Archivio mensile:maggio 2019

A spasso per… Roma: Palazzo e Galleria Spada (pessimo gioco di luci) – parte 2

[Continua dalla parte 1 della giornata]

Eravamo abbastanza delusi per la precedente visita, quindi per cercare di migliorare la situazione abbiamo puntato su un’altro posto che volevamo visitare entrambi, ovvero Galleria Spada. E nonostante il tempo sia passato dal quasi sereno alla pioggia diverse volte lungo la strada che abbiamo percorso per raggiungere la nostra meta (senza considerare l’onnipresente polline che ormai si era infilato dappertutto nel naso, negli occhi e nella gola ^^”) alla fine l’abbiamo raggiunta. Abbiamo solo fatto una breve sosta ad una gelateria per “pranzare”, ed è stata un’ottima mossa che ha risollevato l’umore di entrambi. Il tempo di cercare di pulirci almeno gli occhi dal maledetto polline di giornata e quindi abbiamo raggiunto Palazzo Spada.

Cortile interno palazzo Spada

Il palazzo di trova in piazza Capodiferro, che deve il suo nome a… questo palazzo. Fu fatto costruire nel 1540 dal cardinale Girolamo Capodiferro ad opera dell’architetto Giulio Merisi da Caravaggio (e Giulio Mazzoni per gli stucchi della facciata) ed in questo periodo si deve la facciata esterna ed il cortile interno dell’edificio (di cui parlerò più avanti). Nel 1559 il cardinale morì, e dopo essere stato locazione di diversi ambasciatori e cardinali, nel 1632 fu acquistato dal cardinale Bernardino Spada per la cifra di 31.500 scudi, deciso a farne la sua reggia. La ristrutturazione del palazzo fu affidata a diversi architetti tra cui Francesco Borromini, che fu l’artefice sia della ristrutturazione della piazzetta antistante il palazzo sia della famosissimo colonnato prospettico. Dopo la morte del cardinale Spada il palazzo non subì modifiche se non piccole ristrutturazioni. Nel 1927 l’edificio fu acquistato dallo Stato Italiano, ed è adesso sede del Consiglio di Stato.

“Caino ed Abele” di Giovanni Lanfranco

Forse io ed A. eravamo un pò stanchi quindi non abbiamo dato il giusto riconoscimento alla facciata del palazzo, per esempio alle 8 nicchie che intervallano le 9 finestre del primo piano e contenenti statue di personaggi e leggende della storia di Roma come Romolo, Cesare ed Augusto, oppure allo stemma della famiglia Spada, ma sicuramente siamo rimasti molto colpiti dal cortile interno, contenente diversi fregi di lusso ed anche qui nicchie che ospitavano coppie della mitologia, come Giove e Giunione oppure Marte e Venere. Pensavamo che essendo la prima domenica del mese l’ingresso sarebbe stato gratuito ma non è stato così. Pagati quindi i biglietti dell’ingresso, abbiamo potuto salire le scale e godere finalmente della Galleria Spada. Divisa in 4 sale e sistemata cercando di ricordare le sistemazioni delle antiche Pinacoteche, accoglie diverse opere di pregio di artisti come Rubens, Artemisia Gentileschi, Guercino e persino Tiziano. Finita la visita abbiamo potuto vedere il famoso colonnato prospettico di Borromini, anche se forse ce la siamo un pochino rovinata (poi vi spiegherò perchè).

Galleria prospettica di Borromini (vista dal cortile)

Qualche curiosità/ informazione/ considerazione personale:

