Anime della nebbia (parte 13 – Ultimo raggio di Sole)

 
E’ passato un giorno. Vedo la stanza dove dovrebbe alloggiare il detective, ma lui non è presente. La cosa divertente è che nel mio sogno, avendo una sottospecie di taglio cinematografico, il mio sguardo si sposta a destra e sinistra, quasi nel tentativo di trovare il detective nascosto. Poi, la mia visione si sposta verso la porta d’ingresso che si apre. Su una sedia a rotelle si trova Peter, ancora con il suo pigiama da ospedale, che viene spinto da un’infermiera che sembra lo stia rimproverando. "…e per l’ultima volta, non può girare da solo a piedi per l’ospedale. Lei ha bisogno di riposo e non deve sforzare le gambe.. anche se crede di poterlo fare!" L’infermiera lo ammonisce mostrandogli il dito indice della mano destra, con il detective che annuisce piuttosto stancamente. Una volta fermi nella stanza, l’infermiera lo aiuta ad alzarsi dalla sedia a rotelle e gli dice "Bene, adesso si distenda sul letto e si riposi. E per sicurezza.. dirò al poliziotto di guardia di stare più attento." L’infermiera sembra soddisfatta, ed il detective annuisce con una certa indifferenza. Quasi non gliene importi nulla. L’infermiera esce dalla stanza. Il detective naturalmente non si sdraia e anzi, comincia a vagare quasi fosse una tigre in gabbia. Ma la sua solitudine dura pochissimo, infatti neanche 5 minuti e qualcuno bussa alla porta della camera. Fa il suo ingresso un poliziotto, sicuramente uno di guardia, ed apre la porta giusto uno spiraglio per far passare la testa. "C’è qui il signor Jack Ace.. lo faccio entrare?" Peter ci pensa un attimo, per sorride e fa cenno di "si" con la testa. Il poliziotto apre totalmente la porta e permette all’ospite di entrare. L’ospite… sembra un hippy. La stazza è quella di Peter, ma ha i capelloni lunghi così tanto da coprirgli quasi completamente la faccia, indossa pantaloni e magliette psichedeliche e ha una barba incolta. "La informo signore che ha a disposizione solo 10 minuti." L’hippy volta la testa verso il poliziotto e fa con la mano il segno dell’ok. Il poliziotto esce dalla stanza, lasciando i due da soli.
 
Peter è il primo che rompe immediatamente il silenzio. "Che travestimento… ridicolo!" commenta ironico. L’hippy sposta i capelli dal viso, rivelando una faccia conosciuta "Penseresti mai che una persona come me possa ricorrere ad un travestimento simile?" Black Jack continua, sottovoce "Scherzi a parte, sono qui per sapere cosa sai delle esplosioni." Peter socchiude gli occhi, quasi cercasse di inquadrarlo meglio, quindi risponde con lo stesso tono di voce "Sono qui, in una stanza di ospedale, sorvegliato da un poliziotto alla porta e da un’infermiera che è peggio di un generale nazista… secondo te?" Il malavitoso stringe entrambi i pugni, piuttosto scocciato "Che ti è successo? So che un’esplosione ha coinvolto anche te." Black Jack prende una delle sedie presenti, si siede e comincia a parlare "Qualcuno ha trovato il mio bar, ha lasciato una valigia esplosiva… e boom." lo dice con una certa depressione, che viene subito sostituito da un tono decisamente più duro. "Io non mi sono fatto quasi nulla, ma mia figlia ha riportato alcune bruciature…" sembra davvero furioso, rosso in volto e tremante quasi fosse sul punto di scattare. Peter se ne avvede, infatti mette una mano sulla spalla del malavitoso. "Calmati." il tono è insolitamente comprensivo, dolce "Se tua figlia si fosse fatta davvero male, a quest’ora saresti in città a distruggere qualunque cosa ti saresti trovato davanti." Black Jack sembra calmarsi "E comunque.. forse so di chi è la colpa dei nostri guai" Il malavitoso solleva lo sguardo verso il detective, in attesa di una sorta di rivelazione. Il detective sembra abbozzare un sorriso "Ma prima di tutto, devi farmi un piacere." lo sguardo del malavitoso si fa perplesso "Senti…. non mi fare quella faccia. Qui dentro mi sento inutile. DEvo agire.. ma non posso muovermi di qui. Dammi una mano ad uscire prima di domani mattina… e io ti informo di tutto quello che so." Black Jack ci pensa un pò su, quindi annuisce "Stanotte manderò qualcuno a farti uscire di qui, quindi mi raccomando vedi di calmarti." Il detective annuisce tranquillo. Il malavitoso risistema i capelli sugli occhi, in modo da nascondere le fattezze. Ma quando fa per uscire, Peter lo ferma bloccandogli un braccio con la mano. "Che c’è?" Il detective borbotta "Senti, dovresti fare in modo da portarmi anche una cosa…" e gli fa segno con la mano di avvicinarsi. Una volta l’orecchio del malavitoso a portata di bocca, gli sussurra qualcosa. E prima ancora che Jack gli domandi il motivo, il detective risponde "Mi serve per un saluto. Non domandare altro…." sembra quasi imbarazzato ".. e portamelo." Riceve un mugugno e un cenno affermativo del capo come risposta, quindi lo vede andare via… proprio un attimo prima che il poliziotto faccia il suo ingresso nella stanza per avvertire che il tempo è finito. Rimasto di nuovo solo, si sdraia sul letto e chiude gli occhi, addormentandosi quasi subito.
 
