“Possedere” un amore

Qualche giorno fa stavo in camera mia e studiavo qualcosa su Leopardi, uno dei miei poeti preferiti. Purtroppo il mio computer aveva deciso di fare vacanza (hard disk rotto e da sostituire) e quindi, invece di sentire la mia solita lista di canzoni ho acceso la radio e l’ho sintonizzata su RAM Power, soprattutto perchè trasmette "un successo del momento, un successo del passato" (e a me piace sentire le canzoni di qualche anno fa). La musica di solito agisce di sottofondo, quindi non faccio quasi caso alle parole delle canzoni.
 
Ma dopo qualche minuto, sopratutto per il fatto che mi stavo annoiando e stavo seriamente cominciando a stufarmi di studiare, per un attimo il mio cervello entra in connessione con la radio, e soprattutto con la canzone che stava trasmettendo in quel momento: "Dipende" di Harabe de Palo. Una frase della canzone mi colpisce in maniera insolita: "… e non troverai nessuno/ che ti ami come me…". Sicuramente ha detto la frase con le migliori intenzioni, ma in quel momento ho pensato "Che frase bruttissima! Sembra quasi una maledizione… del tipo: o me o non ti meriti nessuno." Insomma, mi sembrava un frase pesantissima, e forse anche leggermente denigratoria nei confronti dell’amata.
 
Ma il mio ragionamento non finì qui. Una volta partito, mi era impossibile fermarmi. La persona in questione che diceva una cosa del genere mi sembrava quasi che volesse a tutti i costi l’amata, quasi arrivando a minacciarla. (Ripeto, sicuramente la frase è stata detta nelle intenzioni più positive, quindi le mie considerazioni leggetele e nel caso dimenticatele). Arrivava quasi a considerare l’amata un oggetto di grande valore: sul valore posso essere d’accordo, è sull’oggetto che avevo qualche dubbio. D’altronde non si potrebbe neanche dire "la mia ragazza", "la mia fidanzata", " la mia donna" (uso il femminile ma naturalmente reso al maschile è uguale) perchè "mia" implica un possesso, e non penso che arriveremo a "rendere nostra" la persona amata (la schiavitù è finita da un pezzo). E mentre mi scervellavo per trovare un termine esatto (ormai lo studio era definitivamente accantonato) arrivai alla conclusione che forse l’unico termine giusto, o meglio l’unico che mi era venuto in mente era "fidanzata CON me". Perchè l’unica cosa che si arriva forse a possedere sono i sentimenti della persona amata, ma sarebbe più giusto dire che si arriva a "condividere" i sentimenti CON la persona amata. Solo un geloso vuole possedere i sentimenti della persona amata, non arrivando a capire che i sentimenti crescono solo se liberi di vivere.
 
Visto che questo ragionamento non mi ha abbandonato neanche nei giorni successivi, ne ho parlato con un amico. La sua opinione: teoricamente non avevo torto (ma neanche completamente ragione) e sorridendo mi ha detto che se sentisse la fidanzata dire "Sei il mio ragazzo" sarebbe contentissimo.
 
Che dire? Forse ha ragione lui e come succede ultimamente lo studio mi ha mandato in tilt il cervello. Eppure continuo a pensarci…
 
Alla prossima. 
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4 pensieri su ““Possedere” un amore

  1. Marco

    Si dice anche mia fidanzata xkè nn si è disposti a condividere l’oggetto del proprio amore con nessuno…
    E’ uno dei principi per cui sono fondamentalmente contro la concezione di amore libero,in quanto se condividi l’oggetto del "tuo" amore allora esso non è + solo tuo,e quindi sembra che anche il tuo amore per esso si divida e si disperda…
    E’ una concezione abbastanza strana,me ne rendo conto,ma la mia ragazza è mia e basta.
    Non la vorrei mai ridurre alla schiavitù,ma la reciproca possessione (anche la partner dice "il mio ragazzo") è un gesto che assoluto.
    Come tu ben sai,qualcosa di assoluto è anche rassicurante.
    Sapendo che io sono solo suo so di essere al sicuro visto che lei esercita il suo "diritto di proprietà" nei miei confronti.
    Un po’ come un cane che piscia su un albero,ma in senso figurato.
    Oddio,ci sono anche quelli che lo fanno in senso fisico,ma in quel caso si parla di pioggia dorata,e lì scatta la perversione… ^__^

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  2. waglio tt apposto

     caro cugino giovanni mamma mia e come ti incrippi su una canzone di harabe de paolo ….riposati e stai tranquillo ….ciao scè

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  3. Anna

    La penso assolutamente come te…la + autentica esperienza di libertà è avere la "cosa" + importante al mondo …senza possederla.Niente è mio in maniera assoluta. Non c’è per me l’obbligo di frequenza o un diritto che voglia esercitare, per stare accanto a chi amo, ma prediligo la scelta, la continua scelta quotidiana, che ogni giorno faccio (e non solo io) nel voler, come dici tu, condividere ancora i miei sentimenti.Ho molte difficoltà nel dire chi è la persona al mio fianco…sarebbe come sminuirla…e soprattutto…la considero una faccenda strettamente personale. non capisco perchè devo definire il mio rapporto davanti agli altri. Così dico il nome e basta…perchè racchiude tutto quello che in se stessa nella sua assolutezza è…con o senza di me.ma lasciamo perdere…qui poi apro un altro lungo capitolo…e non è il mio blog ahahha

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