Le belle (?) favole di una volta

Mia nonna è per me fonte di curiosità,  divertimento… e sconcerto. ^^” Le avevo fatto leggere per una volta qualcosa di non religioso, ovvero “Il vecchio ed il mare” di Hemingway… e lei se lo è letto tutto, con calma. Avevo scelto questo libro non solo per la bellezza, ma anche perché è di semplice lettura e soprattutto perché il protagonista è un pescatore anziano (e lei si lamentava che i vecchi non dovessero fare nulla ^^”). Ma quando sono andato a chiederle cosa ne pensava… mi sono reso conto che non ci aveva capito niente.  O meglio: legge e dimentica un istante dopo. Fa così per ogni lettura?  Non credo: quell’opuscolo sulle chiese di Roma e su tutti i santi l’ha imparato a memoria ^^”

Altro mio motivo di sconcerto: mia nonna quando non sa niente di un determinato argomento di cui si sta parlando, cambia discorso all’improvviso e si mette a raccontare di altro. Vi dico questo perché, cercando di evitare il fatto che la stavo “rimproverando” del libro di cui non aveva capito nulla, si è messa a raccontare una favola dei suoi tempi. L’ha raccontata a metà tra il dialetto e l’italiano, ma l’ho capita e… beh, adesso la racconto anche voi e capirete perché mi dispiaceva per i passati bambini ^^”

C’era una volta una famiglia povera: papà boscaiolo, mamma casalinga e due figli, un maschio ed una femmina. Erano così poveri che mangiavano solo pasta e noci (?). I due figli frequentavano la scuola del villaggio, e la loro maestra era innamorata del padre dei bambini e li trattava molto bene, dicendo che se fosse stata loro madre sarebbe stata ancora più buona e avrebbe dato loro un sacco da mangiare. I bambini, sentito ciò,  un giorno aspettarono che la madre prendesse le noci nel fondo di una cassacampa, quindi ce la spinsero dentro e chiusero a chiave,  facendola soffocare. Poi, per nascondere la cosa, una volta tirata fuori le riempirono la bocca di gnocchi, tanto che il marito di ritorno dal lavoro pensò che fosse soffocata per il troppo cibo. Ora che erano senza madre, i figli convinsero il padre a sposare la maestra, ma una volta diventata matrigna convinse suo marito che senza figli avrebbero vissuto meglio. I figli erano nascosti ed avevano sentito tutto. Quindi un giorno il padre portò con sé i figli nel bosco e li lasciò all’interno. Ma con un po di fortuna trovarono la strada di casa. Il padre, sempre spinto dalla nuova moglie, il giorno dopo li porto` con sé nel bosco e si spinse più lontano, ma i fanciulli avevano portato con loro della cenere che usarono per lasciare a terra una traccia e tornare a casa di nuovo. Ma quando seppero che il giorno dopo stavano per essere abbandonati ancora più lontano, decisero di usare i loro panini del pranzo per lasciare una scia di molliche… che però scomparve a causa delle formiche. Persi nel bosco, i due bambini arrivarono ad una fontana magica. Il ragazzo bevve e si trasformò in una pecorella. Passarono gli anni, e un giorno il re di una castello vicino capitò da quelle parti, e trovò il bambino/pecora, che parlando raccontò al re le sue disgrazie e disse che era presente anche la sorella, che era nascosta perché si vergognava di farsi vedere nuda. Il re la fece uscire, si innamorò di lei, la coprì con il suo soprabito e la portò in insieme al fratello nel castello. La ragazza divenne la regina, scoprendo poco fopo di essere incinta ed aveva il permesso di andare dappertutto nel castello, tranne in una stanza perché c’era un pescecane. La matrigna scoprì che la figliastra era diventata regina e la volle andare a trovare.  Si fece un giro turistico del castello e scoprì la stanza pericolosa. Con una scusa fece in modo che la figliastra aprisse la porta e con una spinta la gettò in pasto al pescecane, che la mangiò in un sol boccone. Poi la matrigna si sostituì alla regina, mettendosi un cuscino sotto il vestito per sembrare incinta e quando il re le disse che era diversa dall’ultima volta, lei rispose che si era solo abbronzata. Ma la matrigna, ottenuto il potere,  volle eliminare anche l’unico che poteva smascherarla e quindi chiese al re di mangiare una pecora arrosto. Il ragazzo/pecora corse fuori dalla stanza pericolosa (quella con lo squalo) e a gran voce chiese l’aiuto della sorella, che da dentro la pancia dello squalo le rispose che né lei né i due gemelli che aveva in grembo potevano aiutarla. Ma sembra che il re fosse lì vicino, ed aveva ascoltato tutto, quindi liberò la moglie da dentro lo squalo, e gettò la matrigna nella pece bollente,  dove morì soffrendo le pene dell’inferno.

Secondo mia nonna, la morale della favola è che bisogna sempre rispettare la madre, altrimenti succedono solo disgrazie.

………….

Ora… qualche affermazione/domanda che proprio non posso non farmi…

1) che str***i i figli, che per mangiare meglio uccidono la madre! Piccoli “natural born killers” O_O
2) … ok, hanno ucciso la madre, ma quando la matrigna ordisce il piano per abbandonarli nel bosco tornano “bambini ingenui ed innocenti”
3) ma abbandonarli di notte non era un’idea migliore? Così il trucco della cenere era inutile.
4) la ragazza cresciuta permette alla matrigna di venirla a trovare? Fossi stato lei… squadra di arcieri dalle mura del castello pronti a scoccare non appena entrava a tiro ^^”
5) quanto puoi essere scema, o mia regina, per esserti fatta fregare nell’UNICO modo possibile lì nel castello?
6) … ma bisogna anche dire che nemmeno il re è un genio, visto che non riesce a riconoscere la differenza tra la sua sposa e la sua matrigna, che con la scusa (stupidissima) dell’abbronzatura riesce a metterlo nel sacco.
7) sinceramente ho il sospetto che nemmeno il fratello fosse proprio un essere amorevole, visto che chiede aiuto alla sorella solo quando sa di essere in pericolo… e visto che sapeva dove si trovava, perché non ha avvertito subito il re?

Sinceramente, dopo averla finita di ascoltare mi sono fatto un sacco di risate, ma a ripensarci… quante infanzie ed innocenze rovinate, tanti anni fa ^^”

Alla prossima.

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