Anime della nebbia (Parte 8 – Anime della nebbia)

Avevo lasciato il detective che cercava di sbronzarsi per raggiungere l’incoscienza e prendeva a caso una delle vie cittadine. La nebbia sembra essersi fatta ancora più fitta, tanto densa da non permettere di vedere quasi nulla. Nonostante il detective per un pò avanzi consapevole (più o meno) di avere dei muri sulla sua destra e sulla sua sinistra (probabilmente un vicolo) dopo un pò questi muri scompaiono, lasciandolo perso nella più profonda incertezza. Ma per come è conciato adesso, questo è l’ultimo problema del detective: infatti avanza barcollando, trascinando i piedi e rischiando ad ogni passo di cadere a terra. Nonostante la sua espressione facciale sia sempre la stessa, cioè seria (quest’uomo ha due sole espressioni: con o senza cappello, direbbe Sergio Leone ^^”) lo sguardo è quasi vitreo, e a giudicare dal modo in cui si guarda attorno non deve aver capito neanche lontanamente dove si trova; più volte durante la sua avanzata lo vedo gonfiare le guancie e dare segno di essere sul punto di vomitare, ma ogni volta non sembra riuscirci… non per questo smette di bere, anzi ormai la bottiglia che stringe nella mano destra è quasi finita.  
 
In compenso, sembra che stai davvero cominciando a perdere il senso con la realtà. Improvvisamente si ferma ad osservare qualcosa nella nebbia… qualcosa che all’inizio non riesco a capire. Poi si alza un debole vento, che è solo un fruscio eppure il detective lo ascolta attento, quasi gli stesse dicendo qualcosa. Poi l’inquadratura nel sogno si avvicina alla visuale del detective, e finalmente riesco a capire perchè è tanto preso dal niente: la nebbia, probabilmente nella sua mente (che io posso vedere) comincia ad assumere la forma di immagini. Riesce a vedere un bambino e un adulto, il bambino seduto vicino ad un tavolo a leggere qualcosa e l’adulto in piedi dietro di lui… il vento porta un debole dialogo "Papà, ma non ho voglia di studiare queste cose… voglio andare a giocare!" "No, figliolo… noi Red siamo una famiglia di poliziotti, ci siamo sempre distinti e tu devi continuare ad onorare la nostra famiglia"; queste immagini scompaiono, lasciando il detective perplesso. Quindi altre immagini prendono forma dalla nebbia: rivede se stesso, in polizia, che scrive rapporti a tarda notte mentre sente nell’ufficio vicino l’ispettore che parla con un’altro poliziotto "Si, il giovane Red si dà da fare… ma non ha lo stesso talento del padre. Lui si che era un fuoriclasse, uno che aveva sempre in pugno la situazione e sapeva cosa fare! Io all’epoca ero un semplice detective ed eravamo tutti sbalorditi. Tutti volevamo essere come lui.". Peter è profondamente depresso, e con la mano cerca disperatamente di togliere quell’immagine, rischiando anche di sbilanciarsi e di cadere… ma non appena l’immagine scompare, ne compare una peggiore: si rivede, pistola in pugno, mentre perquisisce un magazzino del porto. Insieme a lui ci sono altri poliziotti e la sua all’epoca compagna di indagini e di vita. Si rivede mentre fa un cenno con la mano a quelli che lo seguono di fermarsi; poi eccolo entrare di soppiatto all’interno di una stanza… e venire accolto da una pioggia di proiettili. Rapido eccolo vedersi riparare dietro una scrivania, mentre i suoi compagni di squadra cominciano a sparare dall’esterno della stanza per fornirgli della copertura. I criminali all’interno della stanza smettono di sparare per spostarsi in una stanza vicina, dando così il tempo al giovane Red di ricaricare la pistola (era scarica..^^”) e gettarsi all’interno della seconda stanza, quasi incoscinte con i proiettili che gli fischiano vicinissimo. I suoi colleghi lo seguono, c’è un’altra sparatoria e tutti i criminali vengono uccisi. Peter sembra piuttosto soddisfatto, mentre si volta ad osservare uno della sua squadra ferito ad una gamba. Si vede sorridere, mentre si volta verso Mary Ann ed esserci accertato del fatto che è illesa. Ma voltandosi verso di lei, vede altro… da dietro un armadio, spunta un’altra persona con in mano un’oggetto nero. Il tempo sembra rallentare in quel momento. Lo sconosciuto sembra alzare le mani verso la sua amata, e per istinto Peter prende la sua pistola e fa fuoco, prendendolo in piena fronte. Poi il tempo torna alla sua normale velocità… e Peter sembra scioccato. Era un ragazzo poco più che ventenne, era terrorizzato e tra le mani aveva un telefonino. Alzava le mani per arrendersi!! "BASTA!!" urla il Peter del presente, cercando con un pugno di colpire queste immagini che lo fanno stare ancora peggio… ma a quanto pare non è finita. Compare ancora un’immagine. Si rivede quasi com’è adesso, sdraiato su un divano con una bottiglia di whisky tra le mani e lo sguardo dolorante e arrabbiato. La porta si apre e fa il suo ingresso Mary Ann, con la divisa e piuttosto stanca. Espressione che non cambia non appena vede Peter in quelle condizioni. "Dai…" gli si avvicina e cerca di sorridergli "… domani terminano i giorni di permesso che ti sono stati dati. Rimettiti in piedi, tutti aspettano il tuo rientro alla stazione." ma Peter gli risponde acido "Non tornerò a lavorare. Sono un criminale…" beve un’altro sorso dalla bottiglia "… un assassino… voleva solo arrendersi…" Mary Ann scuote il capo, quindi si allontana da lui "Senti…" comincia "..io non posso più vivere così. Non fai nemmeno lo sforzo di apprezzare i miei tentativi di aiutarti. Io forse non posso capire quello che provi… e non voglio arrivare al punto dove sei arrivato tu." fa un profondo respiro "Ti prego, fatti forza." Peter si limita a voltarsi dall’altro lato, dando le spalle alla donna. "Bene… addio allora." sono le ultime parole di lei, che esce dalla porta. L’immagine scompare da sola, ma è stato il colpo più duro di tutti: Peter è in ginocchio con i palmi delle mani a terra, e singhiozza.
 
