Archivio mensile:marzo 2019

A spasso per… Roma: palazzo (di) Firenze e palazzo della Rovere

Lo sapevate che le persiane grandi in metallo di 2 metri possono essere particolarmente difficili da spostare? E che sono una seccatura da scartavetrare, da passar sopra l’antiruggine e poi da ripitturare? Ma per la famiglia si fanno anche queste cose barbose ^^”. Ed è mentre sto passando un pennello intinto nella vernice verde scuro su una delle persiane e mi arrabbio all’ennesima setola che si stacca e si unisce alla vernice che mi raggiungono i messaggi di A., particolarmente euforica, che mi ricorda delle giornate FAI di primavera del 23 e del 24 Marzo e mi chiede se le faccio compagnia la domenica. Non ho problemi a dirle di si, nonostante il poco preavviso. Quindi, armato di panino, bottiglia d’acqua e… la piccola casa trasformabile della piccola S. che mi è stata prestata il giorno prima (chi c’era sa di cosa parlo e a cosa servisse XD) abbiamo deciso di visitare prima Palazzo (di) Firenze e quindi il palazzo della Rovere.

Sala degli Elementi – Separazione degli elementi dal Caos da parte del Demogorgone

Il palazzo (di) Firenze deve la sua costruzione a Jacopo Cardelli da Imola. Segretario Apostolico di papa Leone X, che nel 1516 comprò un appezzamento di terra nel rione Campo Marzio per poterci costruire una dimora abbastanza grande per la sua compagna, la gentildonna Antonia de Raho, ed i loro numerosi figli (ne ebbero ben 10). Il proprietario morì nel 1530, e per diverso periodo di figli, non potendolo inizialmente vendere, lo affittarono. Quando la vendita fu possibile, venne acquistato nel 1551 dal papa Giulio III del Monte, che iniziò una grande opera di ristrutturazione, affidando i lavori all’architetto Bartolomeo Ammannati, per poi donarlo al fratello Balduino Ciocchi del Monte. Alla morte di del Monte, il palazzo venne acquistato nel 1561 da Cosimo I dei Medici, Granduca di Toscana e protettore di papa Pio IV, acquisendo il nome con il quale è ricordato oggi. Tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 diventa un centro mondano della Capitale, ma dopo ha inizio la sua decadenza. Rimane di proprietà del Medici per oltre un secolo, almeno fino all’estinzione della famiglia fiorentina. Nel 1872, dopo il passaggio nel Regno d’Italia, diviene prima sede del Ministero di Giustizia a Culti (come veniva chiamato allora il Ministero di Grazia e Giustizia) e dopo sede dell’Avvocatura di Stato. Dal 1926 è sede della società Dante Alighieri.

Allegoria dei Continenti

Io ed A. siamo arrivati verso le 09:10 e dopo circa 40 minuti (ci abbiamo messo poco, ma anche perchè siamo arrivati abbastanza presto) abbiamo potuto fare il nostro ingresso. Superato il portone, ci siamo dapprima radunati con gli altri visitatori nel cortile interno. Da lì la nostra guida ci ha guidato all’interno della struttura. Dopo una iniziale spiegazione sulla società Dante Alighieri ed aver visto alcune Divinie Commedie in lingue straniere (ne ho visto una in lettone ed un’altra in cinese), siamo passati attraverso la loggia del Primaticcio ed la Sala del Granduca, che i del Monte fecero affrescare a Prospero Fontana con immagine mitologiche ovviamente legate alla famiglia patrocinante, quindi abbiamo potuto ammirare nella Sala degli Elementi ed in quella delle Stagioni  i bellissimi affreschi che i Medici affidarono al pittore Jacopo Zucchi, della scuola del Vasari. Prima di terminare la visita abbiamo potuto dare un’occhiata al giardino e al Camerino dei Continenti.

