Anime della nebbia (Parte 6 – Ricordi di un’impiccione)

Come aveva preannunciato al suo datore di lavoro, il giorno dopo il detective si dirige verso la stazione di polizia della città. Sono più o meno le 11 del mattino (lo so perchè mi sembra nel sogno di aver visto un orologio elettronico lungo la via che segna proprio quell’orario) e Peter Red percorre la strada. Però questa volta non indossa il tuo impermeabile e il suo cappello, ma un uniforme da polizia. E’ piuttosto "antiquata" ma è tenuta in ottimo stato. L’espressione del detective sembra piuttosto infastidita ogni volta che guarda i suoi abiti… quasi fossero ingombranti e "scottassero"… ma l’espressione si fa seria una volta raggiunto l’ingresso della stazione di polizia. Fa un profondo respiro, quindi si decide ad entrare.
 
*La stazione di polizia era sempre stato un posto attentamente studiato dal detective. Sia per il fatto che dentro la stazione risiedevano molti dei suoi ricordi giovanili, sia per il fatto che era un potenziale posto di raccolta informazioni. Ed avendo studiato il posto con attenzione, sapeva da sempre che l’addetto all’ingresso che lavorava a quell’ora, il poliziotto Finnegan, non era una persona eccessivamente dedita al suo lavoro. Bastava un distintivo da poliziotto per passare senza problemi* 
 
Infatti il poliziotto all’ingresso osserva distrattamente il distintivo che viene mostrato dal detective, e sbadigliando torna a farsi gli affari suoi. Superato l’ostacolo principale, Peter non può fare a meno di scuotere il capo piuttosto deluso… probabilmente rivolto al poliziotto tanto "integerrimo", quindi si ferma un attimo per fare un quadro generale dei presenti. A quanto pare, il detective ha scelto davvero un orario ideale: molte delle scrivanie sono piene di fogli, disordinate ma vuote forse per il fatto che il pranzo è vicino. O per altri motivi noti solo la detective. I poliziotti presenti non gli rivolgono la benchè minima attenzione, quindi il detective prende un lungo corridoio sulla destra, in fondo al quale c’è una porta chiusa. Una volta raggiunta la porta, Peter la apre lentamente e una volta entrato subito la richiude. Una stanza enorme, come enormi sono gli schedari che la riempiono. Ogni schedario contiene innumerevoli fogli e scatoloni. Finalmente è entrato in archivio. Deve essere un posto piuttosto considerato dal detective, perchè nonostante la solita espressione seria i suoi occhi paiono piuttosto entusiasti. Infatti, si appoggia con le spalle alla porta e fa un profondo respiro.
 
A questo punto, compaiono come delle immagini sfocate agli occhi del detective. Immagini che si fanno sempre più nitide con il passare del tempo. Sono i suoi ricordi, almeno credo. Nel primo vede un giovane se stesso, con la stessa divisa che indossa adesso, che viene spinto dentro la stanza. Quasi lo sente girarsi piuttosto stizzito, mentre alzando il pugno n segno di sfida, minaccia "Ehi!! Quando divento una persona importante, ti faccio vedere io come si trattano le persone!!". Poi, l’immagine scompare e il giovane ricompare vicino ad uno degi tanti schedari, mentre li guarda con aria scettica: "Cosa mi hanno detto di trovare?" Si guarda un fogliettino che ha in mano "Caso Spencer – Tracy". Il giovane guarda dubbioso i vari reparti dello schedario, e trovandolo nel reparto più alto cerca di arrampicarsi. Il risultato è che lo schedario quasi gli casca addosso, e lui fa un pesante tonfo a terra. Ancora a terra, compare una giovane donna di spalle, ma vestita più o meno allo stesso modo del giovane Peter. "Adesso mi spieghi…" comincia mentre mette le mani sui fianchi "..perchè non hai preso la scala?" Il giovane Peter guarda sulla sua destra (probabilmente la scala è lì) poi risponde sicuro "E’ perchè non l’avevo vista. E comunque non sono mica gracilino come te!!" si rimette in piedi "Non mi sono fatto nulla." annuisce sincero, togliendosi la polvere dai pantaloni. Il Peter Red del presente si ritrova a sorridere nel vedere questi fantasmi del passato, quindi sposta lo sguardo verso una scrivania in lontananza e rivede di nuovo se stesso, mentre legge avidamente la pratica Spencer – Tracy. Ricompare di nuovo la giovane donna di prima, di cui ancora una volta non vede le fattezze, che gli dice "Hanno detto che la tua consultazione è finita… e poi si è fatto tardi. Non vorrai mica rimanere qui stasera?" Il giovane Peter alza lo sguardo verso la collega, e risponde "Si.. solo un attimo Mary Ann.. questo caso è molto interessante." sfoglia alcune pagine della pratica, continuando "Il detective Spencer ha risolto un caso molto difficile. Poi, il confronto con i criminali.. tono duro e deciso, sempre per convincere i suoi informatori del fatto di essere un uomo da temere… e reagire alla paura proprio facendo capire al proprio avversario di non averne… quest’uomo è un mito." annuisce convinto "Ecco, un giorno spero di diventare come lui."
 
