Stalemate master

Ultimamente, mi capita di pensare a me, a quello che faccio o che dico, e mi viene da ridere. Peccato che la risata sia piuttosto nervosa. ^^”
 
Ho sempre più chiaro il mio problema. Non che prima non lo sapessi.. solo che adesso è palesemente chiaro ai miei occhi: non sono per niente in pace con me stesso. E non lo sono da… boh… non so più quanto tempo ormai. Ma come a molte cose, ci ho fatto l’abitudine. E questa forse è l’unica cosa a cui non dovevo abituarmi. ^^”
 
Cerco sempre di pormi un limite a quello che faccio o dico con le persone che considero amiche (anche se forse alcune non lo sono) e faccio lo stesso anche i perfetti sconosciuti. Non sbottonarsi, questo è stato il mio imperativo. Cerca di capire chi hai davanti, prima di fare qualunque cosa. Vale la pena parlare con la persona in questione? Se si, si comincia…
 
Se fossi uno stronzo, direi che faccio così per conoscere sopratutto i difetti delle persone che parlano con me. E non per scopi utilitaristici… solo per capire quanto la persona con cui parlo sia umana. E (questo forse perchè sono un egoista) per essere in pace momentanea con me stesso. Momentanea, ripeto.
 
Mi sono divertito a dividermi in due parti (anche se in realtà si tratta della stessa persona): da una parte IO, dall’altra il mio istinto. Io non dò mai molta fiducia al mio istinto. Non lo controllo, non lo capisco molte volte… lo tengo stretto, limitato. Sono convinto nel mio piccolo che sarebbe capace di fare danni "terribili" se libero di agire. Ed infatti, non sempre riesco a tenerlo a bada: a volte fugge, mi fa dire o fare cose che forse sarebbe meglio mantenere per me… a cui poi mi è difficile porre rimedio. La cosa divertente è che quando succede non sono mai convinto fino in fondo che siano effettivamente danni. Forse la mia unica paura è di "perdere la faccia"… ma mi domando: quale faccia ho fatto vedere agli altri che ho paura di perdere?? Mi sembra di tornare ai vecchi tempi dell’Uomo Invisibile… ma sono passati, almeno quelli. ^^”
 
Facendo un paragone scacchistico (paragone che mi è venuto in mente adesso che sto scrivendo), posso dire di essere un giocatore particolarmente capace. Analizzo il mio avversario, nelle prime mosse vedo il suo stile di gioco, dopo mi impegno a neutralizzare ogni suo attacco… e rimango così, costringendo il mio avversario a trovare un modo di vincere che arrivo comunque a stroncargli sul nascere. Molte volte arrivo a mangiargli ogni pezzo importante della scacchiera (tutti eccetto il re ed i pedoni)… ma non lo finisco, preferendo continuare a giocare, in modo anche senza senso. Preferisco non portare a termine la partita, perchè mi trovo bene a "giocare" con l’avversario che ho di fronte e la situazione di stallo che ho creato non mi dispiace. Senza però pensare che a volte sono gli altri a diventare insofferenti, e a volte a soffrire di questa situazione che volutamente "cristallizzo" nel tempo e nello spazio. La cosa brutta (perr me, o divertente, secondo altri punti di vista) è che non lo faccio apposta a giocare così. Non lo faccio per vedere l’insofferenza di coloro che "giocano" con me. Semplicemente… forse non so giocare in modo diverso, e se ne fossi capace non giocherei altrettanto bene. ^^”
 
Forse il mio istinto è quando penso che muovendo un pezzo in quel riquadro, poso fare scacco matto. Forse il mio istinto lo temo proprio perchè mi dà speranza, ma una speranza che se delusa mi farebbe davvero male. Chissà…
 
Scrivere queste cose non serve effettivamente a nessuno. Giusto a me. E nemmeno in quel caso sono sicuro mi servirebbe. Scriverlo mi dà una certa consapevolezza, ma contemporanamente non mi fa cercare la soluzioni. Un pò come (altro paragone adatto a questi giorni) camminare per ore ben sapendo che in fondo non ho fatto che un bel giro di cose già viste. Camminare sapendo di essere alla fine rimasto fermo. ^^” Della serie: "Come sprecare energie inutilmente" ^^”
 
Niente da dire, sto impazzendo..^^ Spero che nessuno mi chieda spiegazioni, perchè tanto non sarei capace di dargliele. ^^”
 
Alla prossima.
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