A little blues song

Cominciare la mattinata con il mal di testa non è il massimo. Soprattutto se poi mi costringe a prendere un’aspirina.  Le odio. Se le uso, vuol dire che proprio non riesco a connettere.

Mentre aspetto che faccia effetto, cerco di aiutare mio padre con un problema della sua posta elettronica. Quando gli dico che la prossima volta è meglio che non clicchi su link sospetti… mi guarda quasi avessi offeso il suo onore.

Poi i miei genitori insistono che io mi informi sull’ATA. Non riesco a trovare nulla su internet, e leggono la mia perplessità.  Mio padre se la prende con me perché non ci voglio nemmeno provare,  e io mi domando perché si accalora in questo modo: ha paura che se non lo ascolto io finirò sotto i ponti oppure ha semplicemente paura di perdere il controllo su di me? Neanche citargli il lavoro che sto per iniziare serve a qualcosa… e poi, lui è stato l’unico in casa a non essere propositivo a riguardo. Non gli piace proprio.

Il lavoro non è nemmeno cominciato e già mi ha mentalmente stremato, tra rimandi continui e cose non dette. E la cosa è peggiorata dal fatto che non  è colpa di nessuno… almeno credo…

Ho bisogno di concludere la serata in maniera degna, quindi vado al cinema da solo per vedere un film molto malinconico. Si, mi martirizzo di mia spontanea volontà.  “A proposito di Davis” mi strappa diversi sorrisi, almeno fino all’audizione di Chicago. In quel punto mi sento incredibilmente triste. E capisco che per il cinema provo una certa passione, visto che in quel momento Llewyn sta suonando e cantando per me, e non per un produttore che non lo prenderà.  Ne sono convinto, tanto sono preso dalla visione.

Finisco il film, mentre torno a casa, non accendo la radio e mi lascio cullare dai rumori della strada. E sento che il “male di vivere” striscia nelle mie vene come veleno, killing me softly. Stavolta non faccio pensieri sereni, cerco di non attivare il mio airbag mentale… respiro piano, stringo con crescente forza il volante con entrambe le mani ed aspetto. Non so cosa.

Arrivo a casa. Il tempo di lavarmi i denti e sono a letto. Il veleno continua a strisciare, e mi dona un curioso effetto anestetico. Smetto di scrivere e cerco di addormentarmi. Quando sono nel mondo dei sogni, il mio inconscio è più forte. Potrebbe riuscire a fare quello che vuole.

Alla prossima. 

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