Archivio mensile:Mag 2011

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Causa e conseguenza. Conseguenza e causa. 
Io so chi è l'una. Lui è convinto che sia l'altra. 
Cambiano, si scambiano. Girano, confondono. 
Gioco? NO! Realtà! 
Mente annebbiata. Pensieri annegati. Ride? 
no..piange. 
La testa che scoppia. 
Chi sono? Cosa. 
Cosa sono? Malato? Si, ma di una malattia diversa. 
Cuore che si lacera. Pelle che laceri. 
Lacrime e sangue.

Adesso chiudi gli occhi. 
Chiudi gli occhi e fermati. 
Respira e pensa. 
Dolcemente, lentamente, capirai. 
Benda le ferite, apri gli occhi e guardati. 
Sei tu, nient'altro che tu.
 
 
 
Perchè vuoi negarti la felicità?

Lasciarsi andare

Ci sono giornate leggere e ci sono giornate pesanti, più divertente è quando in una giornata leggera arriva all’improvviso qualcosa di pesante. Oggi, tra un gioco e una risata ho provato un grande attimo di pesantezza: parlare. Per la prima volta, da quando ricordo di aver imparato a ricordare, parlare con una persona a me cara è stato qualcosa di pesante. Vi sembrerò ripetitiva, e forse lo sono, ma non riesco a trovare parola migliore di “pesante” per descrivere ciò che ho provato, e ciò che lei mi esprime.

So che sono mille i motivi che possono indurre una persona a chiudersi nel suo guscio, mille i motivi che la spingano ad abbandonare ogni possibilità di confronto con il prossimo, mille che la invoglino a chiudere occhi e orecchie e far finta che nulla sia successo ma so, e lo so con molta più convinzione, che a tutto c’è un limite.

Saranno passati 6 anni dall’ultima volta che l’ho vista, una bambina che inseguiva i primi sogni e oggi l’ho ritrovata, ventenne, truccata e pettinata come una donna, ma con l’atteggiamento di i sogni non se li può proprio permettere.

Lo sguardo spento nascosto da un ombretto scuro, quasi immobile, impacciata e muta. Non ha parlato, non ha sorriso, credo che non  abbia guardato nessuno. In questo giorno così leggero, fatto di risate e giochi, condito dai ricordi più divertenti di quando l’estate ballavamo nel cortile di casa, o dormivamo in 4 su un letto matrimoniale, ricordi comuni, momenti narrati a chi non li ha vissuti con noi, momenti che lei sembra non aver ricordato…che non l’hanno risvegliata.

L’ho osservata tanto, anche se bastava un solo attimo per capire cosa le fosse successo. Si è arresa. Arresa all’idea di essere fisicamente inadatta, diversa quindi sbagliata. Arresa alla consapevolezza di non avere una mente brillante, di doversi impegnare più degli altri per ottenere gli stessi risultati. Arresa, soprattutto, alla convinzione che nessuno possa provare interesse per lei, amichevole o amoroso che sia.

L’insicurezza è una delle grandi conseguenze della debolezza e mi è profondamente dispiaciuto vedere come è riuscita a cambiare una persona tanto gioiosa. L’ha portata a lasciarsi andare, a chiudere ogni contatto con il mondo esterno, a coltivare insicurezza su insicurezza, ignoranza su ignoranza, a rubarle ogni voglia di migliorarsi.  L’ho trovata triste e inconsapevole di se stessa….infelice. SOLA. Sola…causa o conseguenza?

Oggi, dopo tanto, mi sono sentita fortunata.