Un urlo verso il cielo

E non lo faccio perchè spero che Dio (o chi per lui) mi ascolti. Lo faccio solo perchè spero di urlare verso qualcosa di infinitamente grande… e che quindi il mio urlo, una volta finito, si perda nell’immensità.

Il mio psicologo mi ha detto che sono rigido. E ha perfettamente ragione. Su certe cose dovrei essere più “flessibile”, non dovrei per forza domandarmi il perchè delle cose. A volte le cose succedono, a volte è pura fortuna… o solo sfortuna (nera).

Ma se penso al lavoro che non ho ancora cominciato… che non ho cominciato da almeno un mese… mi viene voglia di urlare al cielo con la massima rabbia possibile. Perchè tutto lo svolgersi degli eventi (anzi, del NON svolgersi degli eventi) mi sta veramente snervando fino all’eccesso. SE penso a tutto il tempo perso, a tutte le occasioni non colte mentre aspettavo questo lavoro… mi domando quale è il limite tra la sfortuna più nera e la peggiore professionalità mai vista. La prima… è un pò troppo grande. La seconda… è davvero una specie di insulto a me e a tutti quelli coinvolti nella faccenda.

Se non fosse che il lavoro mi serve per tutto quello che porta con sè… manderei davvero a fan***o il mio contatto dell’azienda, che non fa altro che rimandare e a scusarsi per il ritardo. Una volta è coincidenza, due volte è sospetto ma accettabile… ma dopo la terza volta, non è tollerabile.

Magari oggi la situazione si chiarisce. Lo spero proprio.

Non ce la faccio più…

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