Rovinarsi per fare carriera?

Qualche giorno fa ho avuto un’interessante chiacchierata con un mio collega di lavoro, riguardante… il suo futuro.

Faccio una piccola premessa: sono abbastanza in sintonia con questo collega per diversi motivi. E’ una persona abbastanza simpatica, giovane, ha quel fare da sbruffone “controllato”, ha la tendenza a fare pazzie (come una fuga a Catania per 2 giorni inventata sul momento da entrambi XD) e comunque è un ottimo interlocutore. Oltre al fatto che è un professionista, e lavora al massimo delle sue capacità e possibilità.

E’ stato quest’ultimo punto l’argomento di discussione. Si ritrova in una situazione piuttosto brutta: il suo caposervizio presto abbandonerà la nostra Capitaneria di porto e diventerà il comandante di qualche altro posto, di conseguenza lui rimarrà solo a fare un lavoro (ambito demanio e contenzioso) che obiettivamente prende un sacco di tempo e di energie. Se fosse supportato da un sufficiente numero di “aiutanti”, allora si potrebbe fare. Ma lo sappiamo benissimo (sia io che lui) che è altamente probabile, data la scarsità di persone, che nessuno gli verrà dato di supporto. E ancora adesso, quando tutti escono massimo alle 17:30, lui ormai è abbonato all’uscita alle 20:30 ^^”

Aggiungete un altro tassello al puzzle: al mio collega non piace stare in questa Capitaneria, e lui stesso mi ha detto che quando io me ne andrò (se ne parla per inizi Luglio) sarà anche peggio, perchè ero l’unica persona con cui poteva fare un certo tipo di discorsi e che comunque riusciva a risollevargli un pò il morale. Ed è per questo che ha deciso, forse con un certo anticipo, di chiedere un trasferimento ad altra sede. E’ stata una mossa piuttosto azzardata, perchè essendo questa Capitaneria la sua prima destinazione, ci dovrebbe rimanere per almeno 4-5 anni. Ma proprio non ce la fa. E cosa è successo? Il Comandante ha deciso di non far partire la richiesta di trasferimento, avendo dato parere negativo (gli fa comodo che rimanga, perchè senza di lui quella sezione va a rotoli) ed in più trattandolo da cani, almeno all’inizio. Poi lo stesso Comandante ha cercato di parlarci, e lo ha tranquillizzato…

…. su questo punto mi sono introdotto io. Gli ho fatto capire, dopo aver sentito le sue spiegazioni, che quelle famose “chiacchierate da amico” in realtà sono state come le chiacchiere di un venditore: suadenti, ma tendenzialmente utili esclusivamente alla propria causa. Ed infatti… sono passati mesi, e la situazione non è cambiata. Gli è stato promesso che “in seguito”, verso settembre, farà partire questa benedetta richiesta. E la farà partire perchè… chiariamo il concetto… probabilmente in quel periodo lui se ne andrà dalla nostra capitaneria per trasferirsi da un’altra parte. Lui è rassegnato all’idea, e io ho rincarato la dose: e se lui parte prima? E soprattutto… se il nuovo Comandante che verrà si renderà conto che perderà un pezzo importante della Capitaneria e non avrà ricambi, secondo te non sarà lui stesso a porre il veto alla tua partenza?

Se questo discorso ci fosse stato con mio padre, avrebbe avuto questo apparentemente “salomonico” giudizio: “Sei nelle Forze Armate, è normale subire queste specie di angherie, fanno parte del lavoro…. un giorno non succederanno più”

Al che, ogni volta che mi arriva a dire questi discorsi, mi incavolo come una bestia. Quindi, secondo il suo giudizio, tu dovresti rovinarti l’anima per anni senza nemmeno cercare almeno di far sentire il tuo punto di vista? Il problema è che, a volte, se non si alza la voce nessuno ti ascolta veramente. Infatti, tra i miei suggerimenti, gli ho suggerito di chiedere al Comando almeno di poter recuperare qualche giorno, visto che lo stanno spremendo come un limone e presto per lo stress non riuscirà nemmeno a lavorare bene. Quando mi ha detto, ridendo, che ha ben 500 ore di recupero, ho fatto questa faccia => O_O

Lui ha deciso di non agire in questo momento perchè ha una “visione d’insieme” della faccenda: preferisce subire perchè vuole fare carriera, e quindi fa un discorso di “vantaggi futuri”. E io ribatto dicendogli che non può ignorare il “particolare”: magari alzare la voce può essere davvero controproducente, ma è anche vero che se non decide di prendersi i suoi “sacrosanti” spazi, vivrà di m***a e soprattutto darà adito a futuri discorsi del tipo “Beh, sei riuscito a farlo fino ad adesso… perchè ti lamenti? Le cose non sono cambiate.”

Naturalmente i miei non li ho posti come consigli, ma è stato solo un mio tentativo di fargli vedere un altro punto di vista, e fargli capire che è più importante di quanto pensi.

Spero solo che sappia quello che fa. E’ un ragazzo giovane, volenteroso e merita ogni successo.

Alla prossima.

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