Anime della nebbia (parte 14 – Crepuscolo)

Lo rivedo di nuovo al porto. So che è il porto perchè stavolta, oltre allo sciabordio dell’acqua, non c’è la nebbia della volta precedente. NOn che si veda molto, a dire il vero, visto che è sera e la scena è illuminata da qualche luce distante. Peter è all’entrata di un capannone ed indossa i suoi soliti abiti. Riesco a vedere solo questo, perchè l’illuminazione è piuttosto scarsa. Il detective sembra attendere qualcosa o qualcuno. Non sembra impaziente, anzi ad un certo punto lo vedo mettere le mani in una delle tasche dell’impermeabile e prendere una sigaretta e l’accendino. Lentamente accende la sua sigaretta, e dalla debolissima luce che si crea in quei pochi secondi riesco a vedere che le mani del detective sono bendate. Si mette tra le labbra la sigaretta accesa ma non aspira. Chiude l’accendino e lo rimette in tasca. Si guarda attorno, sospirando. "Ma quanto ci mettono?" borbotta Peter, aspirando il fumo dalla sua sigaretta… e stavolta non tossendo. "Cerchiamo di finirla presto questa farsa." scuote il capo, mentre mette la mano nell’altra tasca dell’impermeabile e prende una pistola.
 
Poi, nel sogno ho una serie di flashback. Nel primo vedo il detective a casa del suo cliente, il signor Hemingway. Il padrone di casa sede sempre sla solito posto, dietro la sua scrivania, e osservando con una certa curiosità il detective gli domanda "Cosa fa qui? Mi è stato detto che si trovava all’ospedale…" Peter, che si trova praticamente all’ingresso della stanza ed è semi coperto dalle ombre, replica secco, quasi ignrando la domanda "Ho scoperto dove si trova il suo rubino." NOn aggiunge niente altro, lasciando la parola al padrone di casa. Il signor Hemingway ha all’inizio un’espressione perplessa, ma è un’espressione che scompare praticamente subito, lasciando posto al sorriso e ad un’espressione soddisfatta. "Benissimo! Eccellente"" si sfrega le mani con aria soddisfatta "E dove…" viene immediatamente interrotto dal detective "Porto, magazzino 23". Sembra esprimersi esclusivamente con poche semplici frasi. Dopo qualche secondo di pausa, Peter riprende "Sono disponibile ad andare personalmente a recuperare il gioiello. Ma naturalmente pretendo un sovrapprezzo." Il padrone di casa annuisce convinto, quindi Peter riprende "Penso di potermela cavare senza destare sospetti e senza affrontare sparatorie o cose del genere…" ma stavolta è i detective ad essere interrotto "No, no… pretendo che quelli che mi abbiano derubato vengano puniti." Uno sguardo quasi sadico negli occhi del padrone di casa, che a quanto pare non è sfuggito al detective, che deglutisce "Nessuno può farmi uno sgarro e continuare impunito. Anzi.. proprio per questo, le metterò come supporto una scorta di 5 persone. Non si preoccupi, sono tutti affidabili e ottimi tiratori" Peter fa un paio di passi avanti, borbottando "Lei capisce che in questo modo salta ogni mia copertura? NOn capisce che rischiamo di avere a che fare con probabili morti anche da parte nostra?" Ma il signor Hemingway sembra irremovibile "Agirete stasera, giusto? Quindi la raggiungeranno al posto che mi ha detto tra un paio d’ore. Ora può andare.. avrà da prepararsi." Termina senza ammettere repliche. Senza dire una parola, il detective esce dalla stanza.
 
Nel secondo flashback, vedo l’interno della casa della signorina Peach. Precisamente la cucina. Tutti coloro che abitano la casa sono riuniti nello stesso posto: Elizabeth sta sorseggiando qualcosa di caldo da una tazza, Thea sta pasticciando su un foglio di carta nel tentativo di colorare un disegno fatto a matita, i due gatti stanno mangiando qualcosa in un paio di ciotole. Atmosfera piuttosto tranquilla, e l’unico rumore è quello dei pastelli. Poi, si sente il campanello di casa. La signorina Peach si volta verso l’ingresso, quindi si alza in piedi "Tesoro, torno subito." Vede la piccolina annuire con la testa, quindi si incammina verso l’ingresso. Apre la porta, e si ritrova davanti la figura del detective, che la osserva piuttosto serio. "Signor Red, che piacere vederla!!" fa un passo indietro, aprendo ancora di più la porta forse per dargli spazio "la prego.. entri. Non ho ancora avuto modo di ringraziarla per…" ma viene subito interrotta da un cenno della mano che le fa segno di fermarsi "Entrerei volentieri, ma adesso ho qualcosa da fare." Un profondo respiro "Ero venuto a dirle che probabilmente questo sarà l’ultimo giorno che le occuperò la casa che mi ha dato in affitto." La signorina Peach sembra piuttosto perplessa e contrariata dall’affermazione. "Perchè? C’è qualcosa che non va? SE ci sono problemi, possiamo parlarne… apprezziamo molto la sua compagnia, non se ne vada." Il detective la osserva serio, mentre si accorge con la coda dell’occhio che dalla cucina vede la testa di Thea che osserva tutta la scena. La vede sorridere di gioia per poi sparire di nuovo. Il detective torna a guardare la madre della piccola, continuando "Mi creda, rimarrei volentieri." poi sospira "E non ho detto che me ne andrò sicuramente. Solo.. il mio lavoro sta per finire e potrebbe portarmi lontano. Quindi… se entro domani sera non sono tornato a casa, la autorizzo ad entrare nell’appartamento e prendere tutto quello che trova e che mi riguarda. C’è anche il pagamento dell’affitto." annuisce, per poi osservare dietro la signorina la piccola Thea correre verso la porta correndo quasi la stesse inseguendo qualcuno, fermarsi proprio davanti al detective e mostrarle trionfante un disegno. "Grazie!! Tieni questo…" dice con la sua vocetta, aspettando che il detective si decida a prendere il disegno. Peter lentamente lo prende. SEmbra sorridere, di un sorriso piuttosto rilassato, come non gliene ho mai visto fare in tutto il sogno. Piega il disegno in 4 parti e lo mette nella tasca destra dell’impermeabile. "Grazie…" mormora quasi come se la voce si stesse esaurendo. Quindi, forse per evitare che lo vedano commosso, si calca il cappello sul viso, e termina con un "Spero di rivedervi un giorno.. tutte e due." Poi, un cenno della mano in segno di saluto, e si allontanana. La piccola Thea risponde festosa agitando la mano per salutarlo, e quasi gridando "Ciao!! Ciao, signor Red!!"; Elizabeth invece lo vede andar via. mentre una strana inquietudine compare sul suo volto.
 
Tornando alla realta, il detective sente dei passi. Subito si volta, e vede così l’arrivo della "cavalleria". Arrivo forse un pò troppo rumoroso, ma per qualche motivo noto solo a lui non sembra sorpreso troppo del fatto che nessuno all’interno del capannone abbia sentito nulla. "Siamo pronti?" dice prendendo la sua pistola. Tutti gli altri annuiscono, e Peter annuisce in modo grave. Si avvicina alla porta, naturalmente chiusa. "Via il dente, via il dolore…" borbotta per poi dare un poderoso calcio e spalancarla, facendo il suo ingresso all’interno. I 5 uommini rimasti fuori attendono diversi secondi, una decina più o meno, senza intervenire o dare man forte. Quindi fanno un cenno di assenso, caricano le armi ed entrano anche loro.
 
Alla prossima.
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