  1. Di solito non dò grande spazio ad edifici commerciali di ristorazione nei miei interventi, ma in questo caso li devo ringraziare per averci concesso una parentesi di gusto che non mi sarei aspettato. La gelateria in questione si chiama Pica Alberto (si trova qui) ed è anche snack bar e tavola calda. Noi possiamo parlare solo per la parte “gelateria artigianale” e devo dire che offrono una selezione di gusti magari non grande, ma quelli presenti sono particolari e dal gusto delizioso. A. per esempio ha assaggiato il gusto Rosa ed io quello Manna. Cavoli, ci siamo davvero leccati i baffi! Ed il personale presente è stato gentilissimo e cortese. Se vi capitasse di passare in zona e vi andasse un gelato, date loro un’opportunita.
  2. Sapevate che uno scudo papale al cambio attuale dovrebbe valere all’incirca 65 euro? Quindi il cardinale Spada doveva essere decisamente benestante, visto che per acquistare palazzo Capodiferro ha speso più di 2 milioni di euro attuali!
  3. Il colonnato prospettico di Borromini è decisamente interessante. Creato dall’architetto ma con il fondamentale aiuto nella creazione del matematico e Padre agostiniano Giovanni Maria da Bitonto utilizza le regole della prospettiva solida accelerata, una tecnica che crea uno spazio maggiore della realtà. Infatti dalla giusta distanza (come potete vedere dalla foto che ho postato) sembra una galleria di circa 25 metri e che termina con una gigantesca statua di Marte. In realtà la galleria è lunga circa 8 metri e la statua circa 60 cm! Le pareti della galleria infatti non sono parallele, ma convergenti: l’ingresso misura circa 6 metri di altezza e 3, 5 di larghezza, mentre l’uscita misura circa 2,5 di altezza ed un metro di altezza. Lo stesso cardinale Spada ne diede una spiegazione metaforica: così come le forme piccole possono sembrare grandi per via dell’illusione, così anche le cose apparentemente enormi nella vita sono in realtà insignificanti ed illusorie. Allora perchè ci siamo leggermente rovinati la sua visione? Perchè per avere bene l’idea del gioco prospettico bisogna vederla dal cortile interno subito dopo passato l’ingresso del palazzo. Noi l’abbiamo visto da una distanza troppo ravvicinata e quindi la prospettiva è stata falsata in partenza ^^”
  4. la galleria Spada, come scrivevo, è composta da 4 sale e sistemata secondo il sistema delle pinacoteche di quel periodo. Ciò ha portato a disporre i quadri in file successive su tutte le pareti ad integrazione delle sculture e del mobilio. E dal mio personale punto di vista ha portato a due effetti collaterali: ogni quadro aveva un numero sotto o accanto a sè e per capire il titolo e l’autore era necessario avere una sorta di quaderno plastificato da sfogliare che potevi prendere all’ingresso ma era molto scomodo ed in alcuni casi persino confusionario; l’altro problema era l’illuminazione: purtroppo diversi quadri, essendo attaccati l’uno all’altro, vengono “illuminati troppo” o hanno la luce molto vicino, cosa che impedisce una corretta visione dell’opera (l’illuminazione sbagliata mi ha dato particolarmente fastidio, anche perchè molte delle foto che ho fatto ai quadri sono risultate sovrailluminate). Senza parlare della vigilanza, che mi duole ammettere quel giorno era decisamente “fancazzista” e non girava per le poche sale presenti perchè intenta a giocare con il cellulare. Detto questo la mia sala preferita è stata la 3, chiamata “la galleria del cardinale”, perchè oltre ai quadri ed il mobilio di lusso erano presenti diverse opere scultoree e persino due mappamondi, uno terrestre ed uno celeste (con le costellazioni).
  5. Il palazzo Spada si trova in piazza Capodiferro 13 ed è aperto dal lunedì alla domenica dalle 8:30 alle 19:30. L’ingresso singolo intero costa 5 euro. Per maggiori informazioni vi invito a consultare il sito.

Quindi vale la pena? SI, senza dubbio. Ammetto che tra la giornata piuttosto “disastrata”, la pessima illuminazione delle sale e la disposizione dei quadri che mi dava un senso di fastidio ed oppressione (XD) a caldo avrei detto che è stata deludente quanto la visita alla Piramide. Ma una volta a casa, più tranquillo e riguardando gli scatti migliori, posso dire che ne è valsa la pena, ed il biglietto per quanto visto è stato più che onesto.

Alla prossima!

Predatore

Apro gli occhi. Sono in una zona montuosa, vedo rocce ed alberi. Le foglie degli alberi hanno sfumature gialle e rossastre, deve essere autunno. Sto correndo, ma è una corsa strana quasi saltellante. Ho l’impressione di essere piuttosto basso. Mi volto alla mia destra e sinistra: sono seguito da 3 lupi. Non appena mi fermo, si fermano anche loro. E mi guardano, si aspettano qualcosa da me. Prima ancora che possa pensare a qualcosa, il mio naso mi richiama alla realtà: davanti a me, non molto lontano da dove mi trovo adesso, proviene un odore che non capisco bene. Sento sudore, muschio. Ma l’effetto in me si fa sentire: sento il cuore battere più forte, i miei polmoni gonfiarsi. Ed una strana frenesia mi prende, insieme ad un aumento della salivazione. Cerco di dire qualcosa come “Seguitemi” ma l’unica cosa che esce dal mio muso è una specie di sordo latrato. Riprendo a correre, il mio branco mi segue.

