Anime della nebbia (parte 2 – Nella tana del Leone)

Nota di sceneggiatura (bello scriverlo, in un certo senso ^^): ad un certo punto del sogno ho sentito persino una voce narrante. Quindi la segnerò anche nel mio resoconto, e la scriverò tra *…*.
 
*Ci vollero una bella dormita e tutto il resto della giornata per permettere all’investigatore di rimettersi in piedi e di fare chiarezza con le idee. Ok… ci vollero anche 3 tazze di caffè. Solo dopo riuscì a legegre il bigliettino che gli fu consegnato: Sir E. Hemingway, della società omonima. Un pezzo grosso, senza dubbio*
 
La scena cambia e mi ritrovo lunga una via piuttosto affollata. E’ una via piena di gioiellerie e banche, e tutte le persone che la percorrono sembrano essere gente di un certo livello. La mia figura si distingue per la totale estraneità dal contesto: Indosso un impermeabile piuttosto vecchio di color marrone chiaro, pantaloni dello stesso colore e un cappello ben calato in testa. In bocca una sigaretta, spenta. Mentre cammino, continuo a leggere il viglietto da visita che mi è stato consegnato (probabillmente) il giorno prima, e non mi accorgo ( o non faccio caso) che le persone cercano di passeggiare lontano da me. "Il signor Hemingway…" socchiudo gli occhi "… chissà di cosa si tratta." mormnora tra mè con espressione vagamente pensosa. La mia mano scivola lungo l’impermeabile, fermandosi lungo il fianco ad altezza bacino. Tocco qualcosa, molto probabilmente una pistola. Annuisco e mi affretto. La via segnata sul bigliettino è Evergreen 56. Percorro fino in fondo la via che sto seguendo, svolto l’angolo… e la prima cosa che vedo è questa specie di villa immensa, in stile vittoriano. Occupa praticamente tutta la mia visuale. Con lo stesso passo, raggiungo il cancello dove una guardia armata mi ferma immediatamente e quasi mi ordina "Nome e motivo della visita!". LO osservo piuttsosto scocciato ma rispondo "Peter Red. Il tuo capo mi ha detto di presentarmi da lui il prima possibile." Lo osservo in silenzio mentre prende la sua ricetrasmittente e borbotta qualcosa con qualcuno all’altro lato. Aspetto poco, perchè la guardia che mi blocca apre l’enorme cancello nero e mi intima di seguirlo. Non faccio storia, metto le mani in tasca e divento la sua ombra. Durante il tragitto prima di entrare mi guardo attorno, vedendo diversi giardinieri intenti a sistemare aiuole e cespugli. E soprattutto diverse telecamere, alcune visibili ed altre ben nascoste. Arrivato alla porta, la guardia mi lascia e torna alla sua precedente postazione. Entro e faccio qualche passo all’interno della casa…
 
*Una casa così Peter l’aveva vista soltanto nei suoi sogni da bambino. Apparentemente immmensa, pieni di oggetti di valore e mobili di antiquariato, trattati con la massima attenzione e cura. Ma, proprio essendo la rappresentazione di un suo vecchio sogno, ebbe l’effetto di provocargli un totale disprezzo*
 
Anche se lo disprezzo, la mia espressione rimane sempre la stessa: seria e indifferente. Faccio giusto qualche passo, ed immediatamente vengo raggiunto da un servitore, piuttosto anziano, in livrea. Con un portamente tale e quale al padrone ed una impeccabilità da sembrare finto. "Il signor Red?" mi domanda. Alzo la visiera del cappello per farmi vedere gli occhi "In persona." Il maggiordomo fa un cenno con il capo, movimento quasi impercettibile, e continua "Sir Hemingway vi aspetta nel suo studio. Vi prego di affrettarvi a raggiungerlo." mi indica una porta e mi precede. Raggiunta la porta, la apre e aspetta che io entri per prima. Una volta entrato, mi sipresenta davanti una stanza piena di scaffali con libri di ogni tipo, la maggior parte dei quali piuttosto antichi, quadri raffiguranti uomini in armatura e una bella scrivania in legno pregiato. Ma di colui che ha chiesto i miei servigi neanche l’ombra. Chiudono anche la porta alle mie spalle. Mi volto di scatto. Rimango interdetto e borbotto un "Hanno paura che scappi?" Naturalmente nessuno mi risponde. Cerco nella tasca dell’impermeabile l’accendino, lo trovo e mi accendo la sigaretta. Tossisco violentemente un apio di volte, e la mia attenzione viene attratta da una sorta di statua in pietra vicino alla scrivania. Raffigura un leone rampante, vicino alle zampe ha una bandiera e in testa ha una specie di corone. Ci sono scritte anche parole, probabilmente in latino, ma non faccio in tempo a aleggerle che una voce dal nulla afferma "Vedo che si è incuriosito osservando lo stemma della mia famiglia." mi volto, osservando il padrone di casa nonchè colui che mi ha ingaggiato comparso dal nulla. "Sono contento che sia venuto…" dice sorridendo quasi in maniera amabile.. in quel momento penso che mi ricorda mio nonno… e guardando la mia sigaretta accesa mi dice "La prego di spegnerla, qui ci sono oggetti di valore." Sbuffo, mi tolgo la sigaretta dalla bocca (tossendo altre 2 volte) e la spengo sul portacenere in marmo rosso che era intatto e pulitissimo sulla scrivania. Inutile che vi descriva la faccia abbastanza irritata del sir. Ma a me non sembra interessarmi e lo fisso. Lui comincia "Non mi sono presentato, scusatemi…" torna un sorriso sul suo viso "Sono sir Ernest Hemingway, del gruppo Hemingway."
 
*in quel momento l’investigatore penso che era lo stesso nome dello scrittore americano, ma non disse nulla nè fece gesti o espressioni particolari*
 
"Strano…" riprende il padrone di casa "… di solito tutti mi fanno notare che è lo stesso nome del famoso scrittore". Io replico, secco "Non è compito di noi detective avere una cultura storica, non le pare?". Il sir si sistema seduto dietro la scrivania e fa per riprendere, ma lo anticipo poggiando entrambe le mani sul legno "Ora, possiamo sbrigarci con le spiegazioni del caso?" A questo punto lui si infuria, si rimette in piedi e sibila, trattenendo a stento la rabbia "Come si permette di comportarsi in questo modo con me??" lo sguardo è furente, ma non abbasso il mio e replico "Questi atteggiamenti da padrone del mondo… cioè farmi attendere nella sua sala, fare entrate di scena a sorpresa e tutto il resto.. forse funzionano con la maggior parte delle persone con cui ha a che fare. Ma io non le sopporto nemmeno un pò" Anche il mio sguardo si fa aaggressivo "E anche il fatto che mi abbia detto di aver sentito in giro che sono uno dei migliori… beh, questa è buona solo per farsi due risate. E io non sto ridendo." Mi interrompo, prendo dalla tasca un’altra sigaretta e la accendo, tossendo di nuovo e spargendo fumo per la stanza. "Allora?" gli dico senza mezzi termini.
 
(Quanto è difficile cercare di essere dettagliati… ^^”)
 
Alla prossima!!
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...