Elogio al (sano) egoismo

Ieri stavo vagando per la mia piccola cittadina, dopo essermi tagliato i capelli e cercando di godere per qualche minuto del calore dei raggi del Sole direttamente sulla mia testa molto meno coperta. I miei piedi mi portarono al parco, e più precisamente su una panchina sempre al Sole che si trova di fronte alle giostre per i bimbi. E’ qui, una volta seduto, che ho visto quanto segue.

Due bambini, avranno avuto 4-5 anni ognuno, che camminano sul brecciolino con in mano ognuno un piccolo sacchettino di patatine. Dietro a loro quella che doveva essere la madre. Ad un certo punto il bambino A fa un movimento piuttosto inconsulto (non l’ho capito nemmeno io, mi sembrava stesse cadendo ma forse cercava di guardare qualcosa al lato della sua visale in maniera goffa e un pò troppo affrettata) e praticamente strapa completamente la sua busta di patatine e le lascia cadere per terra tutte. Non sto qui a dirvi i pianti del bambino A, con la madre che cerca prima di calmarlo, poi si rivolge al bambino B, che osservava tutto in silenzio con il suo sacchettino di patatine ben stretto tra le mani chiedendogli se può fare a metà con il bambino A. Bambino B rifiuta categoricamente (fa un “no” con la testa) e riprende a mangiare.

Non è finita la vicenda, ma mi fermo momentaneamente qui. Mi ha dato parecchio da riflettere questo evento. Bambino B ha fatto male? Secondo me…. no. Non credo sempre che l’altruismo sia la cosa migliore a prescindere in assoluto. Ha ricevuto un “benefit” tutto per sè, ed adesso per colpe non sue deve perderlo/limitarlo? Con che diritto gli si chiede una cosa del genere? Con che diritto una persona dovrebbe limitare a volte pesantemente la propria felicità per un “bene comune”? MI sono tornate in mente diverse situazioni con cui ho avuto a che fare, dall’utilizzo di oggetti personali da parte di altri senza chiedere al proprietario (anche quando bastava un “posso usarlo per qualche minuto?”), al trovarsi in una situazione personale piuttosto disagiata e puntare il focus sul “deludere le aspettative altrui”, fino ai casi più grandi di persone che sono in crisi di coppia perchè uno dei due deve sobbarcarsi situazioni personali disagiate e CONTEMPORANEAMENTE deve badare anche all’amato/amata che invece non capisce e vuole che l’altro sia SEMPRE E COMUNQUE a disposizione.

Da piccolo sono stato piuttosto timido. Parlavo poco, ero una persona calmissima (in apparenza) e anche poco interessante. Agognavo l’amicizia altrui, la bramavo come l’acqua, eppure i muri che mettevo davanti a me non erano facilmente superabili. Una volta cresciuto, ho lentamente perso queste barriere ma in compenso ho guadagnato un certo occhio critico, principalmente su me stesso e di conseguenza anche verso il mondo che avevo intorno, suoi abitanti compresi. Ed in quel periodo ho capito che non avrei avuto tanti amici. Non l’ho mai vista come una cosa negativa, in realtà, ma soprattutto perchè faccio una netta distinzione ancora adesso tra “amici” e “conoscenti”. I secondi passano, i primi si formano per rimanere, per combattere il tempo insieme a te.  I primi sono quelli che ti conoscono in parecchi dei tuoi aspetti, anche quelli che giudicano negativi o che magari non capiscono granchè, eppure alla fine ti vogliono bene.

Noi siamo delle isole, facenti parte di un immenso e fitto arcipelago bagnato dallo stesso mare. Ma resta il fatto che siamo fondamentalmente soli. Dobbiamo badare prima di tutto a noi stessi, alle nostre esigenze, ai nostri sogni/aspettative, poi a tutto il resto. Noi abbiamo il dovere di creare ponti, ma solo quando abbiamo già avviato i lavori necessari per migliorare noi stessi. Non prima, lasciando che gli altri vedano la nostra crisi e soprattutto noi che non facciamo nulla per risolverla. A volte saremo costretti ad alzare quasi tutti i ponti, a chiudere momentaneamente i collegamenti, magari avvertendo che lo si farà (sarebbe la cortesia minima, tra amici ^^”), ma non credo dovremmo in quel caso sentirci troppo in colpa. Anche nel caso altri amici siano in difficoltà. Come puoi dare il massimo di te per gli altri se NON SEI il massimo di te? Che aiuto potresti dare mai, se sei ridotto ai minimi termini? Con questo non voglio dire di isolarsi, solo di concentrarsi su sè stessi. Se sono amici, e se sanno il motivo, come possono non capire? L’amicizia e l’amore sono due grandi limiti alla nostra libertà, ma per lo meno sono limiti scelti da noi e che consideriamo positivi. Se diventano ancor più limitanti per il nostro benessere, che senso hanno di esistere? Per questo elogio il (sano) egoismo, quello che ci spinge a migliorare la nostra situazione con le nostre forze, perchè noi stessi dobbiamo sempre avere la massima priorità. E’ il primo e fondamentale passo per sopravvivere. Credo che qualche gorno fa sul giornale “Il Messaggero” ho letto la seguente frase: “E’ l’amore per se stessi che ha permesso all’umanità di crescere e sopravvivere ai secoli”. Secondo me si abbina in un certo qual modo a quello che ho detto.

A proposito, sapete poi come è finita la vicenda dei due bambini? Bambino A piangeva a dirotto, la mamma cercava di consolarlo e bambino B mangiava le sue patatite con molta velocità. Dopo un paio di minuti bambino B si è fermato e ha lasciato il sacchettino di patatine a bambino A, che ha smesso di piangere e ha finito di mangiare quelle che erano rimaste. Bambino B probabilmente era sazio e comunque gli dispiaceva per l’altro, quindi solo in quel momento ha potuto essere altruista e dare il resto delle patatine a bambino A. Solo quando Bambino B era “felice” ha potuto rendere “felice” bambino A.

PIù chiaro di così….

Alla prossima!

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2 pensieri su “Elogio al (sano) egoismo

  1. HM

    Proprio per quello secondo me non è una questione di altruismo/egoismo, ma di buonsenso e amor proprio anche. Se il bambino b avesse ceduto subito il suo pacchetto avrebbe fatto un torto a se prima di tutto, andando a “reprimersi” e “svalutarsi” per un dovere in realtà non dovuto. In questo modo ha – secondo me – dimostrato di avere amor proprio quindi. E si tratta di buonsenso perché – come hai detto – alla fine dopo aver assunto una posizione salda avendo mangiato parte delle patatine, ha condiviso volontariamente le rimanenti con il bambino “a”, dimostrando il buonsenso e di non essere egoista per l’appunto.

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  2. the Lost Wanderer Autore articolo

    Non l’ho chiamato “amor proprio” ma “sano egoismo” per dimostrare che in fondo quelli che la gente chiama vizi in realtà lo sono solo quando vengono perpetrati a lungo e con dolo. La riflessione veniva dal fatto che molte degli esempi venivano da persone che mi dicevano di non voler passare per egoiste, quando non di egoismo si trattava ma se anche lo fosse stato sarebbe stato un livello “sano”, appunto.

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