Mi fermo al limitare della foresta, vicino ad un grande masso. Capisco adesso l’odore: si tratta di un branco di cervi, saranno una decina. Ci sono diversi maschi  con corna imponenti, attaccarli non sarà un’impresa facile. Il mio branco scalpita, alcuni sembrano volersi spingere all’assalto ma il mio “Fermi!” si trasforma in un ringhio e nel mio girarmi verso uno di loro, mostrando i denti. Il giovane abbassa le orecchie ed il muso. Torno a guardare i cervi. La mia fame aumenta, devo anche io lottare per mantenere il controllo di me stesso. 

Uno dei grossi cervi si stacca dal gruppo. Il mio sguardo si fa più attento. Lo vedo dirigersi piano in direzione del fiume. Sento i suoi compagni chiamarlo con dei muggiti molto duri come suono. ma il cervo solitario non sembra cambiare idea. Meglio per noi. Come una unica entità, lo seguiamo sempre rimanendo al limitare del bosco. Aspetto che si allontani dal branco ancora per qualche minuto, poi quel cervo si volta nella nostra direzione. Un ringhio ed uno dei membri del mio branco si palesa, facendo in modo di tagliargli la strada che lo riunirebbe al suo branco, che si è accorto del pericolo e scappa via. Ma non importa. Mi paleso anche io, uscendo fuori dai cespugli e ringhiando truce. Tutto il mio branco fa lo stesso. Il cervo non accenna a scappare, i suoi occhi sono diventati ancora più grandi per la paura. Lo circondiamo.

Uno dei miei compagni di branco, giovane ed irrequieto, cerca di attaccarlo alle spalle ma riceve una zoccolata sul muso che lo fa mugolare. Adesso il cervo abbassa la testa, deciso ad usare le sue corna per difendersi. Continuo a ringhiare, e quasi mi sembra di abbaiare quando urlo “Le zampe!”. I primi attacchi non vanno però a buon fine, ed un altro del mio branco riceve una cornata. I nostri attacchi sono coordinati, ma sembra che anche il cervo sia riuscito a placare momentaneamente il suo terrore. Passano diversi minuti, e finalmente uno dei miei lupi riesci a mondergli la zampa posteriore sinistra. Non mantiene la presa, ma il taglio sanguina ed il cervo non sembra saltellare più. La mia frenesia aumenta. VOGLIO sentire la sua carne. Ma non è ancora il momento.

Altro morso alla gamba. L’odore di sangue raggiunge le mie narici e la mia voglia di finire tutto questo aumenta. Il cervo sembra lanciare un lungo muggito disperato, ma si perde nel silenzio che è calato nella foresta. Ancora riesce a respingere i nostri attacchi, le sue corna hanno provocato diverse ferite nel mio branco. Ma è sempre più lento. Ed io sono pronto. Dopo l’ennesimo colpo di corna solleva per qualche istante la testa. I miei muscoli quasi “esplodono” quando mi lancio in avanti, rivelando alla luce del Sole le mie zanne che un istante dopo si immergono nel collo della preda. E stringono forte, sempre più forte.

Il cervo ha un’impennata di energia, e con tutte le forze residue cerca di scrollarmi di dosso. Vengo un pò strapazzato in aria ma la mia presa rimane salda. Anzi, quando il suo sangue mi inonda la bocca stringo ancora di più. Ha un sapore strano, quasi di metallo, ma mi sembra irresistibile. Il mio branco adesso ha più facilità a colpirlo. La preda è a terra, si accascia su di un fianco ed il finalmente posso rimettere le zampe sul terreno. Sento i suoi muscoli del collo contrasi ancora un paio di volte, ma è ormai la sua fine. Ormai la frenesia ha preso il controllo su di me e non voglio fermarla. Comincio a strattonare il collo della mia vittima come se volessi staccarne un pezzo. Il terreno si macchia di sangue ad una velocità crescente. Abbandono la presa, fermandomi ad osservare gli occhi della mia preda mentre mi guardano un’ultima volta. Leggo qualcosa.. tristezza? Pietà? Non è importante, visto che poco dopo torno a guardare il mio branco che si è fermato ed aspetta me. Con un morso gli apro la pancia, quasi gliela strappo. scavo tra le budella puzzolenti che fuoriescono libere e raggiungo il suo cuore. Lo addento famelico, lo mastico più volte lasciando che il suo sangue mi sporchi il muso.  Quando riemergo, zuppo di sangue, lascio che il mio branco si sfoghi.

Mi sveglio di soprassalto, terrorizzato. Il mio cuore batte all’impazzata, come un tamburo di guerra, e con il dorso della mano mi pulisco la bava che stava uscendo dalla bocca mentre sognavo. 

E’ stato così… liberatorio uccidere. Sentire il suo sangue in gola e sulla pelle mi ha fatto sentire così potente. Invincibile. Ma adesso che non sono più un lupo… cosa ne sarà di me? Potrò ancora guardarmi allo specchio e non temere le zanne che ho nascosto sempre così bene?