Solo in quel momento sente due distinti rumori: il primo è lo sciabordio dell’acqua (probabilmente capisce di trovarsi al porto), il secondo è il suono di passi che si interrompono proprio alle sue spalle. In altre situazioni, si sarebbe già accorto del nuovo arrivato molto prima e avrebbe già preso le giuste precauzioni. Ma in questo momento è solo l’ombra dell’uomo che è di solito. Quasi non si accorge della corda che gli viene legata attorno al collo e delle due mani che sollevano di forza nel tentativo di strangolarlo. L’aggressore lo rimette in piedi, stringendo lentamente ma inesorabilmente, fino a sollevarlo completamente dal suolo. Peter quasi non sente il dolore al collo, e l’aria comincia a mancarli. Cerca con movimenti assurdi di liberarsi, cerca la mani di afferrare la persona che lo sta soffocando, agita le gambe… ma nulla, la presa è forte e le forze ominciano a venirgli meno. Gli occhi, ancora pieni di lacrime, cominciano lentamente a chiudersi. "Finire…. così…?" sono le uniche parole strozzate che riesce a pronunciare, prima di essere sul punto di perdere i sensi. Smette di muoversi, fino all’immobilità completa. L’aggressore rimane ancora qualche secondo con la presa ben salda, per poi lentamente rimettere il detective con i piedi a terra….
 
