Un uomo senza opinioni evidenti

C’era una volta un bel bambino. Sano, gioioso, desideroso di apprendere a pieni polmoni dalla sua vita appena iniziata. Crescendo si fece sano e robusto e cominciò finalmente a sviluppare un proprio pensiero originale, dettato naturalmente dalle sue esperienze, dai suoi studi, dalle persone che incontrava e con le quali pensava di poter scambiare qualche parola.

Si considerava piuttosto stupido, in realtà. Aveva sempre bisogno di fare domande, a tutti. Come un grande filosofo greco dell’antichità, anche se senza la sua potenziale carica sovversiva. Solo che Socrate era considerato il più grande sapiente dell’epoca… e lui solo una specie di piantagrane e rompiscatole. Ed inizialmente non capiva perchè. Certo, voleva sempre testare personalmente le opinioni altrui, per capirle aveva bisogno di guardarle da più punti di vista, anche chiedendo aiuto alla persona dalla quale tutto era partito. Ma a quanto pare non era una cosa “giusta da fare”. Smise allora di fare domande e smise proprio di parlare, pensando così di poter accontentare tutti. Ma lentamente attirò su di sè altre critiche, questa volta di persona “chiusa”, poco socievole, scostante.

Passò un bel pò di tempo prima che capisse una piccola verità: la stragrande maggioranza delle persone non voleva sentire altre opinioni e soprattutto non voleva che le proprie fossero messe in discussione. La gente voleva solo un dialogo unidirezionale, voleva entrare in contatto con persone dalle opinioni simili alle proprie e che quindi ne accrescessero la sicurezza. L’uomo la considerò un’opinione piuttosto triste, ma decise di darle una possibilità, di testarla: riprese a parlare, senza però dire nulla di importante, limitandosi ad annuire ogni tanto e aspettando che qualcuno gli chiedesse la sua opinione.

Quasi nessuno lo fece. In compenso, la considerazione degli altri crebbe. Comiciarono a giudicarlo una persona piacevole, con cui si poteva “parlare” in tranquillità, attenta e rispettosa delle opinioni (giuste?) altrui. L’uomo non riuscì a trattenere un sorriso sarcastico.

Era stato così facile. Aveva semplicemente smesso di avere una opinione evidente. Aveva smesso di fare domande. Aveva permesso ai suoi interlocutori di vivere momenti tranquilli, senza farsi altri pensieri, semplicemente nascondendo la paura altrui. Si sentì insolitamente coraggioso, lui che si era sempre considerato un gran fifone (ed indubbiamente lo era). Ma a che pro?

Vale la pena nascondere sè stessi, e la propria serenità d’animo, per la tranquillità altrui?

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