Anime della nebbia (parte 3 – Un pò di sole)

Vi ho lasciati con il prode detective che era stato appena sfrattato e si ritrovava sotto la pioggia con due scatoloni contenenti tutto quello che gli era rimasto. Il mio sogno continua con lui che cammina. La direzione è ignota, l’espressione sembra tra l’incazzato nero ed il pensoso. E il fatto che passeggi sotto la pioggia senza nemmeno accelerare il passo gli dà un curioso effetto criminale. Infatti, sono pochissime le persone lungo la strada e solo il detective sembra far finta che non piova. Mentre cammina, e contemporaneamente pensa a cosa fare, passa vicino ad un vicolo e sente dei rumori. Non può fare a meno di fermarsi. Aguzza l’udito… e sente, nonostante la pioggia scrosciante, dei passi affrettati, poi una sorta di mugulio soffocato e risate. Peter all’inizio volta il capo e fa per andarsene, ma non riesce a fare nemmeno un passo. Sbuffa rumorosamente "Maledizione…" si dice posando i due scatoloni all’inizio del vicolo, sistemandosi meglio cappello ed impermeabile ed entrando nel luogo scuro. I suoi passi sono particolarmente silenziosi, e pian piano riesce ad abituarsi al buio. Neanche 30 metri arriva in un vicolo cieco e vede questa scena: una donna, completamente bagnata dalla pioggia, è accerchiata da 3 uomini. Accanto a lei delle buste della spesa, una delle quali strappata e con scatole e barattoli tutti per terra. Uno dei 3 assalitori è dietro di lei, la tiene ferma e zitta mettendole una mano davanti alla bocca e minacciandola con un coltello. Le sta sussurrando qualcosa all’orecchio, ma il detective non riesce a sentire. La donna spalanca gli occhi terrorizzata, e tutti e tre scoppiano a ridere. Peter osserva tutti e tre gli assalitori, poi borbotta "Posso farcela.". Si guarda attorno, fermandosi su un tubo di ferro vicino a lui. Lentamente si china per raccoglierlo, e approfittando del buio e del rumore della pioggia che copre i suoi passi, si avvicina ai 3. Uno dei due lontani dalla donna si avvicina a lei, ridendo e tirando fuori dalla tasca un coltello a serramanico. L’occasione è ottima. Il detective si avvicina di spalle a quello rimasto da solo, solleva il tubo… e lo pianta con tutta la forza che ha sulla testa del criminale. CRiminale che non dice nemmeno una parola e che si affloscia come un pallone sgonfio per terra. Il suono dell’impatto fa girare gli altri due verso il detective, che lascia cadere il tubo a terra e dice, serio "Avete 3 secondi per andarvene." I due all’inizio mi guardano piuttosto sopresi, poi uno dei due urla qualcosa verso Peter e parte alla carica con il suo coltello. Il detective non si scompone, si mette in posizione "pugilistica" pronto ad accogliere l’aggressore. Infatti schiva in qualche modo un affondo, quindi risponde con destro a quanto pare piuttosto potente. Infatti l’aggressore cade a terra, ma non ha tempo di fare nulla perchè il suo braccio viene portato dietro la schiena e viene spinto, fino a che non si sente il rumore di qualcosa che si spezza. Peter alza lo sguardo verso l’ultimo rimasto, che tiene ancora in ostaggio la donna. Con calma quasi flemmatica si alza in piedi e mette una mano in tasca, ripetendo "Hai 3 secondi per andartene.". Dalla tasca emerge una pistola, che subito viene puntata verso il criminale. "Lasciala o sarò io a lasciarti qualcosa…un buco in fronte." Lo sguardo del detective è di ghiaccio, e fissa quello dell’ultimo criminale rimasto. Lo scambio di sguardi dura pochissimo. L’ultimo rimasto abbassa lo sguardo verso il complice, che è ancora a terra e si lamenta debolmente mentre il braccio è piegato in maniera innaturale, quindi lo riporta sul detective… lentamente abbandona la presa sulla donna, lascia cadere a terra il coltello e lentamente e con le mani alzate si sposta verso il detective. Naturalmente evita di andargli troppo vicino, e una volta abbastanza lontano scappa correndo via a più non posso.
La donna riprende a respirare di nuovo, prendendo ampie boccate d’aria e mettendosi una mano sul petto all’altezza del cuore. Peter invece borbotta "Mi ci vuole un goccetto…" aprendo l’impermeabile e prendendo una fiaschetta da una tasca interna. Apre il tappo e cerca di bere… ma si accorge che è finita. "bene… BENE!!" esclama scocciato, rimettendo la fiaschetta nella tasca interna. La donna nel frattempo si avvicina sorridente al suo salvatore, mormorando "Le devo la vita, mi stavano per…." Viene interrotto da Peter, che commenta "Peter Red, detective." si presenta "Non importa. Se non vi siete fatta nulla, va bene." Si accende una sigaretta, tossisce un paio di volte e continua "Evitate la prossima volta di fare una scemenza del genere… girare in questi posti da sola." La donna annuisce tremante ancora per lo shock. Il detective la osserva serio, quindi sbuffa "Andiamo.. la aiuto a portare le buste e se vuole la accompagno fino a casa." La donna abbasa lo sguardo verso il criminale che ancora soffre con il braccio rotto "e lui? Lo lascia qui.. così?" FRedda e secca la risposta "Si." La donna sembra arrabbiarsi e fissa il detective, dicendo "Non possiamo lasciarlo qui… è ridotto male." Peter abbasa lo sguardo verso il criminale "Pensate a quello che stavano per farvi… ha quello che si merita, e sono stato anche buono." La donna sembra quasi farsene una questione personale e replica "No! Lo portiamo all’ospedale!" Sta quasi per replicare… ma rinuncia sbuffando. Peter lo solleva, e se lo sistema sulla schiena. "Ringrazia la signora, teppista… e prega che non ti incontri più in giro." La donna raccoglie la spesa, il criminale mugugna qualcosa di incomprensibile e tutti e tre escono dal vicolo. Peccato, come si accorge subito il detective, che dei due scatoloni rimasti ne sia rimasto solo uno. Sguardo incazzato nero del detective verso il cielo, mentre sussurra "Perfetto."
 
