il cambio. Non appena ci vedeva, immediatamente dopo si nascondeva nel suo buco. Oppure cercava di contattarci a distanza, al sicuro. L’ha fatto così tante volte che ormai la nostra frustrazione è evaporata.

Quando siamo tutti e 4, si fanno le 9 e non ci resta che attendere nella piccola aula, insieme ad altre persone per altre cause. E’ piena di avvocati, alcuni persino con la toga. Dobbiamo attendere almeno un’oretta prima che il giudice faccia la sua entrata. E anche quando succede… è una cosa davvero veloce. Solamente rimandi ad altre date future.

Quando tocca a noi, ci rendiamo conto che manca persino il suo avvocato difensore, che a giudicare da quanto viene letto ad alta voce sembra aver rinunciato a difendere mister X. Chissà perchè… forse perchè ha capito che era indifendibile? O forse (più probabile) perchè si è reso conto che non poteva pagarlo? Ammetto che ho avuto un brevissimo attimo di soddisfazione.

Anche la nostra causa viene rimandata, addirittura di un anno. Non ci resta che uscire. Un ultimo caffè tutti insieme, qualcuno fuma un’ultima sigaretta, poi i saluti ed ognuno per la sua strada.  Febbraio 2017 ci riunirà tutti.

Una piccola parte di me sperava di finire tutto oggi. Ma non sono sorpreso di come è andata. Quando sono a casa, ho però il bisogno quasi irresistibile di leggere quel preciso intervento, che ho dovuto mettere in privato. Ogni volta che succede, vengo preso da due sensazioni completamente diverse.

Ho dovuto metterlo in privato perchè mister X mi minacciò all’epoca (naturalmente tramite telefono) di denunciarmi. In effetti l’avevo scritto giudato da una certa enfasi guerriera, citando nome e cognome e dichiarando che era un presunto truffatore. Era la mia parola contro la sua, non c’era alcun giudice a stabilire la mia ragione in una cosa di una certa importanza come quella. Certo, avrei potuto lasciarlo e “sfidarlo” a denunciarmi, perchè avrebbe significato vederlo uscire dal buco nel quale si era rintanato…

… ma d’altra parte ho sempre pensato che le cose si dovessero fare come si deve. Ci doveva essere un processo, ci doveva essere un verdetto e quindi, solo in quel caso (favorevole) avrei potuto rimetterlo visibile con orgoglio. Va bene così. E a pensarci bene, considerando il fatto che mi aveva contattato tempo dopo la pubblicazione dell’itervento in questione… è probabile che forse ero riuscito ad avere una minima parte nel salvataggio di qualcun altro dalle sue truffe.

Credo di dovermelo far bastare, per ora. Non che mi piaccia, ma è giusto così.

Alla prossima.