Le immagini ritornano quando è notte fonda. L’orario non lo so con certezza, ma deve essere davevro tardi. L’ospedale sembra vuoto, e i poliziotti che fanno la guardia ad alcune porte (tra cui quella di Peter) stanno dormendo profondamente sulle loro sedie. Quello della stanza di Peter addirittura ronfa sonoramente. Poi si sente rumore di ruote, e una infermiera che spinge una sedia a rotelle. Si muove in maniera… quasi provocante. Nel senso, sembra che stia facendo una passerella d’alta moda. (Diciamo che sculetta moltissimo ^^”). La donna raggiunge la porta d’ingresso della stanza di Peter, ma prima si ferma davanti al poliziotto. Lo guarda quasi schifata, quindi gli dà una leggera spintarella. Il poliziotto crolla a terra, facendo un brutto tonfo… ma non si sveglia. "Potente!" commenta ridacchiando la donna, per poi entrare nella stanza. E ad attenderla, trova Peter già in piedi. "Mi stavi aspettando da tanto?" domanda languida e maliziosa. Peter replica serio "Veramente no.. a giudicare da quanto mi ha raccontato stamattina tuo padre, dovevi essere in fin di vita…" La donna sbuffa "SEmpre ad esagerare papà!!" Peter osserva la sedia a rotelle e allunga la mano per prendere una specie di grande cono di carta, che fa da contenitore a qualosa. "E’ qui dentro?" La donna risponde "Quello che avevi chiesto… a cosa ti serve?" Il detective si siede sulla sedia a rotelle e senza guardare la donna le dice "Prima di uscire, passiamo davanti alla stanza 47". La donna apre la porta e mentre spinge la sedia a rotelle domanda "Quella con la poliziottta ferita?" Non riceve risposta.
 
Raggiunta la stanza, la donna fa per aprire la porta (anche perchè anche quel poliziotto di guardia sta dormendo alla grande) ma Peter fa un cenno della mano per fermarla. Si alza lentamente in piedi, sussurrando "Entro solo io… per favore." La donna apre la bocca quasi per dire qualcosa.. ma c’è qualcosa nel tono del detective che la fa desistere. Annuisce semplicemente, mentre lo vede entrare nella stanza. Peter dopo essere entrato, si assicura di chiudere per bene la porta (più che altro perchè perde un apio di secondi in più con la mano sulla maniglia) quindi fa qualche passo verso il letto. Le luci della stanza sono spente, e le uniche luci sono quelle dei macchinari accesi attorno al letto. E nel letto, il commissario. Avvolta dalle coperte, con fuori solo le braccia e la testa. Diverse fasciature sono visibili e anche dei tubicini attaccati alle braccia. Ma a parte questo, sembra stia riposando beatamente. Il respiro è leggero ma regolare. Peter raggiunge il lato del letto, e rimane qualche secondo ad osservarla. Tra le mani stringe il lungo cono di carta, e dal suo interno tira fuori un girasole. Lo deposita delicatamente vicino ad un braccio della paziente. "E’ stato…" le parole gli escono a fatica ".. bello vederti… di nuovo." Queste sono le ultime parole che gli escono. Silenziosamente come era entrato, così esce dalla stanza. Si siede di nuovo sulla sedia a rotelle, evitando lo sguardo della donna che lo sta aspettando. Fa cenno con la mano di andare via. Mentre percorrono il corridoio per uscire, la donna domanda "Perchè un girasole?" Per diversi secondi non riceve risposta, e sinceraente sembra non farsi illusioni… ma gli arriva un leggerissimo sussurro "Per ricordarle cosa è stata per me. E’ forse l’ultima volta che posso dirglielo". Poi, si chiude in un profondo silenzio.
 
Alla prossima!
 
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