A quelle parole, i ricordi scompaiono. Ma sulla scrivania in lontananza c’è davvero qualcuno, e se ne accorge proprio adesso. Per fortuna, il poliziotto che consulta qualcosa alla scrivania non sembra essersi accorto di lui. "Bene…" borbotta il detective sistemandosi la divisa ed il distintivo al petto e avviandosi verso di lui. A pochi passi dal giovane poliziotto, comincia "Hai fatto qualcosa di avventato, vero…" socchiude gli occhi per vedere meglio "..agente Brown?" L’agente solleva lo sguardo quasi di scatto, mettendosi sull’attenti "Signore!!" risponde piuttosto teso "Sono stato mandato in archivio per acculturarmi sulle tecniche applicate in passato per una corretta esercitazione… signore." Il detective scuote il capo "Non sono necessari eccessivi formalismi.. anche io sono stato punito in passato allo stesso modo." lo sguardo si fa più sereno "Sono stato mandato qui per consultare in archivio il caso del "Clan dei Sepenti"… sai per caso dove posso trovarlo?" Il giovane poliziotto sorride e prende dalla pila di casi da consultare una delle cartelle che offre al detective "Eccolo. L’ispettore mi ha detto di consultarlo per ultimo, in quanto più istruttivo di tutti." C’è un accenno di orgoglio nello sguardo del detective, ma subito riprende "Grazie, tu continua pure il tuo lavoro." Così, mentre il poliziotto riprende la sua consultazione, Peter prende dalla tasca una piccola macchina fotografica e comincia a fare foto alle pagine (non può portare il fascicolo fuori dalla stazione). Ma è così assorto che non si accorge che dopo pochi minuti è entrata un’altra persona. Si accorge del fatto che il givane poliziotto si rimette sull’attenti… e sente una voce familiare che dice "Puoi andare agente Brown.. continuerai do…" interrompendosi. In quei secondi di silenzio il detective mette la macchina fotografica nel taschino e si volta… e davanti ai suoi occhi compare l’ispettore… e a giudicare dall’espressione del detective, una figura che non voleva incontrare. La giovane donna dei suoi ricordi compare davanti ai suoi occhi. "Ispettore Beagle." si mette sull’attenti il detective. "Detective Red.. cosa sta facendo qui dentro?" Il detective risponde subito "Stavo consultando il fascicolo che mi aveva chiesto." L’ispettore subito si porta accanto al detective, guardando con i suoi occhi il fascicolo "Grazie…" chiude il fascicolo e lo prende con sè "… adesso ci penso io." annuisce con aria seria. Intanto il giovane poliziotto esce dalla stanza e chiude la porta lasciando i due soli. La donna subito lo assalta "Si può sapere che cavolo stai facendo qui, Peter?? Non sei più un poliziotto, non puoi entrare e fare come ti pare!!" lo fissa con sguardo piuttosto incollerito "E poi.. perchè ancora questo caso?" lo sguardo di lei si fa leggermente triste "Perchè.. vuoi continuare a tormentarti?" Peter Red non a distolto lo sguardo dalla donna nemmeno per un attimo.. anche se nel sogno ho avuto l’impressione che stesse per vacillare. Quindi risponde "Ispettore Beagle…" tono freddo il suo "…sto seguendo una traccia che potrebbe riguardare questo vecchio caso. Quindi.. se deve arrestarmi sbrigatevi." L’ispettore lo osserva nuovamente con sguardo arrabbiato, ma sembra non sapere cosa fare. Lo sguardo passa dagli occhi del detective al fascicolo, poi alla porta della stanza.. quindi di nuovo al detective. "Sparisci di qui, immediatamente. Fatti trovare al bar di fronte stasera verso le 10 di stasera… vedrò se riesco a portarti le fotocopie di quello che stavi cercando." IL detective lentamente si dirige verso la porta, e una volta rggiunta dice, dando le spalle alla donna "Non so se riuscirò ad esserci." ricevendo come risposta un enigmatico "Se devo arrivare a minacciarti di arresto per avere la certezza della tua presenza…" Il detective esce e subito si dirige verso l’uscita. A quanto pare, tutti i poliziotti stanno rientrando alla stazione, ma la sua uscita avviene senza problemi. Una volta fuori, si volta di nuovo verso la stazione di polizia. Il detective si morde il labbro inferiore, evidentemente nervoso. "Forse non dovrei.. crede davvero di potermi minacciare…" si dice piuttosto incerto e debole (è la prima volta nel sogno che lo vedo così). Comunque, non si dirige verso il bar di fronte alla stazione, ma sembra prendere un’altra strada.
 
Alla prossima!
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