… forse sarà il contatto con la terra, forse una inspiegabile reazione avvenuta all’interno di lui. Fatto sta che Peter spalanca gli occhi all’improvviso, e appoggiandosi sui piedi si risolleva di scatto dando una testata violentissima al naso dell’aggressore, che viene colto alla sprovvista e casca all’indietro lasciando la presa dal collo del detective. Ma il detective non può approfittare della situazione, perchè anche lui crolla a terra e vomita rumorosamente e pesantemente. Ma in compenso anticipa di un paio di secondi l’assassino e gattonando si immerge nella nebbia, ancora troppo confuso e deciso per lo meno a rimettersi un attimo in sesto per capire meglio la situazione. La situazione migliora ma non abbastanza. Risente ancora dei pesanti postumi della sbornia… i suoi riflessi sono altamente rallentati ed ha un pesante mal di testa. Ma a quanto pare anche il suo avversario risente della scarsa (quasi nulla) visibilità dovuta alla nebbia. Passano diversi secondi di quasi silenzio, mentre entrambi i contendenti si alzano in piedi ignorando ognuno la posizione dell’altro. "Amico mio… questa volta ti toccherà affrontarmi faccia a fac…" ma non riesce a continuare il detective, perchè si ritrova quasi spuntato dal nulla la figura dell’aggressore che lo colpisce violentemente con due pugni sulle costole e uno dritto sul mento. E continuerebbe, se Peter non avesse l’accortezza di rotolare via creando nuovo spazio tra lui e il killer. Di nuovo "isolato", il detective si tocca con la mano destra la zona dove è stato colpito. Stringe i denti, deve fargli molto male. "Accidenti… ha i pugni d’acciaio.." sussurra a bassissima voce. Detto questo, si rialza in piedi e spavaldo quasi urla "Tutto qui? Mi hanno fatto di peggio." All’inizio non capisco perchè lo faccia… il suo avversario è indubbiamente più forte, e forse farebbe meglio a nascondersi… ma ad un certo punto lo vedo tremare. Capisco che si sta facendo coraggio e contemporaneamente spera di ridurre la baldanza del killer. Sente i passi verso di lui, ma stavolta il detective è pronto. In qualche modo schiva il primo pugno abbassando la testa, reagendo subito cercando di colpirlo al fianco con il suo destro. Ma, forse per il fatto che l’alcool lo ha indebebolito, e sicuramente anche perchè il killer è dannatamente allenato… chi si fa male è lo stesso detective. Ma non ha tempo per stupirsi, perchè stavolta il killer gli salta addosso, bloccandolo a terra e cercando di strangolarlo con entrambe le mani. Il detective cerca di reagire, ma subisce una presa troppo forte per lui. "Al… diavolo…!" esclama sollevando il ginocchio e prendendo il suo aggressore ai genitali. Unica parte probabilmente non d’acciaio, almeno a giudicare dall’urlo di dolore. Dopo un pò sono entrambi a distanza, entrambi nascosti dalla nebbia.
 
La visuale nel mio sogno si sposta su quella del killer. Lo vedo rialzarsi lentamente, ancora dolorante e con una rabbia in volto che non vi dico. Ansima dal dolore e dalla rabbia, mentre cerca di capire dove si trova la sua vittima. Rimane in silenzio per qualche secondo e sente qualcuno che tossisce. Sorride, e senza far rumore si avvicina alla fonte del rumore. E vede, seminascosto ancora dalla nebbia, il detective di spalle accovacciato. E’ il suo impermeabile, quello. Il suo sorriso si fa ancora più grande, mentre si avvicina e tira un violentissimo calcio verso la schiena del detective. Ahimè, lo accoglie una spiacevole sorpresa: si trattava in realtà di una trappola. Il calcio ha in realtà preso in pieno una cassa, piuttosto dura o almeno sufficientemente da dargli un terribile dolore al piede. E nemmeno 2 secondi dopo, rumore di una cassa che cade e termina la sua caduta proprio sulle sue gambe. Lo sento urlare disperatamente, mentre dalla nebbia vede riemergere il detective (naturalmente senza impermeabile).
 
