Anime della nebbia (Parte 5 – il Leone e gatte maltrattate)

Le immagini tornano di nuovo sul nuovo ufficio del detective. L’ambiante è indubbiamente migliore di quello che vi ho descritto nella prima parte del sogno: sull’attaccapanni all’ingresso c’è l’impermeabile e il cappello, il pavimento è pulito, accanto al divano color miele il cestino della carta vuoto, le finestre semi aperte che permettono al vento di far muovere delle tendine bianche a pois rossi, la scrivania in ordine (fogli ben impaginati ad un angolo, il telefono inattivo, una spillatrice proprio sotto il telefono)…  e una bottiglia di whisky ancora sigillata, che sembra quasi troneggiare al centro della scrivania. Del detective, nemmeno la minima traccia. C’è un certo silenzio nel posto. Poi, quasi all’improvviso, il telefono squilla. Continua per un minuto, senza nessuno che risponda. Si sente un "click", quindi parte la voce femminile della segreteria telefonica: "Risponde la segreteria telefonica di Peter Red. Lasciate un messaggio dopo il segnale acustico. BEEEP". Dopo pochi secondi, la persona che ha chiamato risponde: "Signor Red, sono il maggiordomo del signor Hemingway. Il mio padrone ha vivamente richiesto la sua presenza alla sua villa, per avere aggiornamenti sull’indagine in corso. La preghiamo di raggiungerci il prima possibile.". Detto questo, si interrompe il messaggio. Proprio dopo il messaggio, si sente un forte sbuffare. Quasi dal nulla, emerge dal divano il detective. Ha lo sguardo piuttosto assonnato e i suoi movimenti sono piuttosto impacciati. Si stropiccia gli occhi, dirigendosi verso il telefono e premendo un pulsante per eliminare il messaggio appena sentito dalla segreteria. Senza dir nulla, prende dall’ attaccapanni l’impermeabile e il cappello, sbuffando di nuovo. Controlla le tasche, tirando fuori per un attimo il pacchetto di sigarette, quindi torna alla scrivania e mette la bottiglia di whisky nella tasca interna dell’impermeabile. Completata la sua vestizione, apre la porta…. nonostante qualche nuvola sparsa, la luce del Sole lo acceca per un attimo, costringendolo a coprisi gli occhi con una mano. Quindi, una volta fuori, chiude a chiave la porta e si incammina verso la strada.  
 
Ed ecco di nuovo il detective nella sala del precedente incontro con il suo datore di lavoro. E come la precedente volta, all’inizio è solo nella sala. Come la volta prima, prende dalla tasca l’accendino e una sigaretta, e mentre attende comincia a fumare. Naturalmente tossisce, anche piuttosto violentemente, ma non per questo smette.. anzi fuma aspirando ancora più di prima. L’autotortura finisce non appena sente la porta d’ingresso della stanza aprirsi… rapido spegne la sigaretta sulla manica del suo impermeabile, per poi girarsi. E’ proprio il signor Hemingway che è entrato… e a giudicare dall’espressione irritata che si vede sul viso qualche secondo dopo il suo ingresso, si è accorto che il detective ha fumato. Si dirige verso la sua scrivania, sedendosi e comiciando "Bene, signor Red… vedo che ha sentito il messaggio che le ho mandato." annuisce, per poi sistemarsi meglio sulla sedia. "Veniamo subito al sodo, no?" Il detective si limita a guardarlo, senza fare il minimo cenno di assenso. "L’ho chiamata per sapere se sta facendo o meno il suo lavoro. Vede…" Allunga la mano sinistra, quella con dorso bruciacchiato, verso una specie di antistess a forma di palla che si trova sulla sua scrivania "… tutti gli altri detective mi aggiornano continuamente sui loro progressi. Tranne lei." solleva lo sguardo verso il detective, mantenendo un tono calmo e freddo. "Vorrei sapere come lei sta guadagnando i futuri soldi che dovrò darle." il detective non fa in tempo ad aprire bocca che il padrone di casa continua, mentre compare un leggero sorriso sul suo volto "Per sua fortuna, nessuno degli altri detective sembra avermi portato aggiornamenti di rilievo.. un eufemismo per dire che brancolano nel buio." socchiude gli occhi "Spero che lei sia riuscito a sapere qualcosa di più.". Il detective prima di rispondere dà un’occhiata all’esterno attraverso la finestra… il cielo è pieno di nuvole… quindi risponde, piuttosto lentamente "Dalle mie fonti, ho scoperto forse chi è stato a prenderle il rubino." Il signor HEmingway sembra interessarsi vivamente "Dietro tutto questo c’è un gruppo criminale chiamato Clan dei serpenti.. gruppo con cui ho avuto a che fare tempo fa. Ma ho bisogno di ulteriori conferme, e le andrò a cercare domani alla stazione di polizia, prima che qualcuna delle persone che sto cercando possa sapere che lo sto facendo. Forse conosco qualcuno che mi può aiutare." Detto questo, si interrompe. "Posso andare?" Il proprietario di casa annuisce apparentemente compiaciuto di quello che ha sentito "Certo, il mio maggiordomo la accompagnerà all’esterno.. e mi raccomando…" il detective che stava uscendo si gira "… venga ad informarmi ogni tanto.". Il detective neanche gli risponde, limitandosi ad uscire dalla stanza.
 
Le immagini ritornano nei pressi del suo ufficio. Sta piovendo, ma il detective sembra procedere come se niente fosse. Raggiunto il cancello d’ingresso, proprio davanti alla casa della signorina Peach, cerca in tasca le chiavi che gli sono state date… ma si interrompe, sentendo proprio dall’interno della casa delle urla maschili piuttosto irate e rumore di oggetti che cadono a terra. La porta si apre e come una furia esce dalla casa un uomo piuttosto alto e muscoloso, con indosso una maglietta color rosso, una giacca nera e dei blue jeans. "Sei la solita testarda… ma ti farò cambiare idea!!" urla quest’uomo verso la padrona di casa che piangendo si limita ad osservarlo con sguardo vuoto. L’uomo si avvicina verso il cancello, aprendolo e scontrandosi leggermente con il detective che è rimasto lì ad osservare la scena. "Spostati, coglione!!" gli dice correndo verso la macchina nera parcheggiata lì vicino. Peter senza dire nulla e con lo sguardo impassibile di sempre osserva la macchina sgommare via, quindi torna con lo sguardo ad osservare la casa della sua padrona di casa. La signorina Peach è ancora all’ingresso, che piange copiosamente. Ma il detective vede comparire da dietro i due gatti, che cominciano a strusciarsi vicino ai piedi della padrone. Poi, qualche secondo dopo, compare la piccola Thea. All’inizio si avvicina alla madre piuttosto spaventata e con la mano destra nascosta dietro la schiena… quindi si sforza di sorridere e mostra alla madre il foglio che nascondeva dietro la schiena "Tieni mamma, guarda che ti ho fatto!!" Miss Peach prende il disegno che gli viene fatto vedere… e sorride, dapprima debolmente "Ti piace?" domanda speranzosa la piccolina "Non piangere mami…" e gli occhietti di Thea sembrano socchiudersi, quasi stesse per piangere. "No, piccola mia, no…" la signora Peach prende la figlia tra le braccia "E’ un disegno bellissimo, grazie.. e ormai è tutto passato…" quindi chiude la porta, impedendo al detective di continuare a vedere e sentire. L’espressione di Peter si fa seria, il respiro più lento, lo sguardo verso il basso.. quasi stesse pensando a qualcosa… quindi finalmente apre il cancello, entra e si dirige verso la sua "casa".
 
Alla prossima!!
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