Losing the game

Ieri sera ho avuto modo di assaggiare la medicina che involontariamente mi capita (a volte) di somministrare ai miei amici. Il "non aver modo di capire e di conseguenza di cercare di intervenire". Nome lungo, vero? Non ho altro modo di spiegarlo, purtroppo. Vi sarà capitato anche a voi di avere giornate no, giornate in cui siete tristi/ depressi/ inconsolabili. Ed in quelle giornate, a volte una persona a voi amica se ne accorge e cerca di sapere cosa c’è che non va. Ma gari voi non avete voglia di parlarne, sia perchè volete soffrire ancora da soli o sia perchè pensate che sono vostri guai e non vale la pena di rovinare la giornata al vostro amico/amica. Bene, ho provato questo sapore… è un sapore amaro, aspro, di qualcosa di incompleto a cui voi non potete mettere mano per cercare di rimediare. E’ lì, e voi non potete farci nulla. Personamente è stato.. frustrante. Si, questo è il termine giusto. Non poter fa nulla per migliorare la vita di qualcuno per me è una delle cose peggiori che mi possa capitare.
 
Ma non è questo il problema. Sono partito da quell’episodio (che spero che la persona in questione abbia risolto) per arrivare al termine "frustrante". Negli ultimi tempi ho sempre l’impressione di aver capito una cosa. Sto partecipando ad una specie di enorme gioco, che è la mia vita. Ma è da poco che comincio a conoscerne le regole. Quindi, da una parte mi meraviglio della strada che ho fatto: ho avuto imprevisti e gioie in ugual misura, ma per essere stato ignaro delle regole di questo gioco, devo ammettere di essere stato molto fortunato ad essere arrivato fin dove sono adesso. Dall’altra… è frustrante. Si, di nuovo. Chissà quanto ho perso e sto perdendo ancora adesso, anche ora che sto scrivendo queste parole. Conoscere le regole è un pò come crescere. Sapete, si parte da bambini, si diventa ragazzi ed infine uomini. (naturalmente la cosa va espressa anche al femminile). SApete benissimo che non parlo di fisico, bensì di mentalità. Ecco.. mi ritrovo, ragionando obiettivamente (non metto in campo l’emotività, altrimenti so già che finisce male) ad essere ancora un ragazzo. Non sono cresciuto, non sono evoluto come si doveva aspettare da me. Come IO doveva aspettarmi. E, cercando di essere un pò autoironici, forse mio fratello più piccolo in un certo senso mi supererebbe (grazie al cielo, solo in alcuni ambiti ben definiti e piccoli). Mi ritrovo ad essere lento. Ne ho sempre fatto un vanto, della lentezza: ragiono meglio, valuto bene le cose…. si, ma ho esagerato. Io sono qui. Una volta avrei detto "inamovibile come una roccia" ( e sebbene non sia bello, il fatto di essere solido in parte mi rassicurava) adesso mi rendo conto, visto che sto scoprendo le regole, che in realtà mi sto muovendo. Il che era anche ora. Ma ci ho messo troppo tempo, e tutte le altre persone che fanno parte del mio mondo sono già lontane. Che motivo avrei adesso di accellerare, mi mettere la quarta marcia, quando ormai gli altri sono già lontani e forse irraggiungibili?
 
Mi sto lamentando. NOn dovrei farlo. Dovrei tirarmi su e cercare di rimediare. Ma tutto ciò.. ormai non ha più molta importanza. Sono bloccato da ciò che mi tormenta ogni giorno. E’ brutto pensare che in fondo non hai la minima possibilità che il mondo si possa adattare a quello che sei tu, con tutti i difetti che uno si ritrova ma anche con qualche cosa bella. Il mondo gira anche senza di te. Non ha bisogno di capirti. Non ha molto rispetto di quello che sei. Gli importa solo se sai giocare o meno al gioco. Se ne sei capace, ti fa continuare la tua avanzata. Se non ne sei capace… rimani dove sei. Ciò coinvolge anche le persone del tuo mondo. Ti staranno vicino finchè non diventerai troppo lento da essere una palla al piede. POi, magari sinceramente dispiaciuti, ti abbandoneranno. Non ne potranno fare a meno.
 
E scusate. I soliti sproloqui di un depresso nell’intimo.
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2 pensieri su “Losing the game

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