A spasso per… Roma: la Piramide Cestia (una grossa delusione) – parte 1

La giornata del 5 Maggio a Roma me lo ricorderò per 2 ragioni, una delle quali (e l’unica che posso dirvi) riguarda il meteo: è stata una giornata oserei dire “schizofrenica”. Una giornata nuvolosa, che ogni tanto faceva uscire il Sole tra le nubi per qualche minuto prima di mettersi improvvisamente a piovere e passare addirittura alla grandine, tutto questo ripetuto più volte durante la giornata. E quando non pioveva… un fortissimo vento che ha creato l’insopportabile effetto collaterale di riempire l’aria di polline. Io che non soffro di allergie trovavo difficile tenere gli occhi aperti e sentivo un non so che di granuloso sia nel naso che nella gola. Immaginate che effetto poteva fare su una persona con problemi di allergia al polline ^^”

Approfittando dell’evento organizzato dall’associazione “I gatti della Piramide” (vi lascio il sito nel caso siate di Roma, vogliate adottare uno dei gatti della colonia felina della Piramide e anche solo per leggere qualcosa sui gatti) domenica mi sono recato in Viale del Campo Boario in attesa delle 12, orario nel quale sarebbe cominciata la visita alla Piramide Cestia. E nonostante un gatto nero che mi ha permesso di accarezzarlo a lungo, la giornata rischiava seriamente di partire nel modo sbagliato: ero appena salito sul treno per Roma Termini che A. mi contattava allarmata: infatti aveva avuto problemi con la sveglia e rischiava seriamente di non venire. La mia personale “maledizione della Piramide” aveva colpito ancora: infatti la visita a questo monumento è stata fonte enorme di tribolazioni, a partire dalla prenotazione (ne parlerò dopo) e soprattutto è stato l’unico motivo di attrito tra me ed A. in tutte le uscite che abbiamo fatto (e la colpa è stata mia, ne ero quasi ossessionato ^^”). Stavo per cedere al lato “filosofico/tragico” della questione, supponendo che le divinità non volessero proprio che riuscissimo nella “impresa” quando A., in un impeto di orgoglio, ha fatto partire l’hashtag #fanculoaglidei e si è attrezzata per raggiungermi. Incredibile ma vero, ce l’ha fatta. Dopo una breve passeggiata al cimitero Acattolico lì vicino ci siamo messi in coda per visitare la Piramide pagando la piccola cifra di 3 euro.

Piramide Cestia

Volendo riassumere al massimo il perchè ci sia una piramide a Roma, si potrebbe dire che è frutto di… una moda. E’ infatti la tomba di Caio Cestio Epulone, membro dei septemviri epulones e pretore nel 44 a.C. Costruita tra il 18 ed il 12 a.C., secondo una moda che girava in quel periodo a Roma (l’Egitto divenne provincia romana nel 30 a.C. e dal quel momento la cultura egizia si diffuse nella capitale) si trovava fuori dalla città, lungo la via Ostiense. Non fu depredata del suo rivestimento esterno, prezioso marmo di Carrara, solo grazie al fatto che tra il 272 ed il 279 fu inglobata nelle mura aureliane, diventando un bastione. Molto ammirata dai turisti, soprattutto nel 600, e anche grazie a questo durante il periodo pontificio fu sotto stretta osservazione e manutenzione: nel 1656, durante il pontificato di Alessandro VII, cominciarono i primi scavi e restauri che finalmente arrivarono nella camera sepolcrale, trovandola però già svuotata dai tombaroli. Nel 18° secolo ai piedi della Piramide si cominciò a seppellire gli stranieri non cattolici a Roma: quella zona in seguito divenne l’odierno Cimitero Acattolico.

Un disegno con firma artistica

Qualche informazione/curiosità:

  1. Chi erano i septemviri epulones? Facevano parte di uno dei 4 più grandi collegi religiosi di Roma. Erano composti da 7 persone ed il collegio si occupava dell’organizzazione dei banchetti pubblici e dei giochi durante alcune festività religiosa. In pratica era come far parte di una grande associazione con il monopolio del “catering” in eventi statali. Farne parte era un grandissimo onore. E doveva anche essere molto remunerativo…
  2. … visto che effettivamente Caio Cestio era MOLTO ricco. Così ricco che poteva permettersi per tomba una piramide poco fuori Roma, ricoperto di marmi pregiati e che avrebbe ospitato, oltre alla sua spoglia mortale, anche preziosi arazzi e tappeti d’oro e di farla completare in soli 330 giorni, pena la perdita delle sue riccheze a coloro che aveva designato come eredi. (e tra gli eredi figura anche Agrippa, genero di Augusto). Si dice che ce la fecero anche con qualche giorno di anticipo, e non potendo riempirla con quanto richiesto dal defunto a causa di una legge che risaliva a Giulio Cesare misero tappeti ed arazzi in vendita e dal ricavato fecero fare due statue ai piedi della tomba.
  3. nel Medioevo la tomba di Caio Cestio assunse aspetti quasi leggendari, e venne chiamata Meta Remi, e quindi identificandola come il sepolcro di Remo, uno dei due leggendari fondatori di Roma. Anche perchè… di piramide nell’antichità ce ne erano ben due. L’altra si trovava nel quartiere di Borgo vicino alla Basilica di S.Pietro e veniva chiamata Meta Romuli ma non ebbe la stessa fortuna della “sorella”: venne infatti demolita nel 1499 da papa Alessandro VI per la creazione della via Alessandrina (attualmente non più esistente)
  4. la piramide ha un’altezza di circa 36 metri ed una base quadrata di circa 30 metri di lato. Non mi ha mai dato quest’effetto di grandezza, ma solo perchè l’attuale manto stradale è sopraelevato di molto rispetto all’antichità. La dimensione della camera funeraria è di 5,90 x 4,10 metri, di forma rettangolare, con volta a botte.
  5. ad un occhio attento, la piramide di Caio Cestio ha una punta molto più acuta rispetto alla “tradizionali” piramidi egizie. Questo è dovuto all’utilizzo del calcestruzzo, materiale di facile lavorazione, che induriva anche in acqua e che i romani riuscirono a perfezionare ad alti livelli.
  6. all’interno della camera sepolcrale ci sono i segni delle persone che passarono al suo interno (oltre ai tombaroli XD), tra cui un disegno di figure umane stilizzate ed una firma: “Giorgio Bafaia Florentino”, un pittore del 600. E’ la seconda immagine che ho postato.
  7. Sapevate che gli antichi romani chiamavano il marmo di Carrara marmor lunensis? Il marmo veniva estratto dalle cave delle Alpi Apuane veniva esportato attraverso il porto di Luni, e da qui il suo nome “archeologico”.
  8. L’ultima restaurazione fu fatta nel 2015, e riportò il bianco splendente delle sue origini. E sapete chi è stato il benefattore? Il giapponese Yuzo Yagi, titolare di una impresa (la Tsusho Ltd) che esporta prodotti tessili italiani. Il suo gesto fu talmente apprezzato che fu insignito dell’Onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana.
  9. il monumento si trova proprio di fronte alla fermata metro Piramide nel quartiere Ostiense, quindi facilmente raggiungibile. L’unico modo di visitare la Piramide è su prenotazione, con visita guidata, il terzo e il quarto sabato di ogni mese alle ore 11:00 e la terza e la quarta domenica di ogni mese sempre alle ore 11:00. Una piccola precisazione: la prenotazione va fatta solo online o per telefono ed entro tre giorni prima della visita. E’ importante, visto che ho avuto diverse discussioni al telefono per le poche informazioni che all’epoca mi diedero ^^”

Quindi, consigliato? Cavoli, stavolta è dura. E mi toccherà fare una precisazione dopo il mio personale giudizio, che è NO. Altre persone che l’avevano visitata mi avevano detto di non entusiasmarmi, che non c’era granchè al suo interno. Ed infatti, una volta superato uno stretto e basso corridoio, sono arrivato alla camera funeraria nella quale non c’era… ASSOLUTAMENTE NULLA. L’interno è completamente affrescato di bianco ed è possibile vedere chiaramente 4 figure alate sulla volta. Le altre figure sono scomparse o molto poco riconoscibili (mi è sembrato di vedere dei vasi). Ma oltre a due buchi, uno sul soffitto e uno vicino al lato opposto rispetto all’ingresso, era quasi una “comune” stanza vuota. E per me, spendere dai 5 al 7 euro per visitare 5 minuti una stanza vuota non vale per niente la pena. Detto questo… “forse” spero che ancora riceva delle visite. E’ vero che in pratica è solo un contenitore vuoto, ma è un bellissimo contenitore. Ogni volta che ci passo accanto mi suscita una grande meraviglia, e quindi anche solo mantenere l’integrità esterna sarebbe fantastico.

La visita è cominciata alle 12, si entrava in massimo dieci persone alla volta ed si sostava al suo interno per circa 7 minuti. Dopo la (almeno per me) deludente visita, io ed A. abbiamo ripreso a camminare.

[Continua]