Qualche considerazione/informazione/curiosità:

  1. il Palazzo (di) Firenze si trova in piazza di Firenze 27, in zona Roma Centro, non lontano da Piazza di Spagna. La visita generalmente è possibile solo su prenotazione, contattando la socità Dante Alighieri, il mercoledì dalle 11:00 alle 13:00.
  2. E’ uno di quei palazzi che, guardati all’esterno, non sembrano davvero attirare l’attenzione o essere particolari… ed invece all’interno nascondono delle perle davvero interessanti.
  3. Il palazzo è sede della società Dante Alighieri, una società che tra le altre cose propugna e favorisce la diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo. Per maggiori informazioni, vi rimando al sito.
  4. Il tema delle giornate FAI di quest’anno era “Un ponte tra le culture”, ovvero come tutte le culture siano importanti per la formazione dei popoli. Infatti la descrizione dell’affresco della “Allegoria dei continenti” è stata affidata ad una giovane (ed emozionata) volontaria del FAI di origine indiana, che nonostante qualche leggerissimo inciampo dovuto all’emozione è stata all’altezza della situazione.

Dopo la visita al palazzo, io ed A. ci siamo concessi una breve passeggiata per raggiungere la nostra seconda tappa, passeggiando lungo il Lungotevere e godendoci la bellissima giornata di Sole. Dopo una breve tappa in un bar lungo il percorso (caratteristico, “fiabesco” oserei dire… ma con un conto di 5 euro per due caffè che mi ha quasi fatto venire un colpo ^^”) abbiamo seguito la gente che stava andando verso Piazza S.Pietro ed abbiamo presto individuato la fila per il Palazzo della Rovere mettendoci in fila verso le 12:15… e rimanendoci fino alle 14 circa. Ma stavolta non è stata un fila noiosa ed i “responsabili” li citerò più avanti .

Sala dei mesi – Cancro (che doveva immaginarlo che Ercole, dopo l’Idra, poteva essere un tantino irritato….)

La costruzione del palazzo risale circa al 1480 da parte dell’architetto Baccio Pontelli per il cardinale Domenico della Rovere, un vescovo di Torino che desiderava stabilirsi il più vicino possibile alla residenza pontificia. Era una struttura così rinomata che nel 1495 vi soggiornò il re di Francia Carlo VIII in occasione della sua visita a Roma. Anche dopo la morte del cardinale della Rovere il palazzo diede alloggio a personalità illustri, come il filosofo e teologo Erasmo da Rotterdam, il duca di Ferrara Alfonso d’Este ed Isabella Gonzaga. Nel 600 fu adibito all’alloggio dei Gesuiti che lavoravano come penitenzieri presso la Santa Sede (da qui il secondo “nome”, ovvero Palazzo dei Penitenzieri). In seguito la Santa Sede lo donò all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Soffitto della sala dei semidei (non sapevo che esistessero anche gli “ittiocentauri”)

Ci hanno fatto subito entrare all’interno della “Sala del Gran Maestro”, affrescata dal Pinturicchio e dalla sua scuola, dove abbiamo avuto inizialmente una spiegazione del lavoro dell’Ordine ed abbiamo avuto modo di vedere del vestiario storico a loro legato. Quindi ci siamo spostati nella “Sala dei mesi”, che contiene frammenti di antichi affreschi riguardanti i mesi ed i miti a loro collegati che hanno dato origine ai segni zodiacali (rimanevano comprensibili solo il mese di Giugno, con Ercole che sconfigge L’Idra ed il segno del Cancro, ed il mese di Ottobre con il mito di Orione ed il segno dello Scorpione.) e quindi nella “Sala degli apostoli e dei profeti”, dove nelle varie lunette sono rappresentati appunto apostoli e profeti con dei versetti che li rappresentavano, insieme a figure di imperatori romani. L’ultima sala visitata è stata la “sala dei Semidei”, forse la più spettacolare visto il soffitto composto da sessantatre formelle dipinte su carta ed incollate su cassettoni lignei e raffiguranti varie immagini di bestiario fantastico, dai draghi ai centauri fino ad arrivare alle sfinge e a molti esseri ibridi.