Ora che la situazione si è calmata, e ben consapevole che il suo aggressore ormai è inerme, il detective si inginocchia e dà di stomaco un’altra volta. Si rialza, piuttosto debole ma riacquistando in fretta la sua immagine da duro. Con estrema calma, e senza nemmeno dire una parola al suo avversario che sta mugolando dalla sofferenza, si rimette il suo impermeabile. Fruga nella tasca, prendendo l’accendino e la sigaretta. La accende, per poi cominciare a fumare (e a tossire violentemente). Solo allora torna a concentrarsi sull’infortunato. Dalla tasca vede uscire la corda, la stessa che aveva usato per tentare di trangolarlo, e la usa per legargli le mani dietro la schiena. (Il killer non reagisce, sembra sul punto di svenire). "Bene… adesso ci facciamo una chiacchierata". Si sistema in ginocchio al suo fianco "Comincio io… ti dò il tempo di riposarti, ne avrai bisogno" Comincia ad osservarlo attentamente, quindi prende la sua mano sinistra e la osserva meglio. Sul dorso c’è un tatuaggio che raffigura un serpente "Sei del clan del serpente, questo è ovvio. Ora la domanda è… come avete fatto a sapere he stavo indagando su di voi? Ho cominciato da troppo poco tempo." Il killer sembra non voler parlare, vuoi per professionalità vuoi per il dolore "Bene." gli dice per poi prendere dalla tasca dell’impermeabile la sua pistola "Dammi una ragione per la quale non dovrei spararti adesso." Il killer solleva il capo tremando mentre sussurra "Il capo… mi ucciderà…" Peter socchiude gli occhi come per concentrarsi meglio "Chi è il capo?" dice caricando la pistola e dandomi l’impressione di aver messo un colpo in canna "Se non parli, ti uccido… se mi aiuti, forse ti salvo dal tuo capo. A te la scelta.". Il killer sembra restio a dire qualcosa, ma incrociando lo sguardo fisso del detective comincia, stentatamente "Io.. non ho… mai visto.. il capo. Nessuno… lo ha mai… visto." deglutisce "Quando mi ha dato.. l’incarico di… farti fuori… era al buio e circondato.. da due guardie del corpo." Peter a queste parole stringe i denti per la rabbia. Non gli ha detto nulla, e la cosa non va bene. "Non sai dirmi niente? Dove l’hai incontrato? E il rubino che avete rubato? qualsiasi cosa!!" Il killer riprende "Rubino?" sembra confuso "Sono stato portato.. al luogo d’incontro… bendato." fa un profondo respiro "E il capo… era avvolto… in una pesante nuvola di fumo… e forse era anziano." Dette queste parole, il killer ha raggiunto il limite della sua sopportazione al dolore e sviene.
 
Peter a questo punto si alza in piedi. Tossisce violentemente, per poi prendere la sigaretta e buttarla a terra. "Forse non è andata male come pensavo". Si volta a guardare il killer svenuto, quindi prende il cellulare nella tasca dei pantaloni e compone un numero. Rimane in attesa, quindi non appena dall’alktro capo risponde comincia "Ciao Jack. Sono Peter. Senti, qui al porto c’è un tizio a terra con le gambe fratturate e svenuto. Fa parte del clan del serpente." rimane in silenzio nel sentire la replica dall’altro capo della chiamata, quindi replica "Gli ho detto che se mi raccontava quello che sapeva avrei trovato il modo di salvarlo. Solo tu mi puoi aiutare, senza portarlo in ospedale." aspetta di sentire la replica, quindi annuisce "Grazie." Chiude la conversazione, quindi si volta verso l’uomo svenuto e commenta "Ogni promessa è debito." Tossisce piuttosto violentemente, portandosi una mano sulla gola e l’altra sulle costole "Accidenti… spero nel mio ufficio di avere ancora il kit del pronto soccorso." Detto questo, si allontana barcollando e sparendo nella nebbia.
 
Non so quanto tempo passa. Forse una mezz’oretta, forse delle ore. Ma una figura compare vicino al corpo del killer, che sembra aver ripreso un minimo di conoscenza. Non riesco a capire chi è arrivato, ma lo vedo chinarsi e consegnare nelle mani del killer una carta da gioco. Il killer la guarda ma sembra non capire, quindi il nuovo arrivato prende una pistola con il silenziatore e gli spara a bruciapelo 3 colpi sul viso. Quindi, sempre senza dire una parola, prende il morto per il colletto e lo trascina via, fino a sparire entrambi. La carta cade a terra prima che i due scompaiano: è un Jack di picche.
 
Alla prossima! 
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