Un attimo di fragile solitudine

Ero in macchina. Tornavo dal corso di Autocad e avevo deciso di sentire un po’ di musica, ma stavolta mi sentivo insolitamente “recettivo”. Ascoltavo in profondo silenzio. Ad un certo punto, nella girandola di canzoni più o meno orecchiabili, fa il suo ingresso “Love me like you do” (non so nemmeno se è il titolo giusto). Ho sentito dapprima il vuoto, poi la tristezza che lentamente lo riempiva, piano, senza fare rumore. Era una sensazione non bella, ma non riuscivo a cambiare stazione radio. Non mi sembrava “giusto”, anche se per qualche ragione mi sentivo sempre peggio.

Credo che la mia psiche a volte mi voglia davvero male, visto che la giornata era buona, fino a quel momento.

O forse ha approfittato di un momento in cui hai abbassato la guardia per ricordarti che sei anche un bambino piccolo, solo e spaventato. E che non è il male che pensi, solo quello che ti hanno fatto credere.

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