Qualche informazione/curiosità:

  1. L’ingresso del Palazzo della Rovere è in via di Conciliazione 29, anche se noi per la giornata FAI siamo entrati nell’ingresso secondario di via dei Cavalalieri del S. Sepolcro 3. Anche per la visita di questo palazzo è necessaria la prenotazione.
  2. viene chiamato anche palazzo dei Penitenzieri, ed il motivo l’ho già spiegato ma… chi sono i penitenzieri? Erano sacerdoti di una certa importanza, con particolari poteri di assoluzione per casi fuori dalla competenza di un sacerdote “normale” o per casi che potevano portare a scomuniche o interdizioni. Per un quadro più preciso, vi mando alla pagina “storica” della Penitenzieria Apostolica.
  3. L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, o più semplicemente Cavalieri del Santo Sepolcro, sono un ordine cavalleresco cattolico che adesso ha per lo più forma di associazione di fedeli della religione cattolica a cui la Santa Sede ha concessi caratteri giuridici, canonici e civili. Ha ovviamente perso il carattere guerriero e bellicoso delle origini, e adesso è la sola associazione laica incaricata a sostenere attività ed iniziative a favore della presenza cristiana in Terra Santa. Infatti a fine visita hanno chiesto ai visitatori anche loro un contributo volontario per alcune iniziative in corso d’opera. Per altre informazioni, vi lascio al sito.
  4. Quando ho fatto delle ricerche su internet per l’argomento, ho scoperto che tecnicamente non tutto il palazzo è gestito dai Cavalieri del Santo Sepolcro. Un piano dovrebbe appartenere ad un hotel.
  5. Il “segreto” per le visite organizzate dal FAI è di sceglierne 2 tra le (di solito) 5 offerte e di cominciare con la visita che si vuole fare più di tutte. Anche perchè la seconda scelta di solito porta a delle file particolarmente lunghe ^^” e quindi quando siamo arrivati a Palazzo della Rovere eravamo mentalmente pronti. Ma stavolta il fato ci è stato benevolo, e non solo per una fila di “solo” due ore, ma anche per la simpatica coppia che si trovava subito dietro di noi, F. e T., che curiosamente avevano fatto il nostro stesso itinerario. Due persone che forse fisicamente si potevano considerare anziane, ma di animo e spirito così giovanile che sono stati una boccata d’aria fresca in una giornata insolitamente calda. Simpatici, gentili, educati, pronti alla chiacchiera e alla battuta, che non ci hanno fatto pesare per niente la fila. Dopo la visita ci hanno persino offerto un caffè e fatto conoscere una piccola chiesetta nei dintorni. A. era particolarmente felice di stare con loro, ed io guardandoli ho placato un’antica paura del futuro che mi riguarda: non ho avuto buoni esempi su “vecchiaia e voglia di fare” e quindi, forse anche a causa della presenza di mia nonna in casa e della sua “immobilità” fisica e mentale, temevo che a lungo andare mi sarebbe passata la voglia di esplorare, scoprire, “indagare”. Forse loro sono un caso più unico che raro, ma mi hanno risollevato lo spirito. E non me ne vogliano i palazzi e tutti gli artisti che li hanno abbelliti… ma mi azzardo a dire che la coppia di “inossidabili esploratori senza età” sono stati la cosa più interessante della giornata. Un enorme ringraziamento da parte mia ^^

Torniamo sui binari ed arriviamo all’ultima domanda: ne è valsa la pena? La risposta è SI, anche se devo ammettere che la visita al palazzo della Rovere è stata un pò troppo “marchettara” (nel senso che l’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro si è pubblicizzato “un pò troppo”, inizialmente facendo all’inizio del percorso una storia dell’ordine e alla fine chiedendo anche loro dei “contributi volontari”). Ma non è stato qualcosa di pesante, dopotutto entrambi i palazzi erano proprietà private. E comunque hanno cercato di mantenere le opere al loro interno le più integre possibili.

Alla prossima!

