E’ consigliabile una “dieta” di sola speranza?

Oggi era un’altra delle mie giornate nel frenetico mondo delle Poste. Ero nel mio angoletto, intento ad ordinare la posta che mi era arrivata nel modo più veloce e preciso possibile e contemporaneamente a farmi i cavoli miei. Ma oggi non era una giornata come le altre visto che aveva una novità “importante”: una riunione sindacale con tutti i portalettere, per discutere dei nuovi cambiamenti che arriveranno con l’ingresso in Borsa di Poste Italiane.

(Che poi, noi trimestrali non siamo stati invitati. Ma in fondo li capisco.)

Non sono qui per spiegarvi quali sono i cambiamenti, non è quella l’intenzione. Ma ascoltavo passivamente, in minima parte curioso. I cambiamenti non erano positivi per la categoria dei portalettere, ed i sindacalisti stavano cercando di spiegare le difficoltà che sarebbero sopraggiunte ma contemporaneamente proponevano una specie di raccolta firme, per far “capire alla dirigenza” i motivi di dissenso e magari arrivare ad un probabile punto di incontro.

A questo punto una voce femminile, portalettere a tempo indeterminato, si è alzata stentorea, quasi urlando, lamentandosi che tutto questo è solo una perdita di tempo, perchè tanto le cose non sarebbero cambiate, perchè tanto il “sindacato ha già preso accordi con i dirigenti dell’azienda” e che quindi non voleva essere presa in giro con cose che tanto non sarebbero successe. Altre voci si sono unite alla sua, quindi non credo che alla fine questa raccolta firme avrà successo (anche perchè i sindacalisti presenti hanno forse peccato di troppa onestà , ammettendo di non avere molta possibilità di manovra. Furbissimi, oserei dire…)

L’evento ha fatto nascere in me il seguente pensiero: l’uomo è portato a fare progetti, quindi la speranza è parte fondamentale delle vita di ogni essere umano. Ma è possibile una “dieta” di sola speranza? Ovviamente no. Allora… con quanta speranza un uomo è capace di resistere alle difficoltà del mondo? Siamo esseri piuttosto fragili, in realtà. La speranza è un concetto molto forte ma anche molto vago, impalpabile. Abbiamo sempre bisogno di qualcosa di più tangibile, anche di un piccolo successo durante il percorso che ci dia un nuovo slancio nel seguire il nostro progetto, il nostro sogno. Altrimenti le forze lentamente si esauriscono, gli stimoli che ci diamo non riescono più ad accendere il “motore” e tutto… si ferma. Perde senso.

Tornando all’origine della mia riflessione, credo che in fondo la mia collega avesse ragione. Anche io sono convinto che questa raccolta firme sarebbe stata inutile, anche io credo che in fondo i giochi siano già stati fatti. Credo che ormai le speranze non la soddisfassero più, e per paura del peggio e consapevole che molto probabilmente ci sarebbe stato solo da  perdere non volesse un’altra delusione. E la capisco. Tutto molto comprensibile.

… però c’è il risvolto della medaglia. La dirigenza potrebbe trattare la cosa come “silenzio assenso”, e quindi continuare per la sua strada, pensando (o facendo finta di pensare) che siano tutti d’accordo. Quindi arrivando alla soluzione finale che tutto peggiorerà comunque.  Un cane che si morde la coda, con persone che passeranno la vita a lamentarsi giustamente e contemporaneamente senza il minimo motivo, proprio perchè non hanno tentato di fare nulla per evitarlo, anche se quasi sicuramente quel tentativo sarebbe stato comunque inutile.

Siamo ormai abituati al peggio e sembra che il mondo attuale ci sia riuscito togliendoci dalla vista il meglio. Siamo diventati come delle “cozze emotive”, aggrappandoci ad uno scoglio brutto e malconcio solo perchè quello che vediamo, con la nostra scarsa visuale, è soltanto il buio profondo. E io credevo che l’uomo reagisse meglio agli stimoli emotivi positivi rispetto a quelli negativi. Ma forse… anestetizzare la spirito è molto più conveniente.

E io, come sempre, mi faccio troppi pensieri senza soluzione. E dopotutto, anche io sto cominciando a sentire i “morsi della fame”, nonostante di speranza ne abbia masticata a vagoni.

Alla prossima.

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2 pensieri su “E’ consigliabile una “dieta” di sola speranza?

  1. HM

    Sai, leggendo questo post più che di speranze mi sembra di sentir parlare di tanta paura del cambiamento.
    In generale nei servizi pubblici l’efficienza del servizio stesso è estremamente bassa rispetto ai corrispettivi privati: sanità, servizi idrici, elettrici, telefonici. Il cambiamento che normalmente avviene quando si privatizza è un aumento dell’efficienza ed una riduzione della libertà di movimento che “prima” era concessa ai dipendenti pubblici. Questo è avvenuto – in parte – anche con ferrovie dello stato che è stata la precorritrice di poste italiane.
    Più che speranza – per l’appunto – mi sembra quindi di vedere paura: paura che le cose cambino, paura di doversi aggiornare e migliorare.
    Una dieta a base di efficienza insomma, che – come tutte le diete – spaventa in cuor suo colui che ci entra: “sarò in grado di reggere il nuovo regime?” è la domanda che tutti ci siamo posti quando abbiamo visto per la prima volta la tabella alimentare del dietologo. E credo che sia questa domanda che genera la paura del cambiamento e la speranza che il cambiamento non ci sia.
    E proprio per questo, forse, paura e speranza sono due facce della stessa medaglia in questo caso.

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    1. the Lost Wanderer Autore articolo

      Sai, io sono uno dei sostenitori della corrente di pensiero “in generale, se una persona trova un modo qualsiasi per lamentarsi lo farà”, quindi quello che scrivi trova tutto il mio sostegno. Se si trattasse di un “upgrade”, di un nuovo metodo per raggiungere una efficienza superiore, ti darei ragione. Ma nel caso che descrivevo è un tantino più complicato: si trattava (so di essere generico ma non posso approfondire ^^”) di un “adesso facciamo Y perché siamo quotati in Borsa”, ma senza rendersi conto di quali fossero i problemi di X. Insomma, trovare una soluzione senza sapere effettivamente quale è il problema concreto. Non solo, aggiungi anche che organi normalmente preposti a sostenerti contro eventuali discordanze lavorative sembrano avere le mani legate ma cercare comunque di convincere la gente che qualcosa può fare, che le cose ai possono aggiustare. Paura e speranza sono due facce della stessa medaglia, ma in entrambi i casi sono rivolti ad un futuro che migliora… non che rimane così com’è. Se non peggio.

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