Anime della nebbia (parte 11 – Incentivi)

 
Mi ritrovo di nuovo nella casa presa in affitto da Peter. Il detective è seduto alla sua scrivania, davanti a sè diversi fogli sparsi rappresentanti rapporti di indagini (sono fogli fotocopiati, molto probabilmente sono gli stessi che gli sono stati dati dal commissario) e li sta sfogliando e controllando in maniera piuttosto caotica. Ne prende uno, ne legge un paio di righe quindi lo lascia sul tavolo e ne prende subito un’altro, facendo lo stesso. Doipo un pò, circa una decina di minuti, lascia perdere e si appoggia stanco sullo schienale dela sedie, con le mani incrociate dietro la nuca. Sbuffa rumorosamente, quindi dalla tasca prende una sigaretta e se la mette tra le labbra, senza accenderla. "Tutta questa situazione mi puzza di già vissuta." scuote il capo "Ritrovo tutte le informazioni su questo vecchio clan…" lo sguardo del detective si sofferma per un paio di secondi su uno dei fogli, raffigurante il tatuaggio a forma di serpente che è presente su ogni persona facente parte di quella banda criminale "… ma ho l’impressione che mi sfugga qualcosa." Sbuffa di nuovo, mentre proprio in quel momento squilla il telefono sulla sua scrivania. Ora.. avete mai letto Topolino? Avete presente quando a casa di Paperino squilla il telefono e lui sa benissimo, ancor prima di rispondere, che si tratta di zio Paperone? BEne, la sensazione è la stessa. IL detective infatti solleva la cornetta e subito risponde "Signor Hemingway…". Leggermente furiosa la replica dall’altra parte del telefono "Allora non ci siamo capiti. Pretendo aggiornamenti e novità…." ed in teoria continua ancora per un pò, se non fosse che nel mio sogno il detective solleva lo sguardo al cielo come per dire "Eccolo che ricomincia…" e annuisce distratto a tutto quello che gli viene detto. "SE lei si placa un attimo…" lo interrompe il detective "..forse le spiego la situazione." Non ricevendo nessuna replica dall’altra parte della cornetta, continua "Si ricorda la persona che ha cercato di uccidermi poco tempo fa? Adesso si è ripresa dalle ferite.. " sta mentendo spudoratamemte, in teoria è convinto che sia scomparso da tutti ".. e si trova al commissariato per essere interrogato nell’ambito di altre indagini su di lui. Prima che svenisse, mi ha detto che sapeva chi era il suo mandante… che poteva riconoscerlo…" altra bugia "..ma adesso sarà un pò duro e non parlerà. Un paio di giorni e il mio contatto alla stazione di polizia saprà dirmi di più." Passa qualche secondo di silenzio, prima che alle sue orecchie giunga la replica "Quindi.. adesso è alla stazione di polizia?" "certo, signore. Un paio di giorni e sapremo l’organizzatore e il capo del clan.. e risaliremo alla fonte del problema. E considerando che nei giornali risulta morto.. abbiamo ancora un buon margine di tempo." La voce dall’altra parte sembra quasi più rilassata "Signor REd, per una volta mi ha dato delle informazioni utili. Continui così." e detto questo, il signor Hemingway chiude la conversazione. IL detective rimette a posto la cornetta e mentre lo fa gli viene in mente proprio il killer che ha cercato di ucciderlo. "Domani devo passare da Jack per avere informazioni su di lui. E devo anche passare al commissariato. Almeno ho guadagnato qualche giorno di tempo." Prende una sorta di agendina dalla tasca dei pantaloni, annota qualcosa su di essa e si alza in piedi. Indossa di nuovo impermeabile e cappello, quindi esce di casa.
 