Lascena si sposta poco dopo. Il detective, con lo scatolone rimasto, si trova con la donna davanti ad una casa piuttosto pittoresca con giardino e altra casetta più piccola a fianco. "Non so ancora come ringraziarla…" la donna sembra essersi tranquillizzata "Sono la signorina Elizabeth Peach … e mi permetta almeno di offrirle qualcosa." neanche permette all’interlocutore di ribattere che termina "Insisto." Un cenno del capo del detective, quindi entrambi entrano in casa. La prima cosa che pensa il detective, mentre entra e lascia sull’appendiabiti all’ingresso l’impremeabile e il cappello, è quella di trovarsi in una casa di bambole: le pareti che vedeva erano di colore azzurro, sui muri diversi quadri, raffiguranti paesaggi e una bambina dai capelli castani… soprattutto quest’ultimo soggetto, sui alcuni mobiletti delle foto della donna e della bambina raffigurata nei quadri. Nessuna foto maschile. Non appena la donna entra in casa, due felini lo vanno incontro miagolando: uno tutto nero, l’altro più piccolo tutto bianco. "Accomodatevi in cucina, vi raggiungo subito." Il detective annuisce e si siede su una sedia della cucina. E il gatto nero salta sul tavolo e si mette di fronte all’ospite, fissandolo attentamente. Il detective ricambia lo sguardo, ed entrambi rimangono a fissarsi per diverso tempo, con uno sguardo del tipo "E tu chi sei? Cosa vuoi da me?". Entra in cucina la signora Peach, che osserva la nostra "sfida mentale" e trattiene con una mano una risata. "Avete fatto conoscenza con Artesio, vedo". Il detective annuisce, mentre il gatto si volta verso la padrona e miagola. "Comunque… non so davvero come ringraziarvi. Una tazza di cioccolata calda?" continua la donna, offrendo al detective una tazza bollente. "Non credo…" il detective beve un sorso di cioccolata ".. devo trovare un nuovo appartamento." Il volto della donna si illumina "Allora un modo per ripagarvi c’è. Ho giusto messo in affitto la casetta vicino alla mia.. potreste prenderla voi." "Vi avverto che adesso non ho un soldo…" si affretta a chiarire il detective. Ma subito viene fermato "Il primo mese ve lo abbuono. E’ il minimo per quello che avete fatto." Mentre il detective riflette pensoso sull’offerta, dalla porta d’ingresso si sente un bussare e subito dopo una vocina "Mami!!" La donna sorride e si avvia verso la porta. Dopo averla aperta si sente un "Ciao mami!!" seguito da un ciao "Ciao piccola mia." e rumore di un bacio. Entrambe le donne tornano in cucine, così il detective ha l’occasione di vedere la piccola modella di molti dei quadri che ha visto in casa. Una bambina di all’incirca 5 anni con un grembiulino rosa. "Tesoro, lui è il signor Red e mi ha aiutato questa mattina. Fai la brava e salutalo." Subito la bambina sorride e facendo ciao ciao con la manina dice "Ciao signor Red!!" poi si guarda attorno, vede il gatto nero sul tavolo e allunga le mani verso di lui, sorridendo "Artes, vieni qua…". Il gatto salta giù dal tavolo e subito la bambina lo prende tra le braccia, sussurrando "Il mio gattino…" e facendogli le coccole. La bambina si allontana verso un’altra camera, quindi la signora Peach torna a guardare il detective "Lei è Thea, mia figlia… il mio tesoro." Peter annuisce, osservando quasi con curiosità l’espressione beata della donna nel pronunciare il nome della figlia.
 
Poi nel sogno tutto va a spezzoni: nel primo si vedono Red e la signorina Peach che chiacchierano (la donna più che altro), in un altro il detective che entra nella sua nuova abitazione e la scruta a fondo, nell’ultima il protagonista dorme beato su un divano.
 
Alla prossima!!
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Un pensiero su “Anime della nebbia (parte 3 – Un pò di sole)

  1. Nebula

    L’ho riletto..e più leggo una certa parte e più prendo le senbianze del cipollotto con gli occhioni che brillano e le guanciotte rosse. Mi emoziono pure *-* Non è la parte più bella ma…sai meglio di me perchè..è quella che sento più di tutte.
     
    *-* continua presto

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