Leggere

E’ sabato, piove e sono solo a casa. Avrei voluto fare 2 passi, ma di uscire (data l’intensità della pioggia) non era il caso. E la Playstation3 stavolta non mi lanciava alcun segnale. Ho pagato l’affitto al mio padrone di casa (oggi 308,02 euro, per la precisione) e quindi ho pranzato e sono rimasto finalmente solo a casa.

Era più o meno mezzogiorno/mezzogiorno a mezza. Dovevo andare in bagno, e prima di sedrmi comodamente sulla tazza del gabinetto mi sono preso il libro che mi sono comprato durante la mia “discesa” in Calabria subito dopo la mia breve licenza (è sempre troppo breve). In realtà l’avevo comprato con il proposito di riuscire a trovare il tempo “mentale” di leggerlo, e mi volevo autospronare. Visto che mi attendeva una mezz’oretta di “comodità obbligata”, almeno mi sarei letto una ventina di pagine.

…………………………

Ho finito di leggere il libro (“Storia di un corpo” di Daniel Pennac) e quindi lo poso sul bordo della vasca. Guardo il telefonino. Sono  le 17:10! Ed in quel momento, quando sono consapevole del tempo passato, mi rendo conto che:
1) sono una specie di cubetto di ghiaccio. Non sento più mani e piedi.
2) le mie gambe, abituate alla troppa immobilità, per qualche secondo non mi sorreggono.
3) ci sento benissimo. Riesco a cogliere rumori bassissimi ed insignificanti (non sto scherzando, ho sento il debolissimo mugolare di un cane sotto la pioggia. E ho controllato.)

E in più, anche se si può considerare assurdo sento gli effetti di un cervello in movimento. Non lo so, ho come l’impressione di ragionare meglio, di essere più sveglio e quella piacevole e apparentemente dimenticata sensazione di essermi così tanto immerso nella lettura, immedesimato nelle sensazioni del protagonista, che ritornare alla realtà mi provoca un strana confusione, come se mi svegliassi da un sogno.

E non ho fame. Il mio cervello, una volta nutrito, ha placato la fame nervosa che mi attanaglia da mesi.

E se vogliamo dirla tutta, leggere quel libro mi ha dato spunti su cosa potrei scrivere qui sopra.

… mi sento tranquillo. E mi ci voleva.

Alla prossima!

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