A spasso per… la Campania: gli scavi di Ercolano (senza cartelli)

L’unica cosa positiva dello scorso lunedì (una giornata che definire “balorda” è poco… diciamo “incomprensibile”) è stato un messaggio su Whatsapp da parte di A., che mi mandava un link nel quale mi informava che gli scavi di Ercolano sarebbero stati gratuiti il 10 Marzo (nonostante non sia la prima domenica del mese). La cosa mi aveva interessato, ma non pensavo di parteciparvi per due ragioni: la prima riguardava il lunedì (…) e la seconda il fatto che NESSUNO mi avrebbe accompagnato, nemmeno la stessa A. che mi aveva informato (non sta bene fisicamente ed aveva già dovuto farsi forza per un matrimonio al Nord). Ma la faccenda del lunedì esplose come una bolla di sapone, non lasciando nulla se non il tempo perso (…) e la stessa A. ritorna sull’argomento qualche giorno dopo, dicendomi che si stava riposando proprio per tentare l’uscita. Quindi da parte mia le difficoltà sono state prendere la mia auto e prepararmi al fatto di dover guidare, tra andata e ritorno, la bellezza di 6 e passa ore (e SPOILER! mi hanno distrutto per la tensione XD) anche se era necessario per garantire ad A. meno sforzi possibili… e la seconda è stato svegliarmi alle 05:30 la domenica ^^”

Ma alla fine, dopo essere partito da casa di A. verso le 07:30, e dopo 3 ore di viaggio in autostrada (con A. che mi ha “risparmiato” 50 km…. anche se ho dovuto insistere “per lei”) abbiamo raggiunto la città di Ercolano, dove ci avrebbe raggiunto anche C., la nostra compagna di viaggio quando visitammo Napoli per un giorno. Il tempo (infinito data la nostra stanchezza) di parcheggiare lì vicino agli scavi e finalmente abbiamo potuto visitare la nostra meta.

Panoramica scavi di Ercolano

Le leggende narrano che Ercolano debba il nome al suo leggendario fondatore Ercole, ma più probabilmente dagli Osci nel XII sec. a.C. Finì sotto il controllo prima dei Greci, poi dei Sanniti ed infine dei Romani, che la trasformarono in un centro di villeggiatura tanto che venne considerato piùun sobborgo della vicina Neapolis. Il tribuno Marco Nonio Balbo contribuì durante l’età augustea a darle un grande splendore con la costruzione di Terme, acquedotto e di una basilica. La città subì prima un violento terremoto nel 62 d.C., quindi con la famosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. (che distrusse anche Pompei, Oplonti e Stabia) la città evitò la pioggia di cenerì e lapilli grazie alla direzione del vento ma non la colata piroclastica formata da acqua, fango, pomice e gas ad altissima temperatura, che scese dal vulcano ad una velocità di circa 100 km/h e ricoprì la città per un’altezza di 15 metri. E dopo questo terribile evento, la città cessò praticamente di esistere, sparendo quasi del tutto persino dai ricordi, e al suo posto fiene fondata in seguito la città di Resina. E si arriva al 1709, quando un contadino mentre cerca di ampliare un pozzo del suo terreno scopre dei marmi pregiati. La notizia raggiunge le orecchie di un artigiano che lavorava per il principe Emanuele Maurizio d’Elbeuf, che compra il terreno dei ritrovamenti e comincia un primo scavo della zona, portando alla luce diversi reperti che vanno ad abbellire il palazzo del principe ed in seguito anche la villa di Portici del re Carlo di Borbone, che tramite il suo funzionario Rocque Jaoquin de Alcubierre dapprima compirà diversi scavi e quindi farà una prima mappatura dell’antica città. L’interesse per l’antica Ercolano scemò momentaneamente intorno al 1780, quando il ritrovamento di Pompei attirò l’attenzione e le risorse anche grazie al fatto che era più facile da riportare alla luce e che erano presenti più reperti.  I lavori ripresero nel 1828 con Francesco I delle due Sicilie, passando da scavi tramite cunicoli a quelli a cielo aperto. Per avere l’attuale luogo degli scavi bisogna aspettare il 1942. Dal 1997 gli scavi di Ercolano entrano a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