Ci ritroviamo il giorno dopo. IL detective è a casa della signorina Peach, ed entrambi stanno bevendo una tazza di cioccolata calda. Il detective comincia "Senta.. sono venuto qui per un motivo. Un motivo che la riguarda." la signorina Peach sorride nonostante assuma un’espressione curiosa. Il detective fruga nelle tasche dell’impermeabile che aveva appoggiato sullo schienale della sedia, tirando fuori un registratore, che lentamente posa sopra il tavolo. "Che cos’è?" domanda la signorina Peach, che perde lentamente il suo sorriso nel vedere l’espressione ancora seria del detective. Peter deglutisce, quindi riprende "Qui dentro c’è una registrazione.. illuminante. Nel caso il signore con la quale l’ho vista discutere aspramente qualche giorno fa si faccia vivo di nuovo… la ascolti." Peter si ferma, scrutando il volto della sua interlocutrice… e vedendola rabbuiarsi e replicare, leggermente aspra "IO non l’ho pagata per fare un’indagine su…" ".. il vostro ex marito?" replica il detective, lasciando quasi di sasso la signorina "No.. o meglio, non è stata lei." tono piuttosto vago, quindi riprende "Ma visto che sono già stato pagato, porto a termine il mio lavoro.. consegnandole questa." prende il registratore sul tavolo e lo sposta verso la donna "SE lo sentisse il prima possibile sarebbe meglio." Dopo qualche interminabile secondo di silenzio, la signorina Peach prende di nuovo il registratore e lo sposta di nuovo verso il detective "Non lo voglio. NOn voglio sentire nulla." Peter all’inizio sembra tranquillo poi sbuffa e sembra quasi adirarsi "Non capisco perchè lei voglia farsi del male.." e la signorina replica, quasi di getto "Perchè lo amo ancora!! Ma lei.. cosa ne può sapere? Si limita ad impicciarsi degli affari altrui senza.. senza…" si interrompe, quasi non voglia continuare. Peter invece sembra calmarsi. Beve l’ultimo sorso dalla sua tazza, quindi si alza in piedi e lentamente indossa di nuovo impermeabile e cappello, che si calca pesantemente in testa fino a coprirgli gli occhi "E’ vero. IL mio lavoro è impicciarmi della vita degli altri. A volte senza riguardo, senza il minimo tatto. Senza tener conto di alcun sentimento. A volte permettendomi anche di giudicare la vita degli altri senza guardare la mia." si interrompe un attimo, per deglutire, quindi riprende "Lei vuole solo autodistruggersi, Questo ho capito. E la capisco.. lei è grande abbastanza per poter disporre della sua vita nel modo in cui crede sia meglio. E’ può persino permettersi di non amare se stessa. Lei è la classica persona che vuole solo il bene degli altri senza pensare al proprio. Concorda?" La signorina Peach non risponde, evitando lo sguardo del detective. "Certo che concorda. Ma la sa una cosa? Lei non ha a che fare solo con la sua vita. Lei NON può soffrire, non se lo può permettere. Lei ha una figlia con un enorme futuro davanti a sè. Una persona che ha davvero bisogno di felicità, ha bisogno di sapere che la propria madre combatte ogni avversità per non perdere il sorriso. Di sapere che da grande a volte bisogna soffrire per stare meglio di prima. Lei…" il detective ha usato un pò troppa foga, ma rallenta "..deve essere una roccia. SE non per lei, almeno per sua figlia. E per tutti quelli che le vogliono bene." Si avvia, verso la porta d’uscita, lasciando la sua interlocutrice al tavolo a riflettere. "Buona giornata." sono le ultime parole del detective prima di uscire dalla casa.
 
Il detective è fuori dalla casa della signorina Peach e comincia a camminare. E’ un pomeriggio piuttosto nuvoloso, anche freddo a tratti. A giudicare dalla direzione che sta prendendo, sembra che si stia incamminando verso il bar gestito da Jack. Ma a metà strada sente un enorme boato. Come un tuono che si è schiantato a pochissima distanza da lui. Anzi… in teoria il detective sente 2 esplosioni a distanza così ravvicinata da sembrare uno solo. Uno dei quali sembra provenire proprio dalla zona del bar di Jack. ma il detective è immobile, quasi paralizzato. Poi, comincia a correre come un forsennato… andando però verso la stazione di polizia. E’ come se avesse avuto un orribile presentimento. Presentimento che diventa realtà proprio davanti ai suoi occhi. Raggiunta la stazione di polizia, non la riconosce quasi più. Un’esplosione la ha completamente sventrata dall’interno, riducendo l’edificio ad un ammasso di ruderi fiammenggianti. All’esterno, squadre di poliziotti non presenti all’interno della stazione e pompieri che si danno da fare per placare le fiamme. Essendo la cosa successa da poco, la zona non è stata ancora isolata. Peter sembra quasi sul punto di perdere il controllo. corre tra le persone, tra i feriti, cercando di riconoscere la figura di qualcuno, sicuramente del commissario. Non vedendola, subito lo sguardo si porta verso le macerie ancora avvolte dalle fiamme. Squadre di pompieri stanno organizzando gruppi per entrare all’interno. E Peter sembra essere impazzito: corre all’interno delle macerie, riuscendo a non farsi prendere dagli altri poliziotti e pompieri che cercano di fermarlo. Una volta dntro, il calore è a dir poco insopportabile. Talmente caldo che peter è costretto a chiudere gli occhi. Il fumo lo avvolge insieme alle fiamme, impedendogli la respirazione e facendolo lacrimare. SEnte persino la pelle che gli brucia. Ma comincia d avanzare. Il fatto di conoscere benissimo la stazione di polizia gli è di enorme utilità, visto che la sua visuale è davvero scarsa se non nulla. Ed è anche fortunato, visto che raggiunge la stanza del commissario senza eccessive difficoltà. Ma il detective, una volta dentro, non vede nessuno se non un cumulo di pietre che ha sommerso metà della stanza. E il cuore gli si ferma, nel vedere una mano spuntare da sotto le pietre. Peter subito comincia a scavare, e pian piano disseppellisce il corpo. Si tratta proprio del commissario Beagle, incosciente. Potrebbe benissimo essere morta, ma Il detective non perde tempo ad accertarsene. Si toglie l’impermeabile, con il quale avvolge il corpo della donna. Quindi la prende tra le braccia, e cerca di ripercorrere la strada all’indietro. Il calore è ancora più insopportabile, e il detective sembra soffrire da matti.. ma riesce ad emergere dall’edificio e a raggiungere le squadre di soccorso. Posa a terra il corpo della donna, sul quale giungono prontamente i medici. "E’ ancora viva, ma…" sono le ultime parole che riesce a sentire il detective, prima di crollare a terra sentendosi come consumato dal fuoco.
 
Alla prossima. 
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