Essere allegro… deprimente… allegro… deprimente…

Non capisco perchè… ma è strano il fatto che lo schema dei miei interventi su questo blog è sempre lo stesso. Un intervento allegro, poi uno in cui sono depresso o triste. Ed è strano confermarlo anche adesso.. considerando il precedente intervento piuttosto caciarone e che molti potrebbero aver giudicato poco credibile (confermo che è tutto vero). Sarà un intervento deprimente… quindi vi dò l’occasione di non leggere il seguito. sarebbe il mio solito intervento in cui ne approfitto per lamentarmi.
 
…….. primo avvertimento. Lasciate adesso finchè siete in tempo.
 
…….. secondo avvertimento. La prossima riga sarà troppo tardi. Ok, ve la siete cercata.
 
Tempo fa, quando ero ancora alle superiori, mi vantavo di essere una persona ottimista. Sapete, quelle persone che sembrano indossare sempre degli occhiali con le lenti rosa e tutto il mondo è una continua meraviglia. Le cose brutte all’epoca erano poche, e forse per questo erano sottovalutate. pensavo sempre che in fondo sono problemi che passano, con il tempo o con un minimo di buona volontà.  E devo dire che… vuoi il caso, vuoi qualunque altra cosa, alla fine andava tutto bene. Infatti, a parte momenti scolastici ho bei ricordi di quel periodo. Nessun problema "reale". Andava tutto bene, in un modo o nell’altro.
Poi.. credo sia stato l’inizio dell’università a dare il "via!" a una serie di problemi che non sono riuscito ad ignorare. Problemi con materie da studiare… e fin qui nulla di terribile, in fondo sono sempre e solo voti dati secondo il giudizio personale di qualcuno… ed infine problemi sopraggiunti anche a livello personale. All’inizio i secondi problemi non sembravano granchè. In fondo, bastava proseguire con la solita vecchia strada. Usata e sicura. E il mio ottimismo è stato strettamente legato alla mia razionalità: tutto ha una spiegazione, tutto si può capire e su qualunque cosa si possono prendere contromisure. 
Poi.. ad un certo punto ho cominciato a non capire più niente. O meglio, le cose che non capivo aumentavano. All’inizio erano poche.. le ignoravo e tutto andava bene. Poi sono diventati tanti. E io.. sono stato sommerso. Mi domando ancora, a dire il vero, se questo c’entra qualcosa con la mia ingenuità. La mia voglia di continuare a vedere le cose nel modo migliore. Ho coperto l’amaro con uno strato di dolce. Ho preferito vivere il presente perchè il futuro mi fa paura. 
Vorrei poter dire che il passato abbia l’effetto opposto del futuro. Oh, come lo vorrei! Purtroppo, in casa vivo con una persona che si ricorda tutto quello che ho fatto nella vita. E si ricorda OGNI mio errore. Unite questo al fatto che è una persona con il vocione e che tende ad innervosirsi per un nonnulla. Aggiungete come ciliegina sulla torta il fatto che riesce a fare "collegamenti tra disgrazie" e che è un mio genitore… adesso capite perchè mi sento impotente. 
Lasciamo perdere il passato.. che è passato e quindi immutabile. Se dovrà tormentarmi lo farà, che lo voglia o meno.  Visto che sono una persona che cerca di ragionare sulle cose…. potrei pensare che tutti questi miei problemi siano il prezzo del passaggio alla vita adulta. E potrei lamentarmi.. ma solo con me stesso che forse ho volutamente rimandato questo passaggio il più a lungo possibile. E adesso mi trovo indietro. Adesso che sono triste, penso che quando capirò sarà tardi….
…. se il pensiero non mi prende in pieno è solo a causa del mio "airbag mentale", come lo chiamo io. Per qualche motivo non riesco ad essere depresso fino in fondo, ma un attimo prima dell’abisso riesco in qualche modo a fare un passo indietro. Mi ricordo di qualcosa di buono della mia vita… e ce ne sono, sarei ipocrita se negassi…. e riesco a fare un altro respiro. Più profondo, più tranquillo. "Ci sarà…. dentro me e al di là.. dell’orizzonte… una piccola poesia anche per me" (giusto per citare una canzone di Elisa).
Uno dei motivi per cui scrivo questo blog è perchè questo airbag funziona male. Non stabilizza più. Il mio umore non fa altro che andare su e giu…. non si ferma mai nel mezzo ma ondeggia in continuazione. Quindi passo da un tristezza senza apparenti limiti a momenti minimi di felicità (??). Naturalmente la tristezza occupa più tempo, e la felicità interviene poco e sempre un istante prima del punto di non ritorno.
Come sto adesso è un esempio. Ho appena litigato con mia madre, i 2 giorni di tranquillità perchè senza genitori li ho praticamemnte dimenticati. Ogni cosa che leggo e che sento ha un retrogusto acido. Mi consuma.. mi stanca. Forse più la seconda, ma preferirei la prima. Almeno nel primo caso potrei avere un motivo per ricominciare.. sarei forzato a ricominciare. Invece è una sorta di eterno tormento. Mi riprendo.. mi distruggo.. mi riprendo.. mi distruggo. Odio il mio airbag mentale. Preferirei raggiungere una delle due estremità. Una qualsiasi. Invece mi trascino per la mia strada polverosa… e vado persino contro alla regola che un vero uomo non si lamenta mai. "Il leone si lecca le ferite nel buio e nella solitudine della sua tana". Io non sono mai stato un leone, purtroppo…. anche se ci ho provato. Uno dei motivi.. ora che ci penso.. per il quale arrivo a discutere con mio padre. Che è.. Superman. -_-”
 
Provare non vuol dire riuscire. A pensarci bene, tutto questo intervento è inutile. Troppo lungo. E secondo quello che ho letto dal libro dell’Hagakure "In verità, ogni singola parola è importante". Bastavano 2 semplici parole.
 
Sono triste.
 
Alla prossima. 
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Un pensiero su “Essere allegro… deprimente… allegro… deprimente…

  1. Aurora

    Troppo lungo Johnny? Allora io che dovrei dire dei miei chilometrici interventi sul mio blog?In ogni caso, amico mio, altalenare tra tristezza e felicità fa parte della vita, è inevitabile. E ti dirò: l’innocenza dei bambini fa vedere tutto il mondo roseo e immacolato, nasconde i dolori e le amarezze. Capire significa svelare…svelare che dietro tante cose si cela dolore. Capire, però, significa anche scoprire (in positivo): scoprire gioie più grandi e più profonde, che gli occhi ingenui del bambino prendono un pò "alla leggera", se così possiamo dire.Un bambino non concepisce l’Amore come lo concepisce un adulto; un bambino non concepisce il Dolore come lo concepisce una persona matura.Rientra tutto nel gioco della crescita: ad un certo punto si DEVE uscire dal mondo fiabesco, perché il contatto con la realtà è necessario…Contatto che ti permette di vivere più profondamente la vita, nella gioia e nel dolore.Io l’ho sperimentato in prima persona, amico mio.Non essere triste…un abbraccio

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