Archivio mensile:marzo 2018

“Tomb Raider”: un film di archeologi avventurieri… ma senza il giusto mistero

 

Faccio la premessa FONDAMENTALE di quello che sto per scrivere, e riguarda il film in sè ma soprattutto la considerazione che seguirà: tutto quello che comparirà qui sopra saranno solo e solamente considerazioni personali. Può sempre darsi che su certi argomenti mi focalizzi un pò troppo, o che forse la mia pignoleria sia molesta ^^”

Cominciamo dal film. “Tomb Raider” del 2018 è un film gradevole. Forse non vi sembra granchè, ma quando ho visto i trailer avevo un’idea totalmente diversa su come avrebbero impostato il film. Tratto dal videogioco “Tomb Raider” del 2013 (unico gioco della serie a cui abbia giocato dall’inizio alla fine), ovvero gli inizi della giovane Lara Croft ed il suo primo approccio a reliquie sconosciute e misteri, il film cerca e per buona parte del tempo riesce a mantenere il mood del gioco. La nostra eroina non sarà infatti una specie di Rambo al femminile (come mi è sembrato soprattutto nella battuta del trailer “Non sono mica un supereroe”… che nel film NON C’E’) ma una giovane donna che non vuole rassegnarsi alla morte del padre, scomparso da circa sette anni, e non appena avrà indizi su dove cercarlo si butterà all’avventura. E’ una donna forte moralmente, decisamente intelligente ed intraprendente… ma ti fanno ben capire che “sul campo” è tutta un’altra storia. Inizialmente spiazzata, confusa, molto dolorante, con l’avanzare del film capirà che anche lei possiede la tempra dei Croft, come il padre prima di lei (forse la transizione verso una Lara più sicura è un pò troppo veloce, ma è un film quindi immagino debba sottostare giocoforza a determinate tempistiche). C’è da dire che ovviamente rispetto al videogioco da cui è tratto perde miseramente: volendo salvare la protagonista e magari le scene nella tomba, il resto del film non è così intrigante. Il cattivo non è memorabile, i personaggi di supporto sono a malapena tratteggiati, ed in fondo si ha un pò l’impressione che alcuni argomenti importanti siano stati trattati frettolosamente. Ma è un film d’azione, si lascia guardare e quindi secondo me è perfetto per una serata tra amici.

Ora arriviamo al punto che più mi preme. Ricalcando almeno all’inizio diversi spunti del gioco da cui è tratto, anche qui si ha a che fare con la leggenda del regno di Yamatai e della sua regnante, la regina Himiko, dagli straordinari poteri. Nel film i suoi poteri sono legati alla vita e alla morte, mentre nel gioco sono il controllo degli elementi e la sua apparente vita eterna. Il film prende una strada diversa, e può anche essere giusto visti i media diversi. Ma pur considerando questo, c’è una cosa che non sono proprio riuscito a digerire. Non è una cosa che distrugge il film, solo gli ha fatto perdere ai miei occhi un pò di bellezza: il “vero” mistero.

Vi ricordate Indiana Jones? (Se non sapete nemmeno chi è, vergognatevi e andatevi immediatamente a recuperare i primi 3 film che lo riguardano U_U). Archeologo avventuriero, anche lui alla ricerca di artefatti leggendari e misteriosi, anche lui costretto a confrontarsi con forze avverse (nel suo caso, per lo più nazisti). La differenza è che le reliquie in questione sono… sovrannaturali. Nella mia mente il buon vecchio Indy ha sempre avuto dei punti in comune con l’Ulisse dantesco: un uomo dal multiforme ingegno, alla ricerca della verità e forse l’uomo più vicino a conoscerla. L’ultimo punto è fondamentale. Le tre reliquie con cui ha a che fare Indiana Jones (e volendo anche il nodo fondamentale del quarto film) sono su un livello che non è possibile raggiungere con la semplice logica e conoscenza. Sono forze potenti, che non si possono nè comprendere nè controllare, ed il protagonista può solo tener conto della loro potenza e pericolosità. Sono la dimostrazione di quanto l’uomo sia ben piccola cosa rispetto all’universo, ma contemporaneamente è l’esaltazione stessa dell’uomo, che quando c’è bisogno comunque affronta il mistero senza perdersi d’animo.

Potete dire che Lara Croft non è Indiana Jones. Ma qui vi sbagliate. L’eroina di Tomb Raider deve moltissimo ad Indy. Ed infatti, la cosa che ho amato nel gioco del 2013 era proprio il mistero insondabile. Probabilmente farò degli spoiler, ma la regina Himiko era veramente una strega dagli straordinari poteri, capace di controllare gli elementi intorno all’isola e con al suo servizio delle statue di samurai decisamente letali. E la disperazione che prende Lara quando se ne rende pienamente conto è comprensibilissima. Ma come Indiana Jones, pur consapevole che sono forze che non può comprendere, per salvare una sua amica si arma di tutto il coraggio di cui dispone (e di un sacco di armi XD), dà fondo ad ogni energia fisica e mentale ed affronta l’ignoto. Non scoprirà mai come mai la regina Himiko avesse tali poteri, e non c’è nemmeno bisogno di saperlo. E’ il fascino dell’ignoto, e l’eroina che riesce ad emergere è segnata ma anche temprata e fortunata. Nel film… la leggenda viene completamente spiegata. E per quanto la pericolosità rimanga comunque elevata, il film ai miei occhi ha perso un pò di valore.

Chiariamoci: non sono contro i film che danno una spiegazione a tutto quello che all’inizio non si comprende. Dico solo che determinati film avrebbero molto da guadagnare se permettessero allo stesso mistero non solo di non essere definitivamente sconfitto, ma anche di far capire all’eroe/all’eroina che a volte la sopravvivenza è anche una questione di fato benevolo.

Alla prossima!