Uno scorcio dell’interno di Ercolano

Prima di raggiungere fisicamente gli scavi siamo transitati in una struttura che oltre alla biglietteria e al deposito bagagli ed abiti conteneva delle statuette di bronzo, replica delle originale statue scoperte all’interno della Villa dei Papiri (zona che purtroppo non è stato possibile visitare). Poi siamo potuti entrare nella zona degli scavi, una specie di isolotto di circa 4 ettari unito alla terraferma da un ponte di ferro. Ed una volta dentro abbiamo potuto cominciare la visita. Si è cominciato camminando lungo le varie vie della città, divise in “insulae”, ed entrando nelle varie case era possibile vederne la disposizione degli spazi e magari anche qualche affresco sui muri (ma riguardo alle case, rimando ad un punto delle “curiosità”). Essendo una città che nell’ultimo periodo della sua vita si era trasformata in un luogo di villeggiatura ci sono diverse case nobiliari, ma non mancano negozi commerciali (come la “casa del piombaio”) ed anche edifici pubblici come La basilica noniana (che però era chiusa), diverse terme ed un ampia piazza vicine alle terme Suburbane dedicata al benefattore della città Marco Nonio Balbo, con tanto di altare funerario e statua che lo raffigura in armatura. E’ stata una giornata allegra (la compagnia era quella giusta) ed istruttiva (anche se non al livello che avrei voluto). L’unico momento nel quale è calata una profonda serietà mista ad una qualcosa simile al disgusto è quando siamo arrivati nella zona dove erano esposti i resti scheletrici di alcuni abitanti. Ci è parso… di cattivo gusto. Sbagliato.

Altare funerario e statua di Marco Nonio Balbo

Qualche piccola curiosità/informazione:

  1. gli scavi hanno riportato alla luce 4 dei 20 ettari dell’antica Ercolano. Per gli altri ettari si è impossibilitati a causa della presenza dell’attuale Ercolano. In compenso si stanno continuando gli scavi per riportare completamente alla luce la Basilica Noniana, la Villa dei Papiri ed il teatro
  2. la colata piroclastica che ha seppellito Ercolano è diventata una fanghiglia capace di insinuarsi dappertutto, impedendo a materiali come il legno e la stoffa di decomporsi ma carbonizzandoli evitando loro la distruzione. Con gli anni questa fanghiglia si è solidificata diventando una specie di tufo chiamato pappamonte
  3. l’indirizzo è Corso Resina, e l’orario di apertura è tutti i giorni dalle 8:30 fino alle 19:30 (da Aprile ad Ottobre) o alle 15:30 (da Novembre a Marzo). L’entrata è gratuita (finchè rimarrà) durante le prime domeniche del mese.
  4. l’ingresso agli scavi costa 11 euro (ridotto 5,50). E possibilie usufruire di un parcheggio vicino agli scavi ma è a pagamento (2 euro all’ora o frazione) e non è custodito, anche se rimane comunque la scelta migliore dove lasciare la macchina. E’ possibile prenotare una guida (che è un’ottima scelta, anche per ragioni che vi spiegherò dopo) o affittare una guida elettronica, in varie lingue, al prezzo (se non ricordo male) di 8,50 euro.
  5. Ed ora il punto che da in parte anche il titolo all’intervento, ovvero la quasi totale mancanza di cartelli esplicativi lungo gli scavi. Magari è stato solo una fatalità dovuta esclusivamente al periodo in cui li abbiamo visitati, ma mi ha innervosito moltissimo leggere i nomi delle varie domus e non capirci granchè. Perchè quella si chiamava Casa dello scheletro? Aggiungete a questo il fatto che quasi tutti i reperti sono stati spostati in vari musei, per proteggerli e preservarli nel modo migliore possibile, e quindi a parte qualche eccezione le case non avevano niente di caratteristico e si somigliavano tantissimo tra loro. Credo che la spiegazione sia legata alle guide, visto che OVVIAMENTE se ti pagano è meglio. Ma io sono dell’idea che un cartello un minimo esplicativo non possa sostituire una guida preparata. Il cartello deve darti un’idea di quello che vedi, una guida deve farti “vivere” l’epoca antica di cui vedi solo i resti secoli dopo.

Quindi, consigliato? SI, a patto però che sia una bella giornata di Sole e che sia parte di un giro di diversi giorni nelle vicinanze. Il fatto che il giro si possa compiere in 2 – 3 ore la rende perfetta per una mattinata, ma il fatto di essere in parte spoglia e non altrettanto “spettacolare” come la più famosa Pompei non la fa risaltare più di altre meraviglie nelle vicinanze. Ma questa, ovviamente, è la mia opinione.

Alla prossima!